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Africa

(16 risultati)

La scrittura orale di Marco Aime / Narrare per proverbi e immagini

Se fare poesia non è andare a capo spesso, Marco Aime è un poeta del nostro tempo. Ci ha offerto nel tempo così tante prove di dialogo tra mondi e della complessità di quegli incontri tra differenze culturali ed esistenziali da istituire una vera e propria tenzone col nostro mondo interno. Sia che si tratti di un racconto dal campo del suo liceo di provincia, che della transumanza in un luogo alpino, o di una sfida dell’antropologia che fa i conti col proprio sguardo come nella ri-narrazione dei Dogon del Mali dopo Griaule, oppure degli eccessi di culture, o ancora dei costumi ancestrali e contemporanei nella decorazione del corpo, Aime racconta poeticamente la varietà dei mondi che mette a tema della sua osservazione.   Il fatto è che egli si lascia osservare, più che osservare e poi traduce e descrive a suo modo i suggerimenti che lo raggiungono. E le sue descrizioni sono dense e leggere allo stesso tempo, come se avesse inventato una nuova forma narrativa: la scrittura orale. Sì, perché quando Aime si siede a proporre un suo racconto dal campo, così come quando leggiamo un suo libro, l’atmosfera è quella di un contesto garbato, gradevole, accogliente, in cui viene voglia...

Radio Ghetto

Italian Version   1540: Spaniard Hernán Cortés returns home, bringing some specimens of xitomatl (large tomatl), a common vegetable in Aztec culture.   Aztec men at a banquet. Florentine Codex, late 16th century.   The plant was initially used in Spain and Naples, at the time a Spanish possession, for ornamental purposes in vegetable and flower gardens. In 1544, Italian humanist and physician Pietro Andrea Mattioli (1501-1578) classified the species of Solanum lycopersicum as poisonous, while admitting that in some regions its fruits are eaten after being fried in oil. In the sixteenth and seventeenth centuries, alchemists attributed mysterious aphrodisiac powers to these fruits, so much so that the names given to them in several European languages refer to love: love apple in English; pomme d’amour in French; libesapfel in German; pomo d’oro in Italian. Who knows what the names are in Chad, the Ivory Coast, Nigeria, Burkina Faso, Benin, Mali, and Senegal? Tamatim? Tomate? Tomati? Kamaate? Tamaate?   Cirio Tomatoes. Always imitated. Never Equalled.   2012: In March, tomato seeding started in the countryside surrounding Foggia, Italy. In May, together...

Sfruttamento / Radio Ghetto

English Version   1540. Lo spagnolo Hernán Cortés rientra in patria portando con sé alcuni esemplari di xitomatl (grande tomatl), pianta integrante della cultura azteca.    Uomini aztechi a un banchetto. Codice fiorentino, tardo XVI secolo.   La pianta viene inizialmente impiegata in Spagna e a Napoli, possedimento spagnolo, per scopi ornamentali in orti e giardini. Pietro Andrea Mattioli (1501-1578), umanista e medico italiano, classifica nel 1544 la specie di Solanum lycopersicum come velenosa, pur ammettendo che in talune regioni i suoi frutti vengano mangiati dopo essere stati fritti nell’olio. Gli alchimisti nel Cinquecento e Seicento gli attribuiscono misteriosi poteri afrodisiaci. È all’amore che fa riferimento la declinazione di nomi che gli vengono attribuiti in diverse lingue europee: love apple in inglese, pomme d’amour in francese, libesapfel in tedesco e pomo d’oro in italiano. Chissà come si dice pomodoro in Chad, Costa d’Avorio, Nigeria, Burkina Faso, Benin, Mali e Senegal? Tamatim? Tomate? Tomati? Kamaate? Tamaate?   Cirio Tomatoes. Always imitated. Never Equalled. 2012 A marzo nelle campagne foggiane ha inizio la semina dei pomodori...

How to live together? / Christian Nyampeta al Camden Arts Centre

How to live together?  è una domanda ricorrente nella ricerca di Christian Nyampeta le cui opere si configurano come momenti di riflessione, di dialogo e condivisione. Nato in Ruanda nel 1981, emigrato nei Paesi Bassi nel 1999, Nyampeta, che oggi vive e lavora a Londra, interroga il significato più profondo d’identità personale e collettiva, di cultura, e quindi di lingua, approfondendo temi come civiltà, migrazione e post-colonialismo. Armonia e ritmo sono nozioni fondamentali che l’artista analizza attraverso la filosofia africana contemporanea e l’antico ascetismo occidentale, in particolare il modello idiorritmico di vita monastica. Idiota dal greco significa individuo privato e congiunge i concetti d’identità, idioma e idea. Ritmo scandisce l’esistenza e la vita comune in un determinato spazio e tempo; per Nyampeta ritmo è invenzione, genesi, generosità di forma di vita.      Ritornando nel suo paese di origine, l’artista ha osservato come molte parole presenti in Olandese e in Inglese non siano traducibili in Kinyarwanda, il sistema linguistico del Ruanda, e viceversa; e a questo proposito ha iniziato un dialogo con il filosofo ruandese Isaïe Nzeyimana...

Insetti / Malaria, zanzare e frontiere

Era un mattino tranquillo e luminoso e il sole cominciava a riscaldare la piccola ma frequentatissima clinica di Ndoba Ndoba: quattro muri e un tetto, parliamoci chiaro, con un portico sotto al quale la gente si assiepava attendendo il proprio turno. Non ero lontano dalla Missione di St. Philip gestita dalle Suore Missionarie di Santa Teresa Cabrini che prestavano i loro servizi medici anche in queste cliniche dei poveri nel mezzo del “bush”. Quella fu la mia prima esperienza in Africa, un’Africa incantevole con i freschi monti del Drakensberg e le vallette verdeggianti del piccolo regno dello Swaziland dove lavorai per qualche tempo. Aprendo la porta che dava sul portico che fungeva da sala d’attesa, mi trovai improvvisamente di fronte a un ragazzo di circa quattrodici anni, alto e magro, esausto e incapace di reggersi in piedi. Entrò nell’ambulatorio in silenzio, barcollando e facendosi strada tra le tante donne che affollavano l’esterno sedendo in terra con i loro bambini schiamazzanti. Non parlava né inglese né siSwati e cercava di comunicare nella sua lingua.   Arrivò una donna che la conosceva e tradusse: era giunto a piedi dal Mozambico salendo nella notte sui monti...

Non vittime ma soggetti di desiderio / Desiderio di migrare

Gli esseri umani si muovono da sempre, da prima che esistessero come tali; più precisamente, sono nati da molteplici migrazioni. Il fenomeno noto come Out of Africa, iniziato circa 2,5 milioni di anni fa e che si è ripetuto a ondate, ha visto la disseminazione dall’Africa di diverse specie del genere Homo. Tra di esse Homo sapiens, la specie più invasiva e competente, la più capace di espandersi e migrare rispetto alle altre, quella che, infatti, ha avuto la meglio e ha assistito all’estinzione progressiva delle altre specie, compresa Homo nearderthaliensis. Homo sapiens ha visto allungarsi progressivamente i tempi di crescita dell’individuo, fattore che ha influito sulle capacità di apprendimento, sull’organizzazione sociale, sull’acquisizione delle capacità simboliche e del linguaggio.   Dall’Africa, e precisamente dall’Eritrea, Homo Sapiens, attraverso il Corno d’Africa, si è espansa verso est, il Caucaso e l’Europa (ultima ondata di Out of Africa). Per farlo ha dovuto attraversare il deserto del Sahara, lo stesso che attraversano molti migranti oggi. Tutti gli abitanti dell’Europa, dunque, nonché del resto del mondo, hanno origini africane (sud-sahariane) che risalgono a...

Fotografie e proverbi / Afriche immagini e voci

È in corso fino al 9 aprile al Palazzo Ducale una mostra di parole e immagini, che presenta con circa 70 fotografie in bianco e nero, scattate dall’antropologo Marco Aime durante i suoi numerosi viaggi in Mali, Ghana, Benin, Malawi, Tanzania, Congo e Algeria, le molteplici anime dell’Africa.   Dopo Dio c'è il seno. Ad ogni foto è collegato un proverbio che, come dice l’autore “è sintesi, è una formula verbale che può risolvere una discussione oppure servire da monito, richiamandosi alla consuetudine… In Africa gli anziani parlano spesso per proverbi, soprattutto in contesti collettivi, quando la parola assume una valenza importante”.   L’occhio dello straniero vede solo ciò che già conosce. Questa mostra risulta essere una lettura visiva dell’Africa e delle sue molteplici anime. Mescolando antropologia e fotografia, Aime ci introduce in un percorso che vuole mostrare al visitatore lo splendore infinito, e mai replicabile, delle diversità del mondo. In un'epoca di evidente omologazione, queste fotografie e i proverbi abbinati raccontano, poeticamente ma senza retorica, gli aspetti più profondi e sinceri di popoli e civiltà che, nonostante l'aggressiva azione della...

Curating Contemporaneity

Italian Version   Taylor Renee, a US-based writer and curator, traveled to Dakar, Senegal to attend the Curatorial Intensive for Independent Curators International (ICI). Here, she interrogates the role of the curator in the contemporary.   The workshop was held during the last week of the 2016 Dak’Art Biennale. I was one of twelve curators, writers and cultural producers who were chosen to participate in the seven-day intensive workshop. I had long admired the work of ICI alumni, and thought that the experience would be nothing short of fruitful and enlightening. However, I had reservations. For a long time, I have known curatorial work to be something that is only carried out by a specific group of people who are equipped and pedigreed with a rigorous art historical background. Yet, there’s been a trend reversal in the curatorial realm, where lines — that have historically outlined who is qualified to curate — have blurred. Now, artists are curators; curators become artists. In the contemporary, the term “curate” has also adopted various meanings. One can “curate” playlists, and closets. I too am guilty of “curating” coffee tables with my favorite ‘zines and books. I...

Curare il contemporaneo

English Version   In occasione del Curatorial Intensive for Independent Curators International (ICI) di Dakar, la scrittrice e curatrice americana Taylor Renee si interroga sul ruolo del curatore nella realtà contemporanea.   Durante l’ultima settimana della Biennale Dak’Art 2016, si è tenuto un workshop intensivo di sette giorni al quale sono stata invitata a partecipare insieme ad altri undici curatori, scrittori e produttori culturali. Avendo sempre apprezzato il lavoro dell’Independent Curators International (ICI), ho pensato che sarebbe stata un’esperienza del tutto illuminante e ricca di stimoli. Avevo, tuttavia, delle riserve. Ho sempre conosciuto il lavoro curatoriale come qualcosa che appartiene unicamente a individui con una rigorosa formazione in storia dell’arte. Eppure, vi è stata un’inversione di tendenza in questo ambito, che ha reso più sfumati i criteri adottati storicamente per determinare chi sia realmente qualificato a svolgere tale lavoro. Oggi è l’artista a rivestire il ruolo di curatore e il curatore quello di artista. Nella realtà contemporanea, il termine “curare” ha inoltre assunto una varietà di significati diversi. Si può “curare” una...

Ma il razzismo fa a meno del supporto della scienza / Gli africani siamo noi

Ci sono studiosi, e non sono molti, che hanno la rara capacità di riuscire a comunicare teorie, dati, modelli importantissimi e fondamentali, senza perdersi negli alambicchi dell’accademismo, usando un linguaggio chiaro, colto ed efficace. Se poi in più riescono ad aggiungere qui e là un tocco di ironia, allora siamo di fronte a un lavoro che deve davvero essere letto. È il caso dell’ultimo libro di Guido Barbujani, noto genetista dell’Università di Ferrara, che da tempo dedica gran parte del suo lavoro a decostruire ogni teoria razziale. Ne Gli africani siamo noi (Laterza 2016) Barbujani ci dimostra e ci racconta come noi, al secolo Homo Sapiens, proveniamo tutti dall’Africa e di lì ci siamo sparsi per tutto il pianeta e lo fa con dodici pennellate, dodici brevi capitoli, che a volte sembrano quasi racconti, e che ci conducono di volta in volta in uno dei molti terreni su cui si è giocata la campagna razziale e poi razzista, durata quasi tre secoli e non ancora terminata del tutto.   Pennellate che talvolta appaiono slegate, ma che poco a poco vanno a ricomporsi in un mosaico che ci mostra con chiarezza non solo come è composta la specie umana, ma anche e soprattutto quanto...

Under a different sun

English Version   L’intervista che segue dà inizio a una collaborazione editoriale tra Why Africa? e il collettivo curatoriale EX NUNC, che proseguirà su doppiozero durante i prossimi mesi.   Per Why Africa? EX NUNC presenterà una serie d’interviste con artiste africane e delle Diaspore, partecipanti al progetto curatoriale Under a Different Sun. Il programma espositivo e performativo, che avrà luogo a Venezia a Dicembre 2016, si concentrerà su storie perdute e memorie negate, riviste attraverso prospettive femminili e diasporiche. Under a Different Sun è un progetto ideato e curato dalle co-direttrici di EX NUNC, Chiara Cartuccia e Celeste Ricci, nel più ampio contesto della terza edizione di Venice International Performance Art Week | Fragile Body-Material Body, curata da Verena Stenke e Andrea Pagnes.   La prima intervista della serie vede protagonista l’artista gabonese, residente a Berlino, Nathalie Mba Bikoro. La ricerca di Bikoro si concentra sui temi del ricordo, del racconto e della commemorazione, dando forma a una pratica artistica che mira alla de-colonizzazione delle narrative storiche dominanti, dei comportamenti comuni e delle credenze banali....

Why Africa? / Under a different sun

Versione Italiana   The following interview opens up an editorial collaboration between Why Africa? and the curatorial collective EX NUNC, which will continue over the next months on doppiozero.    For Why Africa? EX NUNC will present a series of interviews with women artists from Africa and Diasporas, participating in the upcoming curatorial project Under a Different Sun. This exhibition and performance programme, which will take place in Venice in December 2016, will discuss topics of lost histories and negated memories from female, diasporian perspectives. Under a Different Sun is a project conceived and curated by EX NUNC’s co-directors Chiara Cartuccia and Celeste Ricci, in the framework of the third edition of Venice International Performance Art Week | Fragile Body-Material Body, curated by Verena Stenke and Andrea Pagnes.   This first interview in the series features Gabon-born and Berlin-based multimedia artist Nathalie Mba Bikoro. Bikoro’s research focuses on questions of remembering, narrating, memorialising, and gives form to an artistic practice that aims to de-colonisation of dominant historical narratives, common behaviours and trivial beliefs...

Essere donna artista in Africa / Le voci in/visibili delle donne

English Version   Cosa trattiene oggi le donne dall’esercitare il proprio potere? È possibile identificare i fattori che impediscono o ostacolano la piena partecipazione delle donne alla vita pubblica? Per quanto gli elementi in questione possano essere molteplici o complessi, si avverte l’urgenza di riappropriarsi degli spazi, di guardare alla propria storia in maniera diversa, di aprire nuove dimensioni. Abbiamo chiesto a undici donne fenomenali – intrepide docenti universitarie, artiste, scrittrici e curatrici – di contribuire alla serie di testimonianze in sei parti dal titolo In/Visible Voices of Women. Attraverso una variegata raccolta di pensieri e opinioni, emergono alcune delle questioni più urgenti che riguardano le donne in generale, la loro condizione di invisibilità e la necessità di divenire visibili.   Quali sono oggi le questioni più urgenti che riguardano le donne, in particolare coloro che operano in ambito artistico?   Jessica Horn   La totalità dei problemi che riguardano le donne africane è riconducibile a un’unica questione, quella del potere patriarcale: ovvero, l’ordinamento della nostra vita e del nostro mondo secondo gli interessi...

In/Visible Voices of Women

Italian Version   What is holding back the agency of women today? Can we name the forces erasing or hampering women’s full participation in public life. However complex or varied the issues at hand may be, there is an urgency to reclaim spaces, address our histories differently, and open up dimensions. We asked 11 phenomenal women – intrepid academics, artists, writers, and curators – to join us for the 6-part Commentary Series of the ‘In/Visible Voices of Women’ project. By fleshing out a diverse terrain of thoughts and opinions, they name some of the most pressing concerns faced by women at large, and the states of being invisible, and becoming visible come to light.   What are the most pressing issues facing women, and women practitioners today?   Jessica Horn    All issues that African women face come down to the same question of patriarchal power – put simply, the ordering of our lives and worlds in the collective interests of men. It is no surprise then that women creatives tend to get paid less than men, have less access to opportunities and can still be treated as if their technical skill is lesser. We have and will continue to challenge that –...

Da Con gli occhi aperti. 20 autori per 20 luoghi / Murtala Mohammed

È in libreria Con gli occhi aperti. 20 autori per 20 luoghi, un'antologia a cura di Andrea Cortellessa pubblicata da Exòrma. Il volume raccoglie testi di Antonella Anedda, Franco Arminio, Andrea Bajani, Emmanuela Carbé, Raffaella D'Elia, Giorgio Falco & Sabrina Ragucci, Andrea Gibellini, Helena Janeczek, Alessandro Leogrande, Valerio Magrelli, Paolo Morelli, Tommaso Ottonieri, Francesco Pecoraro, Marilena Renda, Giuseppe A. Samonà, Emanuele Trevi, Vitaliano Trevisan, Filippo Tuena, Giorgio Vasta e Sara Ventroni. Dopo un saggio introduttivo del curatore, il libro si compone di testi legati a luoghi – dal litorale laziale al Sud America – che si alternano a dialoghi con ciascun autore sul rispettivo «senso del luogo».   Nella nostra società europeo-occidentale, italiana in particolare, a dispetto di ogni apparenza sempre più ipocrita, si dà questo strano atteggiamento in virtù del quale, se da un lato si multano, con sanzioni pecuniarie e addirittura morali, come l’esposizione al pubblico ludibrio, i clienti delle prostitute, specie quando straniere, in quanto sfruttatori ignobili del corpo delle donne eccetera eccetera, dall’altro lato invece, a un Pasolini – ma è solo un...

Blaxploitalian. Intervista con Fred Kuwornu

English Version   Fred Kuwornu è un regista e attivista italo-ghanese, noto soprattutto per i suoi documentari Inside Buffalo (2010), sui soldati neri americani che combatterono per la liberazione dell’Italia durante la seconda guerra mondiale, e 18 Ius Soli (2012), sui figli degli immigrati in Italia e la loro lotta per il riconoscimento sociale e legale. Quest’estate ha presentato il suo ultimo progetto cinematografico, Blaxploitalian: One Hundred Years of Blackness in Italian Cinema, realizzato con il contributo della fondazione Lettera27. Ispirato a un importante volume curato da Leonardo De Franceschi, intitolato L’Africa in Italia, nonché alle esperienze personali dello stesso regista all’interno dell’industria cinematografica italiana, Blaxploitalian è un documentario di ampio respiro che racconta la storia, tuttora misconosciuta, degli attori di origine africana in un secolo di cinema italiano. Come le precedenti opere di Fred, anche questo documentario nasce con un’esplicita missione sociale. Blaxploitalian si inserisce infatti in una rete di campagne internazionali nate intorno alla protesta #OscarsSoWhite e dibattiti sul tema condotti in Inghilterra e in Francia,...