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Anne Sexton

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Un esperimento di mitobiografia / I Grimm. Il padre di Cenerentola e altre storie

  Le fiabe sono vere, scriveva Italo Calvino nell’introduzione alle Fiabe italiane. Nell’introduzione al suo libro di riscrittura di undici fiabe dei Grimm (Il padre di Cenerentola e altre storie, [Illustrazioni di Stefano Levi della Torre], Manni editore, Lecce 2016.), Stefania Portaccio scrive:   Entrare nelle fiabe era un’eccitazione fisica ed emotiva: smarrirmi nei boschi stando sdraiata sul divano del tinello; superare grandi prove […]. L’incantesimo di gustare delle cose vere dentro le non vere.   Il nucleo realistico delle fiabe sta nel loro essere racconti di formazione: la figura protagonista presenta alcune qualità incoraggianti (talento, bellezza, gentilezza…) ma si trova all’inizio immatura e in una situazione problematica. È come in attesa di rivelarsi agli altri e a sé stessa. Nel suo percorso di maturazione incontra rivali che le contendono aspirazioni e ruoli; incontra aiuti magici a doppio taglio, metafora delle energie del contesto, e solo se saprà prenderle per il verso giusto le saranno di aiuto nelle prove che dovrà affrontare per arrivare infine alle nozze principesche, cioè alla maturazione e ad un soddisfacente rapporto tra i sessi. Inclusi...

Alejandra Pizarnik e il pharmakon del linguaggio

“Le parole / non fanno l’amore / fanno l’assenza”, dipingono il contorno del vuoto, cadendoci dentro con lo stesso suono di una goccia che dal cielo precipita sul fondo di un pozzo. Le parole rimbombano, le parole si parlano, le parole si sgretolano.   Alejandra Pizarnik nasce ad Avellaneda, presso la capitale argentina, nel 1936, da una coppia di emigranti ebrei di origine russa, che intingono, fin da subito, le radici della piccola bicho (“bestiolina”, come soleva affettuosamente chiamarla l’amico Julio Cortázar) in un eterno e irrimediabile altrove. Per esser-ci, per sentirsi esistente hic et nunc, nella sua patria geografica ed esistenziale, Alejandra ha un unico strumento, un pharmakon – medicina e veleno al tempo stesso – che la accompagna ossessivamente per tutta la vita: il linguaggio. Divora compulsivamente i classici della letteratura, si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia di Buenos Aires, studia pittura con il surrealista Juan Baltle Planas per poi approdare a Parigi, dove traduce autori come Yves Bonnefois e Antonin Artaud – scrivendo, di quest’ultimo, in un diario del 25...

Calin Netzer. Il caso Kerenes

Uno dei maggiori luoghi comuni sul cinema è che nei film non esistano tempi morti. Nel caso fosse una verità accertata non si saprebbe cosa fare della parte di noia presente in tante opere cinematografiche, noia intesa come eterna aspettativa di una non ben definita azione che entri in scena movimentando le acque. Non che lo spettatore medio crucciato in poltrona debba vedere le proprie ragioni confutate da una completa assoluzione delle parti più difficili di un racconto, ma ciò non sottintende che abbiano origini casuale. Certamente talvolta non c'è altro che il nulla nel tentativo di riempire le fondamenta di un'idea già scarsa di suo; ma se invece vi si scorge del significato, non si può buttare tutto alle ortiche per colpa di una ricezione frustrata.     Se, per esempio, si volesse scavare nella quotidianità dell'essere umano fino a portarne alla luce tutti i più controversi aspetti, un primo risultato possibile sarebbe la nausea di rivedere in terza persona quella stessa personalità quotidianità che fa dire di tanto in tanto,“mi piace andare al cinema per...