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Armando Punzo

(15 risultati)

Una stagione teatrale a più voci / Spettacolo dell'anno

L’anno scorso ci avevamo provato. Quest’anno ci abbiamo preso gusto e il gioco si è allargato. Raccontiamo la stagione teatrale trascorsa a più voci, quelle di chi abitualmente scrive sulla rubrica di teatro di Doppiozero, quelle di alcuni osservatori ospiti e di artisti che stimiamo e amiamo. Confondiamo le acque, tra chi il teatro lo fa e chi lo guarda e lo analizza, convinti che di un’unica ecosfera del possibile, dell’utopia, dello sguardo di traverso, al mondo delle ombre, al germinare in ombra, oggi si tratti.  Abbiamo chiesto di eleggere o di raccontare lo spettacolo o il tema teatrale dell’anno. Ne è venuto fuori un caleidoscopio di visioni, una piccola enciclopedia del 2017 teatrale, delle creazioni e degli umori di una stagione, da gustare poco alla volta, da centellinare. Buona avventura (e buon 2018) anche ai nostri lettori con (in disordine di apparizione): Massimo Marino, Massimiliano Civica, Roberta Ferraresi, Graziano Graziani, Ermanna Montanari e Marco Martinelli, Matteo Brighenti, Enrico Piergiacomi, Francesca Saturnino, Daria Deflorian, Maddalena Giovannelli, Roberto Latini, Lorenzo Donati, Lorenzo Pavolini, Attilio Scarpellini, Piergiorgio Giacchè,...

Progetto Hybris – Compagnia della Fortezza / L’Aleph di Armando Punzo

Un fruscio di lunghe canne. Uomini in colorati costumi sacerdotali. O forse gli abitanti dell’aria viaggiatori che partono in cerca del misterioso Simurgh, nel Verbo degli uccelli di Farid ad-din Attar. Per entrare nello spettacolo, dopo aver varcato i controlli alle porte del carcere di Volterra, devi passare sotto quei bambù fruscianti, che accarezzano e smuovono l’aria.   Le parole lievi, il nuovo spettacolo di Armando Punzo e dei suoi detenuti attori della Compagnia della Fortezza, andato in scena dal 25 al 29 luglio in quel meraviglioso teatro penitenziario di Volterra che si accende solo d’estate dal 1989, forse non è ancora uno spettacolo. Ma può anche darsi che sia già un’opera compiuta e tale sembra a chi ne fa esperienza. In ogni caso avrà un seguito l’anno prossimo, come usa fare l’artefice napoletano trasferito sotto i cieli toscani. Lavora tutto un anno con i detenuti, con tanti detenuti, ogni giorno, varie ore il giorno, cercando di annullare nelle loro teste l’idea di sbarre, di prigione, di pena quotidiana, e arriva, alla fine del primo anno, a uno studio, a un insieme di materiali più o meno collegati. Si tratta di un’imbastitura, che si compie il giorno...

Festival Volterra Teatro / Le città ideali di Armando Punzo

Estasi. Uscire dal mondo. Uscire dall’umano. Andare verso zone d’esperienza inesplorate, verso forme altre, al di là. Mi sembra questa, in modi diversi, la tensione di molti festival e spettacoli di teatro visti quest’estate. Riformulare il mondo partendo dall’analisi del vuoto pieno di inutile, menzognero spettacolo dove stiamo naufragando. Provare a immaginarlo diverso, ballando sull’assenza, sulla mancanza e sulla mutazione: cercando nel corpo, e nello spazio pubblico, con graffio d’artista, le relazioni possibili, come a Santarcangelo; mettendo in piazza il conflitto e lo stallo tra presente e memoria, sognando la possibilità di ritessere con l’immaginazione teatrale fili disconnessi di società, come a Monticchiello. Lo dice ancora più esplicitamente il titolo di Volterra Teatro, La città ideale. Tutto il festival che ha per centro da ormai quasi trent’anni lo spettacolo della Compagnia della Fortezza di Armando Punzo quest’anno si è sviluppato intorno al tema dell’invenzione di nuovi mondi, con la cura di dramaturg di Rossella Menna.   Dopo la tempesta; ph. Stefano Vaja   Il punto di partenza è come ogni anno il carcere mediceo, dove alle 15 di ogni giorno, dal...

Il sentimento del per sempre nel Teatro delle Ariette / Tutto quello che so del grano

In questi tempi di pornografia psico-filosofica, di stanca fame di realtà e di fuffe linguistiche, il Teatro delle Ariette sembra una zona franca in cui deporre incartamenti e livore.Inchiodati sul confine tra la resa e la voglia di trovare uno slancio, indecisi su cosa fare delle nostre vite e della nostra fiducia, su cosa pensare e sentire – se sia meglio vivere liberi o in coppia, se la carne faccia male o no, se convenga crescere i figli in campagna o in città, se sia bene leggergli solo favole gender friendly, se il biologico sia poco meno di una truffa, se l'arte e la storia siano morte col romanticismo o meno, se abbia ragione Heidegger o Bloch, se sia meglio il manicheismo o il relativismo, se il teatro sia parola, gesto, o tutte e due, o nessuna delle due... – guardiamo Stefano, Paola e Maurizio che in scena impastano, cuociono, tagliano, servono, mentre raccontano la loro biografia di uomini donne e artisti, dandoci la sensazione che sappiano esattamente cosa stanno facendo con le mani, e che qualsiasi cosa uscirà dal forno o dai pentoloni sarà sicuramente, incontrovertibilmente, straordinariamente squisito e sano. E noi li guardiamo, appunto, come profeti di una vita e...

St-Art Up Teatro: il sacro, lo sguardo

A volte è come se ci guardassimo in uno specchio, quando vediamo teatro. Non nel vecchio, vieto senso del teatro come specchio della società. Rivediamo negli spettacoli proprio noi stessi, quello vorremmo essere, ciò che ci aspettiamo di vedere, le nostre pre-visioni, i nostri pre-giudizi. Rinunciamo alla sensibilità per le smarginature, a scoprire vuoti che possano aprire sentieri, precipizi, abissi rivelatori. Questo atteggiamento si moltiplica durante un festival: bombardati da proposte, andiamo con il metro o con il machete, sempre pronti a difenderci, a misurare o a rifiutare.   Quest’anno St-Art Up Teatro, il bel festival che organizza il Crest a Taranto nel teatro TaTà, una delle residenze del sistema pugliese, consorziata con altre nella rete una.net (corresponsabile della rassegna), in agosto ancora correva il rischio di non esserci, per mancanza di fondi, per incertezza sul destino stesso dei “teatro abitati”. C’è stato un intervento del Teatro Pubblico Pugliese, che ha inserito in cartellone una vetrina della produzione regionale, Puglia Showcase, e ha intrecciato la manifestazione jonica con una...

Quale Brecht per l'era Renzi?

“Ascoltavo morire / la parola di un poeta o mutarsi / in altra, non per noi più, voce”. Annotava così Franco Fortini in Traducendo Brecht, lirica scritta a margine dell’intensa attività sui testi del drammaturgo tedesco tra il 1951 e il 1976. L’indagine della lezione brechtiana diviene, fin da subito, interrogazione sulla possibilità che quella parola politica detoni ancora, con uguale forza.   Per chi voglia oggi riproporre sulle scene nostrane il teatro di Brecht la questione si fa, se possibile, ancora più complessa. Perché si deve attraversare, interpretandola, una doppia cortina temporale: quella del contesto socio-politico originario, inestricabilmente connesso alla composizione delle pièce; ma anche quella della connotatissima ricezione italiana. E non è questione da poco: bisogna passare dagli anni caldi della traduzione (e dalla critica) di Fortini e di Cesare Cases, dall’imprinting strehleriano (l’Opera da tre soldi, primo Brecht in Italia, è del 1956), dalle scomode etichette di autore marxista e ideologico. Il fardello è pesante, e non è...

La città sospesa di VolterraTeatro

Sospendere. Svuotare. Destrutturare. Questi gli scopi dell’ultimo spettacolo di Armando Punzo con i suoi detenuti attori nel carcere di Volterra, un appuntamento che si rinnova ormai tutte le estati dal 1989 nell’ambito del festival VolterraTeatro, che quest’anno si intitola, in tema, La città sospesa. Sospendere tutto, il canone occidentale, la città produttiva, l’immaginazione abituale, la reclusione nel carcere del mondo per come lo conosciamo, il concetto stesso di realtà. Su questi temi Punzo lavora da anni con la sua Compagnia della Fortezza. Ha lanciato l’immagine dei “Teatri dell’impossibile”, del salto dalla riproduzione di una realtà fissata in ruoli, gerarchie, posizioni, storie, alla proiezione (utopica? necessaria?) verso un anti-mondo, per nuovi paesaggi tutti da inventare. Contro una “realtà” dominata dall’ideologia e dai rapporti di potere cristallizzati, dove chi è povero, emarginato, “criminale” è condannato a rimanere perpetuamente nella sua condizione e la brava gente può truffare i denari e le anime e conserverà sempre...

Santo Genet delle meraviglie

Il cimitero monumentale e il bordello. Il criminale e il santo. La trasfigurazione della vita banale, della vita brutale, in desiderio, attraverso il teatro. Il magister di questa operazione alchemica è Armando Punzo: gli elementi sono l’opera intera di Jean Genet, i detenuti attori della Compagnia della Fortezza di Volterra, lo stesso carcere trasformato in Eden dell’utopia, sontuosa, inquietante rappresentazione di un altrove insieme inattingibile e possibile. Lo spettacolo è Santo Genet, presentato al festival Volterrateatro. L’anno scorso con lo studio Santo Genet commediante e martire Punzo ci portava nei recessi del carcere, in celle e stanze del piano terra dell’antico penitenziario di Volterra trasformate nei sontuosi ambienti del raffinato postribolo di Irma, la tenutaria del Balcon, luogo di apparizione dei personaggi dello scrittore galeotto che aveva applicato, come scrive il regista nella presentazione, “la crudeltà artaudiana verso se stesso, verso la sua biografia, trasformata, amputata di realismo, in un monumento alla diversità, all’esaltazione dell’inesaltabile”.   Gigol...

Arena: l'ottima aria del carcere

Cosa distingue il libro di Aniello Arena da altri che raccontano di vite buttate nelle nostre carceri sovraffollate, sotto accusa da parte dell’Unione Europea per trattamenti contrari all’umanità e degradanti, ben lontane da svolgere quel compito di “rieducazione del condannato” che vorrebbe l’articolo 27 della Costituzione? Arena ha un ergastolo sulle spalle; viene da Barra, un quartiere periferico e disperato di Napoli. È diventato attore a Volterra, in quella Compagnia della Fortezza diretta da Armando Punzo che da venticinque anni risponde con spettacoli che aprono la mente alla chiusura tra mura spesse e sbarre. È diventato un volto noto al grande pubblico perché Matteo Garrone lo ha chiamato a fare il protagonista di Reality, premiato al Festival di Cannes.     La fama lo ha portato sui giornali e nelle televisioni: ha rilasciato interviste alle testate di mezzo mondo; nella trasmissione di Fabio Fazio ha letto una pagina molto emozionante sulla sua rinascita a una seconda vita grazie al teatro, al cinema, all’arte. Ora è uscito un volume da Rizzoli, L’aria è ottima (...

Santo Genet della Fortezza

Qualcuno, entrando nel carcere di Volterra durante il festival firmato da Armando Punzo, avrebbe potuto credere che la prigione fosse un luogo luminoso, di creatività, perfino di gioia, e non quella fossa della nostra società, quello specchio delle nostre paure e dei nostri fallimenti che è. Il festival Volterrateatro, che celebrava venticinque anni di quotidiano lavoro in carcere di Armando Punzo e della sua Compagnia della Fortezza, è stato ambientato quasi interamente tra le mura dell’antico castello-penitenziario mediceo.     I cortili separati da grosse sbarre sono stati trasformati in luoghi teatrali e ribattezzati spazio Dalì, spazio Brecht, spazio Artaud, spazio Kafka, spazio Leopardi, spazio Genet. Dalle 15 del 23 luglio alle 21.30 del 26 in essi si sono succeduti spettacoli teatrali, di poesia, di musica. Ogni giorno si iniziava con la nuova creazione di Punzo, quest’anno con più di cinquanta detenuti attori in scena, Santo Genet Commediante e Martire, e si proseguiva con alcuni dei più bei nomi della scena italiana.     Danio Manfredini con Incisioni alla Fortezza ha...

Nei panni di Mercuzio

La scorsa settimana Mercuzio non vuole morire - l’ultimo spettacolo di Armando Punzo e della sua Compagnia della Fortezza - è uscito dal carcere ed è arrivato a Roma per un rocambolesco e ardito debutto al teatro Palladium. Gli spettatori romani si sono trovati di fronte ad una scena articolata e immensa, non grande come quella di Volterra, pensata per spazi all’aperto (l’abbiamo raccontata in estate su doppiozero), ma allo stesso modo travolgente: fin dall’inizio una frenesia di attori affolla il palcoscenico e la platea, fondendo in uno i due spazi. Cittadini dalle mani rosse di sangue, clown, Giuliette, uomini di pietra… tutti testimoni, a suon di musica, di una tragedia che sta per verificarsi, quella delle famiglie Montecchi e Capuleti, fino a che il regista Punzo decide che occorre fermare la Storia. E per bloccare questo processo inarrestabile è necessario lasciare che Mercuzio - l’amico che Romeo accusa di “parlare di nulla”, di fate e sogni - ci inondi con la sua trama poetica e leggiadra; è necessario lasciarlo parlare ed è necessario che ognuno di noi lasci liberare il Mercuzio che ci...

Mercuzio non vuole morire

Il giorno seguente tra le vie di Volterra si respira l'aria della quiete dopo la tempesta; è facile incrociare gli sguardi del popolo di Mercuzio, ben si distinguono da chi è rimasto estraneo alle evoluzioni della Compagnia della Fortezza o dai turisti che questa città continuamente la attraversano. E per far sì che una città sia polis e non solo valico prestato all'attraversamento momentaneo bisogna lavorare per contagio in un tempo lungo, diluito. La Compagnia della Fortezza ha impiegato anni per far maturare il seme rigogliosamente sbocciato nel lavoro di quest'anno, dedicato certo al Mercuzio shakespeariano, ma soprattutto a un intero mondo poetico e politico che congiunge il Bardo a Majakovskij. Perché anche l'emozione in questo caso si fa segno politico e pure l'esortazione di Punzo, dopo i saluti, a continuare l'esperienza fuori dal carcere, nelle piazze di un festival che quest'anno è tutto Mercuzio, non può non aprire una breccia nello stomaco di chi alzando lo sguardo dal cortile del carcere scruta tra le grate delle celle quella libertà negata che alla maggior parte degli attori...

Il teatro dei festival

Scaldano i motori per la partenza, sontuosi o tribali, di ricerca o di resistenza. I festival. Se pure uno deraglia subito al via, finisce fuori strada ammaccato e non si sa se potrà rimettersi in pista (Primavera dei Teatri), gli altri preparano la loro proposta, mirabolante per quanto precaria, a vasto raggio anche se sempre provvisoria.   I festival sono uno dei migliori esempi del genio italico, specchio mutante della nostra società quanto poche altre manifestazioni. Capaci di fare le nozze coi fichi secchi, piccole e medie imprese (anche nel senso di “intraprese” da antichi cavalieri) che collegano cultura e intrattenimento, attenzione alle esigenze di marketing turistico e di ricerca d’anima dei nostri smarriti territori, sperimentazione e consenso, di massa o perlomeno di campanile, con tutti i problemi che l’italica nozione di “locale” e di manifestazione “radicata” può suscitare.   I festival sono sempre stati considerati un miracolo anche perché le normali stagioni teatrali sono diventate progressivamente sempre più insostenibili. I festival erano (sono) l’...

Mercuzio a Volterra: dal carcere alla città

Crea spettacoli bellissimi in carcere Armando Punzo, dal 1988. Perché il teatro normale gli stava, anzi gli sta stretto. Ha rovesciato testi classici e attese degli spettatori, osservando il mondo da quella sua periferia emarginata e ferita che è il luogo di pena. Con la sua Compagnia della Fortezza ha trasformato il vecchio penitenziario mediceo di Volterra in una casa della cultura come ce ne sono poche in Italia. Ha vinto vari premi Ubu. Ha sognato di creare in quella prigione un teatro stabile che riprendesse il vecchio motto di Strehler e Grassi: un teatro d’arte per tutti. Ha formato con i detenuti una compagnia di attori di grandissime capacità e di rara potenza: Matteo Garrone ha chiamato uno di loro, Aniello Arena, come protagonista di Reality, il film che ha vinto il Gran premio della giuria a Cannes.   Dall’estate scorsa Punzo ha avuto un’altra visione: quella di portare non solo la città esterna tra le mura del carcere per il festival di luglio, ma di rovesciare il suo teatro nelle piazze e nelle strade in una sorta di spettacolo di massa. Per farlo ha scelto il poeta Mercuzio, quello che in Romeo e Giulietta di...

Lamezia Terme, 3 marzo 2011

È così che è cominciata. Nella primavera del 2010 il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza (un nome che è tutto un programma, e una scommessa), chiede a un suo vecchio amico, Tano Grasso, presidente onorario della Federazione nazionale dell'antiracket, di diventare assessore alla legalità nella giunta di Lamezia. Lamezia è una città che tempo prima lo stesso Grasso aveva additato tra le tre roccaforti del pizzo in Italia (le altre due erano Gela e Napoli), ma che negli ultimi anni aveva visto crescere al suo interno una forte associazione antiracket. E questo è il motivo che convince Grasso ad accettare: accetto, risponde al suo amico sindaco, ma preferirei fare l'assessore alla cultura. Se c'è un terreno sul quale sperare di battere il crimine, questo il suo ragionamento, è la cultura, e in particolare la relazione con le nuove generazioni. Diventato assessore, mi chiama. Ci incontriamo a Napoli in maggio, al Gambrinus, sotto gli occhi della scorta: Tano ce l'ha da vent'anni. La sua è una storia esemplare, commerciante di scarpe e laureato in filosofia, è tra i primi...