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(57 risultati)

Conversazione con Roberto Latini / Un “Teatro comico” jazzistico

Nel Teatro comico di Carlo Goldoni (1750) realizzato al Piccolo Teatro di Milano con la regia di Roberto Latini si incontrano due fra i più importanti spettacoli che il secondo Novecento abbia dedicato all'enigma della Commedia dell'Arte e alla sua inesauribile capacità di dialogare con gli attori, che ne rigenerano le tecniche, e con gli spettatori, che ne riconoscono all'impronta convenzioni e allusioni contraddicendo le storiche soluzioni di continuità delle sue pratiche. Mi riferisco al leggendario Arlecchino servitore di due padroni diretto da Giorgio Strehler al Piccolo (la prima versione è del 1947) e al Ritorno di Scaramouche (1995) di Leo de Berardins. Il ricordo degli attraversamenti goldoniani di Strehler è reso qui palpabile da immagini e citazioni, mentre la lezione attoriale di Leo de Berardinis vive nelle persone degli attori. Elena Bucci, Marco Manchisi e Marco Sgrosso (tutti presenti nel Teatro comico) hanno infatti indossato per la prima volta la maschera durante le prove del Ritorno di Scaramouche, e lo stesso Latini si è formato assimilando il magistero di Leo alla scuola romana di Perla Peragallo.    Questo intreccio fra espressioni d'arte e...

Conversazione con Massimo Mezzetti, assessore alla cultura Emilia-Romagna / Cultura, sogni e ricchezza

Siamo in piena campagna elettorale. Nessun partito ha messo al centro del proprio programma la cultura. Tasse, immigrazione e sicurezza sono ritenuti dalla politica, e dai media, temi di interesse degli italiani, e quindi leva di voto; la cultura no. Forse per un equivoco di fondo sul senso della cultura stessa, che invece implicherebbe domande molto meno accessorie di quanto è diventato costume lasciar intendere. Che idea di mondo ha in testa la nostra classe dirigente? Quale visione della società e dell’essere umano guida le scelte di chi ci governerà? Come se lo immaginano l’essere umano ideale per il quale lavorano? In quale forma di città, di ufficio, di casa, di famiglia, di corpo? Cosa mangerà? Quali viaggi farà? Cosa indosserà? Come occuperà il proprio tempo? Come trascorrerà le domeniche? Che lingua parlerà? Con quale tono e quale spirito si rivolgerà agli altri? Come tratterà le sue coste, e le sue montagne e gli animali? Come tratterà il suo Dio, o l’assenza di Dio o il Dio degli altri? Da cosa trarrà felicità? E poi, subito dopo: come costruirlo quest’uomo ideale? Quale è lo stato dell’arte della nostra civiltà e cosa si può fare in Italia, in Europa e nel mondo? Gli...

Struggle for life / Nelle serie tv sono spariti i poveri

In origine era Breaking Bad. Un’ambiguità nascosta, un sotterraneo non-detto così imponente da risultare invisibile. Ad essersene accorto sembra essere stato il solo Raffaele Alberto Ventura, che nel 2016 in un articolo su IL, a proposito dell’ormai mitologico docente di chimica che, per pagarsi le cure per il cancro, si dà allo spaccio di metanfetamine, perfidamente faceva notare che «Walter White quelle cure potrebbe benissimo pagarsele. Potrebbe se accettasse di rivolgersi a un medico convenzionato con la sua assicurazione, potrebbe se per puro orgoglio non avesse rifiutato una certa offerta di lavoro, e soprattutto potrebbe se il suo stile di vita non prevedesse una villa con piscina e una moglie casalinga da mantenere. Uno stile di vita, la cosiddetta american way of life, che sulla scala delle disuguaglianze mondiali costituisce un irraggiungibile modello di benessere. Di fatto la povertà di Walt è una povertà relativa».   In altre parole, quella che anima Breaking Bad non è da nessun punto di vista una lotta contro la povertà, ma viene combattuta come se lo fosse. Il disagio economico non appare mai, né mai se ne intravede realmente il pericolo. Ma questa radicale...

L'oscurità e la democrazia / Steven Spielberg, “The Post”

Anche quando in un film c’è la Storia, il film è una storia. Questo vale a proposito di The Post, la pellicola con cui Steven Spielberg riporta all’attenzione del pubblico una vicenda di quasi cinquant’anni fa ma che sembra fatta apposta per fare rimbalzare echi rumorosi fino alle orecchie di Donald Trump. Non si può non ricordare, parafrasando Gertrude Stein, che “un film è un film è un film è un film…”; d’altro canto, è più che pertinente il giudizio diviso espresso da James Goodale, avvocato e vicepresidente del New York Times al tempo dei fatti: quello di Spielberg “è un buon film, ma è cattiva storia”.  Un buon film, dunque, costruito con mano sicura da Spielberg e incardinato sulla magistrale prestazione di Meryl Streep. La storia di The Post è incentrata sulla signora Katharine Graham, interpretata da Streep, proprietaria del quotidiano Washington Post, che nel 1971 affronta con coraggio i propri dilemmi personali e i rischi per il suo giornale impliciti nella pubblicazione dei cosiddetti Pentagon Papers, i “Documenti del Pentagono” la cui raccolta era stata avviata per iniziativa del ministro della Difesa Robert McNamara nel 1967.    https://www.youtube.com...

«La Lettura»: chiacchiere in libertà / Il teatro che non c'è

Domenica “la Lettura”, il settimanale culturale del “Corriere della sera”, ha dedicato cinque pagine allo stato del teatro italiano, con un forum guidato dal critico del giornale, Franco Cordelli. Era intitolato, con pretenziosità mista a una strizzatina d’occhio giornalistica, Manifesto per un teatro sexy. Abbiamo chiesto ad alcuni collaboratori di Doppiozero di reagire all’articolo riflettendo sulle questioni principali che ne emergono: lo stato del teatro italiano e il suo il futuro. Hanno provato a dipanare o a moltiplicare qualche filo Oliviero Ponte di Pino, Attilio Scarpellini, Roberta Ferraresi, Rossella Menna, Massimo Marino. Buona lettura.   I sette vizi capitali della scena italiana (Oliviero Ponte Di Pino)   Che bello! Finalmente sei pagine dedicate al “teatro sexy” aprono il supplemento culturale del più autorevole quotidiano italiano! Che bei nomi chiamati a dibattere! Peccato che dalla tavola rotonda sulla “Lettura” emerga una scena sempre intrappolata in un'eterna discussione, come quella che rischiamo di aprire oggi su Doppiozero.  Per cominciare, ci sono i mali storici del teatro italiano. È una litania che ci ripetiamo da tempo e che riecheggia...

Martin McDonagh, “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” / Molto lontano dal paradiso in terra

Perché una storia come quella messa in scena da Tre manifesti a Ebbing, Missouri dovrebbe farci uscire di casa per andare al cinema a vedere, come tante altre volte, un’opera ambientata nella provincia americana, in un mondo abitato da persone ordinarie, che fanno lavori comuni, si urlano addosso, mangiano e si vestono male, si sfondano di birra o di cereali su vecchi divani davanti alla tv, oppure passano il tempo usando come confine del mondo la balaustra della propria abitazione; che quando non stanno in casa sono in macchina, in qualche ufficio, in un negozio o in un locale, senza altri luoghi della socialità, e insomma mandano avanti una vita così insensata, ripetitiva, inutile e uguale a tante altre?  A prima vista, il terzo lungometraggio di Martin McDonagh, inglese di origini irlandesi considerato tra i drammaturghi contemporanei più importanti, non sembra trattare un soggetto così notevole: siamo in Missouri, la porta per l’Occidente, “Gateway to the West”, come si chiamava un tempo; la scena parte on the road, nella profonda provincia, dalle parti di Ebbing: una donna di mezza età e dall’espressione indurita, mentre guida per una strada anonima, ha una specie di...

Intorno al reality trend / Memorie dalla cortina di ferro

Atlas des Kommunismus – un “atlante del comunismo”, così recita il titolo dello spettacolo prodotto dal tedesco Maxim Gorki Theatre e alle sue prime e uniche repliche italiane all'Arena del Sole di Bologna. Ma l'esito della messinscena è ben lontano da quello che ci si potrebbe aspettare: nessuna mappatura d'aspirazione globale; nessuna più o meno teorica ricostruzione storica di ciò che è stata nelle idee e nei fatti una delle ideologie dominanti del XX secolo. L'allestimento firmato dall'argentina Lola Arias, ruota sì intorno al comunismo ma visto da un personalissimo punto di vista: che è quello della creazione, dell'ascesa e del crollo della DDR attraverso gli occhi di chi ha – in diversa misura – partecipato alla vicenda; e, lontano da qualsiasi pesantezza teorica, è storia concreta e personale, risolvendosi in scena in una sorta di performance multimediale (racconti, immagini, video, musiche e canzoni) interpretata da non-attori – a parte una – chiamati a testimoniare della propria biografia, ciascuna con un rapporto più o meno diretto e particolare con l'Est della Germania nella sua vicenda novecentesca, dagli anni Trenta a oggi.   Un’immagine dello spettacolo, ph....

Leggere col teatro / Pippo Delbono - I libri di Oz

Una volta a teatro il testo imperava. Lo spettacolo era messa in scena, interpretazione di un dramma. Se leggete una critica teatrale di Gramsci, di Gobetti, di Silvio D’amico, l’opera scritta era l’oggetto di discussione, il cardine del ragionamento, era tutto, e la valutazione dello spettacolo si limitava a registrare in scarne osservazioni, più o meno frettolose, l’esecuzione degli attori e l’accoglienza del pubblico. Poi vennero la regia e sperimentazione, basata molte volte su una scrittura scenica, che ripensarono il contributo della componente letteraria. Il teatro in realtà non fece mai a meno dei testi: diventò viaggio, avventura dentro testi vari, anche narrativi, dentro miti, dentro questioni esplorate attraverso il lavoro teatrale d’insieme. Il testo, dal ’68 in poi, divenne pre-testo, sceneggiatura, story-board, testo consuntivo più che preventivo, che descriveva un processo mobile, già avvenuto, ricco di implicazioni.    L’editoria teatrale negli anni tra il ’68 e i primi ottanta visse un vero boom: raccontava, analizzava, rievocava, forniva materiali militanti. Poi si appannò, per rinascere in un altro periodo di inquietudini e di ricerche, di sfide alle...

Saburo Teshigawara / Danzare sui vetri

Danzare su un pavimento di frammenti di vetro: con Pointed Peak Saburo Teshigawara ci consegna un potente apologo coreografico sul senso del limite, del rischio e dell’equilibrio. Ma, sebbene l’artista sottolinei il suo disinteresse alla “danza di per sé”, è impossibile per lo spettatore non guardare a quest’opera anche come a un disvelamento della natura stessa del danzare, che sull’equilibrio e sulla sfida ai limiti del movimento “naturale” fonda i suoi principi. Essenziale e intenso, Pointed Peak è la nuova performance site specific ideata per gli spazi della Collezione Maramotti d’arte contemporanea nell’ambito del Festival Aperto 2017, che ha rinnovato il patto biennale tra la Collezione e i Teatri di Reggio Emilia nella sintesi ogni volta diversa tra arti plastiche e visive e danza. Diversamente dai suoi predecessori – Trisha Brown con i suoi indimenticabili Early Works, Wayne McGregor, Shen Wei e Hofesh Schechter – Saburo Teshigawara sceglie di confrontarsi con un’opera sola della vasta collezione ospitata nel vecchio stabilimento industriale Max Mara. Infatti, dopo il breve e sorprendente prologo con una danzatrice-topo che si muove tra i pilastri di cemento e le opere...

"Coco", di Lee Unkrich e Adrian Molina / La gioia irreversibile della morte

“Che cos’è la morte?” Quando un bambino ce lo chiede non è semplice rispondere. “La nonna è andata in cielo” oppure “ci continua a guardare da un altro luogo”. È difficile però dare l’idea di che cosa sia l’irreversibilità, la definitiva scomparsa di qualcosa o qualcuno, il fatto che anche in un mondo che pare aver accorciato tempi e spazi fino a rendere tutto sempre accessibile, c’è qualcosa che invece finisce per sempre. È forse per questo che da sempre gli essere umani si sono immaginati l’esistenza dei defunti oltre la morte del loro corpo, come per relativizzare l’assoluta caducità della propria esistenza su questo mondo. Nella cultura messicana, ad esempio, si pensa che i defunti continuino a vivere nell’aldilà sottoforma di scheletri, ma che una volta all’anno vengano a trovare i propri cari che continuano a ricordarli. È il famosissimo Día de los Muertos, che cade tra il 31 ottobre e il 2 novembre, culto sincretico pre-colombiano poi ripreso nel calendario delle festività cattoliche, e ormai celebratissimo non soltanto nel Messico del Sud dove è nato, ma anche in tutte quelle parti degli Stati Uniti dove la popolazione di cultura messicana è dominante, come in California...

Masque Teatro / Amor vacui. L’attore e l’assenza

«Assomigliano a sordi coloro che, anche dopo aver ascoltato, non comprendono; di loro il proverbio testimonia: “Presenti, essi sono assenti”». Questo frammento di Eraclito – tramandato nel libro V degli Stromati di Clemente di Alessandria – descrive una forma di «assenza» negativa. Vi sono persone che, pur essendo fisicamente presenti di fronte a qualcuno che sta rivelando loro qualcosa di importante ed eccezionale, risultano del tutto estranee alle parole dette. Esse scivolano su di loro senza produrre alcun effetto, ad esempio un avanzamento di conoscenza. Se applicassimo ora tale discorso oltre Eraclito, potremmo annoverare tra i “presenti-assenti” anche certi attori. Mi riferisco a coloro che, sulla scena, non sono in autentico ascolto dei loro colleghi e con il pubblico che è li pronto ad ascoltare, oppure che “recitano” la loro parte in modo inerte e morto. La loro “presenza” scenica è in realtà appunto una forma di assenza: parlano e agiscono, ma senza avere consapevolezza, attenzione e cura di quanto vanno dicendo/agendo. Non sarebbe così peregrino descrivere il loro comportamento riscrivendo il frammento eracliteo: «Assomigliano a muti gli attori che, anche dopo aver...

Woody Allen, “La ruota delle meraviglie” / I sogni nel cassonetto

Fra i registi contemporanei, forse nessuno riesce a mettere in difficoltà il recensore quanto Woody Allen. Da una parte per via della sua inarrestabile prolificità (un film all'anno da quasi cinquant'anni: una regolarità impressionante); dall'altro,per l'assoluta trasparenza di ciascun lavoro e la sostanziale “prevedibilità” delle scelte tematiche e stilistiche (e quante volte abbiamo letto o sentito dire che “Allen fa sempre lo stesso film”?). Un unicum di cui spesso è difficile rendere conto senza rifugiarsi nello schematismo “sì/no/ni”.       Prendiamo questo La ruota delle meraviglie. Uscendo dal cinema con alcuni amici, ci scambiamo pareri a caldo, ma il copione è già scritto: uno dice che il film è bolso, un altro replica che non ha senso definirlo così, un altro ancora che è tutto sommato meglio del precedente. Dopodiché si passa ai confronti: c'è chi confonde i titoli (Magic in the Moonlight è venuto prima o dopo di Blue Jasmine?) e chi ammette sottovoce di averne perso qualcuno per strada (qualcuno si ricorda di Sogni e delitti?). In ultimo, si intona la solita commemorazione al personaggio Allen e al suo cinema che fu. Commemorazione inevitabilmente...

Anticipazioni / Voci da “Si nota all’imbrunire” per Silvio Orlando

Lucia Calamaro scrive per la scena con una passione, una carnalità, una profonda levità che la fa considerare da molti la migliore autrice teatrale italiana. Sicuramente è la più imprevedibile, quotidiana, intensa, umorale, figurale, intellettuale, emozionale, destrutturante, costituente, destituente, ricostituente... Scava nei traumi che ci avvolgono tutti i giorni con umorismo acre con allegro dolore con spietata dolcezza, aiutandoci a scrutarci e a riconoscerci meglio. Lucia, che ha collaborato in alcune occasioni con Doppiozero, regala per le feste ai lettori della rivista l’anteprima di una bella parte del nuovo testo che sta scrivendo per Silvio Orlando. Ma questo lo spiega lei, alla fine della nota che segue questa breve premessa.   Ma. Ma.   Si nota all’imbrunire (solitudine da paese spopolato) (Alcune spiegazioni dell’autrice)   PERSONAGGI:  UN PADRE (solo e isolatosi volontariamente in una casetta di un paese spopolato X) LA FIGLIA DELUSIONE (fa la sosia-aspirante scrittrice-quasi fallita. In fondo è la preferita) LA FIGLIA MEDICO, riuscita, specialista in medicina narrativa (anche se strafa/fa tutto bene/ nessuno la nota, ma lei vede tutto, sa, ha...

Vanni Codeluppi e la vetrinizzazione sociale / Il divismo: mettersi in mostra

Lo scorso 5 Ottobre, il New York Times ha messo nero su bianco quello che tutti sapevano, dando la stura a uno scandalo di dimensioni globali, destinato – speriamo – a non esaurirsi troppo presto: Harvey Weinstein, famoso produttore e degno rappresentante nell'empireo hollywoodiano di tanti potenti in giro per il mondo, ha per anni abusato del suo ruolo per molestare sessualmente attrici e collaboratrici. C'è, in un'altra galassia, Favij. Il suo canale Youtube conta più di quattro milioni di follower e si offre come orizzonte ambito da ogni ragazzino. All'apertura delle scuole, non sono stati pochi gli studenti che hanno preferito lo zainetto personalizzato con il suo nome a quello dei soliti cartoni animati giapponesi. Quest'anno, così è andata: meno tartarughe ninja e più Youtubers.    È l'incrociarsi casuale di queste due evenienze nella mia agenda di ordinario lettore dei fatti di cronaca e di papà interessato a risparmiare il più possibile sul costoso apparato di ammennicoli a corredo della frequentazione scolastica dei propri piccoli, a mettermi voglia di prendere in mano il nuovo lavoro di Vanni Codeluppi dedicato al divismo (Il divismo, Carocci, 2017), alla...

Conversazione con Motus / Panorama: il sogno di vedere tutto

Fondata a Rimini nel 1991 da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, la compagnia Motus porta inscritta nel nome una vocazione al viaggio, al nomadismo fisico e mentale, allo smantellamento dei confini, alla libertà di muoversi, di essere in divenire, di “transitare” da un territorio, un linguaggio, un genere e un orientamento sessuale all’altro. Negli anni ha presentato i propri lavori in giro per il mondo, nei grandi festival di arti performative: dall’Under the Radar newyorchese, al Festival TransAmériques di Montréal, da Santiago a Mil in Cile, al Fiba Festival di Buenos Aires, fino all’Adelaide Festival e al Taipei Arts Festival. Reduce dal successo di MDLSX, con Silvia Calderoni, e dal progetto speciale Hello Stranger con cui il Comune di Bologna ha celebrato, nel 2016, i venticinque anni di Motus, la compagnia sta lavorando attualmente a Panorama, un nuovo spettacolo che esplora e invoca ancora una volta la fluidità dei confini, in questo caso geografici. Il nuovo lavoro nasce dal coinvolgimento dei membri della Great Jones Repertory Company, un gruppo interetnico di attori e attrici residenti a La MaMa, storico teatro dell’East Village fondato da Ellen Stewart. Proprio dall’...

Va pensiero del Teatro delle Albe / La luce ustoria dei fiammiferi

Va pensiero, ultimo lavoro del Teatro delle Albe, coprodotto da Ravenna Teatro con Emilia Romagna Teatro Fondazione, avrebbe dovuto essere, in origine, un lavoro su Giuseppe Verdi. Invece è diventato un nuovo capitolo della serie di opere epico-didattiche delle Albe, quelle lunghe e popolose, corali, nel senso che richiamano a sé tutta la comunità di attori, tecnici e organizzatori della compagnia. Un’altra opera-manifesto con la drammaturgia di Marco Martinelli, come L’Avaro, Pantani, Vita agli Arresti di Aung San Suu Kyi, che sprofonda nell’attualità per condividere nei grandi teatri cittadini (dallo Storchi di Modena, all’Alighieri di Ravenna, per cominciare), una riflessione esemplare sulle miserie del mondo e sul valore dell’eresia; un’opera molto poco postmoderna nella filosofia e nella forma, che fa vibrare – attraverso simboli che si rivelano ustori anche nella società liquida e post-immunologica – l’archetipo emozionante della fiammella che resiste contro il dilagare del male, dell’uno contro i molti, della schiena che non si piega, neanche quando è spezzata: il Davide biblico, il Cristo, il Principe Costante, Aung San Suu Kyi.    La speranza risorgimentale...

Al Funaro “Aladino” di Matěj Forman / Maestria dell’illusione

Un teatro di marionette e ombre come una danza dei veli. Aladino di Matěj Forman appare e scompare da una sarabanda di paraventi mobili dalle forme orientaleggianti. Sono i negozi, le botteghe, gli empori che trasformano per un’ora la sala del Funaro di Pistoia nel gran bazar delle storie. Un’atmosfera di trambusto, andirivieni di compravendite, accoglie il pubblico fin da subito: performer in nero e oro, scarpe a punta, fez, gilet e fascia, offrono il tè ai nuovi arrivati. I contratti sono chiusi o ancora da chiudere, ma l’importante non è questo, è ritrovarsi, passare il tempo insieme, parlare, aprirsi, mentre il fumo del tè sale e le parole ci ricongiungono con l’alto: la saggezza, la generosità. La nebbia sottile di stasera racconta in prima nazionale Le mille e una notte e la favola di Aladino messe in scena dalla compagnia The Forman Brothers’ Theatre fondata nel 1992 da Petr e dal fratello gemello Matěj, figli del regista premio Oscar Miloš Forman. Una comunità di nomadi teatrali senza fisso palcoscenico né ensemble definito. Attorno a ogni progetto, infatti, si costituisce un nuovo gruppo, per creare il clima di lavoro necessario a trovare la forma narrativa più...

Triennale Milano / Gob Squad e gli altri rivoluzionari

Nella fitta galassia dei teatri milanesi, un polo fa sentire una particolare forza d’attrazione in questa stagione: è il Teatro dell’Arte diretto da Umberto Angelini. Dopo qualche anno di assestamento – dovuto anche alla necessità di integrarsi con il colosso Triennale – oggi il teatro di viale Alemagna (che molti continuano a chiamare Crt) si è imposto come un punto di riferimento per gli spettatori più attenti al nuovo, complice anche la collaborazione con vitali officine creative come Zona K. Il cartellone di quest’anno sembra un vero e proprio corso di aggiornamento sulle tendenze della sperimentazione internazionale: da El Conde de Torrefiel a Agrupación Señor Serrano, da Milo Rau a Amir Reza Koohestani.   Umberto Angelini mostra dunque una evidente predilezione per i linguaggi performativi (che non stupirà chi ricorda il Festival Uovo da lui ideato), ma anche per gli spettacoli radicalmente anti-rappresentativi, che sondano gli scivolosi confini realtà/finzione e il rapporto tra il teatro e gli altri media. Al centro di quasi tutte le ricerche sopra citate si colloca, non a caso, il dialogo tra l’immagine mediata dal video e l’immagine in presenza, in un paradossale...

Le particelle elementari a Roma / Distopico e sentimentale: Houellebecq in scena

“Questo spettacolo è innanzitutto la storia di un uomo, di un uomo che passò la maggior parte della propria vita in Europa occidentale nella seconda metà del Ventesimo secolo. Perlopiù solo, egli intrattenne tuttavia saltuari rapporti con altri uomini. Visse in un’epoca infelice e travagliata”. A pronunciare queste parole in apertura delle Particelle elementari (Si vous pouviez lecher mon coeur) che Julien Gosselin ha tratto dal romanzo di Michel Houellebecq è Denis Eyrley,  un attore biondiccio lievemente incurvato che indossa un eskimo sopra una camicia jeans, e, in dispregio a tutte le regole, morali e amministrative, fuma tenendo la sigaretta tra il medio e l’anulare, ed è proprio questa gestualità da tabagista, goffa e indisponente, a sigillare con una smorfia il ritratto dello scrittore francese che sul proprio corpo porta sfrontatamente i segni della miseria umana raccontata nei suoi libri.   Ma, anche se è già accaduto – nella Carta e il territorio – che Michel Houellebecq facesse di sé stesso un personaggio, non c’è il tempo di chiedersi il perché di questa ulteriore mise en abime del giovane regista di Lille, dove, come spesso accade a teatro, è la...

Mafia in Emilia / Saluti da Brescello

Sulla scena le statue in bronzo di Peppone e Don Camillo. Per intenderci, quelle che si fronteggiano a grandezza naturale in Piazza Matteotti a Brescello, provincia di Reggio Emilia. Sono lì dal 2001, opera dello scultore Andrea Zangani: Don Camillo sorridente, la chiesa di Santa Maria Nascente alle spalle, tonaca sacerdotale e cappello da parroco in testa, la mano destra alzata in segno di saluto, nella sinistra un libro, probabilmente il suo breviario, Peppone dal lato opposto della piazza, il municipio alle spalle, fazzoletto al collo, la mano destra, che tiene il cappello, alzata in segno di saluto. In Piazza si fronteggiano e si salutano, qui invece sono voltate entrambe verso gli spettatori, e pare che stiano salutando proprio loro. O è un’illusione?   Una luce lunare. Notturno con nuvole.   Entrambi su un piedistallo. Il sorriso di Don Camillo comincia piano a sciogliersi, a tramutarsi in un ghigno sofferente, poi ritorna sorridente, come per forza di volontà, ma si vede che non ce la fa, allora guarda verso Peppone che invece il sorriso ce l’ha stampato in faccia, anzi no, meglio, diciamo scolpito, proprio come deve essere il sorriso di una statua. Don Camillo...

Conversazione con Valeria Orani / Organizzare teatro tra l’Italia e NYC

Valeria Orani è una delle figure più intraprendenti dell’industria culturale italiana. Dopo aver lavorato per alcuni anni come producer e organizzatrice teatrale per varie istituzioni artistiche pubbliche e private, fonda nel 2003 la 369gradi, un centro di produzione, promozione e distribuzione della cultura contemporanea, che ha sostenuto e sostiene artisti della scena d’innovazione eccellenti come Punta Corsara e Lucia Calamaro. Poco più di tre anni fa si è trasferita a New York dove ha fondato Umanism NY, una società di servizi dedicata all’export culturale, che offre sostegno organizzativo, burocratico e promozionale ai talenti creativi (non solo del mondo delle performing arts ma anche di artigianato, moda, design, cucina) che vogliano accedere al generoso quanto complesso mercato della Grande Mela. Il primo progetto promosso da Umanism è stato Italian Playwrights Project, un format a cadenza biennale dedicato alla diffusione della drammaturgia contemporanea italiana negli Stati Uniti, attraverso la selezione, traduzione e pubblicazione dei testi ritenuti più interessanti da una commissione di esperti statunitensi. Dopo l’edizione pilota il format si è evoluto in Italian and...

In scena / Umani, vegetali, bestie, dèi alla ricerca del teatro

Ammettendo che sappiamo che cosa il teatro sia e che valga la pena di essere cercato (ma siamo ancora ben lungi dall’averlo dimostrato), viene comunque sollevata una domanda fondamentale. Quali esseri riescono a percepirlo e desiderano trovarlo/evocarlo? È forse il teatro un’arte «umana, troppo umana», ossia che è disponibile solo per noi? Oppure questa è una prospettiva troppo antropocentrica e, dunque, forse anche piante, animali, dèi (se esistono / fanno qualcosa) possono e vogliono avere esperienze teatrali? Detto in termini più generali e astratti: tutti i viventi hanno la capacità di entrare in relazione col teatro, oppure questa è una prerogativa esclusiva della nostra specie?   Cercare di dare una risposta anche sommaria a queste domande è di fatto impossibile, nello spazio di un breve articolo. La questione è resa poi più complicata dal fatto che, quando parliamo della nostra esperienza del teatro, facciamo spesso uso di espressioni che attingono al mondo animale, vegetale, divino. Di un apprezzabile attore o un’apprezzabile attrice diciamo, ad esempio, che è un «animale da palcoscenico». Se vogliamo riconoscere che l’artista ha fatto qualcosa di davvero buono,...

Una rivelazione irlandese a VieFestival / Nella mente di Cechov

Dead Centre significa sentirsi al centro e inconsistenti nello stesso tempo. È il promettente nome della compagnia irlandese “rivelazione della scena europea” approdata per la prima volta in Italia grazie un esito di scouting centratissimo del VieFestival di Emilia Romagna Teatro Fondazione. Troppe promesse annunciano, statisticamente, delusioni, ma non è proprio questo il caso. La rivelazione infatti c’è eccome, e il tempo, su questa proposta, darà ragione a Vie.  Quello organizzato da Ert è uno dei pochi festival dedicati alle arti performative e alla sperimentazione teatrale che non sovrascrive segni e non colloca al centro della propria programmazione un nucleo tematico, ponendosi invece come rassegna internazionale vocata a intercettare le individualità e gli esiti più significativi della ricerca contemporanea. Quest’anno, in verità, sui palcoscenici emiliani dei teatri coinvolti, da Bologna a Modena, passando per Carpi e Vignola, si sono avvicendati soprattutto i protagonisti della scena e della danza italiana, quasi un prelude autunnale delle stagioni che verranno. Ma come sempre il festival ha riservato anche novità straniere fuori formato come l’originale progetto...

Rievocazione della Settimana internazionale del ’77 / La performance, 40 anni dopo

In questi ultimi anni si è assistito in campo artistico a un vero e proprio ritorno di attenzione, diffuso e massiccio, per la performance, di cui il Leone d'Oro della Biennale Arte 2017 (alla Germania, rappresentata da un lavoro di Anne Imhof) e i public program dell'ultima edizione di Documenta, quest'estate, rappresentano solo la punta più luminosa dell'iceberg. Un processo che da diverso tempo si è fatto avvertire anche in Italia: dal premio Live Works, creato da Centrale Fies e Viafarini, ormai alla sua quinta edizione, ai tre anni della sezione Per4m curata da Simone Menegoi ad Artissima, all'ultima ArteFiera, la prima della nuova direzione di Angela Vettese, che ha ospitato una serie di artist lectures a cura di Chiara Vecchiarelli, fino alla scelta di molti artisti nazionali di lavorare in questo campo. Ultimo in ordine di tempo, 40° sopra La performance, il 13 e 14 ottobre negli spazi della bolognese Quadreria di Palazzo Magnani. Questo progetto, però, curato da Fabiola Naldi e Maura Pozzati, non rimanda solo alla nouvelle vague performativa che sembra aver travolto l'arte contemporanea negli ultimi anni ma, con uno sguardo lucido e inquieto al passato, richiama...