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Balzac

(7 risultati)

Formazione verso che cosa? / Celati. Il Lunario e lo smarrimento del Paradiso

Lunario del paradiso ha per me diversi significati. Avevo 23 anni quando è uscito, facevo l'università a Bologna (Filosofia, ma in realtà facevo soprattutto altro) e conoscevo Celati, insegnante di miei amici, amici nel senso che li vedevo ogni giorno. Soprattutto in via Begatto, molto frequentata anche da Gianni. Scrivendo queste note mi è tornato in mente un libretto che volevamo fare con Celati e Palandri. Avevo trovato un buffo titolo che piaceva a Gianni ma che pare avesse un significato diverso da quello che ricordavo. Il libro collettivo ("Il vestito policarpico", sic!) finì nel nulla. Il Lunario invece fu letto da tutti con grande piacere e fu accolto nel suo ambiente naturale, che era quello del movimento bolognese. Alcuni di noi, di questo gruppo di ragazzi che si vedevano spesso, studiavano da scrittori e naturalmente per tutti Gianni rappresentava la vera letteratura. Quella che anche noi speravamo di scrivere. E infatti si scriveva non poco, in varie case. Se dovessi dire un nome che rappresentasse il punto di riferimento più alto farei senza esitare il nome di Salinger (anche se in quel periodo io leggevo Proust). Chi ha la mia età non sarà affatto stupito, anzi lo...

La bevanda della borghesia moderna / La scoperta del caffé

“Il caffè agisce sul diaframma e sui plessi dello stomaco, da cui raggiunge il cervello attraverso irradiazioni impercettibili che sfuggono a ogni analisi; nondimeno si può presumere che sia il fluido nervoso a fungere da conduttore dell’elettricità sprigionata dal caffè, o meglio trovata e messa in azione dentro di noi”.   Così scrive Balzac nel suo Trattato degli eccitanti moderni (1839). Lo scrittore ne fa un uso smodato come analgesico, per tenersi sveglio, come aiuto per l’immaginazione. Di fatto è un tossicodipendente, e hanno ragione due studiosi della caffeina, Bennett A. Weinberg e Bonnie K. Bealer, nel dire che l’alcaloide contenuto nel caffè è senza dubbio la droga più popolare del mondo, supera di larga misura nicotina e alcol. Eppure fino al 1650 era praticamente sconosciuta in Europa, mentre cinquanta anni dopo si consumava in 3.000 locali di Londra, che ne è stata la capitale insieme a Parigi per quasi un secolo. Come ha fatto a diffondersi e a diventare la bevanda preferita del secolo dei Lumi, e oltre? “Ogni volta che beviamo una tazza di caffè, prendiamo parte a uno dei più grandi misteri della storia della cultura”, scrivono i due studiosi. L’arbusto del...

100 anni di Rodin / Rodin e il dominio sessuale

«La gente dice che penso troppo alle donne» disse Rodin a William Rothenstein. Pausa. «Però, in fondo, che cosa c’è di più importante a cui pensare?»   Cinquantesimo anniversario della sua morte. Per l’occasione si sono stampate decine di migliaia di riproduzioni delle sculture di Rodin, destinate in particolare a libri commemorativi e servizi giornalistici. Il culto degli anniversari è un mezzo per informare in modo indolore  e superficiale un’«élite culturale» che, per ragioni di mercato, deve essere in continua espansione. È un modo di consumare – non di comprendere – la storia.   Fra gli artisti della seconda metà del xix secolo oggi considerati dei maestri, Rodin fu l’unico che ebbe onori internazionali e venne ufficialmente considerato un personaggio illustre nel corso della sua vita attiva. Era un tradizionalista. «L’idea di progresso» diceva «è la peggior ipocrisia di cui la società sia capace.» Nato in una modesta famiglia parigina di petit-bourgeois, Rodin divenne un maestro. All’apice della sua carriera dava lavoro a una decina di scultori incaricati di scolpire i marmi per i quali era famoso. A partire dal 1900 dichiarò che le sue entrate annuali...

Conversazione con Philippe Aigrain

Questa estate ho letto Illusioni Perdute di Balzac, un grande classico che ritrae con precisione millimetrica la vita precaria e bohémien della “classe creativa” parigina degli anni trenta dell’Ottocento (scrittori, giornalisti, poeti, pittori, tipografi, critici teatrali, attori, editori). Sembrava di leggere le cronache dei lavoratori della conoscenza di oggi: squattrinati, costretti ad uscire tutte le sere per incontrare persone (faccio cose, vedo gente) che potrebbero darti un lavoro, un mese pieni di soldi il mese dopo al verde. Se è vero però che il lavoro nelle industrie creative è sempre stato difficile per sua natura, l’aumento della produzione di contenuti e la frammentazione del pubblico hanno messo in crisi il modello di sopravvivenza delle economie culturali e creative.   Chi dà la colpa alla pirateria, chi alle reti p2p, chi alle vecchie industrie culturali incapaci di adattarsi, chi ad Amazon che rovina l’editoria e Google che rovina il giornalismo, ma nessuno ha soluzioni concrete, se non tassare (giustamente) di più i futuri media mogul. È un film già visto in passato:...

La classe creativa va in vacanza

Tra poco staccherò la spina. Imposterò il risponditore automatico sul mio account email: “Sono disperso da qualche parte sui monti del parco nazionale del Gran Paradiso. Non rispondo fino al 10 agosto”. È quasi la fine di luglio, la mattina apro il computer e mi chiedo come mai mi arrivino così poche email. È il segnale che anche gli altri, intorno a me, stanno staccando la spina. Per fortuna. Vuol dire che il lavoro per cui viviamo non ci ha ancora del tutto sopraffatto.   Jonathan Crary ha sostenuto recentemente nel saggio 24/7. Late Capitalism and the end of Sleep che il mix di capitalismo, informatizzazione del lavoro e connessione continua alle reti di comunicazione digitali non solo sta facendo scomparire il tempo libero ma sta anche penetrando nel dominio del sonno. Siamo, secondo Crary, una società senza più tempo libero, senza distinzione tra spazi di vita e spazi di lavoro, e ora anche deprivata del sonno necessario: se il capitalismo degli albori si era annesso il tempo di lavoro degli operai estraendone quel surplus che sarebbe andato ad accumularsi sotto forma di nuovo capitale, il capitalismo...

Le passioni di Artaud

“Il sole è una puttana!” Presidente Schreber citato da Freud   Diventare van Gogh   L’antro basso e buio dà accesso a una sala col soffitto a cupola, come se penetrassimo in una grotta piuttosto che nelle sale di Van Gogh/Artaud. Le suicidé de la société (al musée d’Orsay fino al 6 luglio). Sulle pareti e sul pavimento di questo interregno tra museo e mostra sono proiettate brevi concatenazioni di parole in cui riconosciamo presto il testo che Antonin Artaud scrisse su Van Gogh.   Forse un clin d’œil al visitatore: sì, siamo consapevoli che un’esposizione attorno a un solo testo è una trappola, che si rischia di riempire le pareti di citazioni, di rendere troppo letterali i richiami tra pittura e scrittura. Il testo di Artaud poi mal si presta a far da pannello esplicativo a una sala di quadri. Rompendo con il bellelettrisme della critica d’arte francese, è invece una scorribanda sciagurata, la reazione sclerata di un uomo che dai quadri di van Gogh si sente minacciato.   Pagine senza sviluppo narrativo che girano vorticosamente in tondo a un...

Cercasi Status disperatamente

Eugène de Rastignac è un giovane arrivato a Parigi dalla provincia per studiare Giurisprudenza. Eugène non si laureerà mai, distratto dal fascino dell'alta società parigina e dalla rincorsa ossessiva dell'elevazione sociale attraverso la seduzione di donne altolocate. Questa è una storia di finzione (vedi alla voce Papà Goriot) che Balzac ambienta negli anni trenta dell'Ottocento, ma potrebbe accadere e sta accadendo ovunque nel mondo, oggi stesso. La ricerca disperata di status sociale è un mantra della commedia umana, non solo dei romanzi francesi dell'Ottocento. Se volessimo immaginare un remake di Papà Goriot oggi, che faccia avrebbe Rastignac e dove andrebbe alla ricerca di status? Forse il nostro Eugène oggi si vestirebbe da hipster e invece di iscriversi a Giurisprudenza nella capitale del diciannovesimo secolo, sarebbe un giovane americano di provincia iscritto a Stanford col sogno di fare lo startupper nella Silicon Valley. Non riuscirebbe a terminare Stanford, anche in questa versione e sarebbe un maniaco compulsivo dei social network, alla ricerca disperata di celebrities con le...