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bambini

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Auguri! / La ripetizione dei Natali

All’epoca di quando si entrava nei cinema senza aspettare che finisse lo spettacolo, si usciva non appena la proiezione era giunta ai fotogrammi del momento in cui si era entrati.  A quell’epoca tutti potevano ben comprendere i corsi e i ricorsi della storia di Giovan Battista Vico, o, peggio ancora, l’eterno ritorno di Federico Nietzsche.  Il più bel Natale della mia vita, e anche l’unico, a dire il vero, cadde nel lugubre 1943 e rallegrò qualche bambino del Collegio dei Salesiani nel paesino di Cavaglià, in Piemonte.   Quando fu Natale, i bambini contadini se ne tornarono con le loro guancione rosse nelle pingui cascine dalle quali provenivano – la guerra rese ricchi i contadini che non uccise – e restammo noi, una ventina in tutto: i bambini bombardati, i bambini deficienti, i bambini orfani, i bambini figli di nessuno e i bambini ebrei clandestini.  E su di noi si riversò l’amore cristiano e natalizio: niente messa alle sei del mattino, tutti con i Preti, al caldo, riso e latte a pranzo e a cena, il terribile Maestro di quinta elementare con la lanterna magica che proiettava le figurine del giornalista pasticcione Pio Percopo su un lenzuolo, abbagliante dei...

Dove cadono le ombre / Mariella Mehr e le coordinate del tempo

Le Giornate degli autori della 74. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica ha visto in programma il primo lungometraggio di Valentina Pedicini, Dove cadono le ombre. Pedicini è conosciuta dal pubblico che ama la poesia per il suo lavoro documentaristico su Mariella Mehr: dalla vita e dalla scrittura di Mariella Mehr nasce Dove cadono le ombre, un film che giunge dalla necessità di non far parlare direttamente la scrittrice, come nei documentari, ma di dar voce alla sua storia, narrata nelle sue opere, come personale e al contempo universale, che non si riferisca a una sola persona ma nasca da centinaia di biografie, come scrive in apertura di film Pedicini. Perché nella vicenda Mehr c’è la tragedia, accaduta in Svizzera dal 1926 al 1986, di un numero di bambini jenisch che va dagli ottocento ai duemila (e di altrettante madri e famiglie). I bambini venivano strappati alle madri, subito sterilizzate, e rinchiusi in orfanatrofi, ospedali psichiatrici, prigioni, con l’intento di estirpare il fenomeno del nomadismo. La Pro Juventute, associazione filantropica, che ha portato avanti questo progetto, ha usato i piccoli per esperimenti scientifici e violenze al fine di...

Inetto alla vita e diverso / Cosa cercano gli adulti nei bambini?

L’edizione Torino Spiritualità 2017 appena conclusasi ha avuto come titolo Piccolo me. Restare o diventare bambini. Quest’estate mi sono trovata a riflettere spesso sul tema del cosiddetto ‘bambino interiore’, e dunque tale scelta è stata per me una conferma: come mi capita di notare da qualche tempo, mai come oggi questa figura è diventata, oltre che oggetto di studio, una presenza che ricorre nel linguaggio comune, offrendosi come certezza, dato acquisito. Proprio su questo aspetto si è fissata la mia attenzione. Se la relazione simbolica del bambino con l’adulto, infatti, è da sempre oggetto di riflessione – basti ricordare le forme più note che ha assunto, dal fanciullino del Pascoli alle figure junghiane del puer e del senex, poi riprese e rielaborate da James Hillman, ma anche la rappresentazione dell’anima in forma di fanciullo in epoca classica e poi cristiana, o l’idea di creatività infantile che corre dal Novecento a oggi –, ciò che oggi di queste esperienze è entrato nell’opinione comune appare come il risultato di una contaminazione fra concetti che hanno acquisito popolarità perdendo per strada profondità e tridimensionalità (dimensioni...

Restare o diventare bambini / Walter Benjamin. La febbre

Continua la serie di contributi sul tema dell'infanzia legati alla XIII edizione di Torino spiritualità (21-25 settembre 2017). Qui il programma. Valentina Maurella commenta Walter Benjamin (W. Benjamin, Figure dell’infanzia. Educazione, letteratura, immaginario, tr. it. I. Amaduzzi, Raffaello Cortina, Milano 2012, pp 143-44).   «L’inizio di ogni nuova malattia mi insegnava, immancabilmente, con quale sicuro tatto e con quanta abilità il contrattempo mi venisse a trovare. Lungi da esso l’idea di farsi notare. Tutto aveva inizio con qualche chiazza sulla pelle, con un malessere. Ed era come se la malattia fosse abituata ad aspettare fino a quando il medico non le avesse procurato una collocazione. […] cominciavo a riflettere su quanto mi stava per accadere. Calcolavo la distanza tra il letto e la porta e mi chiedevo per quanto tempo ancora la mia voce avrebbe potuto superarla. Già mi immaginavo il cucchiaio dal brodo colmo di esortazioni materne […]. E come una persona che nell’ebbrezza prova a fare un calcolo o un ragionamento solo per vedere se ci riesce, così io contavo i riflessi che il sole faceva balenare sul soffitto della stanza e ordinavo sempre in nuovi gruppi le...

Restare o diventare bambini / Walter Benjamin. Il cantiere

Pubblichiamo a partire da oggi alcuni contributi sul tema dell'infanzia legati alla XIII edizione di Torino spiritualità (21-25 settembre 2017). Qui il programma. Roberto Gilodi commenta Walter Benjamin (W. Benjamin, Figure dell’infanzia. Educazione, letteratura, immaginario, tr. it. I. Amaduzzi, Raffaello Cortina, Milano 2012).   «Scervellarsi pedantescamente per realizzare prodotti — siano essi immagini, giocattoli o libri — adatti ai bambini è folle. Fin dall'Illuminismo questa è una delle fissazioni più ammuffite dei pedagoghi. Totalmente infatuati per la psicologia, non si accorgono che il mondo è pieno di cose che sono oggetto di interesse e di cimento per i bambini; e si tratta delle più azzeccate. I bambini sono fondamentalmente portati a frequentare i luoghi dove si lavora, dove in modo evidente si opera sulle cose. Sono attratti irresistibilmente dai materiali di scarto che si producono in officina, nelle attività domestiche o lavorando in giardino, nelle sartorie e nelle falegnamerie. Negli scarti di lavorazione riconoscono il volto che il mondo delle cose rivolge a loro, a loro soli. Con gli scarti di lavorazione i bambini non riproducono le opere degli adulti,...

Sempre in gara / Compulsione psichica: performare

Negli ultimi anni, appare esplosivo l'uso degli psicostimolanti legali o illegali. Che tipo di farmaco sono? E come mai, negli ultimi anni, gli psicostimolanti hanno soppiantato gli allucinogeni degli anni Sessanta e Settanta e l'eroina degli anni Ottanta e Novanta? Il soggetto nevrotico, moderno Dottor Jekyl, si trasforma in sociopatico, moderno Mister Hyde, usando cocaina, anfetamine, meta-anfetamina e altri stimolanti, legali o illegali. Secondo il New York Times, i manager americani usano farmaci legali per stare dietro agli impegni, gli stessi che vengono somministrati ai bambini con disturbi dell'attenzione. La ragione principale riguarda il lavoro, o meglio, la performance.  Il termine lavoro, nei sistemi psicotici contemporanei, è vecchio, fuori moda. Queste persone performano attività stressanti e necessitano di carburante extra, come dicono in molti, per starci dentro, cioè rispondere agli impegni diurni e notturni della performance. Baristi, ristoratori, manager, animatori da discoteca, imprenditori, lavoratori sottoposti a turni frenetici: queste sono le categorie che fanno maggiore uso di psicostimolanti. Se l'alcol serve a dimenticare – droga per la memoria –...

Pommerat/Arcuri per il CSS di Udine / Due favole sulla realtà

Le fiabe, si sa, raccontano in modo mascherato il nostro mondo profondo e anche quello dei nostri rituali e comportamenti quotidiani, trasposto in avventurose, avvincenti forme simboliche, con riflessi psicanalitici, antropologici e implicazioni esistenziali, esperienziali. Sarà per tali motivi che capita spesso di trovarle messe in scena a teatro, non solo per i bambini.  Negli anni novanta la Socìetas Raffaello Sanzio portò gli spettatori nel cuore di Hänsel e Gretel, Buchettino, Pelle d’asino, come percorsi nelle paure dell’in-fans, di chi non ha ancora parole per esprimersi, per dare voce e figura allo stupore, alla minaccia, all’abbandono, alla necessità di trovare la strada nei boschi della vita. Virgilio Sieni a cavallo del 2000 attraversò varie favole famose a passo di una danza che si trasformava in gesto denso, in slogatura di corpi e figure, in relazione spaziale con spettatori che diventavano coprotagonisti per poi distaccarsi di nuovo in ossessive o gioiose immagini archetipiche (il racconto si può leggere in Anatomia della fiaba, a cura di Andrea Nanni, Ubulibri, 2002). Lenz Rifrazioni ha trasformato i più famosi e crudeli Märchen dei fratelli Grimm in viaggi di...

Digerire vetro / La deportazione raccontata ai bambini

Libri recenti e incontri nelle scuole con insegnanti e studenti sono l'occasione per ragionare su come parlare ai bambini e alle bambine di qualcosa di enormemente doloroso come persecuzione, deportazione e genocidio, tanto più smisurato quando si abbatte su soggetti come i bambini.    La violenza nei loro confronti distrugge anche la fiducia e la cura che ogni piccola esistenza chiede a quella adulta; e così la dimensione di futuro potenziale che ogni bambino o bambina ha in sé. Per i bambini, prendere atto di questo è di particolare impatto. Per gli educatori significa anche rischiare di minare la fiducia nel mondo, negli adulti, nel futuro appunto. La memoria della Shoah nella sua interezza è qualcosa che non può essere rovesciata addosso ai bambini ma che deve essere affrontata con estrema sensibilità, anche al fine di evitare reazioni difensive di rifiuto, di smarrimento o perfino di oscura colpevolizzazione.    Il problema non è nuovo e sono in diversi a essersene occupati. Nel 2004 a Torino un convegno promosso dall'Istoreto ha proposto una grande riflessione su tempi, strumenti e metodi per parlare di questo tema, individuando gli elementi...

Li si ama ardentemente, non li si sopporta spassionatamente / Temuti e adorati, i nuovi bambini

“Invece Ugo, tu lo chiami Ugo... chillo come sta vicino 'a mamma che se sta pe' move, "Ugo!" 'o guaglione non ha nemmeno 'o tiempo, capito? Po' fa 'nu passo, però "Ugo!", adda' turna' pe' forza perché 'o sient' 'o nome”. Si rideva e si ride tutti con Massimo Troisi, in Ricomincio da tre (1981), quando suggerisce che un nome breve è una garanzia: di un bravo bambino sempre vicino alla mamma, che non fa guai e non si allontana troppo. Insomma, bambino sì, ma sotto controllo. Ugo sempre, Massimiliano mai. A volte però non basta. Perché i bambini sciamano e corrono, toccano e sporcano. Soprattutto, sono sempre in azione. Un’azione che non possono ancora verbalizzare come piacerebbe ai Grandi, che vorrebbero poter parlare tranquillamente tra loro e con loro. Come se fossero adulti con faccini bambini.  Marco e Anna non vedevano l’ora di annunciare la lieta novella, dire agli amici che anche loro, come era già accaduto a diversi del gruppo, ci erano riusciti: tra qualche mese sarebbero diventati genitori. Dunque, hanno pensato di organizzare una cena, certi che tutti sarebbero accorsi per gioire insieme a loro. Invece, un amico si scusa e all’ultimo dà buca, un altro chiede: ma...

Claustrofilia / Genitori a scuola

“Il mondo esiste solo grazie al respiro dei bambini nelle scuole,” dice una massima ebraica, in cui l’immagine chiave è nelle scuole, cioè nel sociale del bambino. Questa massima è contenuta nella raccolta di leggi ebraiche Yoreh Deah (245:5) ed è scritta da Rabbi Jacob Ben Asher. Il respiro del bambino sono le sue scoperte, invenzioni, acquisizioni: cose di cui i genitori vanno fieri, pur non essendo sempre disposti a considerare che non è per i genitori che lui “respira”. Il respiro del bambino è per il mondo. Ci immaginiamo di doverlo proteggere dal mondo, mentre lui sta già imparando quel mondo che lui – non noi – abiterà, quello che lui – non noi – dovrà modificare anche con la sua sola presenza. Mentre noi quel mondo che temiamo per lui – ma che non temevamo affatto per noi – lo vorremmo dimenticare, tenere fuori dalla porta.    Non è solo a causa del degrado del suo funzionamento che oggi la famiglia non riconosce piú la scuola come altra agenzia educativa: la realtà piú segreta è che la sente come competitiva, come uno sgradito limite al familiare. I genitori sembrano non amare il relazionarsi con un contesto che non sia una copia fedele dei propri valori interni...

13 settembre 1916 - 13 settembre 2016 / Roald Dahl. Crudele come i bambini

Questa estate compirebbe un secolo Roald Dahl. Nato nel 1916 in Galles da genitori norvegesi e morto nel '90 negli Usa, l’autore di ariose fiabe moderne come Matilde, Il GGG, Le streghe e La fabbrica di cioccolato è probabilmente lo scrittore novecentesco più amato dai bambini. Meno conosciute sono invece le sue short stories, in cui i motivi del sadismo e della parabola magico-tecnologica s’impongono senza diluizioni né risarcimenti fiabeschi. Eppure tra i rari libri che si potrebbero consigliare a chiunque, scommettendo che chiunque (diciamo: Arbasino o la sua proverbiale concittadina di Voghera) potrebbe divorarli con la stessa passione, al primo posto metterei proprio il volume di Tutti i racconti pubblicato nel 2009 da Longanesi. Sono racconti quasi sempre imprevisti: il finale cala sul lettore affilato e implacabile come una ghigliottina, e lo lascia in balia di una realtà agghiacciante di cui l'ultima parola, simile a un ghigno malvagio, suggerisce appena i prolegòmeni.    Parlavo di scommesse. È un tema che torna continuamente in questo Dahl. Si scommette per curiosità, per gioco, per gusto dell’iperbole. Ma subito ci si accorge che tra una boutade e la sua...

Che cos’è un maestro? / Giuliano Scabia. I bambini unici maestri

  In questa intervista dubita, nega, diffida che ci siano maestri. Lo leggerete. Ma Giuliano Scabia per molti lo è stato, un maestro, segreto o dichiarato, guida per percorsi nel corpo, nel teatro, nella poesia, nei testi, nella vita che germoglia, che erompe, nelle storie, negli intrecci di cose di fatti di vite nelle strade, nei luoghi degli scontri e nei posti più silenti, più segreti. È stato uno degli inventori del Nuovo Teatro in anni lontani, già avvolti nella leggenda e nelle dispute dell’accademia. Ha collaborato con Nono, con Carlo Quartucci e con i suoi attori (c’erano, tra gli altri, Leo de Berardinis e Claudio Remondi), scrivendo sulla scena un testo come Zip. Ha rovesciato il Piccolo Teatro con i segni, sessantottini, di un’avanguardia che voleva rifare le arti e il mondo. Poi ha inventato il teatro a partecipazione. Ha incontrato i “matti”, le favole, gli studenti, i montanari dell’alto Appennino reggiano, e la sua vena da ideologico-sperimentale è diventata narrativa, conversativa, interrogativa. Ha fatto un teatro che non era affermazione ma domanda, rottura continua di confini. Per trent’anni ha insegnato all’università, al Dams di Bologna, mandando ogni...

Al via Bologna Children's Book Fair: cosa leggeranno i bambini? / La vita sconosciuta dei bambini e dei loro libri

Il 4 aprile apre i battenti la Bologna Children's Book Fair, ovvero la più importante fiera del mondo dedicata all'editoria per ragazzi (se non sapete cos'è e vi interessa, potete scoprirlo in sintesi in un articolo che ho scritto per l'Indice dei libri del mese, numero di aprile). Varcando i suoi affollatissimi cancelli, potrete avere accesso in una giornata a tutto quello che esiste sul pianeta in termini di letteratura e libri per bambini e ragazzi: narrativa, divulgazione, albi illustrati, app, libri digitali, libri gioco, pop up, fumetti, animazioni e quant'altro.      A ben vedere, la fiera di Bologna è l'unico evento del mondo editoriale italiano realmente internazionale. Se infatti anche al Salone del Libro di Torino e a Più libri più liberi, a Roma, si contano presenze straniere, il loro ruolo e peso sono marginali in un contesto che rimane prevalentemente italiano.In 53 anni, la Bologna Children's Book Fair è riuscita a ottenere un rilievo e un grado di internazionalizzazione pari a quelli di Francoforte, che pure ha 500 anni di vita. Come ha fatto? Si tratta di un lavoro lungo e complesso, che ha dato vita a una di quelle eccellenze...