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bellezza

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Marca e consumatori / Pubblicità

Le società contemporanee sono invase da un’enorme quantità di messaggi pubblicitari in tutti i loro principali spazi. Negli Stati Uniti, è stato calcolato che le persone passano mediamente circa tre anni del loro tempo di vita a guardare degli spot sugli schermi televisivi. Eppure, di solito non ci si preoccupa di porre dei limiti alla costante crescita di tali messaggi, sebbene oggi siamo in grado di conoscere piuttosto bene gli effetti sociali che questi producono.  Le conoscenze disponibili sul funzionamento della pubblicità portano a ritenere che quest’ultima operi, più che determinando direttamente dei comportamenti d’acquisto, stimolando la nascita di una disposizione d’animo favorevole, che potrà successivamente tradursi nell’atto d’acquisto desiderato da parte delle imprese. Per ottenere questo risultato, i pubblicitari operano soprattutto cercando di associare ai prodotti dei significati e delle immagini piacevoli. Il consumatore odierno, infatti, più che la soddisfazione di bisogni di tipo funzionale, cerca nei prodotti numerosi significati di cui pensa di avere necessità nella sua vita sociale: il successo, il prestigio, il potere, il fascino, la bellezza, ecc....

Modelle, principesse, bambine / Bellissime a scadenza

Ci sono delle storie che fanno di tutto per essere raccontate, arrivando perfino a sedersi accanto a alla voce narrante prescelta, come è accaduto a Flavia Piccinni, che, per una casualità fortuita, si è trovata ad assistere a un concorso di bellezza per bambine, grazie a cui ha deciso di intraprendere una serie di ricerche sul campo che l’hanno portata alla stesura di Bellissime, libro edito da Fandango e pubblicato a giugno 2017.   Piccinni prende per mano il lettore e lo guida nell’universo della moda bambino, un mondo presente e codificato, “fatto di piastre per capelli, piccoli tacchi, vestiti luminosi, rossetti”, dove qualsiasi elemento compreso al suo interno significa solo in relazione alla bellezza, opposta con vigore alla sua totale assenza, da considerare come un grado zero per cui non è previsto l'intervento della storia, della società, della cultura. delle ideologie. Insomma o c’è la bellezza o il nulla assoluto, non sono previste vie di mezzo. Date queste premesse, il sistema della moda infantile si configura come un insieme di rappresentazioni collettive che trasformano le velleità famigliari in un universale culturale, un canone che irregimenta l’immagine del...

I died for Beauty / La bellezza è una domanda

Quando Josif Brodskij, in occasione del conferimento del premio Nobel per la poesia e la letteratura, sostenne che uno dei principali problemi del nostro tempo è la volgarità, e che solo la bellezza avrebbe potuto salvarci, non avevamo forse compreso fino in fondo quanto fosse nel giusto. Ma si sa, è dei poeti vivere al di sopra delle proprie possibilità, come diceva sempre Luigi Pagliarani. Brodskij poi aggiunse che l’estetica è la madre dell’etica, perché la contiene, completando una diagnosi e un progetto per cambiare la nostra vita. Non l’abbiamo ascoltato. La volgarità, e non la bruttezza, si propone nel nostro tempo come il contrario della bellezza; così come l’indifferenza, e non l’odio, è il contrario dell’amore. Se il bello è passione e distacco; se è perfino un certo livello di disinteresse che separa il bello da altre forme di passione, anche il brutto è passione e richiede di essere capito e giustificato, come ha sostenuto Umberto Eco in un testo sul brutto, ora contenuto in Sulle spalle dei giganti, La nave di Teseo, Milano 2017. Ci rendiamo subito conto che siamo sulla soglia di noi stessi, al margine generativo del possibile, dove si profilano le condizioni per...

Un verso, la poesia su doppiozero / Una cosa bella è una gioia per sempre

Ci sono alcuni versi, in tutte le lingue, che sembrano vivere di luce propria. E sembrano compendiare nel loro breve respiro la vita del prisma cui appartengono: frammenti che raccolgono e custodiscono nel loro scrigno, integro, il suonosenso della poesia dalla quale provengono. Con un solo verso un poeta può mostrare il doppio nodo che lo lega al proprio tempo e al tempo che non c’è, all’accadere e all’impossibile. In un verso, in un solo verso, un poeta può rivelare il suo sguardo, in grado di rivolgersi all’enigma che è il proprio cielo interiore e al movimento delle costellazioni, alla lingua del sentire e del patire di cui diceva Leopardi e all’alfabeto degli astri di cui diceva Mallarmé. Un verso, un solo verso, può essere il cristallo in cui si specchiano gli altri versi che compongono un testo. Per questo da un verso, da un solo verso, possiamo muovere all’ascolto dell’intera poesia.   Il verso apre il poema di John Keats Endymion: “The thing of beauty is a joy for ever”. La bellezza e la gioia. Keats unisce in un solo verso la forma del visibile cui diamo il nome di bellezza e quel sentimento fortemente corporeo e insieme profondamente spirituale che è la gioia. Per...

Ascona Arte e Perturbante / Il perturbante e la bellezza

Nel 1919, all'indomani della prima guerra mondiale che fu occasione di grandissima paura reale e concreta, Sigmund Freud scrisse un saggio dal titolo Das Unheimliche (Il perturbante, in Sigmund Freud, Opere, a cura di Cesare Musatti, trad. it. modificata di Silvano Daniele,Torino, Bollati Boringhieri, vol. 9, 1977, pp. 77-114) che molti conoscono, qualcuno no. In quel testo Freud elencava otto cause di paura irrazionale presenti nel campo estetico, osservando anche che fino a quel momento poco l'estetica si era curata di tali sentimenti «repellenti e penosi», preferendo occuparsi del bello, del sublime e dell'attraente.    Nel saggio del 1919 Freud esponeva otto cause di ciò che intendeva con l'aggettivo unheimlich: unheimlich è ciò che causa la paura irrazionale, non scatenata da minaccia reale, come di catastrofe naturale, per  esempio; una paura senza oggetto, che si sottrae alla ragione. Le otto cause sono:   1) oggetti inanimati scambiati erroneamente per animati (bambole, oggetti di cera, pupazzi, automi, membra isolate) = quando qualcosa che non sia vivente si rivela troppo simile a ciò che è vivo; 2) oggetti animati che si comportano come se...

Con gli occhi della mente / Bellezza e bruttezza nella fiaba

Nei tempi antichi, quando desiderare serviva ancora a qualcosa, c’era un re, le cui figlie erano tutte belle, ma la più giovane era così bella che perfino il sole, che pure ha visto tante cose, sempre si meravigliava, quando le brillava in volto. Vicino al castello del re c’era un gran bosco tenebroso e nel bosco, sotto un vecchio tiglio, c’era una fontana. Nelle ore più calde del giorno, la principessina andava nel bosco e sedeva sul ciglio della fresca sorgente. E quando si annoiava, prendeva una palla d’oro, la buttava in alto e la ripigliava; e questo era il suo gioco preferito. Ora avvenne un giorno che la palla d’oro della principessa non ricadde nella manina ch’essa tendeva in alto, ma cadde a terra e rotolò proprio nell’acqua. La principessa la seguì con lo sguardo, ma la palla sparì, e la sorgente era profonda, profonda a perdita d’occhio. Allora la principessa cominciò a piangere, e pianse sempre più forte, e non si poteva proprio consolare. E mentre così piangeva, qualcuno le gridò: “Che hai, principessa? Tu piangi da far pietà ai sassi.” Lei si guardò intorno, per vedere donde venisse la voce, e vide un ranocchio, che sporgeva dall’acqua la grossa testa deforme.“Ah,...

L'arte non è una faccenda di persone per bene / Lea Vergine. Gambe, fumo e bellezza

Nella quarta di copertina del libro di Lea Vergine, L’arte non è faccenda di persone per bene (Rizzoli) c’è una foto scattata da Francesca Giacomelli. Lea è seduta su una pietra scolpita, guarda avanti, quasi nel vuoto; è vestita in modo elegante, indossa un cappellino e tiene con la mano destra un bastone; lo allontana da sé, come ad asserire qualcosa di scontroso: lo uso ma lo patisco. Il bastone è un segno della vecchiaia. C’è anche una borsa appoggiata sulle sue gambe. Le gambe, ecco. Non so se questo è il punctum, come lo intendeva Roland Barthes, di certo è la prima cosa che si vede. Sono le gambe di una ragazza, quella ragazza che Lea è sempre stata ed è rimasta, e che questa conversazione con Chiara Gatti mostra in modo evidente. Le gambe e poi i piedi infilati nelle scarpe che sembrano così lunghe.     Le gambe sono state per Lea Vergine un rovello, o almeno un segno distintivo. Nel 1960 invitata a tenere una conferenza all’Accademia di Belle Arti di Napoli si siede dietro a un tavolo aperto. Le si vedono le gambe. Devono essere belle perché il giorno dopo su “L’Unità” esce un pezzo in cui l’articolista spiega che la sala era piena di pubblico: la gente era...

24 novembre 2016. Roma | MAXXI / Intervista a Letizia Battaglia. Fotografia e vita

Da tempo avevo deciso che volevo conoscere Letizia Battaglia, ma non trovavo il coraggio di scriverle. Mi è sempre sembrato uno di quegli appuntamenti che si rimandano per mantenere viva la speranza che non finisca tutto nel preciso istante dell’incontro. Tuttavia qualcosa mi diceva che non potevo farle un’intervista senza prima aver visto la sua città. Così sono stata a Palermo alcuni giorni, insieme a mia sorella. Ho cercato di carpire i segreti del luogo, di entrare in sintonia con ciò che mi circondava: i rumori delle strade, gli odori, i mercati, le periferie, i luoghi dei morti fotografati da Letizia. È strana Palermo. Ti avvolge in una morsa di contraddizioni, è insieme culla e tomba, mare e asfalto, bellezza e morte. La città lascia qualcosa di nuovo nel mio sguardo, un velo umido che resta incollato alla pelle come le voci che mi sfiorano per strada e che assorbo con il timore di perdere qualcosa, di non capire tutto quello che mi passa accanto. Non c’è modo di abbandonarla. E così decido: strappo i fogli con l’intervista che avevo scritto prima di partire, leggendo i libri e guardando le fotografie sui cataloghi. Non hanno più senso. Riscrivo tutte le domande di notte,...

Dialettica e storia di un'idea filosofica / La questione della bellezza

Ha ancora senso parlare di bellezza in quanto idea filosofica? O il ‘secolo breve’ e ora quello appena iniziato hanno dato a questa nobile invenzione dello spirito una definitiva sepoltura ritenendola un esercizio della memoria nostalgica più che una chiave di lettura del contemporaneo?  Si sarebbe inclini a pensare che la stessa questione della bellezza, ossia l’interrogarsi sul suo fondamento, se essa sia cioè espressione di una realtà o verità che trascende il perimetro dell’umano oppure un mero fenomeno soggetto alla decadenza, rappresenti un problema che appartiene a una stagione ormai passata della ricerca filosofica. E in particolare dell’estetica: il bello, già a partire dal circolo romantico di Jena, ha cessato di essere la categoria centrale dell’arte e, al più tardi con le avanguardie del Novecento, con la svolta modernista e l’avvento della musica dodecafonica, chi parla di bellezza e della sua rappresentazione appare più un Don Chisciotte che un esegeta del suo tempo.   Eppure il discorso pubblico, l’opinio communis, giornali e media assegnano alla bellezza una centralità evidente: di bellezza non si è mai parlato tanto come da quando entertainment e...

La sensazione della bellezza

Una sala gremita. La folla tiene lo sguardo tenacemente fisso al sipario, in pervicace attesa. “Spettatore” è colui che attende, per suo stesso ruolo, un evento, un’epifania che è promessa, che crea un’aspettativa intensa. Le luci calano lentamente, manifestazione visiva, sensorialmente percepibile, della trepidazione che attraversa la sala, dell’emozione nei riguardi di qualcosa che ancora non si è palesato, ma così misterioso e vivo è nell’aria. Annunciato da innumeri segnali, si trova ancora oltre, in una dimensione prenatale, e conserva il fascino ambiguo e perturbante di ciò che non è ancora sottoposto all’esperienza sensoriale. Si trova come in un limbo, sospeso fra ciò che non è ancora e ciò che sarà. Sei secondi intercorrono fra la luce e il buio, fra il non essere e l’essere, fra la potenza e l’atto. I sei secondi del limbo, della sospensione, dell’attesa.   Sei secondi: questo è il tempo della bellezza che è un palpito, una fugace attesa, un’improvvisa frenesia. Subito spenta. Essa appartiene all’...