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Bill Gates

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15 anni fa nasceva ipod / Bye bye Ipod

Sono passati 15 anni ma sembrano molti di più. Comincia così la gran parte dei tanti articoli che celebrano il compleanno del mitico iPod. Il più longevo fra i suoi simili fra l’altro. L’ultimo Classic è infatti uscito di produzione il 9 settembre 2014 mentre gli altri modelli – touch, shuffle e nano – sembrano destinati a sparire pian piano senza troppo rumore. A testimoniarlo è la recente scomparsa della voce iPod dalla barra dei menu del sito Apple, quella che indica i vari prodotti della casa di Cupertino per capirci: Mac, iPad, iPhone etc. Tutti ovviamente a parlare della rivoluzione che è stata l’iPod, delle previsioni infauste che ne avevano accompagnato il lancio (la più pesante, ovviamente mai verificata, da parte dell’arcinemico di Jobs, Bill Gates: non supererà il Natale), dell’impatto che ebbe la possibilità di portare ben 1000 canzoni con sé, come diceva il primo spot. “1,000 songs in your pocket”, praticamente lo slogan più banale della storia della pubblicità. L’esatto opposto del mitico “…you will see why 1984 won’t be like ‘1984’” che accompagnò il lancio del Macintosh. Tanto che viene da chiedersi cosa fosse successo dal 1984 al 2001 a quel coraggioso sognatore...

Le idee non valgono niente

Le idee non valgono niente. Letteralmente. Eppure la retorica delle buone idee prolifera: avere idee sarebbe l’unica strada possibile verso l’innovazione, e quindi per l’uscita dalla crisi sociale ed economica che non sembra volersene andare più. Capita sempre più spesso di sentire frasi come: “Mi alleno ad avere almeno una buona idea a settimana”. Tutti vogliono essere speciali, tutti vogliono avere idee speciali ed una chance di essere un genio, anche solo per 15 minuti. Questo grande quadro naif della creatività ha come figure centrali i guru-imprenditori della tecnologia: è grazie alle idee che le nuove popstar Steve Jobs, Bill Gates e Mark Zuckerberg sarebbero diventate gli artefici del mondo in cui viviamo.   Quello che sembra sfuggire a molti è il fatto che le buone idee oggi si trovano dappertutto: strabordano dai gruppi di discussione su Facebook; vengono sparate al ritmo di 140 caratteri su Twitter; vengono prodotte e rilanciate dai blog di decine di migliaia di media guru, opinionisti ed esperti. Secondo Kevin Kelly, fondatore di Wired e tra gli osservatori più autorevoli dei mondi digitali...

Gladwell, scrittore post-Apple

Malcom Gladwell ha poco meno di cinquant’anni, scrive articoli brillanti e acuti sul “New Yorker”. Nelle foto che compaiono nei suoi libri – quattro sin qui – appare come un giovane con i capelli crespi e la pelle leggermente scura; somiglia, seppur vagamente, a Michael Jackson. È figlio di una giamaicana, psicoanalista, e di un inglese, professore di matematica, e rappresenta in tutto e per tutto l’anti-Tom Wolfe, ovvero quello che è diventato il giornalismo americano di punta negli ultimi vent’anni. Gladwell ha un grandissimo talento, quello di insinuarsi nei luoghi comuni e di ribaltarli, o almeno di farli ruotare di novanta, o più, gradi. Da poco è stato tradotto in italiano il suo ultimo libro, What the Dog Saw (Avventure nella mente degli altri, Mondadori), una raccolta di suoi pezzi apparsi sul “New Yorker” tra il 2000 e il 2006, piccole e saporite indagini: perché ci sono tanti produttori di maionese mentre il ketchup della Heinz è unico e risulta insuperabile? cosa voleva davvero fare John Rock, il cattolico che ha creato la pillola anticoncezionale? come è stato...

IBM / PC

International Business Machines, ma per tutti IBM o anche Big Blue, sta al mondo dell’informatica come la Coca Cola sta a quello delle bibite gassate: è il grado zero, un punto di riferimento ineludibile, soprattutto per aver sviluppato soluzioni e tecnologie che poi sono diventate lo standard di mercato. Il suo ruolo è consistito a lungo nel mostrare dove si poteva arrivare, fino a che punto i muscoli elettronici di un elaboratore si potessero spingere. Non a caso, i suoi supercomputer sono più volte stati in vetta all’esclusiva classifica dei più potenti del mondo (attualmente il primo è cinese).   La sua storia comincia molto presto: nel 1911 la fondazione ufficiale della società, ma ampie e consistenti premesse alle tecnologie che poi sarebbero confluite in Big Blue esistevano già a partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento. A quel tempo il concetto di elaborazione automatica delle informazioni era quasi impensabile, come potrebbe esserlo oggi il teletrasporto, eppure la sua necessità era già palese, come dimostravano i problemi legati al censimento della popolazione americana che la...

Personal computer

“S-a-l-v-e p-r-o-f-e-s-s-o-r F-a-l-k-e-n”. La voce, metallica e monocorde, si diffonde nella stanza da un piccolo altoparlante dalle forme talmente retrò che oggi si potrebbe trovarlo facilmente in un negozio di design. Alla scrivania, un giovanissimo Matthew Broderick guarda preoccupato l’oggetto che ha davanti e comincia a digitare su una tastiera. Nessun codice particolare, solo parole del linguaggio comune con cui il piccolo genio dell’informatica dialoga con il potente mainframe del Pentagono, cercando di dissuaderlo dal proseguire un “gioco” cominciato qualche sera prima che risponde all’inquietante nome di “Guerra termonucleare globale”. Il punto è che il computer, da brava macchina, ha preso molto seriamente la cosa, portando effettivamente il mondo sulla soglia di un vero conflitto. È il 1983, e la scena che abbiamo descritto è una di quelle del film WarGames. Se abbiamo deciso di aprire questo articolo evocandola, non è perché negli anni Ottanta prospettare che un computer intervenisse sulla realtà, pilotasse dei missili o si connettesse a un altro calcolatore fosse...