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Brexit

(7 risultati)

'Io' senza 'noi' / La politica dell’identità

Migliaia di catalani sfidano il governo spagnolo per affermare il proprio diritto all’indipendenza. Pochi giorni dopo migliaia di cittadini lombardi e veneti chiedono maggiore autonomia da Roma in un referendum consultivo, seguiti nel giro di qualche settimana dai cittadini della Corsica. I diritti dei migranti (e quelli, simmetrici, dei nativi) tengono banco nelle campagne elettorali europee e americane. In Italia il progetto di legge sul cosiddetto Ius Soli monopolizza il dibattito fra i partiti di sinistra, in vista delle elezioni che si terranno in primavera.   A poco più di un anno dal referendum che ha innescato la Brexit, dopo una campagna presidenziale dominata dallo slogan ‘America first’, non c’è dubbio che identità e diritti siano entrati di forza nel discorso politico contemporaneo. Gli effetti sono dirompenti: la ‘politica dell’identità’ scompagina destra e sinistra – intesi come schieramenti, ma anche come categorie concettuali che hanno orientato la politica occidentale nel corso dell’ultimo secolo. Il Partito Repubblicano negli Stati Uniti è uscito lacerato dalle elezioni presidenziali, mentre Cameron in Gran Bretagna ha dovuto rassegnare le dimissioni dopo...

Una conversazione con Donald Sassoon / Brexit. Buona fortuna, Europa

Pubblichiamo un estratto da un’intervista di Paolo Gervasi allo storico Donald Sassoon. La versione integrale del dialogo apre il libro di Sassoon Brexit. Buona fortuna, Europa, da pochi giorni in libreria per Luca Sossella Editore. Il libro è tra i primi di una nuova collana dell'editore Sossella, Collassi, diretta da Luca Massidda e Mario Pireddu, dedicata all'analisi delle emergenze contemporanee. Ogni uscita affronterà un "collasso" del presente e sarà disponibile in triplice formato: cartaceo, digitale e audio.    Lo smottamento provocato da Brexit si inserisce in un quadro più ampio di crepe che si sono aperte non solo nella tenuta dello spazio politico europeo, ma nelle forme della democrazia così come sono state modellate in Europa e nel mondo europeizzato. Quanto sono intrecciati e interdipendenti l’involuzione europea e il logoramento dei processi democratici?    Io non sono convinto che la situazione attuale sia riconducibile a una rottura, o a un’usura, dei processi democratici. I partiti di estrema destra, i partiti xenofobi o euroscettici, che stanno avanzando un po’ dappertutto in Europa, non sono contro il processo...

Il nemico chi è? / I nostri terrori, le nostre speranze

Ogni individuo e ogni comunità si interroga di fronte alla catastrofe, reale e immaginata. Ernesto De Martino ha descritto nel secolo scorso la funzione che aveva nel Salento la magia per destorificare il negativo.  I riti magici, le fatture, servivano ad astrarre da quello che si presentava come privato, ostile, presente, e costruire un orizzonte metastorico. Non è a me che capita questa disgrazia, ma a noi, e non è la prima volta. Il lutto, l’amore, la malattia che mi rendono così solo, appartengono a un ordine che si presenta a me, ma in realtà fa parte della trama del mondo. Un mondo più grande dell’io, che smargini i contorni di quel che sono io in quel che siamo noi, perché fin dalla nascita conosciamo i limiti della vita, come ci ricorda in ogni suo verso Giacomo Leopardi. Sappiamo che moriremo fin dalla nascita e che morire si ripresenta ogni giorno, che possiamo leggere infinitamente e in ogni cosa l’angosciante certezza che questi istanti che passano sono sottratti al tempo complessivo del nostro essere al mondo.   L’io, se è solo questo, non fa altro che andare a morire ed è quindi nella sua verità quando sente l’insostenibile sfida di pensare un mondo che lo...

Il risveglio della furia nazionalistica in Europa / Brexit. Disgregare il Regno Unito

Il Regno Unito, che un anno fa si presentava come una delle società più attraenti del mondo, ricca, creativa e democratica, con una capitale dove affluivano esseri umani da tutto il pianeta, è stato travolto in meno di un anno da dinamiche disgregative che lo allontanano rapidamente dall’Europa e rischiano di frammentarlo nelle diverse nazioni che lo costituiscono. All’inizio il referendum Brexit era apparso una manovrina astuta, strategica del Primo ministro Cameron per far fuori la propria destra. Aveva in mente calcoli elettorali; i conservatori avevano imprevedibilmente vinto le ultime elezioni e cercavano di difendersi dalla minaccia che aveva rischiato di dividerli, quella dello UKIP (United Kingdom Independence Party). Per evitare che il partito corresse nuovamente il rischio di una emorragia a destra, Cameron aveva quindi promesso il referendum sull’Europa.  Il partito UKIP aveva preso nelle politiche una buona proporzione di voti, ma penalizzato da un sistema piuttosto arcaico di conteggi elettorali si ritrovava con un unico deputato, Douglas Carswell, che ha appena lasciato l’UKIP.    L’unico scopo dello UKIP era Brexit: senza ideologia e di estrema...

Jeremy Corbyn ha perso la sua ragion d’essere / Il Labour in crisi e il suo leader

  Fu difficile non entusiasmarsi quando l’uomo dei fagioli in scatola, l’uomo da un occhio un po’ pigro fu eletto leader dei laburisti. Per chi lo aveva sempre sostenuto, soprattutto l’area di sinistra che aveva passato anni a fare volantinaggio con lui e per lui, Jeremy Corbyn rappresentava un modo di far politica davvero autentico e bonario. Forse non emanava freschezza come il suo predecessore, il giovane Ed Milliband – che pure era uscito bastonato dalle ultime elezioni generali – ma Corbyn, classe 1949, veniva da decenni di lotte di piazza e militanza di base; il suo sguardo quello di chi ne aveva viste tante; la barba e l’aspetto generale, un po’ trascurati, quelli di chi aveva ben altre gatte da pelare. Eppure quella novità era linfa vitale per un partito ormai dato per disperso, che sembrava aver smarrito le radici da quando si era fatto soggiogare dall’ottimismo di Tony Blair e dai suoi incompetenti successori.    Di là, il fascino smidollato del premier Tory, David Cameron, sempre attento nelle sue omelie a compiacere da un lato l’algida lobby neoconservatrice, dall’altro il blando sottopancia della Middle England. Di qua, un signore non molto azzimato...

Maestro del guardare e maestro di legami / Vedere Hockney nella Londra di Brexit

Nessuno è più iconico di David Hockney sulla scena artistica britannica di oggi: «Most of all I want to be | In David Hockney’s diaries» ('la cosa che desidero di più è comparire nei diari di David Hockney'), cantava Dan Tracey, la voce del gruppo acid rock Television Personalities, già nel 1982 (David Hockney’s Diaries). Trent’anni dopo, sempre sulla scena indie pop, trascorrere un pomeriggio con David Hockney (Afternoons with David Hockney) era il sogno dei Miniature Tigers, cui Charlie Brand dava la voce per un improbabile appello: «David, go on, you know I'm listenin'. Tell me what's in your heart | David, sometimes you try my patience » ('su, David, lo sai che sono tutt’orecchie: dimmi cos’hai nel cuore, David, a volte metti a dura prova la mia pazienza'). Essere un’icona pop non sembra che lo metta a disagio, se Hockney riesce a tornare in mostra a intervalli regolari nei luoghi più prestigiosi della scena artistica londinese: David Hockney: A Bigger Picture lo consacrava alla Royal Academy all’inizio del 2012, sette mesi dopo apriva alla Tate Modern A Bigger Splash: Painting After Performance, con titolo preso dalla sua tela forse più famosa, e ora la Tate Britain gli...

Destino e carattere / Generazione senza eroi

Sono tempi “amletici” quelli che stiamo vivendo: “out of joints” – “usciti fuori dai cardini” – su molti fronti, ma soprattutto su quello della politica. Con il Brexit, ora – evento da “fine del mondo” demartiniana per l’Europa. E prima ancora, qui in Italia, con la fantasmagorica tornata delle amministrative: i risultati, certo, in alcuni casi sorprendenti. Ma anche le settimane precedenti, in cui Matteo Renzi aveva provato a sovrapporre la sua personale crociata per il SI al Referendum costituzionale d’autunno alla campagna per i “suoi” sindaci alle amministrative, prima di accorgersi dell’errore commesso e farsi prudentemente (e inutilmente) da parte. Soprattutto quelle, erano state per me settimane di sofferenze, e anche di delusioni, di fronte alle giravolte, ai voltafaccia, ai sorprendenti mutamenti di campo, in biografie che ci si poteva aspettare proiettate in tutt’altra direzione, a cominciare dalla desolante intervista di Roberto Benigni, passato repentinamente dall’apologia della “Costituzione più bella del mondo” alla sua possibile rottamabilità un tanto al chilo. O dalle esternazioni assai poco filosofiche ma molto ciniche – miseria del realismo politico – di Massimo...