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Carl Andre

(9 risultati)

Cosa resta di Caravan? / Michael Asher e i ladri di roulotte

Una roulotte sospetta   Estate 1977, una roulotte parcheggiata in una strada di Münster davanti al Landesmuseum. Si tratta di una Hymer-Eriba Familia modello BS di quattro metri con le tende tirate, la porta chiusa e senza traino. Niente di memorabile.  Estate 1987, la stessa roulotte ricompare nelle strade di Münster, nello stesso punto. Qualcuno ricorderà vagamente la coincidenza, qualcun altro noterà che, malgrado nessuno viva al suo interno, la roulotte non sembra abbandonata. Infatti a intervalli regolari, ogni lunedì, giorno di chiusura dello Skulptur Projekte, spunta fuori in un angolo diverso della città. Estate 1997, la coincidenza si ripete, così come nell’estate 2007. A quel punto tutti conoscono Caravan, il progetto dell’artista losangelino Michael Asher, l’unico ad aver partecipato a tutte le edizioni dello Skulptur Projekte, e questo sebbene non vi fosse alcuna indicazione che quella roulotte fosse una scultura.   Michael Asher è scomparso nel 2012 e l’ultima edizione della mostra gli ha reso omaggio con un prezioso focus installato sul mezzanino del LWL-Museum für Kunst und Kultur (Double Check), che ripercorre la sua collaborazione quarantennale con...

Avrei preferenza di sì / Hanne Darboven

A casa con le capre   Più che un flâneur o, meglio, una flâneuse, l’artista tedesca Hanne Darboven (1941-2009) è stata réceptrice (Jennifer Krasinski, “The Village Voice”, 31 gennaio 2017). Nata in una famiglia borghese di Monaco, di formazione pianista prima di seguire la vocazione artistica, il padre riforniva le forze armate tedesche della sua propria marca di caffè. Nelle vene della Wehrmacht scorreva caffeina Darboven. A metà degli anni sessanta passa due anni a New York dove frequenta anime affini che ibridano post-minimalismo e arte concettuale quali Sol LeWitt, Joseph Kosuth, Carl Andre, Mel Bochner, Lawrence Weiner, e ancora i critici-curatori Lucy Lippard e Seth Siegelaub, i galleristi Leo Castelli e Konrad Fischer. Vi resta finché scompare il padre, a cui la figlia finirà per somigliare in modo perturbante in tarda età, arrivando a indossare le sue camicie su misura e a tagliarsi i capelli così corti da ricordare a qualcuno quelli dei deportati nei campi di concentramento. Abbandonata l’America, torna nella casa di famiglia ad Am Burgberg, nei dintorni di Amburgo, la città rasa al suolo nel 1943 dopo otto giorni di bombardamenti.   Darboven con Mickey, ph...

Tabulare. Scultura e scrittura in Carl Andre

If we fix the typing machine we also fix the life   David Cronenberg, Naked Lunch, 1991   I Le parole come le cose Language to Be Looked At and/or Things to Be Read. Linguaggio da vedere, cose da leggere: con questo chiasmo tra parola e immagine la Dwan Gallery di Los Angeles inaugurava una mostra collettiva nell’estate 1967. Nel testo di presentazione, breve ma concettualmente denso, non vi era alcun riferimento alle opere d’arte. Chiaro tuttavia il messaggio: il linguaggio non è qualcosa che si scrive ma qualcosa che si costruisce – e si costruisce in senso letterale e affatto metaforico. Le parole sono il materiale dell’architettura linguistica, da assemblare come mattoncini della Lego. Il testo portava la firma di Eton Corrasable, uno pseudonimo dietro il quale si nascondeva l’artista Robert Smithson, una delle menti più acuminate degli anni sessanta (dalla traduzione dei suoi scritti avremmo tutti da guadagnare).   Nel mezzo degli anni sessanta Smithson riflette sull’analogia tra scrittura e scultura, sul loro rispettivo processo di costituzione. La scrittura è paragonata a una stratificazione...

When attitudes Become Form: reloaded

Frutto di un’intuizione folgorante e definitiva o di un lungo e penoso lavoro di cesellatura - il meno è (e?) il più - il titolo di una mostra è sempre un viatico e una promessa, a volte persino una proposta di pensiero. Harald Szeemann ne era ben consapevole e non è certo un caso se tra i tanti documenti, gli appunti, le interviste, gli schizzi e le frammentate memorie raccolte con sistematica cura nel suo archivio, inesauribile giacimento di ossessioni e visioni da poco traslocato con tutti gli onori mediatici dai boschi della Svizzera alle stanze tecnologiche del Getty Research Institute di Los Angeles, più volte si fa riferimento al processo che ha condotto alla scelta dei titoli delle sue esposizioni (delle sue opere, come pure è stato, non senza polemica, detto). E questo vale anche per la mitica mostra che nella primavera del 1969 non si limitò a turbare i placidi ritmi della piccola Berna, attivando una vivacissima catena di reazioni e persino repressioni – ad andarci peggio, ed è fatto significativo, fu Daniel Buren, artista non invitato, fermato dalla polizia per aver affisso senza autorizzazione, ma...

Franco Toselli, gallerista re

Franco Toselli dal 1967 organizza mostre d’arte nella sua galleria a Milano, attraverso la quale sono passati i nomi più importanti dell’intero panorama dell’arte contemporanea. Solo per aver lavorato con gli artisti più rappresentativi della storia dell’arte recente, aver organizzato mostre memorabili e prodotto libri d’artista leggendari, Franco Toselli già merita di sedersi tra le prima fila nell’olimpo dei galleristi. La sua avventura nell’arte dura da 45 anni. È iniziata con Gio Ponti passando per l’arte concettuale (Vincenzo Agnetti, Michael Asher, John Baldessari, Mel Bochner, Gino De Dominicis, Jan Dibbets, Joseph Kosuth, Sol LeWitt, On Kawara, Lawrence Weiner), l’arte povera (Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Piero Gilardi, Mario e Marisa Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Emilio Prini, Gilberto Zorio), la “transavanguardia” (Francesco Clemente, Nicola De Maria, Mimmo Paladino), artisti come Daniel Buren, Giuseppe Chiari, Dan Graham, Joan Jonas, Jan Knap, Gordon Matta Clark, Luigi Ontani, Charlemagne Palestine, Gianni Piacentino, Salvo, Richard Serra,...

Art Basel 43. Diario

Non sono certo di poterla metter giù con tanta sbrigativa chiarezza, ma gli artisti che colpiscono di più, in quest’edizione 2012 sottotono (ma non troppo) di Art Basel, sono quelli che lavorano sull’Inatteso: e con ciò intendo anche il rifiutato, l’eroso e l’obliato, il sottaciuto, l’eccedente, l’inappariscente e il profetico.   Gli sciami di pipistrelli di Jeremy Deller escono dalla caverne texane di Frio e Bracken con violenza catartica e rivelatoria. La registrazione dei suoni ad alta frequenza che gli animali emettono per orientarsi in volo ci introduce a mondi di cui non sospettavamo l’esistenza. Walid Raad insegue il punto esatto di colore del cielo di New York la mattina dell’11 settembre 2011: sopraffatta dagli eventi, la memoria dell’artista sembra avere rimosso questa informazione. Runa Islam crea un breve film da un’unica immagine in bianco e nero ritrovata tra le collezioni dello Smithsonian Institute. Teheran, inizi del ventesimo secolo. Non conosciamo le circostanze storiche e sociali a cui l’immagine si riferisce. Non conosciamo l’autore della fotografia n...

Tannhaüser, pittore modernista

Esco dall’Opéra Bastille di Parigi dopo aver visto e sentito il Tannhäuser di Richard Wagner con la regia di Robert Carsen, una ripresa della rappresentazione del 2007, interrotta allora da una serie di scioperi del personale tecnico. Per alcuni giorni i motivi wagneriani interferiscono con i miei pensieri finché, abbassatasi la marea emotiva, resta a galla una domanda assai meno seducente, una domanda sul destino del modernismo. Provo a riformularla così: se dovessi individuare un emblema del modernismo nel campo delle arti visive, non esiterei un attimo a indicare il quadro da cavalletto. Se dovessi però specificare l’arco storico in cui s’inscrive questo emblema, non avrei altro che risposte balbettanti quando non contraddittorie.     La crisi della pittura da cavalletto   Da una parte, il quadro da cavalletto entra in crisi sin dalla costituzione stessa del modernismo, come testimonia il titolo di un testo conciso e cruciale del critico americano Clement Greenberg, La crisi della pittura da cavalletto (1948). Dall’altra parte, non solo la pittura da cavalletto sopravvive al postmodernismo ma,...

The Space Between. Gordon Matta-Clark e le Twin Towers

Una foto in bianco e nero, di piccolo formato (25,4 x 20,3 cm), stampata in venti copie, intitolata Anarchitecture: The Space Between o anche Untitled (Anarchitecture). La foto è anonima, ma non vi è alcun bisogno di didascalie: si tratta delle Twin Towers prima dell’11 settembre 2001. La foto risale al 1974 – appena un anno dopo l’inaugurazione del World Trade Center – quando viene esposta a 112 Green Street, uno spazio alternativo di SoHo, in occasione della mostra inaugurale del gruppo Anarchitecture. In opposizione alla politica autorale delle grandi opere architettoniche che ridisegnavano all’epoca l’orizzonte di Manhattan, come il World Trade Center di Minoru Yamasaki, Anarchitecture promuoveva l’anonimato della fotografia. Sappiamo pertanto che dietro all’obiettivo vi era l’animatore delle loro pratiche artistiche sperimentali e non strutturate, ovvero Gordon Matta-Clark.   Guardare oggi questa foto vuol dire leggerla attraverso l’11 settembre – impossibile resistere al richiamo dell’azione differita o dell’après-coup. Questo cortocircuito tra passato e presente rende...

Art Basel 42 (e dintorni)

Come raccontare una fiera? La domanda torna frequentemente nei giorni di Art Basel. Gli analisti del mercato dell’arte incalzano con domande sull’andamento delle vendite e si sforzano di prevedere l’ascesa meteorica delle quotazioni di giovani stelle come Fujiwara o Kassay. Ma questo non è il mio punto di vista. Come evitare un’arida lista di nomi? Non pochi, tra quanti attendono indicazioni di indirizzo o mutamenti di scena, quest’anno si dichiarano delusi: scelte prudenti e prevedibili, orientate a artisti di solida reputazione e certo mercato.   Se scorriamo i nomi degli artisti presentati a Art Unlimited, ci imbattiamo in effetti in una processione di ritornanti: ha senso qualificarsi attraverso l’ennesima versione (in acciaio) delle sculture-pavimento di Carl Andre, igloo postumi di Mario Merz, installazioni a strisce di Buren, neon di Flavin, proiezioni luminose di Turrell, serigrafie di Rauschenberg lunghe quanto l’equatore? Sappiamo che Untitled (Sculptural Study) di Sandback, opera del 1982 e riedita oggi dalle gallerie Verna (Zurigo) e David Zwirner (New York), è acquistata da Budi Thek per l’...