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Carlo Fruttero

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Da Dylan Dog a Non è successo niente / Sei anagrammi per Tiziano Sclavi

Avanzi sciolti (anagramma di «Tiziano Sclavi»).   Il mio primo ricordo di Tiziano Sclavi è nebuloso. All'età che avevo, e negli anni in cui l'avevo, raramente si fa caso alle firme degli autori, anche se la mia inclinazione enigmistica avrà sicuramente notato già allora il cognome e la sua non comune composizione. Solo tanto tempo dopo ho saputo che Sclavi era nello staff del Corriere dei Ragazzi, testata insostituibile del passaggio da infanzia ad adolescenza per me e per molti miei coetanei. Ero alle medie inferiori e c'era il «Sottosopra», paginone bazar di battute nonsense di cui non ricordo quasi nulla di preciso se non il tono, invariabilmente, supremamente e istruttivamente demenziale. Il piacere di capire il senso del nonsenso, il nascente feticismo per la carta stampata, la condivisione delle battute con gli amici. Penso che venissero da «Sottosopra» certe cose che ripeto da più di quarant'anni, tipo: «Non siamo mica perfetti, ognuno ci abbiamo i suoi difetti».   Zio calvinista (anagramma di «Tiziano Sclavi»).   Poi si salta il liceo a piedi pari e sono all'università. Loretta, mia compagna di appartamento bolognese fuori sede, mi dice: ah, esce Dylan Dog...

L'epoca della prevalenza dello stupido

Un’occhiata alla bacheca di Facebook, una alla Timeline di Twitter, e ci si dice: la stupidità degli altri deve essere davvero lo spettacolo più affascinante del mondo. C’è chi pensa che i social network producano i propri contenuti, e se ne potrebbe discutere; ma intanto possiamo tenere per certo (è infatti vero per definizione) che li registrano, così documentando tendenze altrimenti volatili. Prima lo studio delle mitologie sociali era fatalmente basato su fonti di seconda mano e sul sentito dire delle chiacchiere al bar e delle opinioni dei tassisti. Intuizione, penetrazione e sintesi mettevano poi in risalto, sullo sfondo grigio del senso comune, i commenti dei Flaiano e dei Barthes.   Oggi su Facebook e Twitter chiunque può invece verificare, e con grande margine di probabilità induttiva, che molto spesso chi prende la parola lo fa per additare, smascherare, irridere, disprezzare, censurare, condannare, possibilmente immolare, auspicabilmente incenerire, moralmente scomunicare, indignatamente ostracizzare. Cosa? La stupidità di qualcun altro. Dalla stupidità altrui non ci distraiamo mai,...

Da Vercelli al Monferrato

Vercelli è un segreto ben conservato della provincia italiana. Equidistante da Milano e Torino (poco più di sessanta chilometri), pur a portata di mano è raro trovare qualcuno che condivida i miei entusiasmi per la cittadina del Piemonte. A rinnovarli sono le magnifiche chiese (Sant’Andrea, il Duomo e tante altre), i palazzotti della nobiltà agricola (beh certo, il riso), piazza Cavour e le vie ciottolate, insomma l’aria da città di provincia francese che circola per le strade, con la campagna che arriva alle porte della città. Negli ultimi anni le mostre all’ARCA (una chiesa sconsacrata al cui interno è stata ricavata una ben riuscita area espositiva) che espongono pezzi della collezione di Peggy Guggenheim, sono una buona scusa per abbandonare la metropoli. Quest’anno Mondrian, Mirò, Calder (sembra un tris di primi offerti a un banchetto matrimoniale), possono più che altro testimoniare che il Novecento è talmente storicizzato che si vedono queste mostre come, fino a qualche anno fa, avremmo visto i fondi oro o la scuola ferrarese. Poi in giro per la città alla ricerca di...

Uno. Doppio ritratto di Franco Lucentini

  Chi non ricorda A che punto è la notte o La donna della domenica? Non foss’altro per l’incantevole Jacqueline Bisset del film di Comencini del ’75? La “ditta” Carlo Fruttero - Franco Lucentini occupa un posto di rilievo nella storia del romanzo (non solo giallo) del secondo Novecento. Ma i lettori più avvertiti non ignorano che Lucentini è stato anche narratore in proprio: i racconti La porta (1947), I compagni sconosciuti (1951) e Notizie dagli scavi (1964) formano un trittico che non è eccessivo definire magistrale. Domenico Scarpa, critico di vaglia nonché scrupoloso e rabdomantico curatore di testi, dedica ora a Lucentini un piccolo, prezioso libro, che gioca sull’identità una e bina dell’autore: Uno. Doppio ritratto di Franco Lucentini (:duepunti, Palermo 2011, pp. 140, € 18,00). Non Lucentini come titolare al 50% del marchio F&L, ma Lucentini e basta (“uno”) presentato dapprima nella duplice veste di scrittore e traduttore, quindi con due saggi: il profilo scritto dopo la sua scomparsa (Uno) e l’approfondimento Scavi nelle “Notizie...