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Cina

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Come leggere la realtà in cui viviamo / Serge Latouche. La decrescita è felice

aprile/maggio 2017   Mi sembra opportuno cominciare facendo, come si dice, gli onori di casa a Serge Latouche. Ho un compito doppio, uno piacevole e uno scomodo. Come ospite sono felice che sia qui di fronte al pubblico attento di Palermo. Attento e numeroso, a testimonianza dell’eco che il suo pensiero riscuote anche qui, come nel resto d’Italia. La parte scomoda è che il mio compito è di fargli da contrappunto. Mi è stato chiesto di intessere con lui un contraddittorio proprio perché le nostre posizioni sono per certi versi vicine e per certi altri abbastanza distanti.    La vicinanza è dovuta al fatto che entrambi siamo convinti che da questo stato di cose, quello in cui versa il mondo nella sua corsa sfrenata verso la distruzione, bisogna assolutamente uscire. La distanza è sul modo con cui questa uscita sia operabile. Ed è legata ai diversi ambiti del nostro orizzonte di ricerca. Serge Latouche è il più efficace propugnatore dell’idea di decrescita e se lo può permettere proprio perché le sue competenze nascono all’interno di quella stessa disciplina economica che egli così validamente critica. Credo che però ridurre il pensiero di Serge a una prospettiva...

Fantascienza sino-giapponese in Italia / FantAsia

La fantascienza sino-giapponese è un oceano vasto, ricco di mari, insenature, profondità lontane dalla costa. Chi non sa nuotare, chi non conosce le lingue in cui è scritta, vede affiorare sopra il pelo dell'acqua creature mitiche e meravigliose, consapevole che sotto la superficie si cela un intero mondo di testi da esplorare. I rari curatori editoriali e traduttori che offrono versioni italiane sono esploratori generosi, che mettono a disposizione di noi lettori della Penisola i loro vascelli e batiscafi, accompagnandoci alla scoperta di rotte altrimenti inaccessibili. Negli ultimi decenni le traduzioni di fantascienza giapponese e cinese in Italia hanno rappresentato rare e benvenute eccezioni entro uno spazio editoriale dominato dalle traduzioni di autori anglo-americani. In un mercato librario (non solo fantascientifico e non solo italiano) largamente dominato dall'inglese come lingua fonte (si vedano le statistiche dell'Unesco index translatiorum), la scarsità di traduzioni di fantascienza dall'estremo oriente si può ricondurre a una molteplicità di concause specifiche, dagli orizzonti d'attesa che gli editori principali sono ormai abituati a immaginare presso i loro lettori...

Come si può fare letteratura dopo piazza Tian’an men / Zhu Wen lascia

Zhu Wen: stralci da un’intervista. Parole sue in viva voce, in quell’inglese approssimativo. Traducendole in italiano fatico a riprodurre un’intonazione, la cantilena personale. Vengono frasi un po’ afone: ma tant’è. Casa sua è Nanchino, la sua giovinezza nella seconda metà dei dorati anni ottanta promessa di riforme, di maggiore libertà, di vento nuovo. Finita e archiviata la Rivoluzione Culturale, riabilitate molte tra le vittime.  Niente studi letterari: la famiglia gli impone la facoltà di ingegneria per irreggimentarlo. Fin da bambino, dice, “ero pieno di talento e quindi considerato una testa calda: attenti, dicevano gli insegnanti ai miei genitori. Sa pensare con la sua testa”. Sa usare le parole, sa esprimersi, è il migliore quando scrive articoli per il giornale della scuola. Me lo racconta Zhu Wen, tutto questo: è la sua versione. Si è seduto tranquillo, abbandonato sullo schienale. Nessun nervosismo, nessuna urgenza di sottolineare passaggi importanti. Racconta, e chissà quante volte già gli hanno chiesto di raccontare se stesso. Ho letto alcune interviste, oggi mi sembra – o è una mia speranza – che ripercorra le proprie tappe con più libertà, come se stesse...

Attendiamo invano dalla Cina il grande romanzo contemporaneo / Censura in Cina

Un mio vecchio libro, acquistato, tradotto, editato da una casa editrice cinese, è stato bloccato dalla censura due giorni prima di andare in stampa. Racconta la storia di duemila operai dei cantieri di Monfalcone che nel dopoguerra emigrarono in Jugoslavia. Andavano a costruire il socialismo, e la delusione fu cocente: la povertà, la dittatura, la prigione e il campo di detenzione per molti di loro. Quindici anni fa andai a intervistare i reduci di quella epopea operaia, magnifiche persone di settanta e ottant’anni che raccontavano per la prima volta la loro storia. Nella Cina di Xi Jinping un libro del genere non ha diritto a circolare.   Farsi censurare è diverso dal farsi rifiutare. Se ho un mio nuovo libro tra le mani e molte case editrici declinano l’offerta, mi sento svalutato. Subisco il giudizio altrui come una condanna, non ho pace fino a che non trovo una pubblicazione. È un po’ adolescenziale, lo so, ma so anche che è una reazione comune. Se ti censurano ti cadono le braccia. Hai un piccolo tour di presentazioni in via di definizione, ti stai scrivendo con gli amici librai e critici e scrittori in Cina, ti prepari a sbarcare in molte città a discutere con un...

Cosa cambierà per l’Asia? / L’Oriente e la retorica di Trump

Difficile dire cosa cambierà per l’Asia, con Trump. Non sono un politologo né un giornalista. Il primo pensiero è per la Cina. La retorica del magnate paventa dazi e disincentivi alla delocalizzazione industriale. Posizione un po’ obsoleta: la Cina è alle prese con una propria delocalizzazione (verso il SudEst asiatico, Indonesia, Cambogia, Vietnam). La vecchia fabbrica del mondo non c’è più, gli oligarchi stanno guidando la riconversione dell’apparato produttivo, non più orientato all’export ma ai consumi interni. E per quel che ne so da tempo si parla di rilocalizzazione, termine astruso per dire che certe produzioni tornano negli Usa e in Europa. Forse l’unico settore che non può rientrare è quello siderurgico, ma non a caso Trump porta a esempio un’altra industria, come quella dei computer. Potrebbero soffrire un po’ i Paesi del sudest che, con un costo del lavoro ormai molto più basso di quello cinese, stanno già crescendo grazie all’industria per l’export – la borsa indonesiana è da record. Meno soffrirà l’India, più defilata. Ma tutta l’Asia meridionale e orientale sta vivendo un periodo di crescita prolungata, i consumi interni sono abbastanza solidi, e nuove fette di...

Una vita cinese / Non un pranzo di gala

Difficile capire come ci fossimo spinti fino a quel punto, come avessimo creato, dal niente, un mondo tanto utopico. [Li Kunwu, P. Ôtié, Una vita cinese. Il tempo del padre, 2016]   Era scritto sui libretti rossi che venivano agitati nelle piazze di mezzo mondo, ancora oggi rimbalza un po' dappertutto, in rete, ed è impresso a caratteri cubitali nell'incipit di un film indimenticabile di Sergio Leone, Giù la testa: «La rivoluzione non è un pranzo di gala».  Ogni opera è figlia dell'epoca in cui è stata pensata e scritta. E questa, innanzitutto, ci racconta. Il western di Leone, film cult degli anni Settanta, attraverso la storia della rivoluzione messicana seppe mettere in scena anche il decennio che si stava infiammando, e un linguaggio – quello del cinema – capace di condizionare quel futuro prossimo. Come la realtà nella quale era immerso, come l’immaginario di migliaia di giovani che sognavano una rivoluzione che sapesse mettere in discussione anche sé stessa, il western di Leone cercava ispirazione anche nell’oriente estremo, nelle parole di un mitico, quanto lontanissimo e sbiadito, Mao Tse-Tung – oggi Mao Zedong.    Per Li Kunwu, artista cinese nato...

Una scrittrice cinese tra le Alpi / Lo yin e lo yang di Heidi

Sono cresciuta nella Cina degli anni settanta e ottanta, in una famiglia comunista: i libri per bambini neanche sapevo cosa fossero. A quel tempo in Cina le favole non erano viste di buon occhio. Piuttosto ci venivano propinate le gesta eroiche dei comunisti rivoluzionari. A scuola, un bimbo di sette anni imparava a difendere il paese dagli imperialisti americani. La mia prima storia per bambini l’ho letta a sedici anni – era La sirenetta di Hans Christian Andersen. Vivevo ancora nel sud della Cina con i miei genitori comunisti. Quella storia bellissima mi fece un grande effetto. Me ne innamorai. E mi spezzò il cuore quando la sirenetta si tagliò la coda per diventare umana e fare innamorare il principe. Quella storia mi mise di fronte a un mondo radicalmente diverso – un mondo che il governo cinese non voleva mostrare. Un mondo seducente quanto crudele e doloroso. Non bastava che la sirenetta danzasse per il principe sui suoi piedini sanguinanti: lui l’abbandonava perfino, per sposarne un’altra, una principessa vera. Arrivata alla fine, quando la sirenetta muore e il suo corpo si dissolve in schiuma, ero in lacrime. Mi ricordo che camminavo verso la scuola costeggiando i campi di...

Gli acrobati fantasmi di Constanza Macras / Danza e Cina al Fabbricone di Prato

Ogni spettacolo di Constanza Macras è un viaggio. Dopo la cultura rom e quella sudafricana, quella indiana e quella brasiliana, con The Ghosts – il suo ultimo lavoro al debutto italiano al Metastasio di Prato (le repliche successive saranno al CSS di Udine, anche coproduttore dello spettacolo) – è la volta della Cina. Ma è una Cina un po' “particolare”, che viene presentata agli spettatori occidentali tramite una dei marchi artistici più celebri del Paese, quello dell'arte acrobatica circense. Sono più di duemila anni che è così: dai banchetti offerti agli ambasciatori stranieri in età imperiale, fino alla scelta del circo come arte rivoluzionaria e proletaria per rappresentare il nuovo corso all'epoca di Mao; ed è così anche oggi, nel momento in cui l'arte acrobatica è valorizzata e sostenuta a livello pubblico come biglietto da visita da esportare verso l'esterno. Ma il percorso con cui la coreografa argentina d'origine ma ormai berlinese d'adozione porta la Cina sui palcoscenici europei è del tutto peculiare, avendo a che vedere solo in parte con gli aspetti celebrativi e auto-rappresentativi affidati tradizionalmente all'acrobatica dell'estremo Oriente.    Il viaggio...