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commissario Montalbano

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Camilleri a quota cento / Montalbano è stanco

Arrivato al suo centesimo libro – come a ribadire una sfida atavica con l’ambito collega Georges Simenon – con L’altro capo del filo (Sellerio, pp. 301, € 14) Andrea Camilleri non ha più dubbi: l’antieroe di Vigàta non ce la fa più. Arranca maledettamente, ha il fiatone, non è connesso con l’andazzo generale. Le cicaronate di caffè, come le chiama, non bastano a tenerlo vispo, e dorme pochissimo: lui e tutti gli uomini del commissariato. Ma persiste, imperterrito, nella sua azione perturbante contro il tempo e i tempi, in questo gioco ormai più che ventennale dove la giustizia formale si scontra con l’etica personale, il rispetto della legge sedicente uguale per tutti con lo sdegno idiosincratico verso il malcostume generalizzato. Ecchecavolo, sembra ripetere a ogni piè sospinto. Da una parte gli sbarchi allucinati dei migranti, a centinaia ogni notte, da gestire in sede locale senza alcun reale supporto politico ed economico da chicchessia. Dall’altra il delirio quotidiano di uomini e cose che, lasciando accumulare nei decenni offese e malanimi, vivono di vendette che dovranno esser gustate fredde.    Diciamoci la verità: quest’Altro capo del filo vede le cose dalla...

Il diabete del Ministro

Elias Rukla, che insegna letteratura norvegese da oltre venticinque anni alla scuola superiore di Fagerborg alle porte di Oslo, è un uomo a pezzi, tanto che una mattina crolla nel cortile della scuola davanti ai suoi studenti: l’apertura automatica del suo ombrello non funziona, furiosamente prende a sbatterlo contro una fontana, si accanisce e, riducendolo a stecche informi, si ferisce ad una mano. Una ragazza bionda e grossa lo fissa stupefatta e lui le urla Troia e Faccia di maiale, poi scappa. La catastrofe è compiuta.   Siamo nelle pagine iniziali del romanzoTimidezza e dignità di Dag Solstad, scrittore norvegese di libri importanti; il crollo nervoso del professor Rukla dà l’avvio a serratissime riflessioni sulla crisi sociale della figura e del mestiere dell’insegnante. Il romanzo è del 1994 e, come molti buoni romanzi, non dimostra la sua età. Com’è possibile, si chiede Rukla, che una quarantina di docenti laureati e mediamente ben preparati nelle più svariate discipline, “detentori delle conoscenze generali del proprio tempo”, non provino più alcun interesse a...