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Denis Villeneuve, “Arrival” / Cerchi e palindromi

Ted Chiang è uno scrittore di fantascienza decisamente atipico. In primis perché non fa il romanziere di professione: il suo vero mestiere è quello di scrittore tecnico per aziende di software, retaggio della sua laurea in informatica. In secondo luogo, perché scrive pochissimo (appena quattordici racconti e un romanzo breve dal 1990 a oggi). In ultimo, perché intrattiene con la fantascienza un rapporto quantomeno problematico che – senza scomodare monoliti come Philip K. Dick o Stanisław Lem – lo colloca in una posizione quantomeno eccentrica rispetto all'ortodossia del genere.   In Chiang convivono due istanze apparentemente dicotomiche. Da un lato, la fascinazione per l'ignoto, visto come un luogo oscuro da illuminare per mezzo della visionarietà sfrenata dei migliori storytellers di genere fantastico, anche a costo di ricorrere a soluzioni narrative quasi da letteratura pulp (materiale di cui Chiang dimostra di non essere affatto digiuno). Dall'altro, il rigore scientifico e il rispetto della logica - quale che sia l'ambito entro cui essa agisce - che gli vengono, con ogni evidenza, dalla sua formazione, e che si traducono, all'interno dell'atto creativo, in una sorta di...

Paesaggi contemporanei / La conversazione necessaria

Ho terminato da poco la lettura di due libri che apparentemente non hanno nulla in comune tra loro: il primo è il secondo volume della serie La mia battaglia dello scrittore norvegese Karl Ove Knausgard e il secondo è il nuovo saggio della sociologa e psicologa Sherry Turkle, La conversazione necessaria. Sono libri molto diversi. Il primo è il romanzo infinito di un uomo che racconta ogni microsecondo della sua vita (in questo volume la sua esperienza di innamorato e poi di padre) mettendo a nudo tutto se stesso. Il secondo è un saggio sugli effetti dello stare sempre connessi online e sulle nostre capacità di relazionarci agli altri.   Ma leggendoli negli stessi giorni mi sono accorto di un punto in comune che questi due libri avevano. Knausgard in Un uomo innamorato, il titolo di questo secondo volume, è alla costante ricerca di tempo per se stesso, da dedicare alla scrittura e non ci riesce, perché deve portare la figlia neonata a spasso nel parco. Non ha mai tempo, è sempre stressato, come sua moglie, dai nuovi ritmi imposti dalla paternità e, in parte, dalla sua notorietà. Al contempo, la sua scrittura è capace di soffermarsi per duecento pagine sul racconto di un’unica...