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Cristo

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Ressentiment / Il risentimento e la coscienza, da Nietzsche a Shakespeare

Così scrive Nietzsche:   E ora una parola di rifiuto per i recenti tentativi di cercare l’origine della giustizia su un terreno del tutto diverso – cioè quello del ressentiment. Confidiamolo prima di tutto agli psicologi, ammesso che abbiano veramente voglia di studiare finalmente da vicino il ressentiment: questa pianta fiorisce oggi in tutto il suo splendore tra gli anarchici e gli antisemiti, come del resto è sempre fiorita, nascosta, simile alla violetta, anche se il suo profumo è ben altro. E come da simile non può che derivare simile, non c’è da meravigliarsi se proprio da questi ambienti nasceranno tentativi, come spesso ce ne sono stati, di sacralizzare la vendetta col nome di giustizia […] è proprio lo spirito del ressentiment a produrre questa nuova nuance di equità scientifica (a favore di odio, invidia, inimicizia, sospetto, rancore e vendetta) (Nietzsche, Genealogia della morale).   Da Nietzsche in poi, “risentimento” si dice in francese: ressentiment. Nietzsche dichiara che l'uomo del ressentiment è tipicamente moderno, è la conseguenza di una civiltà che ha capovolto la morale: “Che gli agnelli nutrano avversione per i grandi uccelli rapaci, è un fatto che...

Romano Màdera. L’opera al rosso / L’eredità junghiana come individuazione

“Questa, dunque è la mia strada; qual è la vostra? Così rispondevo a coloro che mi da me vogliono sapere la strada. Questa strada infatti non esiste!” “Voi non avevate ancora trovato voi stessi: quand'ecco che trovaste me. Così fanno tutti i credenti; perciò ogni credenza è così poco importante. Ora io vi ordino di dimenticare me e di trovare voi stessi, e solo quando voi mi avrete rinnegato tornerò da voi. F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra.   F. Nietzsche.     Vietato imitare. Il titolo del primo capitolo del libro nel quale Romano Màdera traccia la sua personalissima maniera di raccogliere l’eredità terapeutico-culturale dell’opera junghiana ci conduce immediatamente al cuore del problema: l'unico modo per restare fedeli all'insegnamento di un maestro che amava dire che grazie a Dio non era junghiano, è rigettare ogni tentazione di assumerlo a modello da imitare. Per raccoglierne davvero l'eredità occorre, scrive Màdera, "abbandonare la via dell'imitazione a favore di quella dell'individuazione". È lo stesso Jung, del resto, a suggerirci di muoverci in questa direzione quando, in Ricordi, sogni e riflessioni, prende le distanze dal...

"Uomo di poca fede, perché hai dubitato" / Christo. Camminare sulle acque

“Tutto quanto il cuore desidera può essere sempre ricondotto all’immagine dell’acqua”, così scrive Gaston Bachelard, il filosofo degli elementi materiali, nel suo L’Eau et les rêves. Così si può spiegare l’accorrere di migliaia di persone, oltre 450.000, sul Lago d’Iseo per percorrere la passerella stesa da Christo, artista bulgaro-francese, sulle acque dolci dell’invaso lombardo.   Per Bachelard l’acqua esprime il principio femminile, la dolcezza, ed è imparentata con il latte, fondamentale alimento materno. Per Jung, cui il filosofo s’ispira, l’acqua ha una funzione importante nei sogni; figura dell’inconscio, indica sia la nascita che la morte. Le acque del ventre materno sono la prima culla, ma anche la tomba; simbolo di purificazione, di rinascita, e insieme di morte. L’acqua è ambivalente, e dominarla diventa un’ambizione insopprimibile.   Ma non c’è solo questa doppia simbologia ad attrarre inconsapevolmente le folle verso il tappeto artificiale steso tra le rive del Lago d’Iseo e attorno alla villa-isola di San Paolo.   Un episodio dei Vangeli narrato dai sinottici  Matteo e Marco – ma non Luca –, e da Giovanni: il miracolo compiuto da Gesù sulle acque...

Castellucci: tra il sacro e la descralizzazione

Caro Castellucci, ogni volta che qualcuno mi parla di un tuo spettacolo – ti do del tu perché qualche giorno fa Silvia Rampelli ci ha presentati a Roma – usa l’aggettivo “potente”, e se io gliene oppongo un altro – ad esempio “dolente” – non passerà molto che il mio interlocutore (che spesso non è un appassionato di teatro, fatta eccezione per i tuoi lavori di cui è un cultore) ribadirà la sua prima definizione: potente. Potente, e cioè sublime come gli elementi della natura nella catastrofe romantica, il mare in tempesta che Schiller immaginava di guardare dall’alto: non sono molti, di questi tempi, a pensare che il teatro possa ancora essere il centro di una manifestazione sovrumana o, come avrebbe detto Lyotard, inumana. Non sono in molti a mettere in scena l’orlo dei vulcani.   Non sono in molti gli artisti, e questa è la considerazione più mondana, sui quali il giudizio dei detrattori e quello dei cultori finiscano col convergere nella constatazione dell’inevitabilità del loro lavoro. Con il tuo teatro e con quello della Societas, ormai...

Steve Jobs, Buddha e Gesù Cristo

Il titolo del piccolo libro di Antonio Guerrieri – novantasei pagine nella collana Il caffè dei filosofi – è almeno in parte fuorviante. La Premessa (pp. 7-13) e il primo capitolo (Apple come ‘culto del brand’ ed ‘esperienza religiosa’, pp. 13-53) mettono il lettore di fronte al fatto che la scelta del nome Apple fu in buona sostanza frutto del caso (p. 12) e che dietro il nome esperienza religiosa si cela una definizione volutamente ampia. Eccola: Una definizione della religione dovrebbe tener conto del fatto che in genere i fenomeni religiosi presuppongono una relazione triangolare da un dato teologico o ideologico (la dimensione della parola sacra, della credenza, della dottrina, della riflessione teologica), un dato pratico o rituale (la dimensione dell’azione) e la base sociale delle credenze e delle pratiche (dal momento che non esiste una religione individuale). Ciò che dà vita a questo sistema di relazione è una peculiare esperienza, quella religiosa sulla quale ritorneremo tra poco, che rimanda alla centralità della dimensione emozionale. Su questa base sono naturalmente possibili varie...

Oltre l’osceno. Intervista a Romeo Castellucci

Osceno è uno spettacolo che si interroga sul dolore umano, sui figli che si caricano sulla spalle la decadenza fisica dei padri? O osceno è il clamore fondamentalista che si scatena intorno a un lavoro teatrale senza averlo visto, presumendo, per sentito dire? E non è osceno il conseguente silenzio (o mezzo silenzio) complice di molti, che non fa chiarezza, che non denuncia la montatura? Questa riflessione sorge a seguito delle polemiche nate dalla rappresentazione dello spettacolo Sul concetto di volto del figlio di Dio di Romeo Castellucci / Socìetas Raffaello Sanzio, in programma al teatro Franco Parenti di Milano dal 24 gennaio.   Vari gruppi di integralisti cattolici hanno mobilitato i loro blog per boicottare la rappresentazione, definita “oscena”, “blasfema”. Si chiamano Gli ultimi tempi, Messa in latino, La voce di don Camillo, Pontifex Roma, Sudditi di Cristo, Medjublog, Gloria tv eccetera. Su YouTube il comitato san Carlo Borromeo del blog Basta cristianofobia ha prodotto un inquietante spot in cui sotto una musica marziale scritte incalzanti invitano all’azione contro lo spettacolo, concludendo con...

Emanuele Tonon. La luce prima

Nel romanzo La luce prima (Isbn, pp. 116, euro 15,90), lo scrittore operaio e teologo Emanuele Tonon racconta la vita della madre a partire dall’istante della sua morte. Un grido lungo e intenso, uscito fuori d’un solo fiato, come non può che essere la lettura di questo libro: parole che bruciano e pagine che fuggono dalle dita.   Una voce dura, che diviene memoria scolpita sulla carta, la veglia funebre di un figlio a colei che lo ha generato: la madre piccola e bellissima, cieca e onniveggente, eterna e perfetta, la madre pellicano, lo Spirito Santo che ha ispirato le pagine di questo libro. Lui è il figlio sbagliato, il ranocchio magro e poi il barbone per cui provare disgusto, il nemico che non ha salvato la madre. Quello che è condannato a scrivere di notte chiuso in una stanza, costretto ad accogliere in sé il lascito materno: la passione per la parola, vera e propria malattia che lei gli ha trasmesso al momento della nascita.   Emanuele Tonon ne racconta le origini di giovane donna calabrese venuta a vivere con un figlio piccolo e senza padre nell’Italia del Nord, la casa spoglia, l’esistenza povera...

Trapani / Paesi e città

È da quando ho l’età della ragione che non ricordo una settimana santa senza pioggia o nuvole, e questo venerdì santo non fa eccezione. Qui, a Trapani, da almeno tre secoli il venerdì di Pasqua è il momento in cui la città si blocca per farsi attraversare tutta da una processione di Misteri che comincia il venerdì pomeriggio e dura fino al giorno dopo, a resurrezione quasi avvenuta. La gente che fa parte delle maestranze locali e le bande musicali resistono pervicacemente alla fatica e al sonno, probabilmente perché il rito ha bisogno di essere portato fino in fondo per funzionare. Se rigenerazione ci deve essere, non può che passare attraverso un momento collettivo grandioso e lievemente insensato che fa pensare a quanto gli sforzi degli uomini si siano concentrati spesso su imprese risibili; in questo caso, la devozione delle masse ha fatto da schermo al desiderio di ostentare, attraverso la ricchezza e l’originalità dei paramenti e delle statue, il prestigio del gruppo sociale d’appartenenza, perché a ogni gruppo statuario corrisponde una confraternita di settore. Nicolò, uno...