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Derrida

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Testi letterari / La letteratura: se iniziassimo davvero a studiarla?

Sappiamo tutti che cos’è la letteratura: più o meno, naturalmente. Lo sappiamo nel senso che siamo in grado di riconoscere un’opera letteraria distinguendola da opere che appartengono alla filosofia, alla storia, alle scienze naturali. Anche se negli ultimi decenni alcuni studiosi (come Derrida) hanno enfatizzato una certa labilità dei confini, nella stragrande maggioranza dei casi non abbiamo dubbi: e persino nei casi più ambigui, tendiamo a risolverli considerando il Simposio di Platone o lo Zarathustra di Nietzsche come opere filosofiche, e Il dialogo dei massimi sistemi come un’opera scientifica benché gli autori che sto menzionando siano, indiscutibilmente, anche grandi scrittori.   Ogni lettore ha incontrato sin dalla sua adolescenza qualche testo con cui ha stabilito immediatamente una forte sintonia: ci sono studenti che nel resto della loro vita non leggeranno quasi nessuno dei classici, ma che hanno vissuto un’esperienza estetica – e lo riconoscerebbero senza esitazioni – grazie ad alcune poesie di Leopardi o al Ritratto di Dorian Gray. Dunque la letteratura è accessibile a tutti? Apparentemente sì. Ma riflettiamo meglio: per la maggioranza delle persone, anche...

Lo studio del mito nel Novecento

Per gentile concessione dell'editore pubblichiamo un estratto dall'introduzione e l'indice del volume collettivo Filosofie del mito del Novecento, Carocci 2015 (a cura di Giovanni Leghissa ed Enrico Manera): il volume si propone come strumento di sintesi e confronto delle principali linee di studio emerse nel Novecento, tra gli estremi segnati da Freud e Sloterdijk, e intende mostrare, attraverso gli studi di filosofi, psicologi, antropologi, sociologi, storici delle religioni e delle idee, il nesso tra il 'mito' e gli ambiti delle pratiche sociali con cui i vincoli collettivi trovano stabilità e fondamento.       Dall'introduzione dei curatori   Un’esposizione storico-critica delle principali linee teoriche di riflessione sul mito nel Novecento deve muovere dalla consapevolezza che il mito si manifesta tanto quale fantasma dell’origine quanto quale doppio della ragione; ambivalente in modo costitutivo, esso è pervaso dalla ripetizione e dalla modifica, pertanto sfugge alla presa quasi fosse una nave pirata che solca il vasto oceano inseguita faticosamente dalle flotte delle scienze umane. Più che...

Togliete l’ubriachezza, e avrete il filosofo analitico

1. “Mi è capitato varie volte – scrive Diego Marconi in Il mestiere di pensare (Einaudi 2014, p.48) – che amici non filosofi mi dicessero di aver letto e apprezzato libri di Deleuze, Derrida, Foucault, Habermas, Lacan, o di altri loro affini, che io avevo trovato quasi impenetrabili. Eppure io sono un lettore professionale di filosofia e loro no. Come si spiega?” E’ la domanda che un filosofo “analitico” rivolge a se stesso, e ai propri lettori, per manifestare il proprio fastidio nei confronti di un modo di pensare che caratterizza, pur nelle differenze, i filosofi “continentali”. Marconi ha scritto un saggio interessante sulla difficoltà che la filosofia (e soprattutto una certa filosofia) incontra oggi per uscire dagli spazi specialistici e universitari. Lo specialismo è il suo cruccio: il grande pubblico non si appassiona, e presumibilmente non si appassionerà mai, per gli scritti di Carnap, di Quine o di Davidson, mentre continua ad appassionarsi per i testi di Deleuze, di Lacan, e più recentemente di Žižek. Come è possibile? perché loro hanno successo, e noi no? Marconi...

Michael Douglas e il sesso orale

Che il cunnilingus, o counnilinctus, facesse venire il cancro è una nuova scoperta del quotidiano inglese Guardian, su suggerimento del dottor Michael Douglas. A ogni modo è stato inventato il Dental Dam, una piccola diga di lattice sostenuta da un dispositivo metallico che, durante il gesto erotico, protegge da batteri e virus l'apparato dentale. Presidio medico puritano, permette una leccatura che non mette a rischio la bocca del praticante.     Freud descrive in maniera laica le ragioni del nostro disgusto per la sessualità orale. Torna al periodo in cui l'uomo iniziò a camminare eretto. Tale erezione gli fu fatale, o provvidenziale, poiché allontanò gli organi sensoriali dell'olfatto e del gusto dalla terra portandoli ad altezza d'uomo appunto. Di qui lo sviluppo del senso di disgusto per odori supposti fetidi.     Mentre i gatti e altri animali marcano ancora il territorio con la minzione, che costituisce un fattore attrattivo importante per gli intercorsi sessuali, gli esseri umani (uomini e donne) vengono spesso respinti dagli stessi odori. Tuttavia James Averill negli anni...