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ebrei

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Luoghi dove il sacro rompe i confini / Il sussurro degli dei

Where Gods Whisper è il titolo dell'ultimo libro della fotografa e giornalista polacca Monika Bulaj. Pubblicato dalle edizioni Contrasto con testo inglese e inserto in italiano, raccoglie immagini prese nel corso degli ultimi anni viaggiando lungo le terre di confine tra popoli, culture e religioni, dal Marocco all'Egitto, dall'Iran alla Siria, fino al Tibet, all'Afghanistan (a questo paese Bulaj aveva già dedicato un libro nel 2013, Nur: la luce nascosta dell'Afghanistan, definito dal Time uno dei migliori libri fotografici dell'anno). Fino a quello «specchio dell'Africa» che è l'isola di Haiti, dove il confine è l'intero Atlantico e i riti voodoo (grande spirito divino) fondono cristianesimo e antichissime religioni africane, celebrando la comunione tra vivi e morti, l'«incessante conversazione con gli antenati». Dove l'acqua diviene elemento centrale del culto, perché è attraverso l'acqua che finalmente tornano a casa, in Africa, i morti. Per le religioni animiste dell'Africa i morti non sono morti (come recita il titolo di una poesia del senegalese Birago Diop, alla quale si è spesso ispirato l'artista Bill Viola), non sono mai andati via, non sono sottoterra; il loro respiro...

Antisemitismo / La Comédie inhumaine

Sembra proprio che sia in atto un risveglio dell’antisemitismo. Lo leggiamo sui giornali, ci deprimono alcune vignette, l’odio islamico contro gli ebrei, e gli israeliani in particolare, non accenna a diminuire. Persistono manifestazioni misteriose, come per esempio il vandalismo nei cimiteri, delle quali non si riesce a trovare spiegazione.  Le popolazioni dell’Occidente dovrebbero essere interessate all’antisemitismo perché anch’esse sono diventate bersaglio, con il terrorismo, di una sorta di antisemitismo esteso.   Opera di Hiroyuki Masuyama. Durante un viaggio in Israele di molti anni fa, una mia amica carissima, non ebrea, che oggi purtroppo non c’è più, si stupì per un piccolo e vecchio cimitero musulmano preservato in piena città. La strada nella Gerusalemme ebraica si era divisa in due, aggirandolo rispettosamente. L’unico esempio di una prassi affine è a Roma nel Raccordo Anulare, dove l’autostrada si divide in due e nel mezzo si trova una serie di negozi abusivi di illuminazione. Si chiama “La variante dei lampadari”. Voleva esser certa dei suoi occhi, la mia amica, e perciò mi chiese se quello era un cimitero ebraico o musulmano. I cippi eretti e le...

Philippe Sands. La strada verso est / Gestire la memoria

Fare i 'conti con il passato' è un'operazione complessa e delicata, impostata in particolare su due momenti cruciali. Il primo è la ricostruzione di quanto avvenuto, il secondo è la risposta del presente rispetto al passato. Il saggio di Philippe Sands, professore di diritto, La strada verso est (Guanda 2017) affronta entrambi i profili con un taglio non consueto. L'accertamento del passato è il lavoro cruciale dello storico e del giudice. Essi devono 'vedere dietro', assumere la 'retrospettiva' come criterio fondante attraverso modalità tipiche, e cioè la testimonianza orale e i documenti, ora anche con le prove scientifiche (impronte digitali, DNA ad esempio). È che porta alla ricostruzione del tempo, che riannoda i fili perduti, che trasforma i ricordi in narrazione come osserva Ricoeur. Sands interpreta questo ruolo rammemorativo attraverso 'microstorie' con cui si presentano sulla scena, attraverso foto, cartine, documenti, persone con il loro carico di storie che spesso si intrecciano, più o meno esplicitamente, con il diritto della loro epoca. Già il titolo fa riferimento a una strada della cittadina di Zolkiev nei pressi di Leopoli (Lwow, Lemberg, Lviv, Lvov), oggi in...

Nuovi volumi sullo scrittore torinese / Il sorriso di Primo Levi

1. Tre giovani su una panchina sorridono all’obiettivo in una foto in bianco e nero. A sinistra, c’è una ragazza mora seduta accanto a un uomo in maniche corte, che tiene il mento sollevato, la testa inclinata e le spalle un po’ curve. In primo piano, a destra, le gambe accavallate di un’altra ragazza, abito leggero e capelli raccolti in un’acconciatura d’epoca. L’uomo al centro è Primo Levi, la figura sulla destra è la sorella Anna Maria, quella a sinistra è la futura moglie Lucia Morpurgo.      La fotografia ci guarda da una delle prime pagine dell’Album Primo Levi, da poco uscito per Einaudi, a cura di Roberta Mori e Domenico Scarpa. Pubblicato nella collana dei «Saggi», la stessa in cui nel ’58 fu accolto Se questo è un uomo, il volume ha però il formato di un atlante, e non a caso: oltre a raccogliere le immagini, il libro disegna infatti anche una mappa, una topografia di Levi e dei suoi mondi concreti e immaginari. Proprio «I mondi di Primo Levi. Una strenua chiarezza» è il titolo della mostra dedicata allo scrittore, allestita al Palazzo Madama di Torino dal gennaio all’aprile del 2015 e in seguito portata in luoghi emblematici (come il campo di...

Liliana Picciotto, Salvarsi / Gli ebrei d'Italia sfuggiti alla Shoah

«Nell'Europa occidentale da secoli ormai l'umanità non aveva più sperimentato, antropologicamente, una caccia all'uomo nel vero senso del termine. In quel biennio 1943-45 si tornò, per salvarsi, alla pura fisicità: al correre come lepri, al fuggire in punta di piedi, al nascondersi sotto un letto, al trattenere il respiro dentro un armadio». In queste poche parole si condensa forse il senso di un lavoro ciclopico e al medesimo tempo enciclopedico quale quello che Liliana Picciotto, studiosa, autrice di numerose opere, responsabile delle ricerche storiche del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, consegna ora all’attenzione del pubblico italiano con il volume Salvarsi. Gli ebrei d'Italia sfuggiti alla Shoah. 1943-1945 (Einaudi, Torino 2017, pp. 565, euro 38). Poiché si tratta di un’importante opera dedicata alle traiettorie di quegli ebrei che nel nostro Paese si salvarono dalla cattura e dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti, necessita di una pluralità di approcci per essere adeguatamente inteso. Non di sola storia si parla, chiamando in causa, attraverso il prisma delle persecuzioni e delle deportazioni, la questione del comportamento umano in...

Keyla la Rossa: un incontro con letture domani al Teatro Franco Parenti (Milano) / I. B. Singer dalle parti di via Krochmalna

“Dalla via Krochmalna ci sono passato in droshky e c’era una puzza tale che non riuscivo nemmeno a respirare. Canali di scolo pieni di liquami di fogna. Mentre passavo, una ragazza ha svuotato fuori dalla finestra un secchio di acqua lurida. Mi ha mancato per un pelo”, dice con disprezzo l’arricchito giramondo Max Levitas (lo Storpio), uno dei delinquenti che popolano lo straordinario romanzo inedito Keyla la rossa di Isaac Baschevis Singer (1904-1991), ambientato in gran parte a Varsavia, nell’ex quartiere ebraico, in via Krochmalna, che prende il nome dalle lavanderie ebraiche (in polacco krochmal significa “amido”).        Alla fine degli anni settanta abitai per qualche mese in un palazzone in via Krochmalna, dove aveva, fino al 1935, vissuto lo scrittore Premio Nobel per la letteratura (1978): “La mia casa paterna in via Krochmalna a Varsavia era una casa di studio, un tribunale, una casa di preghiera, un luogo dove si narravano storie e si celebravano anche matrimoni e banchetti chassidici. Da bambino ho sentito esporre da mio fratello maggiore e maestro, Israel J. Singer, che più tardi scrisse I fratelli Ashkenazi, tutti gli argomenti che i razionalisti...

Un nuovo libro su Primo Levi / I tedeschi e la colpa

Quando nel ’46 il filosofo Karl Jaspers riprese l’insegnamento in Germania, che era stato costretto ad abbandonare per aver sposato un’ebrea, dedicò il suo corso alla questione della colpa, soffermandosi sulla colpa ‘metafisica’, quella che investe chi non fa nulla per impedire il male inflitto a un proprio simile. È questa la dimensione a cui si pone il confronto che Levi aspira ad avere con i tedeschi. «La mancata diffusione della verità sui lager costituisce una delle maggiori colpe collettive del popolo tedesco, e la più aperta dimostrazione della viltà a cui il terrore hitleriano lo aveva ridotto» (SeS). Le pagine del suo primo libro Levi le aveva scritte senza pensare a un destinatario specifico, come chi sente il bisogno di gridarle sui tetti, ma quando Se questo è un uomo viene tradotto in lingua tedesca nella Germania Federale, dice nella prefazione che ha trovato compimento lo scopo della sua vita, «di portare testimonianza, di fare udire la mia voce al popolo tedesco, di ‘rispondere’ al kapo che si è pulito la mano sulla mia spalla, al dottor Pannwitz, a quelli che impiccarono l’Ultimo, ed ai loro eredi».   In I sommersi e i salvati, dice che, all’annuncio del...

6quellagiusta / Jonathan Safran Foer, essere ebrei nella globalizzazione

6quellagiusta è la password che Isaac Bloch si è scelto per alleggerire il carico delle tensioni provocate dalla rivoluzione digitale.  Se uno trovasse una password altrettanto semplice – e facile da ricordare – per decodificare il sistema-ebraismo sarebbe magnifico, ma nessuno è riuscito né riuscirà a trovarla. Questa è la prima cosa che s’impara leggendo Eccomi (trad. it. I. A. Piccinini, Guanda, 2016, p. 666, € 22), un romanzo-saggio di Jonathan Safran Foer sui modi di essere ebrei nell’epoca della globalizzazione. Nessuna delle possibilità in circolazione (sionismo, ortodossia, riforma, libero pensiero sciolto da dogmi) pare vincente. Non è lecito – ci dice Safran Foer – celebrare il trionfo dell’una o la capitolazione dell’altra. Se Washington piange, Gerusalemme non ride (di Roma e Milano non parliamone, anche se Safran Foer celebra i fasti culinari del Belpaese).       Alla domanda “sei un ebreo religioso?” Jacob non sa rispondere. Non appartiene a una sinagoga, non mostra attenzione alle regole alimentari, non ha mai dato per scontato che avrebbe cresciuto i propri figli con un qualche grado di pratica ebraica, ma al tempo stesso sa benissimo che “una...

Daniella Carmi / La famiglia Yassin e Lucy in the Sky

Cosa ci fanno una madre araba cristiana, un padre arabo musulmano e un figlio (adottivo) ebreo ortodosso in un vecchio furgone trasformato in un sottomarino giallo? Ce lo racconta Daniella Carmi nel suo psichedelico romanzo La famiglia Yassin e Lucy in the Sky, edito in Italia da Tiqqun Edizioni: una finestra su Israele attraverso microstorie che si intersecano e attraversano come in un concept album dei Beatles. Salim e Nadia, che, nel suo essere araba cristiana rappresenta una minoranza nella minoranza, sono una coppia in crisi su tutta la linea: all’interno della società araba, infatti, soprattutto in quella musulmana da cui proviene Salim, non poter avere figli è considerato il massimo dei disonori. Ciò nonostante, non soltanto i due non si arrendono né all’ostracismo famigliare, né a tutto l’apparato burocratico israeliano a cui sono sottoposti per ottenere un bambino in adozione, ma addirittura accolgono nella propria casa l’alterità iperbolica: un ragazzino che, oltre ad essere autistico, è persino ebreo.   Il piccolo Natanel proviene a sua volta da una situazione conflittuale, essendo figlio di un padre ortodosso e una madre laica e, proprio a causa di questo...

Ad ascoltare il fascistone risparmiato dalla giustizia popolare / I fatti di Piazza Carlo Alberto

Sarà stato il 1949 o il 1950, quando la mia mamma fu presa da un accesso di collera contro un certo Ezio Maria Gray, suo nemico personale. A causa di un titolo di giornale che diceva inoltre: “…parlerà stasera in piazza Carlo Alberto”. Infatti, nel già preistorico, allora, 1938, in una dotta conversazione all’EIAR, il fascistone aveva dimostrato la necessità di espellere dalla vita nazionale gli ebrei. Non certo dalla vita in generale perché il Gray, per quanto fascista, era un moderato, e forse di famiglia cattolica: lo avevano chiamato anche Maria. Bastava per lui che ogni ebreo diventasse disoccupato.   La mamma inoltre era una fanatica risorgimentale e non escludo che la scelta della Piazza dedicata al Re titubante innescasse il suo furore incendiario. Chi conosce il luogo può comprendere il sacrilegio: armonicamente unisce palazzi dell’Ottocento, come il retro fastoso di Palazzo Carignano e la settecentesca austera Biblioteca Civica attorno alla statua del Sovrano, il quale, per quanto “amletico”, ebrei e valdesi nel 1848 li aveva emancipati lui, seppure, dicono, dietro una certa insistenza di Massimo D’Azeglio.    La Biblioteca, per la verità, era bombardata e...