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economia

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Imprenditori gig / Giovani, mettete su una start up!

Ha riscosso successo il film Il vegetale di Gennaro Nunziante, una sorta di parabola rivolta ai giovani. Il film racconta le traversie di un giovane milanese che fa di tutto per farsi assumere da qualche grande azienda, ma che di fatto viene menato come un can per l’aia: stage che sono di fatto lavoro sottopagato, promesse mai mantenute, cavilli burocratici ed evasivi (delle tasse). Alla fine però il giovane mette su un’azienda che produce cibo biologico, e questo – si tratta di una favola edificante – senza ricorrere a lavoro nero, a braccianti sottopagati, ma tutto onestamente rendicontato. Messaggio lampante: giovani, smettetela di puntare al miraggio del posto fisso da dipendente in una Corporation, inventatevi voi un mestiere, mettete su una start up!   Il film illustra in modo gnomico il cambiamento di paradigma nel lavoro in corso nelle nostre società industriali avanzate. Un cambiamento di paradigma che mette in crisi quella che oggi si chiama – non più teoria ma – narrazione di sinistra, marxista o liberal che sia. Una messa in crisi che spiega il declino anche elettorale delle sinistre occidentali. In sintesi: andiamo verso un’organizzazione del lavoro in cui...

Modernità molle / Lavoretti. Perché la share economy ci rende più poveri

Il sociologo Zygmunt Bauman ha coniato anni fa un’etichetta che è riuscita ad ottenere un notevole successo mediatico e sociale: quella di «modernità liquida». Il successo di tale espressione può essere spiegato con la capacità del concetto di liquidità di rappresentare efficacemente quel processo di disgregazione progressiva che è in corso da tempo nelle società occidentali avanzate, le quali vedono indebolirsi e sciogliersi le strutture e le norme di funzionamento su cui avevano costruito la loro lunga storia. Parlare però di “modernità liquida” comporta di limitarsi semplicemente a descrivere un fenomeno, mentre la situazione attuale dei paesi occidentali impone invece di utilizzare un’etichetta che consenta anche di emettere un giudizio di valore. Si può pertanto parlare di «modernità molle», perché quello che sta attualmente accadendo richiede l’utilizzo di un aggettivo che sia decisamente più intenso rispetto a liquido. La parola «molle» esprime infatti un’idea di sofficità e morbidezza, ma comunica anche che qualcosa è particolarmente debole, perché non è in grado di opporre alcuna resistenza.   Si lascia andare e non può perciò adeguatamente svolgere la sua funzione....

Vivere in una società democratica / Piketty e l’uguaglianza

I mutamenti economici sono valutati dai cittadini utilizzando alcuni princìpi intuitivi che potremmo chiamare ‘morale del senso comune’. La morale economica del senso comune si fonda principalmente su due intuizioni: la prima dice che è giusto distribuire la ricchezza in modo (più o meno) uguale fra i membri di una comunità. La seconda dice che è giusto che chi ha prodotto una particolare risorsa abbia la possibilità di utilizzarla (più o meno) come meglio crede. Il ‘più o meno’ è importante: serve a ricordarsi che si tratta di principi generici che, presi alla lettera, entrerebbero molto spesso in conflitto fra loro. Se alcuni individui sono più capaci o semplicemente hanno i mezzi per produrre più ricchezza di altri, per esempio, è possibile che la distribuzione di risorse diventi molto diseguale all’interno di una società. D’altro canto, è difficile o impossibile preservare l’uguaglianza senza violare, almeno in parte, il principio della produttività. Un compito importante della politica è dunque la conciliazione di questi due princìpi, trovando dei compromessi che salvino in parte l’uguaglianza senza mortificare troppo il principio di produttività.    Le teorie...

Oggetti e economia moderna / La parola alle cose

Chiunque abbia dimestichezza con i disegni animati non si stupirà più di tanto, si sa nel mondo dei cartoni le cose (e gli animali) parlano da sempre. Maggiordomi-candelabro, statue animate, ma anche macchine, aerei e naturalmente giocattoli stanno lì a interagire nel più naturale dei modi, attraverso la lingua appunto. Ma è roba di fantasia, per bambini, perché le cose non parlano, cosa avrebbero da dire poi? È questo il punto: troppo. Fortunatamente qualcuno ogni tanto decide di dargli la parola, gettando su di loro il più incredibile degli incantesimi: una domanda. Anzi tante. È quello che fa Tim Harford, economista e giornalista del Financial Times, con il suo 50 cose che hanno fatto l’economia moderna, edito da Egea. Obiettivo di Harford non è parlarci dei 50 maggiori successi commerciali di tutti i tempi, non si parte dal denaro ma dalla vita e dal modo in cui certe invenzioni l’hanno cambiata rendendola ciò che è. C’è l’aratro ovviamente, ma anche il filo spinato, l’iPhone, il passaporto, la libreria Billy (sì, proprio quella di Ikea), i registri catastali, la lampadina e molto altro.   Prendete il filo spinato. Prima della sua invenzione, spiega l’autore, non si era...

Come leggere la realtà in cui viviamo / Serge Latouche. La decrescita è felice

aprile/maggio 2017   Mi sembra opportuno cominciare facendo, come si dice, gli onori di casa a Serge Latouche. Ho un compito doppio, uno piacevole e uno scomodo. Come ospite sono felice che sia qui di fronte al pubblico attento di Palermo. Attento e numeroso, a testimonianza dell’eco che il suo pensiero riscuote anche qui, come nel resto d’Italia. La parte scomoda è che il mio compito è di fargli da contrappunto. Mi è stato chiesto di intessere con lui un contraddittorio proprio perché le nostre posizioni sono per certi versi vicine e per certi altri abbastanza distanti.    La vicinanza è dovuta al fatto che entrambi siamo convinti che da questo stato di cose, quello in cui versa il mondo nella sua corsa sfrenata verso la distruzione, bisogna assolutamente uscire. La distanza è sul modo con cui questa uscita sia operabile. Ed è legata ai diversi ambiti del nostro orizzonte di ricerca. Serge Latouche è il più efficace propugnatore dell’idea di decrescita e se lo può permettere proprio perché le sue competenze nascono all’interno di quella stessa disciplina economica che egli così validamente critica. Credo che però ridurre il pensiero di Serge a una prospettiva...

I consumi degli italiani / Non resta che il cibo

È noto come l’economia italiana sia entrata da parecchi anni in una condizione di tipo recessivo. Ciò ha determinato delle pesanti ripercussioni sugli atteggiamenti e i comportamenti dei consumatori, che hanno cominciato a preoccuparsi per il futuro e a limitare di conseguenza i loro consumi. Come avviene sempre nei periodi di crisi, il baricentro degli acquisti si è spostato progressivamente verso i consumi essenziali. Va considerato però che, per quanto riguarda l’Occidente e l’Italia, l’andamento dei consumi è stazionario già da prima. Ad eccezione infatti dei settori in grado di offrire delle reali innovazioni (come ad esempio l’elettronica di consumo), la maggior parte dei prodotti ha a che fare dalla fine degli anni Ottanta con un consumatore maturo, che si trova a vivere in una condizione di “iperscelta” ed è pertanto poco sensibile alle proposte d’acquisto che gli vengono formulate. Un consumatore dunque che compera soprattutto per mantenere il suo standard di vita e il suo livello di benessere.      Va considerato inoltre che l’atto d’acquisto è da sempre profondamente legato alla percezione che l’individuo ha di sé e della sua collocazione nel mondo....

Federico Caffè. Un economista dalla cultura enciclopedica

Lo stile. La sera Federico Caffè prendeva l’autobus per tornare a casa. Saliva dalla porta anteriore, a una fermata che c’è ancora, davanti al bar che continua ad accogliere studenti e professori della facoltà di Economia della Sapienza. Con alcuni amici prendevamo lo stesso autobus. La soggezione e il timore reverenziale nei confronti di Caffè erano tali da farci salire dalla porta posteriore dell’autobus. Quando l’autista urlava ai passeggeri “Venite avanti” o “Avanti c’è posto”, rimanevamo abbarbicati alla parte posteriore dell’autobus. Preferivamo auto-condannarci agli insulti dell’autista, espressi nel caratteristico vernacolo romano: tale era la paura di dover incrociare, noi poco più che ventenni, lo sguardo del Maestro settantenne, in piedi a pochi metri di distanza. Che Federico Caffè prendesse lo stesso nostro autobus ci sembrava un evento soprannaturale. Come oggi, per calciatori dilettanti, prendere l’autobus con Cristiano Ronaldo.   La gita a Chiasso. Federico Caffè è stato un divulgatore senza pari in Italia del pensiero economico straniero. La sua avventura scientifica si svolse in anni in cui la conoscenza dell’inglese era limitata, così come l’accesso a...

I signori del cibo / Errori e orrori dell'alimentazione postindustriale

Quattro capitoli per altrettanti alimenti cercando di capire cosa sia oggi il "cibo postindustriale": potrebbe essere questa una sintesi minima essenziale del libro I signori del cibo di Stefano Liberti (Minimum fax editore, 2016). In mezzo una descrizione accurata dei processi attraverso i quali quel cibo arriva sulle nostre tavole, di come sia, innanzitutto e prima di tutto, semplicemente merce e – qui sta la novità – come questa merce nell'epoca della globalizzazione sia diventata anche elemento della finanza con tutte le relative conseguenze, che sono nel contempo alimentari ed extra alimentari.   Non solo oro, argento, petrolio o terre rare  muovono i grandi capitali ma recentemente anche derrate alimentari, che, per la loro importanza in un mondo sovrappopolato, sono diventate materie prime contese, con le loro quotazioni, contratti, futures, coinvolgimento di hedge fund compreso.  È solo il mercato. Già... ma un mercato con leggi ben diverse da quello del mercato rionale, dove la merce è innanzitutto cibo da osservare, toccare, anche annusare prima di decidere infine di comprarlo. Nel mercato globale e digitalizzato invece gli alimenti sono paradossalmente e...

Una sfida straordinaria per il futuro del pianeta / Sostenibilità

1. Da Marx allo sviluppo sostenibile   “Perché dovrebbe importarmene delle generazioni future? Cosa hanno fatto per me?” Questa famosa frase di Groucho Marx, attore di grande successo della prima metà del secolo scorso, noto per il suo senso dell’umorismo sarcastico, sintetizza in modo assolutamente mirabile il tema della sostenibilità e ci interroga profondamente come persone e come membri della comunità umana. Infatti, abbiamo ormai un’evidenza scientifica consolidata sul fatto che il modello di sviluppo che abbiamo seguito nel corso degli ultimi due secoli, ma soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, sia insostenibile sul piano non solo ambientale, ma anche economico e sociale. Anzi, tutte le analisi ci segnalano che alcuni fenomeni fortemente destabilizzanti (si pensi al cambiamento climatico, alle migrazioni o all’aumento delle disuguaglianze) stanno verificandosi con una velocità superiore a quella prevista solo alcuni anni fa. Ciò vuol dire che il problema che abbiamo di fronte non riguarda solo le generazioni future, ma anche la nostra generazione, il che risolve alla radice l’obiezione di Marx (Groucho).   In effetti, già nel 1972, con il Rapporto I limiti...

Sistemi alimentari resilenti / Food First! e la giustizia alimentare

Un sano rigetto da saturazione mediatica ci ha indotto ad aspettare la fine dell’Expo prima di tornare a parlare di cibo. E ora, a dispetto di feste passate e santi gabbati, proponiamo una riflessione su un tema che non ha fatto certo bella mostra sui tappeti rossi dell’esposizione universale. Una riflessione diversa perché proviene dalla California, dallo stato del consumo e dello spreco per antonomasia, che pure, in merito a iniziative comunitarie e resilienze urbane, ha parecchio da insegnare. Siamo sulla baia di San Francisco, a Oakland, una città che si specchia davanti alla sfavillante “City by the Bay”, mostrandone un’immagine quasi complementare quanto a povertà e disagio sociale. È qui, non a caso, che si sono sviluppati movimenti e iniziative che, dal basso, provano a cambiare il sistema produttivo e distributivo di città che paiono dominate da inestricabili logiche neoliberiste.    Una di queste associazioni è Food First!, l’Istituto per le politiche alimentari e dello sviluppo, un think-tank del popolo che dal 1975 si occupa di ricerca, educazione e attivismo. Una mobilitazione lunga quarant’anni, che ha contribuito a spostare all’interno del...