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Elena Di Gioia

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Parole Jelinek. Miti d'oggi

Miti d’oggi. Più miti che oggi. Miti come un aggettivo che suona come una qualità e perde sempre più senso nella nostra furia contemporanea. Un aggettivo che, al singolare, è forse quello più appropriato per descrivere l’animo della scrittrice, quella sì d’oggi, che risponde al nome di Elfriede Jelinek. Una donna, mite. Giocando con le origini greche di “mito” e quelle latine di “mite” Elfriede potrebbe scrivere pagine e pagine. Divertendosi a scomporre e ricomporre il senso di una storia. E quindi dell’oggi. Amata e detestata, capace di scatenare le furie di una politica aggressiva come quella di Jörg Haider, il governatore della Carinzia che strapazzò l’Austria degli anni ’90 e 2000 guidandola verso un ritrovato spirito nazionalista di impianto liberale, Elfi è forse la più accorata “testimone guida” dell’Europa post pasoliniana. In un tempo che spinge l’essere miti all’esilio, ecco che la sua scelta non ha potuto che essere quella di stare “in disparte”. Come lei stessa ribadì in occasione del suo...

Parole Jelinek. Teatro

L’Emilia Romagna dedica una rassegna itinerante all’opera letteraria, teatrale e saggistica del premio Nobel 2004 Elfriede Jelinek. Si intitola Festival Focus Jelinek ed è a cura di Elena Di Gioia. Da ottobre a marzo attraverserà, da Piacenza a Rimini, teatri, biblioteche, aule scolastiche e universitarie con spettacoli, letture, performance, laboratori, convegni, in un tentativo di raccontare da più prospettive una scrittrice ruvida, corrosiva, a volte imprendibile, sempre capace di interrogare in modo radicale i nostri tempi. Doppiozero ha chiesto ad alcuni critici e studiosi di stilare durante il Focus un piccolo catalogo di Parole Jelinek, sei, una al mese. Questi lemmi vogliono essere chiavi per entrare nei paesaggi di decostruzione e di memoria, di scabra analisi e di disgusto, di scrittura e di evocazione di voci della scrittrice. Sono: teatro, parola, miti d’oggi, Lieder (ma forse anche leader), potere, patria.   Postdrammatica È un’inarrestabile trituratrice di realtà, Elfriede Jelinek. Lei, il mondo che ci circonda, le persone, gli affetti, le dinamiche storiche e sociali, i miti, il passato che agisce...

L'attore Civile, l'amore, la contraddizione e la libertà

Nei teatri bolognesi, da qualche mese, capita di assistere a monologhi di giovani attori e attrici che precedono gli spettacoli. Il pubblico si reca in alcuni luoghi “ufficiali” del circuito cittadino, dalla stanca Arena del Sole al Teatro delle Celebrazioni, una sala privata con un cartellone prevalentemente commerciale. Prima che lo spettacolo in programma abbia inizio ci sono le presentazioni di Civile, progetto di Fiorenza Menni (Teatrino Clandestino) e della studiosa e organizzatrice Elena Di Gioia. Sono dei ritratti, dei racconti autobiografici scritti e provati durante settimane di lavoro precedenti. Gli attori e le attrici parlano della loro vita, della scelta di individuare nell'arte il proprio posto nella società. Qualche settimana fa, a Roma, questi ritratti “civili” hanno convissuto tutti nello stesso spazio, l’Angelo Mai Altrove, che da un anno e mezzo ha riaperto in zona Circo Massimo ed è divenuto uno snodo cruciale del teatro che vive.     In Italia, oggi, c'è un teatro che vive e uno che sopravvive, eppure è il secondo a garantirsi la quasi totalità di date, produzioni,...