Categorie

Elenco articoli con tag:

Elfriede Jelinek

(7 risultati)

Parole Jelinek. Potere

Il potere in tutte le sue coniugazioni è l’asse portante dell’opera di Elfriede Jelinek, che – volendo riassumere – studia implacabilmente al suo microscopio linguistico le parole di chi il potere lo detiene e quelle di chi lo subisce. Questa esposizione del potere agito e subito tramite la parola è sostenuta da una incorreggibile volontà (e necessità) di credere nel potere della parola. In questo senso, come si è detto spesso e come si legge anche nella motivazione dell’assegnazione del Nobel, tutto nell’opera di Elfriede Jelinek è parola, parola contro il potere: «Per il flusso musicale di canto e controcanto nei romanzi e nei drammi, che con straordinario ardore linguistico rivelano l’assurdità dei cliché della società e il loro potere soggiogante». Elfriede Jelinek è salita su molte barricate, prima di persona, partecipando a manifestazioni e azioni pubbliche di protesta, poi affidando alle sue opere il compito di non abbassare mai la guardia, non cedere mai a compromessi, neppure di fronte al corso preso dalla storia. La sua rassegnata constatazione:...

Parole Jelinek. Patria

Cara E., mi chiedi di scrivere qualcosa sul concetto di Patria e sulle possibilità di rappresentazione. Ti ho detto che non ero sicuro che sarei riuscito a produrre un testo davvero pubblicabile ma che ci avrei provato, ed eccomi qua... Lascerò da parte per il momento E.J. e cercherò di partire dal concetto in questione. Patria-Vaterland dunque.   Qualche mese fa è morto mio padre. Sono stato con lui fino a quando il suo corpo non era freddo (quel corpo a termine, di cui tutti siamo provvisti e nel quale si vede più che in ogni altra cosa il passare del tempo. Corpo scandaloso, non sempre bello, ma allo stesso tempo sede di tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione per scoprire il mondo). Ora mio padre non c’è più, se non nella mia memoria o nelle cose in cui io e i miei fratelli gli assomigliamo. Non ho scelto io di nascere suo figlio, né lui ha voluto proprio me, nel senso di quel me che sono diventato (anche se poi è stato orgoglioso di me).   Konrad Waas (*1935 - †2014) con Tobia Waas (*2005)   Per gran parte della vita sono stato un perfetto sconosciuto per mio padre, e...

Parole Jelinek. Miti d'oggi

Miti d’oggi. Più miti che oggi. Miti come un aggettivo che suona come una qualità e perde sempre più senso nella nostra furia contemporanea. Un aggettivo che, al singolare, è forse quello più appropriato per descrivere l’animo della scrittrice, quella sì d’oggi, che risponde al nome di Elfriede Jelinek. Una donna, mite. Giocando con le origini greche di “mito” e quelle latine di “mite” Elfriede potrebbe scrivere pagine e pagine. Divertendosi a scomporre e ricomporre il senso di una storia. E quindi dell’oggi. Amata e detestata, capace di scatenare le furie di una politica aggressiva come quella di Jörg Haider, il governatore della Carinzia che strapazzò l’Austria degli anni ’90 e 2000 guidandola verso un ritrovato spirito nazionalista di impianto liberale, Elfi è forse la più accorata “testimone guida” dell’Europa post pasoliniana. In un tempo che spinge l’essere miti all’esilio, ecco che la sua scelta non ha potuto che essere quella di stare “in disparte”. Come lei stessa ribadì in occasione del suo...

Parole Jelinek. Linguaggio

Fuoriluogo   “Scrivere è la dote della flessuosità, la dote di stringersi alla realtà? Ci si vorrebbe stringere volentieri, ma cosa succede poi a me? Cosa succede a quelli che la realtà non la conoscono davvero?”   Con questa serie di interrogativi si apre il testo che Elfriede Jelinek scrisse nel 2004 in occasione del conferimento del Nobel (discorso che tuttavia non pronunciò di persona ma tramite una videoregistrazione, con l’effetto di rimarcarne ulteriormente la posizione di fondo espressa fin dal titolo, Im Abseits, In disparte). Si tratta di uno scritto sui generis, fra confessione privata e manifesto d’intenti, che accampa delle questioni con cui dovrebbe misurarsi qualunque letteratura che voglia professarsi tale: l'assoluta mancanza di realtà che attanaglia i nostri tempi; l'impotenza in cui versa lo scrittore, alienato dalla società e da se stesso; il conflittuale rapporto con uno strumento, la lingua, rivelatosi dispotico e mistificatorio.   Sarebbe tuttavia riduttivo circoscriverne le tesi all'eterna diatriba di mimesis e antimimesis, perché in questo...

Parole Jelinek. Teatro

L’Emilia Romagna dedica una rassegna itinerante all’opera letteraria, teatrale e saggistica del premio Nobel 2004 Elfriede Jelinek. Si intitola Festival Focus Jelinek ed è a cura di Elena Di Gioia. Da ottobre a marzo attraverserà, da Piacenza a Rimini, teatri, biblioteche, aule scolastiche e universitarie con spettacoli, letture, performance, laboratori, convegni, in un tentativo di raccontare da più prospettive una scrittrice ruvida, corrosiva, a volte imprendibile, sempre capace di interrogare in modo radicale i nostri tempi. Doppiozero ha chiesto ad alcuni critici e studiosi di stilare durante il Focus un piccolo catalogo di Parole Jelinek, sei, una al mese. Questi lemmi vogliono essere chiavi per entrare nei paesaggi di decostruzione e di memoria, di scabra analisi e di disgusto, di scrittura e di evocazione di voci della scrittrice. Sono: teatro, parola, miti d’oggi, Lieder (ma forse anche leader), potere, patria.   Postdrammatica È un’inarrestabile trituratrice di realtà, Elfriede Jelinek. Lei, il mondo che ci circonda, le persone, gli affetti, le dinamiche storiche e sociali, i miti, il passato che agisce...

Vie Festival

Vie, lo hanno chiamato. Perché quello creato da Emilia Romagna Teatro è un festival fatto di strade che si intrecciano, di sentieri percorsi per la prima volta che apriranno nuovi orizzonti, di grandi tracciati che provengono magari da paesi lontani. Anche perché in questa rassegna in movimento si viaggia tra i teatri di Modena e della sua provincia, da quest’anno anche verso Bologna, in auto, in treno o con una comoda navetta dove si discute, ci si incontra, ci si confronta. Si vedono spettacoli appena nati, esperienze agli inizi che poi germineranno l’anno dopo, due anni dopo, e lavori di grandi protagonisti della scena nazionale e internazionale. C’è attenzione programmatica al teatro della regione (che poi può voler dire Albe, Raffaello Sanzio, ma anche gruppi meno noti), si lavora a coproduzioni internazionali, si intrecciano con nomi come Virgilio Sieni o Danio Manfredini progetti di durata o continui ritorni. Si entra profondamente nel territorio, con laboratori con i ragazzi delle scuole o con gli abitanti di zone come quelle che hanno subito il sisma di due anni fa.   E allora in apertura del festival diretto da...

A colpi d’ascia

Scrivere questo pezzo è difficile come preparare le valigie per le vacanze. A parte l’iBook, che contiene parecchie opere, di diverso genere, scegliere cosa leggere d’estate è un processo lungo e tormentato. Prima della partenza formo vari mucchi di libri. Poi, più volte, ne cambio la composizione: alcuni li smantello, ad altri muto lentamente fisionomia, tanto da renderli alla fine irriconoscibili. Sottraggo, aggiungo, scarto, integro.   Ci saranno libri da sdraio, da sole, magari fatti di racconti, sì da poterne interrompere la lettura per un bagno, una chiacchiera, un giro in canoa (tra questi, sicuramente Carver e Cechov); le raccolte di saggi saranno invece da leggere o rileggere sull’amaca, in certi pomeriggi: penso al recente lavoro di un giovane critico, Matteo Marchesini, Da Pascoli a Busi, il suo Novecento letterario italiano per pungenti ritratti, ma anche allo Zibaldone di Leopardi, perché questi sono tempi per recuperare la profondità e il disappunto.   Ma il nucleo “duro” delle letture, il seguito di ricognizioni in corso o la traccia per viaggi futuri, è quello più...