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fascismo

(15 risultati)

Il discorso fascista e le sue rimodulazione / Destra. Tristi tropi

Come definire, senza correre il rischio di risultare anacronistici, una destra che, oramai, pare essere così pervasiva da occupare spazi e linguaggi, pratiche e narrazioni che un tempo sarebbero appartenute a ben altri soggetti? Aggiungiamo: quanto della matrice fascista e, in immediato riflesso, di quella neofascista, rimane in essa? Ribaltando l’approccio, piuttosto che domandarsi quanto del passato non sia del tutto trascorso non è forse meglio chiedersi cosa il presente richiami ancora di un certo passato, e in quale misura ciò può risultare di nuovo funzionale alla costruzione di una parte delle identità politiche correnti? Il rischio, peraltro, è sempre il medesimo, ovvero quello di girare a vuoto, sfoderando stancamente i toni della polemica nel momento stesso in cui il suo oggetto sembra, ai molti, essere definitivamente evaporato, comunque archiviato, perché ridotto a puro strumento di etichettatura. Utile, per la sua natura di sintesi, è il volume a cura di Corrado Fumagalli e Spartaco Puttini, Destra, editato nella collana Ricerche della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli (pp. 120, Milano 2018). La ricognizione nei sette brevi saggi contenutivi è tanto asciutta quanto...

Carlo Greppi Bruciare la frontiera / Oltre i confini, insieme

Da sempre gli umani si spostano. Da sempre anche le genti sedentarie hanno visto nel viaggio qualcosa di più che un semplice spostamento in termini materiali. Da sempre la letteratura è scrittura di un viaggio, reale e metaforico. Da sempre la lettura è un viaggio dentro e fuori di sé, nel tempo e nello spazio. La storia che Carlo Greppi racconta è un itinerario nella storia, del passato e del presente. Il percorso iniziatico, a lungo programmato e sognato di due amici che è anche un passaggio attraverso la linea d'ombra dei diciotto anni. Una traversata a piedi sulla frontiera tra Italia e Francia è la pista indicata dalla mappa di un tesoro, tracciata dai ricordi di un nonno – amato e scomparso – tramandati al giovane nipote.   Il nuovo romanzo di Greppi, storico e narratore, si muove in questo paesaggio sentimentale, segue un'amicizia maschile e attraversa luoghi reali che si fanno mitici: la ricerca memoriale si fa sguardo sul presente in un cortocircuito tra ieri e oggi per sentire la “storia che fa le rime”. Due ragazzi italiani tornano nei luoghi che hanno visto nel 1943 muoversi i profughi tra Francia e Italia, ebrei stranieri e soldati sbandati. Gente in fuga dalla...

Oggi a Bookpride A tutela di tutti i viventi / Tre domande sull'antifascismo oggi

Non voglio affermare che per essere antifascisti occorra una sola, inequivocabile legge, ma al di là dell’impegno personale, ogni cittadino italiano, e ovviamente ancor di più ogni cittadino italiano antifascista o potenzialmente antifascista, dovrebbe trovare nella legge italiana un alleato, o perlomeno un interlocutore chiaro; invece la legge italiana, a cominciare dalla Legge Scelba del 1952, per proseguire con la Legge Mancino del 1993, fino a inoltrarsi nei tentativi più recenti di Emanuele Fiano del Partito Democratico, sembra destinata a confondere, abbozzare; leggi nate per essere interpretate in modo contraddittorio, un modo così adatto al nostro vivere contemporaneo. Ciclicamente ascoltiamo la notizia di manifestazioni fasciste, slogan cantati da migliaia di persone impegnate nel saluto romano. A volte un volenteroso pm ravvisa gli estremi per una mite condanna e una sanzione pecuniaria. La richiesta di una condanna a 3 mesi e di una sanzione pari a 206 euro, a seguito di una manifestazione fascista, quando accade, è già molto. Ovviamente nessun fascista andrebbe mai in carcere per 3 mesi, ma la condanna avrebbe valore di segnale, di monito. E invece dalla pochezza della...

Un'inchiesta (parte IV) / Tre domande sull'antifascismo oggi: Janeczek, Vasta, Balzano

Per provare a interrogarci e confrontarci sull'antifascismo oggi abbiamo posto ad alcuni intellettuali e collaboratori queste tre domande, a cura dello storico Claudio Vercelli. Pubblichiamo oggi tre ulteriori risposte (qui, qui e qui le prime: Valerio, Cortellessa, Manera; Lagioia, Sarchi, Inglese; Benvenuto, Ferrario, Zinato).   1. Perché si dovrebbe continuare ad essere antifascisti se è vera l’affermazione, che si fa assunto di senso comune, per cui destra e sinistra sarebbero due distinzioni che non hanno più motivo di esistere? Se invece continua a sussistere una linea di differenziazione tra i due aggregati, quali ne sono le discriminanti in senso antifascista?   2. Se l’antifascismo non si è esaurito, in cosa si deve allora sostanziare? Allo stesso tempo, se il fascismo non è mai del tutto scomparso, sotto quale natura e con quali aspetti si manifesta oggi?   3. Prova a legare alla parola «fascismo», in successione, secondo una scala decrescente di pertinenza, questi cinque termini; ciò facendo ne deriverà quelli che per te sono i tratti salienti e prioritari in cui esso si sostanzia: A) razzismo; B) populismo; C) ...

L’Italia che crocifigge / La maestra e il licenziamento in tronco

Un licenziamento in tronco di un dipendente pubblico, da parte del segretario del partito di governo, in diretta televisiva, non si era mai visto. Per lo meno in democrazia.  È successo il 27 febbraio, quando la trasmissione Matrix, su Canale 5, ha mandato in onda le immagini registrate durante i tafferugli avvenuti a Torino in occasione di una protesta contro CasaPound, e tra queste, in particolare, quelle in cui compariva Lavinia Flavia Cassaro, maestra precaria presso una scuola elementare della periferia, ripresa in primo piano, sotto la pioggia, impegnata in una violenta invettiva contro la polizia: "Vigliacchi! Mi fate schifo..." E l'immancabile (in ogni rissa di tifoseria o studentesca) "Dovete morire...". Da cui la reprimenda renziana, favorita da un assist di Nicola Porro: "Che schifo, una professoressa che augura la morte ai poliziotti andrebbe licenziata su due piedi".   Detto fatto. A stretto giro arriva la dichiarazione della ministra della Pubblica istruzione in persona, Valeria Fedeli, che definendo "inaccettabile ascoltare dalla voce di una docente parole di odio e di violenza contro le Forze dell'Ordine", annuncia che il Miur ha "avviato un procedimento...

Un'inchiesta (parte II) / Tre domande sull'antifascismo oggi: Lagioia, Sarchi, Inglese

Per provare a interrogarci e confrontarci sull'antifascismo oggi abbiamo posto ad alcuni intellettuali e collaboratori queste tre domande, a cura dello storico Claudio Vercelli. Pubblichiamo oggi tre ulteriori risposte (qui le prime: Valerio, Cortellessa, Manera).   1. Perché si dovrebbe continuare ad essere antifascisti se è vera l’affermazione, che si fa assunto di senso comune, per cui destra e sinistra sarebbero due distinzioni che non hanno più motivo di esistere? Se invece continua a sussistere una linea di differenziazione tra i due aggregati, quali ne sono le discriminanti in senso antifascista?   2. Se l’antifascismo non si è esaurito, in cosa si deve allora sostanziare? Allo stesso tempo, se il fascismo non è mai del tutto scomparso, sotto quale natura e con quali aspetti si manifesta oggi?   3. Prova a legare alla parola «fascismo», in successione, secondo una scala decrescente di pertinenza, questi cinque termini; ciò facendo ne deriverà quelli che per te sono i tratti salienti e prioritari in cui esso si sostanzia: A) razzismo; B) populismo; C) sovranismo;  D) identitarismo; E) [termine a tua scelta, da scegliere al di...

Il fascismo ha fatto anche cose buone / Anatomia di un luogo comune

"Il Fascismo ha fatto anche cose buone": un tabù storico sfatato. L’ammiccamento elettoralistico a un settore ben individuato dell’arco politico. Uno slogan provocatorio e quindi efficace, affidato al gioco mediatico dei rimbalzi da testata a testata, da profilo a profilo. Soprattutto, un concetto a cui è difficile replicare, anche quando si condivide poco o nulla di quella tradizione del pensiero. Perché? La domanda merita, forse, qualche considerazione d’ordine logico, prima che ideologico. Il più delle volte, infatti, risulta disagevole opporre, all’irriverente dichiarazione, un’argomentazione che non si risolva in una speculare elencazione dei torti del Regime: e già questo è un indizio, che ha qualcosa da dire. In termini più precisi, l’interrogativo che sorge è il seguente: per quale ragione non si riesce ad aggredire direttamente la tesi principale (“Il Fascismo ha fatto anche cose buone”)?    A ben guardare, per un motivo assai ovvio, che i detrattori dell’affermazione, per inconsapevolezza o per pudore, non osano pronunciare: che è proprio vero, il Fascismo ha fatto “anche” cose buone. Suona perfino ridondante citare, a titolo esemplificativo, la famigerata...

Dopo Macerata / Fascismo o Destra Radicale?

Scrive a un certo punto Enzo Traverso, nella sua interessante riflessione su I nuovi volti del fascismo (ombre corte, Verona 2017): «Credo che la minaccia totalitaria che si sta profilando, non abbia nulla a che fare con la rivoluzione comunista o fascista, ma piuttosto con la cancellazione della politica attuata da un processo globale di reificazione del mondo: un mondo nel quale tutte le relazioni sociali e umane diventano puramente mercantili, dove i nostri comportamenti e i nostri desideri sono modellati dal mercato». Effettivamente, la bislacca discussione in corso su «fascismo sì, fascismo no», ovvero «torna, non torna», se viene condotta in maniera del tutto avulsa dalla riflessione sui mutamenti culturali e identitari intervenuti nelle società post-fordiste, così come con la consunzione del bipolarismo geopolitico tra il 1989 e il 1991, rischia di rivelarsi come quella margherita alla quale si sottraggono, uno ad uno, i tanti petali, senza però addivenire ad alcuna decisione o conclusione di merito.   Con lo sgradevole riscontro, inoltre, che il fiore era già appassito in origine, quindi non potendo offrire nulla di sé, a prescindere. In altre parole, un tale...

Liliana Picciotto, Salvarsi / Gli ebrei d'Italia sfuggiti alla Shoah

«Nell'Europa occidentale da secoli ormai l'umanità non aveva più sperimentato, antropologicamente, una caccia all'uomo nel vero senso del termine. In quel biennio 1943-45 si tornò, per salvarsi, alla pura fisicità: al correre come lepri, al fuggire in punta di piedi, al nascondersi sotto un letto, al trattenere il respiro dentro un armadio». In queste poche parole si condensa forse il senso di un lavoro ciclopico e al medesimo tempo enciclopedico quale quello che Liliana Picciotto, studiosa, autrice di numerose opere, responsabile delle ricerche storiche del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, consegna ora all’attenzione del pubblico italiano con il volume Salvarsi. Gli ebrei d'Italia sfuggiti alla Shoah. 1943-1945 (Einaudi, Torino 2017, pp. 565, euro 38). Poiché si tratta di un’importante opera dedicata alle traiettorie di quegli ebrei che nel nostro Paese si salvarono dalla cattura e dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti, necessita di una pluralità di approcci per essere adeguatamente inteso. Non di sola storia si parla, chiamando in causa, attraverso il prisma delle persecuzioni e delle deportazioni, la questione del comportamento umano in...

Perché Berlusconi vincerà le prossime elezioni / L'errore di Renzi

Immaginiamo che quando l’Italia andrà alle urne a marzo o aprile del 2018, il governo Gentiloni lasci l’Italia in uno stato molto migliore di quanto non lo lascerà. Immaginiamo per esempio che il PIL italiano allora sia cresciuto in un anno del 3% (e non dell’1,6% come è finora), che la disoccupazione cali fino al 7% (e non all’11,2% come è ora), la corruzione fortemente ridotta, ecc. Ebbene, scommetterei che anche in questo caso il partito democratico perderebbe le elezioni. Questo perché il voto, e non solo in Italia, non è una risposta allo stato reale di un paese (a meno di casi estremi: un crollo immane oppure un boom gigantesco). Il voto segue una narrative del tutto diversa.   Lo si è ben visto con le elezioni tedesche del settembre 2017. La coalizione tra SPD (socialdemocratici) e CDU-CSU (democristiani) aveva lasciato un paese molto florido: buona crescita economica, bassa disoccupazione, alto livello di sviluppo umano, ecc. Eppure i due partiti della coalizione hanno perso insieme circa il 14% dei voti, uno sfracello. Sono stati puniti per aver reso la Germania forte e ricca?  Un ragionamento analogo andrebbe fatto per la vittoria di Trump nel 2016: l’...

Casa Pound / La fascistizzazione dal basso

Sono tre frammenti di una società che non è più nemmeno liquida, ma, appunto, frammentata in spezzoni non comunicanti. Insomma, più Antonioni che Bauman, con l’incomunicabilità prevalentemente provocata non dall’assenza di una memoria condivisa, ma dall’assenza tout court di memoria in una fascia consistente e in crescita della popolazione, mentre una parte più esigua coltiva una memoria di fatto fossilizzata, perché non riesce a utilizzarla per comprendere le mutazioni sociali. In mezzo, chi conserva il ricordo di un passato, spesso intriso di speranze e di impegni collettivi, che alimenta il disincanto per il presente. (Giovan Battista Zorzoli)   Che vi sia fermento nell’area della destra radicale italiana non è più dubitabile. Gli ultimi episodi, segnati anche dalla reviviscenza del Veneto fronte skinheads, organizzazione di origine vicentina, operante prevalentemente nel nord-est italiano dalla seconda metà degli anni Ottanta, ne sono una chiara testimonianza. La presenza di CasaPound oramai un po’ in tutta la penisola, con un numero crescente di sedi territoriali, e la sua disposizione a partecipare alle elezioni, con alcuni riscontri di consenso, ne è un’ulteriore...

Populismo digitale o solamente para-fascismo?

Per molti commentatori la “vera” sinistra è davvero poco attrezzata per affrontare le problematiche fondamentali del nostro tempo – come sostenne anni fa anche Christopher Lasch – mentre le uniche formazioni oggi capaci di farlo sono: una sinistra neolaburista che saccheggia politiche di destra importandole nel proprio programma oppure i movimenti populisti che si pongono come forze post-ideologiche ma che, in loro parecchie manifestazioni, assumono posizioni tipicamente di destra. Non è ancora chiaro se tale condizione sia solo di passaggio, ovvero un interregno tra il vecchio sistema e il nuovo, oppure se è già parte del nuovo che ha spazzato via alcune parti del vecchio (come l’idea classica di sinistra).    Tra gli autori che oggi invece confutano tale tesi, Alessandro Dal Lago nel suo Populismo digitale (Raffaello Cortina 2017) propone una critica serrata contro l’alleanza tra globalizzazione e cultura digitale, ma anche contro il populismo che rappresenta un modo sui generis di incrinare tale alleanza e di utilizzare le armi del digitale contro la globalizzazione. Per questo il testo esordisce con due citazioni in esergo che sono talmente stridenti da rendere bene...

25 aprile 2017 / Ancora e sempre Il partigiano Johnny

Quando nel discorso del 26 luglio 1943, quasi atto fondativo della Resistenza, Duccio Galimberti definiva “pena atroce” il conflitto che si sarebbe scatenato, i giovani volontari e i soldati sbandati avranno subito pensato al duro combattimento contro i nazifascisti, fatto di raid. Ovvero di rapide azioni, di danneggiamento o di sottrazione, da parte di pochi uomini che agiscono in netta inferiorità di forze nel campo nemico e che configurano un’andata e un ritorno, aggiungendo che esse sono una figura tipica della guerriglia di resistenza. Nel più importante romanzo resistenziale, oggi ancor più completo e splendido nella versione critica offerta da Gabriele Pedullà con il titolo Il libro di Johnny, la parola ricorre due volte come del resto il fatto; ben più frequente un'altra forma che probabilmente chi ascoltava le parole di Duccio non si sarebbe aspettata, quella dell'Anabasi. L'opera, scritta dall'ateniese Senofonte, racconta nel primo capitolo dei diecimila mercenari, provenienti da varie parti della Grecia, messisi al servizio di Ciro il Giovane che andava preparando una coperta guerra per scalzare dal trono il fratello Artaserse II. Alla morte di Ciro nella battaglia di...

Piazza San Sepolcro. Il vero cuore di Milano

Poco da fare: l’agonismo paradossalmente è connaturato in modo consanguineo a Piazza San Sepolcro, appartato luogo del centro milanese, dietro la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, destinato a funzionare da simbolo in varie epoche della storia cittadina. Il 21 marzo 1919, qui ebbe infatti inizio la vicenda del Fascismo, per cui l’élite del Regime venne definita, per la sua pura fede della prima ora, sansepolcrista. Il Duce rimase comprensibilmente legato d’affetto alla piazza della sua giovinezza: vi tornò ogni tanto per discorsi dal balcone (più umile di quello di Palazzo Venezia, ovviamente, ma sempre d’effetto), come quello del 1936, testimoniato da un cinegiornale Luce. Mascelluto, armato di piccone, egli in quel momento dava inizio ai lavori per la ristrutturazione di Palazzo Castani, destinato a diventare sede provinciale dei Fasci Lombardi, a cui era stata aggiunta una torretta con balcone per i suoi comizi, fino agli ultimi, sempre più deliranti ai tempi di Salò, prima che l’edificio nel dopoguerra passasse a una inedita convivenza tra polizia e carabinieri.     Di fronte, dall’altra parte della piazza, si svolgevano ben altri agonismi, cimenti della preghiera,...

Un nuovo racconto dello scrittore torinese / La sarabanda degli anniversari

Negli ormai molti anni della mia vita trascorsi in “Roma Capitale”, non ho mai incontrato nessuno, giovane o vecchio, popolare o intellettuale, dei Parioli o della Garbatella, intelligente o fesso, di destra o di sinistra, che alla mia domanda sulla data di fine della guerra, confondendosi con la data della liberazione di Roma, non rispondesse con serena tranquillità:  “4 giugno 1944”.  Dopo molti anni di riflessione, ho dovuto concludere che anche la mia risposta:  “25 aprile 1945” meriterebbe  alcune critiche. Ognuno risponde per i fatti suoi e di quelli degli altri non gliene sbatte un granché. Il settantunesimo anniversario del 25 aprile, quest’anno 2016, ha assunto una sua particolare importanza perché l’ANED si è rifiutata di partecipare alla solita pagliacciata dei “25 aprili”, e vedrete il perché, mentre invece l’ANPI ha partecipato alla sfilata come ogni anno, benché la sfilata non ci fosse, essendo il Comune di Roma commissariato per le ben note vicende di “Mafia Capitale”.   In queste turbolente vicende la riunione della Comunità ebraica nei locali del Circolo Pitigliani ha finito per assumere un’importanza enorme, accresciuta dal fatto che,...