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Fiorenza Menni

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Quei graffi sui muri...coro della città contemporanea

Da una città che lotta da anni, decenni, contro la violazione del muro “pubblico”, che vede susseguirsi amministrazioni che, ognuna a proprio modo, si ostinano, sebbene consapevoli dell'inutilità del gesto, a pulire e ripulire intonaci di palazzi, portici, colonne e serrande dai segni a spray che, dall'altra parte, gli avversari di questo duello, le giovani bande graffittare, persistono a comporre in un crescendo sempre diverso; da una città come Bologna, che vanta una tradizione più o meno legittimata di writers che proprio ora vengono scritturati dal Comune per comporre facciate intere di palazzi di periferie, e che sebbene desideri vantare questo primato non si trova ad esser poi tanto diversa da Milano, Roma o Zagabria; da queste strade, ovvero dalla strada, da questo luogo che è un alternarsi e altalenarsi di spazio pubblico e privato, di concessioni e appropriazioni, di voci, firme, legislazioni; da qui, dallo studio, dal loro rinnovato spazio Atelier Sì che dà il nome alla nuova forma che si è data il gruppo, non più compagnia teatrale ma collettivo di produzione artistica, ecco, dalla...

Oltre lo spettacolo, Enrico Fedrigoli fotografo di scena / Ritratti

Fotografare il teatro è un atto consueto, meno frequente è trovarsi di fronte risultati in grado di valicare il limite della documentazione per produrre immagini portatrici di senso. Non esiste un teatro così come non esiste un modo di fotografarlo, e ognuna delle due discipline ha insita la necessità di ribadire a ogni gesto il punto di vista al quale aderisce. Il teatro può procedere per interrogativi o accomodarsi su pacifici racconti, rivolgere richieste precise a chi guarda o scegliere di descrivere e approdare a circostanziate conclusioni. Il fotografo di teatro, a sua volta, può decidere di sostare di fronte all’opera in via illustrativa, documentativa, letterale, oppure entrarvi dentro e tentare di cogliere gli spunti manifestati, scivolando tra gli attori o spiando dalle spalle del regista, o ancora reagendo allo spettacolo con un altro spettacolo, con scatti che accendono nuove domande, scartando ogni possibile didascalia.   Nel lavoro di Enrico Fedrigoli è facile vedere come teatro e fotografia si incontrino in un punto preciso, verso un cuore esatto che batte puntualmente nella stessa area d’...

Andrea Mochi Sismondi. Confini Diamanti

Il volto ruvido di una donna rom ci guarda dalla copertina. La carnagione è scura, la pelle segnata e gli occhi scavati; indossa un gilè di lana verde sopra un maglione grosso che lascia intravedere una t-shirt; cerchi d’oro alle orecchie, i capelli nascosti da una stoffa bianca e tra le dita della mano, magra e vecchia, una sigaretta.   Quando chiudi il libro ti sembra di poterle darle un nome, come se ti fossi conquistata una insolita familiarità, seppur precaria; sei sicura di averla sentita chiedere le anelle e raccontare come i bambini devono essere fasciati stretti, appena nati, per evitare che diventino storpi.   Confini Diamanti. Viaggio ai margini d’Europa, ospiti dei Rom (Ombre corte, pp. 254, € 20) racconta il viaggio di Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi con il figlio piccolo Marco a Šuto Orizari (Šutka). Quartiere alla periferia di Skopje per i cui vicoli dissestati hanno camminato “con gli occhi sgranati” in un momento di pausa durante una trasferta teatrale nella capitale Macedone, Šutka è l’unica municipalità al mondo in cui il popolo nomade per...

Tutte le arti si incontrano a perAspera

PerAspera, per chi l’ha conosciuto giorno per giorno, è soprattutto un ambiente con uno spazio-tempo tutto particolare. Il luogo è a dir poco magico: il festival si snoda nei vari spazi di una villa secentesca – con tanto di fontane, teatrino barocco e addirittura labirinto – sul limitare dei colli bolognesi, dove la città lascia pian piano spazio a un altro respiro. Qui nasce e si rigenera una dimensione temporale altra fatta di dilatazioni e interstizi, fuori dal caos e dalla frenesia metropolitani, in cui artisti e spettatori si trovano a condividere un piacevole interno, quasi si fosse a casa propria. Lontano dagli schemi della vetrina e dalle corse mozzafiato dei festival, l’orizzonte, più che dello sguardo, è quello dell’incontro – che, tanto per la dimensione umana che per quella estetica, si potrebbe eleggere a leitmotiv fra la gran varietà di spettacoli e eventi in programma.     Bologna, vittima dello sgretolarsi (innanzitutto istituzionale) della propria imponente tradizione d’avanguardia che si esprimeva con la celebre Settimana della performance, sembra sforzarsi...

Popoli in lattina

Dragan Zabov: Durante un incontro al Campus tra i partecipanti e gli studenti della Al-Quds University, di fronte ai 15 refugee palestinesi, una studentessa palestinese di Al-Quds mi pose, senza interloquire con loro, questa prima domanda: “come internazionale e visitatore dei campi profughi, non ti sei mai sentito in pericolo? Cos’è per te il concetto di civilizzazione?”. Lì per lì sono rimasto un po’ allibito, scambiando sguardi veloci e un po’ sanguigni con i refugee. Poi ho azzardato: “Non ne ho la minima idea... penso si possa speculare storicamente su quando abbiano avuto inizio le prime forme di intelligenza collettiva per la costruzione di beni comuni, ma il concetto di civilizzazione contiene in sé molte proposte. E i campi profughi ti possono offrire molti sguardi sul possibile, anche partendo da condizioni estreme, eccezionali e drammatiche. La pratica dell’architettura per esempio, la forma urbana, accompagna perfettamente questo ventaglio imprevedibile. Loro... [indicando i partecipanti, nds] sono le mie guide in tutto questo. E la gente che incontro al campo mi fa sentire, ognuno a modo suo,...

L'attore Civile, l'amore, la contraddizione e la libertà

Nei teatri bolognesi, da qualche mese, capita di assistere a monologhi di giovani attori e attrici che precedono gli spettacoli. Il pubblico si reca in alcuni luoghi “ufficiali” del circuito cittadino, dalla stanca Arena del Sole al Teatro delle Celebrazioni, una sala privata con un cartellone prevalentemente commerciale. Prima che lo spettacolo in programma abbia inizio ci sono le presentazioni di Civile, progetto di Fiorenza Menni (Teatrino Clandestino) e della studiosa e organizzatrice Elena Di Gioia. Sono dei ritratti, dei racconti autobiografici scritti e provati durante settimane di lavoro precedenti. Gli attori e le attrici parlano della loro vita, della scelta di individuare nell'arte il proprio posto nella società. Qualche settimana fa, a Roma, questi ritratti “civili” hanno convissuto tutti nello stesso spazio, l’Angelo Mai Altrove, che da un anno e mezzo ha riaperto in zona Circo Massimo ed è divenuto uno snodo cruciale del teatro che vive.     In Italia, oggi, c'è un teatro che vive e uno che sopravvive, eppure è il secondo a garantirsi la quasi totalità di date, produzioni,...