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Francesca Nicola

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Il conformismo morale come regime / Politicamente corretto

Vorrei avere la penna e l'estro di Flavio Baroncelli, per scrivere di «politicamente corretto». Vorrei avere il suo acume, la sua leggerezza e la sua ironia per commentare gli argomenti esposti da Jonathan Friedman in un saggio che esce in questi giorni (in lingua originale in un'edizione con copyright dell'autore, PC Worlds. Political Correctness and Rising Elites at the End of Hegemony e contemporaneamente tradotto in lingua italiana da Francesca Nicola e Pietro Zanini e a cura dello stesso, per l'editore Meltemi, col titolo Politicamente corretto. Il conformismo morale come regime). Flavio Baroncelli era un filosofo intelligente e schietto oltre che un caro amico; insegnava Filosofia morale a Genova e aveva pubblicato nel 1996 presso Donzelli un volumetto sul politicamente corretto (Il razzismo è una gaffe. Eccessi e virtù del «politically correct»). Baroncelli sarebbe stato perfetto per fustigare col suo stile ironico e la sua scrittura effervescente le grevi e tormentate pagine che l'antropologo nordamericano Jonathan Friedman, che ha vissuto e insegnato in Svezia più di quarant'anni, dedica al politicamente corretto; Flavio però ci ha lasciati undici anni fa e così dovete...

il mestiere di genitore tra gli USA e noi / Supermamme e Superpapà

La questione dell’educazione è diventata una chiave di volta della differenza sostanziale della nostra contemporaneità rispetto ai decenni passati. Oggi emergono in primo luogo le insoddisfazioni e l’incomunicabilità tra cittadini e istituzioni, tra lo Stato come garante di un’eguaglianza di potenzialità e le ragioni di una quotidianità che sembrano sfuggire al “discorso istituzionale”. L’altro aspetto è quello che riguarda il rapporto tra generazioni, per un verso incrinato da una sfiducia nella trasmissione di possibili valori e per l’altro chiuso nella nuova logica iperprotettiva del “chilometro zero” dell’educazione.  Eppure tutte queste questioni sono state anticipate una cinquantina di anni fa dal lavoro di critica della scolarizzazione e del concetto stesso di educazione che ha avuto tra gli antesignani Ivan Illich. Questi in Deschooling Society e poi in tutta la sua opera ha scavato nell’archeologia dell’educazione, facendo notare il tradimento che il termine “educare” aveva subito. E/ducare è l’attività materna di nutrire la prole, di “tirarla su” e non ha nulla a che vedere con l’idea che una istituzione debba erogare, riversare dei contenuti dentro individui che...