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Friedrich Dürrenmatt

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Dall’altra parte. Il diario berlinese di Max Frisch

Per lunghi anni un grande mistero ha avvolto il Berliner Journal che Max Frisch ha scritto tra il 1973 e il 1980 a Berlino, e che, per volontà dell’autore, è restato nascosto per il ventennio successivo alla sua morte.   Quando, nel 2011 (Frisch è morto, poco prima di compiere ottanta anni, il 4 aprile 1991), si è arrivati alla scadenza dei venti anni prescritti, una scena molto solenne deve essersi svolta, sotto la postuma regia dell’autore, nei segretissimi caveau di una banca zurighese. Nell’aprile del 2011, infatti, gli amministratori dell’archivio che gestisce il lascito di Max Frisch, il Max Frisch Archiv, guidati dal loro presidente, hanno finalmente aperto la cassetta di sicurezza in cui giacevano i cinque quaderni del diario, pronti per essere dati alle stampe, come preannunciato da Frisch stesso in varie lettere e dichiarazioni. Di fatto nessuno fino a quel momento aveva mai saputo che cosa quei quaderni contenessero, se si fa eccezione per i primi due, di cui il solo Uwe Johnson, a cui era stata affidata una copia depositata poi da un notaio, aveva potuto prendere visione, dopo sua espressa richiesta e ‘...

Stefano Cucchi e la panne del diritto

Non vi è più un Dio che minacci, né una giustizia, né un fato come nella Quinta Sinfonia; ci sono solo incidenti del traffico, dighe che crollano per errori di costruzione, l’esplosione di una fabbrica di bombe atomiche provocata da un assistente di laboratorio un po’ distratto, incubatrici mal regolate. Dentro questo mondo di panne ci porta la nostra strada, al cui margine polveroso, accanto ai cartelloni pubblicitari di scarpe Bally, di Studebaker, di gelati, accanto alle lapidi in memoria delle vittime del traffico, emergono ancora delle storie possibili, nel senso che il volto di un uomo qualunque può far intravvedere il volto di tutta l’umanità, una semplice sfortuna può assumere involontariamente dimensioni universali, si scorgono dei giudici, una giustizia, forse anche la grazia, colta per caso, riflessa nel monocolo di un ubriaco. Friedrich Dürrenmatt   Traps è un viaggiatore che rimane con l’auto in panne ospite a casa di un gruppo di signori che giocano tutte le sere al tribunale: c’è il giudice, c’è il difensore, c’è il pubblico ministero...

Sono tempi duri, da dove vuoi che inizi?

Lasciatemi cantare, ho il cuore che scoppia! Le parole arriveranno e un microfono non basterà! Mc Manar   Lunedì. Milano. “Ena esmi Valeria, piacere”. “Vanilla!”. “No, Va-le-ria”. “Va-nil-la!”. A gesti mi spiega che è buona, che si mette nelle torte, ed è dolce. “Vanilla va benissimo”. Questo è il mio primo incontro con Alaa, detto Abu Manar (Abu significa padre) un uomo alto e baffuto, con l’occhio nerissimo che brilla, sempre in bilico tra l’ironia e la tristezza.  E’ passata una settimana da quando Marta, amica e coinquilina a Tunisi, mi ha scritto una mail con un oggetto che non poteva non stimolare la mia curiosità: “TOP SECRET MAIL URGENTE”. E’ il 2 novembre. “Sei abbastanza libera e abbastanza folle da viaggiare da Milano a Stoccolma in macchina inscenando un matrimonio a Stoccolma a portare dei siriani, servono abiti eleganti, ci sarà la banda e sarà una commedia-documentario... ”. Si è abbastanza liberi e abbastanza folli?   Perché la follia alla fine è facile, si...

David Fincher. Millennium - Uomini che odiano le donne

La logica del remake della quale i produttori hollywoodiani di oggi, molto più che in passato, non sembrano essere in grado di fare a meno, è senza dubbio la più facile delle risposte, ancorché decisamente reazionaria, alla scarsità di idee che pervade il cinema contemporaneo. Ma è anche, a ben vedere, una sorta di reazione a basso costo al mercato del 3D e delle attrazioni digitali cui la settima arte, filone mainstream, punta sempre più di frequente. Millennium (remake dell’omonimo film di Niels Arden Oplev del 2009) in tal senso rappresenta l’archetipo di un certo atteggiamento del cinema d’oltreoceano, venutosi a creare negli ultimi tempi, in funzione del quale la selezione dei film di cui fornire la reinterpretazione viene a cadere, nella quasi totalità dei casi, su pellicole contemporanee e di importazione. Ma se quella svedese si è dimostrata per gli americani una cinematografia piuttosto ostile con la quale confrontarsi – il recente flop del remake di Lasciami entrare, film dalle potenzialità enormi, lascia sbalorditi –, la scelta illuminata, da parte della MGM di...