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Henry Jenkins

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:-) come emoticon

A chi non è capitato di sperimentare in prima persona situazioni di “messaggistica inter-generazionale” alla “When Parents Text”? Gli “Ok” di mia madre, per esempio, in risposta a messaggi più o meno chilometrici e dettagliati, sono diventati proverbiali per me e mia moglie. Per noi hanno ormai lo stesso effetto comico del colpo di pistola sparato da Indiana Jones in risposta alle acrobazie dello spadaccino. Le prime volte che ho ricevuto questi “Ok” ammetto però di essere rimasto un po’ così, perché non sapevo bene come interpretarli. Mi chiedevo: sono un semplice “Ricevuto”, un laconico “Va bene, figliuolo” o un implicito rimprovero (magari con sottinteso un mugugno di disapprovazione in stile Marge Simpson)?   When mama texts   Le emoticon servono a – cercare di – risolvere problemi di questo tipo. Sono strumenti impiegati nella comunicazione mediata (sms) e online (forum, chat, post) nati con lo scopo di disambiguare il tono delle affermazioni degli utenti ed evitare fraintendimenti e liti. La loro invenzione si fa risalire a un post di...

Il libro era lì

Dove stai leggendo questo articolo? Stampato su carta, sul visore del tuo computer oppure un iPad? Come saprai si tratta di tre situazioni molto diverse, anche se sui tre supporti le parole che stai leggendo saranno sempre le medesime. Com’è possibile? Parecchi anni fa Marshall McLuhan ha riassunto tutto questo in uno slogan efficace: “il medium è il messaggio”. Voleva dire che a dominare era il “mondo della struttura e della configurazione”. Le parole sono diverse a seconda del medium su cui le leggi.   “Segmenti di attenzione specializzata si sono trasferiti in un campo totale”, scriveva nel 1964 l’autore della Galassia Gutenberg, per spiegare il cambiamento avvenuto con l’era elettronica già annunciato all’inizio del XX secolo dal cubismo. Ecco, proprio quella frase semioscura diventa comprensibile se consideri il supporto su cui leggi queste frasi (ammesso che tu sia un lettore digitale): il campo totale.   Chiaro? Non abbastanza. Allora prendi in mano il libro di Andrew Piper, giovane studioso di letteratura tedesca alla McGill University in Canada, intitolato Il libro era l...

Henry Jenkins. Spreadable media

Spreadable media è l'ultimo libro del professore della University of South California e teorico della cultura della partecipazione, Henry Jenkins, scritto assieme ai due strateghi digitali Sam Ford e Joshua Green. Il libro è appena uscito in versione italiana con una bella postfazione di Giovanni Boccia Artieri, sociologo dei nuovi media all'Università di Urbino. Il lavoro di Jenkins e colleghi ha anche una versione enhanced, come la chiamano loro, online, arricchita di molti saggi che approfondiscono i temi dell'opera.   La copertina del libro per una volta è molto comunicativa e spiega subito il contenuto: una serie di taraxacum officinalis (denti di leone, o soffioni) con le spore in movimento. I prodotti dei media digitali, secondo Jenkins, sono come i denti di leone, soffiandoci addosso, si diffondono nell'aria, ma non come dei virus. Una delle qualità migliori del libro è proprio questa: mettere in discussione la retorica dominante sulla circolazione dei testi mediali come virus. Un video su You Tube, un articolo di giornale postato su Twitter, non si diffondono per contagio, ma per una decisione...

Londra: La radio sullo schermo

Sono dentro la nuova Broadcasting House della BBC, in Portland Place, Londra. Sto entrando negli studi della radio. Per quelli come me è come essere dentro una cattedrale gotica del Trecento a dodici navate. Al posto degli affreschi, le foto dei padri fondatori del servizio di broadcasting più famoso del mondo. Al posto dell'altare, i mixer digitali. Al posto del leggio, il primo microfono dal quale tutto ha avuto inizio.     Sono qui insieme ad altri studiosi e producer di radio di tutta Europa, riuniti per un convegno nel college londinese della Sunderland University, uno di quei college che le università britanniche aprono a Londra per attirare i figli dell'upper class globale che hanno solo bisogno di una scusa per trasferirsi a vivere qui per un paio d'anni. Il giorno prima è venuto in visita il direttore di BBC One (la stazione pop creata nel 1967 per contrastare la rivoluzione delle radio pirata e dei dj), Ben Cooper, un uomo atletico tra i quaranta e i cinquanta, con la faccia da marine americano.   Ben Cooper   Il direttore (che qui si chiama controller) esordisce così: “Da...

L'ardesia e la rete

A circa 200 anni dall’introduzione della lavagna di ardesia, usata per la prima volta a West Point nel 1809, nel 2006 l’allora ministro dell’istruzione Fioroni annunciava l’introduzione della LIM (Lavagna interattiva multimediale) nelle scuole italiane attraverso un piano, poi rilanciato nel 2008, che prevedeva 10.000 esemplari. Il comunicato stampa annunciava un investimento da 20 milioni di euro, che sarebbe entrato a regime per l’anno scolastico 2008/2009: i ministri Gelmini e Brunetta, per l’occasione insieme al premier Berlusconi promettevano che nel mese di dicembre 2009 il progetto avrebbe riguardato circa 4000 scuole, “il 40% degli istituti scolastici principali”, contestualmente a un piano di formazione per 24.000 docenti: “le scuole potranno così sviluppare contenuti didattici digitali, fruirne in rete e utilizzare strumenti di collaborazione come blog, wiki e videoconferenze”.     Anche per l’assenza di dati disponibili e a fronte di numeri vaghi e approssimativi, non è mia intenzione fare il punto della situazione sull’attuazione del piano e sulla retorica della...