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Il nome della rosa

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I died for Beauty / La bellezza è una domanda

Quando Josif Brodskij, in occasione del conferimento del premio Nobel per la poesia e la letteratura, sostenne che uno dei principali problemi del nostro tempo è la volgarità, e che solo la bellezza avrebbe potuto salvarci, non avevamo forse compreso fino in fondo quanto fosse nel giusto. Ma si sa, è dei poeti vivere al di sopra delle proprie possibilità, come diceva sempre Luigi Pagliarani. Brodskij poi aggiunse che l’estetica è la madre dell’etica, perché la contiene, completando una diagnosi e un progetto per cambiare la nostra vita. Non l’abbiamo ascoltato. La volgarità, e non la bruttezza, si propone nel nostro tempo come il contrario della bellezza; così come l’indifferenza, e non l’odio, è il contrario dell’amore. Se il bello è passione e distacco; se è perfino un certo livello di disinteresse che separa il bello da altre forme di passione, anche il brutto è passione e richiede di essere capito e giustificato, come ha sostenuto Umberto Eco in un testo sul brutto, ora contenuto in Sulle spalle dei giganti, La nave di Teseo, Milano 2017. Ci rendiamo subito conto che siamo sulla soglia di noi stessi, al margine generativo del possibile, dove si profilano le condizioni per...

Umberto Eco maestro / Dialogo tra Eco e Narciso

La notizia della morte di Umberto Eco, avvenuta venerdì 19 febbraio, rimbalzò l’indomani su tutti i giornali, ma il livido lo sentii nei giorni successivi. Una settimana dopo annotavo nel mio diario che era “importante e forse urgente” per me scrivere sul mio lutto per Eco. Come se nell’ampiezza di riverberi che la sua morte aveva prodotto oltre la sfera più intima, un’onda, un raggio o un eco mi avesse personalmente investito. Volevo capire (è lo scopo di queste pagine) perché la sua scomparsa mi avesse così stordito. Umberto Eco è stato uno dei miei professori a Bologna, ma non ero uno studente fedele. Ci davamo del tu ma non eravamo intimi, ed era più facile che ci incontrassimo a Place Saint-Sulpice che sotto le due Torri o a Milano. Ci sentivamo più spesso nel periodo in cui scrivevo su l’Unità diretta da Furio Colombo, e fui sorpreso e gratificato quando sostenne un mio libro allo Strega. Provavo per lui una disincantata ammirazione, ma anche una distanza critica, quasi una lieve, ricercata conflittualità (non credo nemmeno se ne sia mai accorto), una diversità che si manifestò la prima e unica volta pubblicamente in forma di diatriba narratologica: avevo ventun anni e...

Letizia Battaglia / Let (it) B

Non è facile scrivere su Letizia Battaglia. Sul suo modo di fotografare, su quello che ha ritratto e sui risultati che ha ottenuto. Specialmente dopo aver visto la mostra dal titolo Anthologia (fino all’8 maggio ai Cantieri Culturali della Zisa a Palermo) che raccoglie 140 fra le sue fotografie migliori. Bisognerebbe essere oggettivi, entrare nel merito del livello estetico dei suoi scatti, della composizione, dell’uso sapiente del bianco e nero, ma anche del loro valore politico e sociale: finestre su un’umanità spesso inquietante e terribile in cui magicamente l’occhio del fotografo riesce a scoprire lampi di bellezza e di verità. Ci sono gli anni terribili delle guerre di mafia a Palermo, quelli di Falcone e Borsellino, che Letizia immortala lavorando come reporter per il quotidiano L’Ora, e c’è la città, con i suoi eterni, stridenti contrasti, ma soprattutto ci sono le persone, le donne in particolare, come si è potuto vedere in un'altra sua mostra, Qualcosa di mio, a cura di Laura Barreca e Alberto Stabile, conclusasi qualche settimana fa al Museo Civico di Castelbuono e centrata appunto su figure femminili colte nei loro scenari quotidiani (un consiglio, se...