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Insegnare le parole / La lettera sovversiva. Da don Milani a De Mauro

Come spesso avviene nel confronto con una figura importante, dalla vasta eco e dagli effetti di lungo periodo, è un libro di storia che può dipanare un groviglio discorsivo e polemico intricato. Il che è tanto più vero se i nodi sono la scuola, l'impegno personale e collettivo e la storia dell'emancipazione delle classi subalterne e se incrociano comunismo, cristianesimo e i processi di trasformazione della società dagli anni Sessanta in poi, per poi detonare con potenza in quel Sessantotto di cui ci apprestiamo a rammemorare il 50° anniversario. Così Vanessa Roghi, storica del tempo presente, della visualità e dell'immaginario, ha scritto La lettera sovversiva. Da don Milani a De Mauro, il potere delle parole (Laterza, 2015): «la storia di Lettera a una professoressa e della battaglia per la trasformazione della cultura da strumento di oppressione a elemento indispensabile per l’evoluzione democratica e civile del nostro Paese». Una storia culturale e sociale, degli intellettuali e dei movimenti, storia di testi, contesti e s/fortune da cui difficilmente si potrà prescindere.   Il libro, scritto con energica freschezza e un alto tasso di leggibilità, induce a...

Lo smartphone a scuola

Sono un insegnante che ha iniziato a fare le prime supplenze nel 1988; in quasi trent’anni ho assistito a svariate mutazioni, tutte superficiali, nell’attività di docente, e, al contempo, ad una ferrea, adamantina, coriacea invarianza fondamentale in ciò che si chiama scuola.  Una delle guide della mia vita ha nome Giorgio Manganelli e questo grande scrittore ebbe modo di scrivere negli anni ‘80, a proposito dei cosiddetti mutamenti scolastici, le seguenti illuminanti e definitive parole: “ mi dicono che le cose sono cambiate. Sarà. Ma ci sono le classi? Le aule? Le campanelle? E allora non ci credo”. Parole sante! Le riforme della scuola non sono riforme. Sono ritocchi parziali, spesso scoordinati e raffazzonati, tendenti ad un unico fine, triplicemente modulato: tagliare, tagliare, tagliare. Ore, posti di lavoro, siano cattedre o segreterie e dirigenze.   Gli accorpamenti di istituti di cui sono stato testimone negli anni non hanno alcuno scopo se non quello appena ricordato. La didattica, la pedagogia non vi hanno alcuna parte. L’introduzione della settimana corta, cinque giorni su sette, (che è una realtà della mia scuola, sudtirolese) si spiega con la volontà di...

Sulla questione scolastico-alimentare / Voglio il panino libero!

La battaglia per il panino libero, com’è stata battezzata dai giornali la recente questione scolastico-alimentare ipertorinese presto sfociata in complesse beghe giuridico-amministrative a valenza nazionale, solleva una serie di questioni di varia natura: etiche, politiche, economiche, ma anche letterarie e gastronomiche. Da una parte sembra roba da faits divers, atta a riempire le pagine dei quotidiani talvolta sguarnite di news più allettanti. Dall’altra è faccenda che non può non toccare chi a vario titolo s’occupa di scuola o di alimentazione, di pubblica amministrazione, di salute collettiva, come anche di filosofia morale o di controversie politiche. Per non parlare del fatto che, ovviamente, chi ha figli in età scolare si sente subito investito dall’antinomia shakespeariana tra panino e non panino, mensa e non mensa. “Mamma, la minestra della scuola fa schifo! Voglio il tuo panino con wurstel rosolato e tanto ketchup!”; “papi, mi compri la merendina al bar qua sotto? a mensa ci danno cose vomitevoli!”. Tutto un rimescolamento di istanze valoriali collettive e dover vivere quotidiano, grandi programmazioni pedagogiche e capricci dell’ultimora.    Alla fine, l’...