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Italo Calvino

(153 risultati)

Da domani in libreria / I racconti di Paolo Zanotti

Come nei romanzi di Paolo Zanotti, anche nei racconti di L’originale di Giorgia (Pendragon, 2017) si trova una situazione ricorrente: c’è una banda di ragazzini in cui circola la stessa energia fantastica e sentimentale, che ha come fonte o calamita un personaggio femminile vagheggiato, trasfigurato, stilnovisticamente imprendibile. I protagonisti zanottiani serbano il sapore intatto di una speranza “che non è per loro”, e che oggettivano in sorelline immaginarie o bambine bonsai. Queste compagne con le guance pescose e le ginocchia sbucciate profumano di prato, di latte, di manga e di un tempo che non è mai attuale. L’inesistenza, gli avatar illusori, l’ibernazione e il sogno le allontanano in un’utopia retrospettiva. Ma ecco che allora, specularmente, anche la banda maschile si congela: resta fissata a quell’icona, all’aura della realtà preadolescente che la emana. Crescere, studiare, accumulare esperienze culturali o erotiche, scegliersi una fidanzata o un mestiere sono cose che si fanno e riferiscono in due righe, con un’alzata di spalle. L’evoluzione dallo stato infantile, potenziale, è infatti appena un malinconico travestimento: «Mi laureai e trovai un lavoro di copertura...

Speciale Appennini / La montagna dei risvegli

Il territorio del Reventino è un pezzo di Calabria interna solcato dai fiumi Amato e Corace. Prende il nome dall’omonimo monte (1417m), la cima più alta di una cresta sottile e armoniosa che separa queste valli dal Mar Tirreno. Alle spalle l’altopiano della Sila.  Ho lasciato questa terra vent’anni fa alla ricerca di lavoro: quando sei giovane pensi che le cose belle siano lontane da casa tua. Questa esperienza ha scavato un solco profondo tra me e la Calabria e tutto ciò a volte mi disorienta: troppo poco per sentirmi lombardo, quanto basta per mettere in crisi la mia identità calabrese.  Sono tornato qualche anno fa e ho trovato la mia terra profondamente cambiata: molte porte chiuse, strade e piazze ormai semideserte che si animano solo d’estate. Mi chiedo spesso se è stata la scelta giusta e se alla fine riuscirò a ritrovare quello che cerco.    Ma poi penso che un futuro deve pur esserci per posti come questi, e devo provare a immaginarlo.     Bisogna essere un po’ folli e un po’ poeti per dare forma ai sogni, per guardare oltre quelle porte, per immaginare ancora una comunità. La nostra terra ha bisogno di poesia, lo dico da sempre, non di un...

Cosimo a Milano: 18 e 19 ottobre / Il Barone Rampante duecentocinquant’anni dopo

Nei giorni 18 e 19 ottobre si svolgerà a Milano il Convegno internazionale sul Barone rampante di Italo Calvino dal titolo Cosimo, duecentocinquant’anni dopo: la prima sessione all’Università Statale (18 ottobre, ore 14:30, via Festa del Perdono 3, aula 102), la seconda all’Università Bicocca (19 ottobre, ore 9:30, Auditorium Guido Martinotti U12, via Vizzola 5). Si tratta del terzo evento dedicato al romanzo, dopo l’esperimento di lettura condotto da Giuliano Scabia all’Università Bicocca (27 aprile) e il convegno che si è tenuto all’Università di Ginevra il 15 giugno («E io non scenderò più»: 250 anni fa Cosimo Piovasco di Rondò saliva su un albero); il ciclo si chiuderà il 14 dicembre alla Sapienza – Università di Roma con la Giornata internazionale di studi «Il barone rampante». Fortuna e diffusione, promossa dal «Fondo Calvino tradotto». Anticipiamo qui la relazione di Mario Barenghi.   Quando all’interno di un testo narrativo compare un nome proprio, succede qualcosa di particolare. Non proprio un miracolo, forse; ma di sicuro scatta un clic. Il nome – per evocare il Montale delle Occasioni – «agisce». Produce un effetto istantaneo nella mente del lettore: evoca una...

Progetto Jazzi / Salvare il fuoco

Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).   Il fuoco è stato uno degli incubi di questa estate. Incendi dappertutto, che hanno incenerito migliaia e migliaia di ettari di bosco. Spesso si è trattato di incendi dolosi, appiccati dall’uomo. Il fuoco fa paura, ma al tempo stesso ci attira. Gli uomini hanno un antico e profondo legame con il fuoco, tanto che è impossibile concepire l’umanità senza di lui, come ha scritto Catherine Perlès, studiosa delle origini della storia umana in Preistoria del fuoco (Einaudi). I miti studiati da James Frazer e diffusi in ogni luogo del Pianeta, ci dicono che l’Uomo si differenzia dall’animale solo a partire dal momento in cui diviene padrone del Fuoco. Il mito di Prometeo racconta inoltre che il fuoco è di natura divina, e che per averlo occorre rubarlo agli dei. Ma quando è accaduto questo?   Molte delle testimonianze disponibili ci dicono che già l’Homo erectus faceva uso del fuoco 400.000 anni fa, prima della comparsa dell’Homo sapiens. La scoperta e l’utilizzo del...

Il riso e la sua ombra / Ridicolo, vergogna, imbarazzo

  Aveva terminato gli studi all’accademia di arte drammatica da parecchio tempo. Accadeva spesso che gli chiedessero del suo lavoro. Con imbarazzo rispondeva: faccio l’attore, ma sapeva che subito dopo sarebbe arrivata la domanda più difficile: dove reciti? Farfugliando diceva sottovoce che era in attesa di una parte che stava per arrivare, ma il telefono non suonava mai, né qualcuno lo cercava, neppure per un provino. Fu in un pomeriggio in cui tentava di non pensarci più che suonò il telefono e dall’altra parte una voce gli disse: è lei l’attore. Sì, sono io rispose, col cuore in gola. Avremmo una parte da proporle per… Certo, certo, va bene, va bene, rispose trafelato. Ma no, aspetti, si tratta di una piccola parte... Accetto, accetto, va bene. Deve recitare la parte di un maggiordomo nella seconda scena del terzo atto di una commedia… Sicuro, certo, sento che è la mia parte!... Ma guardi che si tratta di poco meno di un minuto in cui entrando in scena deve aprire una porta e vedendo un uomo a terra deve dire una sola battuta: “cielo, un cadavere!”. Ma è perfetto, accetto immediatamente, attendo il copione, le detto l’indirizzo e attendo per le prove. Nei tre mesi...

Forza tutti insieme incontro all’avventuraaaaa! / Tondelli: Sette parole per Altri libertini

1. Presenza    Non tutto è andato perduto, come diceva uno slogan. Non tutto è sparito o è stato fatto cadavere dai decenni successivi e dalla retorica dominante del buio con cui troppe volte si è oscurata l’epoca del Settantasette, usando l’immagine unica della lotta armata e occultando, a distanza, la molteplicità di esperienze e i colori che animarono quel periodo. Di tale policromia, di tale vitalismo a tratti anche autodistruttivo, ma non per questo monotonale, resta, per esempio, la scrittura di uno dei libri più significativi usciti da quegli anni, Altri libertini: uno tra i migliori e, forse, il più capace di formalizzare e trasmettere un sentimento di “presenza” con il proprio tempo.    Altri Libertini esce nel gennaio 1980 (pochi mesi dopo Se una notte d’inverno un viaggiatore, di Calvino; nel medesimo anno de Il nome della rosa, di Eco, e del film di Giordana Maledetti vi amerò). L’editore è Feltrinelli, che lo manda in stampa dopo una laboriosa riscrittura guidata da Aldo Tagliaferri. Il libro segna l’esordio di un venticinquenne nato a Correggio e iscritto al corso di laurea in Discipline Arte Musica e Spettacolo (DAMS) dell’Università di Bologna...

Progetto Jazzi / Ma che cos’è un albero?

  Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA). Gli Jazzi (da iacere, giacere) erano dimore temporanee, giacigli per il ricovero di animali da pascolo, punto di connessione tra tratturi e paesi: luoghi dell’indugio, della presa di contatto con le cose. Il progetto intende recuperare questo modo di abitare la natura, raccontando percorsi da attraversare con lentezza, riappropriandosi di spazi e luoghi e della loro storia, rinnovando esperienze – come l’osservare le stelle o il nascere del giorno – capaci di ripristinare il contatto con la natura, con il ciclo delle cose e delle stagioni. La sfida è anche quella di produrre innovazione e rigenerazione sociale, recuperando strutture e architetture rurali, mettendo in moto un circolo virtuoso di ospitalità diffusa che si nutra delle realtà esistenti e delle reti di relazione con i ‘nuovi viaggiatori'.   Stanotte una tempesta si è abbattuta furiosa contro le case. Ha piovuto fortissimo e tirato vento: mulinelli d’acqua, quasi delle piccole trombe. Oggi sono...

L'intelligenza della forma / L'Eugenia e i garofani

Quelli che usiamo per aromatizzare cibi e bevande sono i boccioli essiccati di un albero originario di Filippine e Indonesia, appartenente alla famiglia delle Mirtaceae e dal nome scientifico di Syzygium aromaticum. Trovo però più simpatica la dicitura Eugenia caryophyllata, con cui pure è noto, benché l’aggettivo rinvii ad altra inopinata famiglia, le Caryophyllaceae, propria invece del fiore che tutti noi siamo soliti chiamare garofano e i botanici Dianthus. Nella confusione onomastica non ho ben capito se sia la spezia a rinviare al fiore – forse per la foggia del chiodo simile al bottone florale non ancora dischiuso – o, al contrario, il profumo del fiore a ricordare l’aroma della spezia.     Comunque sia, il garofano che – profumo a parte – nulla ha in comune con l’Eugenia, ci porta sulla riviera ligure dove da secoli si coltiva nelle serre in faccia al mare in barba a Mario Calvino che, a detta del figlio Italo (La strada di San Giovanni), si batteva contro la monocultura del garofano nel sanremese. I Dianthus, per altro, sono un mondo a sé per numero e varietà. Limitarsi a quello che dal Dianthus caryophillus, presente in natura e attraverso vari incroci, ha...

Un esperimento di mitobiografia / I Grimm. Il padre di Cenerentola e altre storie

  Le fiabe sono vere, scriveva Italo Calvino nell’introduzione alle Fiabe italiane. Nell’introduzione al suo libro di riscrittura di undici fiabe dei Grimm (Il padre di Cenerentola e altre storie, [Illustrazioni di Stefano Levi della Torre], Manni editore, Lecce 2016.), Stefania Portaccio scrive:   Entrare nelle fiabe era un’eccitazione fisica ed emotiva: smarrirmi nei boschi stando sdraiata sul divano del tinello; superare grandi prove […]. L’incantesimo di gustare delle cose vere dentro le non vere.   Il nucleo realistico delle fiabe sta nel loro essere racconti di formazione: la figura protagonista presenta alcune qualità incoraggianti (talento, bellezza, gentilezza…) ma si trova all’inizio immatura e in una situazione problematica. È come in attesa di rivelarsi agli altri e a sé stessa. Nel suo percorso di maturazione incontra rivali che le contendono aspirazioni e ruoli; incontra aiuti magici a doppio taglio, metafora delle energie del contesto, e solo se saprà prenderle per il verso giusto le saranno di aiuto nelle prove che dovrà affrontare per arrivare infine alle nozze principesche, cioè alla maturazione e ad un soddisfacente rapporto tra i sessi. Inclusi...

Noi gli ebrei e anche gli altri / Aldo Zargani, In Bilico

Aldo Zargani è legato per noi a un libro indimenticabile, Per violino solo. La mia infanzia nell’aldiqua, un libro struggente, nutrito di umorismo raro nelle nostre lettere, tragico e delizioso, che ha avuto un successo che ha valicato le frontiere del nostro paese. In Bilico (noi gli ebrei e anche gli altri), Marsilio 2017, sta in parte nei suoi immediati dintorni e in parte si allontana perché lascia l’infanzia e ci introduce nelle storie da adulto dell’autore. Per entrare in questo suo mondo nulla di meglio che partire dal suo microcosmo, un brevissimo racconto che s'intitola “Berlinesi”, che potete leggere qui.     La prima parola che mi viene per definire i sentimenti che mi ha suscitato è commozione, una commozione che apre a un grumo di oscurità e insieme a lampi di comprensione non razionale. Tutto è raccontato per bene in un ottimo italiano narrativo, sino a quello finale folgorante (probabile stravolta reminiscenza deamicisiana), che apre sul passato in una sorta di ossimoro che oppone l’infamia al pianto, ma insieme lo genera. Ma come possono essere infami quattro innocenti? E come un infame può piangere la sua infamia? La parola infamia raduna...

I bambini e la paura / L'importanza di perdersi nel bosco

Dopo l'attentato di Manchester, nel quale al termine di un concerto di Ariana Grande sono rimasti uccisi numerosi ragazzi la maggior parte dei quali ancora minorenni, come dopo ogni atto di terrorismo su media e social network è circolata la domanda “Come spiegare gli attentati ai bambini”. Famiglia Punto Zero, social di promozione culturale della genitorialità e approfondimenti tematici sulla famiglia, ha girato la domanda a Nadia Terranova, scrittrice per adulti e ragazzi, che tiene una bella pagina dedicata alla letteratura per l'infanzia sull'inserto Robinson. «Il problema – ha risposto Terranova – non è svegliarsi ogni volta e chiedersi come spiegare gli attentati ai bambini, il problema è che bambini a cui le favole sono state edulcorate, a cui non si può più leggere niente perché “è troppo difficile”, che non hanno più un'elaborazione simbolica della paura perché i grandi hanno paura della loro paura, sono infinitamente più fragili. E il problema non è la cronaca o una soluzione-medicina all'indomani di ogni fatto di cronaca, ma un immaginario indebolito da rifortificare.»   Centra il punto Terranova. Dietro la fragilità dei bambini c'è quella di un mondo incapace di...

5 giugno 1927 - 5 giugno 2017 / Emilio Tadini, Picasso. L’immortale da vivo

La generazione degli anni difficili è il titolo di un volume del 1962 in cui Ettore Albertoni, Ezio Antonini e Renato Palmieri raccolgono i testi di un’inchiesta condotta tra il 1959 e il 1960 per la rivista «Il Paradosso». L’inchiesta era mossa dalla necessità di comprendere le scelte e le posizioni di fronte alla Storia da parte di «coloro che l’ultima guerra sorprese […] nell’età dei primi ripensamenti e delle maturazioni giovanili», e che alla fine degli anni Cinquanta si presentavano, volenti o nolenti, come «la spina dorsale della nazione». È la cosiddetta “generazione di mezzo” di cui fanno parte Italo Calvino, Oreste del Buono, Rossana Rossanda, Franco Fortini o Fulvio Papi: intellettuali nati negli anni Venti, che alla chiamata della Storia hanno risposto non con il ragionamento e la volontà di una scelta politica matura, ma sulla spinta degli “astratti furori” di gioventù. E alla fine della guerra si ritrovano troppo grandi per demandare ai fratelli maggiori le responsabilità della ricostruzione, ma anche troppo giovani per incaricarsi senza tentennamenti di tracciare la rotta per le generazioni a venire. Sono intellettuali che vivono con profonda sofferenza l’urgenza...

Sessant'anni dopo / Le ceneri di Gramsci di P. P. Pasolini

Giusto sessant’anni or sono, nel giugno del 1957, uscivano per l’editore Garzanti Le ceneri di Gramsci, quello che di solito viene considerato il più importante volume di versi di Pier Paolo Pasolini. Il poeta medesimo lo giudicava una delle sue massime riuscite. Lo scrive esplicitamente nel novembre del 1973, recensendo su “Tempo” Calderòn. Il fatto che si tratti di un’auto-recensione dovrebbe far riflettere. Del resto Pasolini non era nuovo a questo procedimento. Già due anni prima, il 3 giugno del 1971, aveva recensito lui stesso quello che poi risulterà essere il suo ultimo libro di poesie italiane, cioè Trasumanar e organizzar.   Se un autore è costretto a questa pratica, significa che non gode certo del favore popolare, e nemmeno di particolare attenzione da parte della critica. Ma questa è una questione ben nota, che già nel 1980, a soli cinque anni dalla morte del poeta, Arbasino, nella prima edizione di Un paese senza, aveva sintetizzato come meglio non si poteva e una volta per sempre: “Pasolini, vivo, veniva commiserato e insultato proprio dai medesimi che lo proclamano Vate da morto”. Ne accenniamo solo perché, ogni volta che si celebra Pasolini, andrebbe sempre...

Gianfranco Baruchello, i paesaggi invisibili

«Scusate se vi disturbo, sono un pittore italiano e vorrei conoscere Marcel Duchamp». Così, ha raccontato a Hans Ulrich Obrist, si presentò un giorno Gianfranco Baruchello ai commensali d’una tavolata in un ristorante di Milano, El Ronchett di ran. Era l’11 settembre del 1962 e quel giorno, al «pittore italiano», cambiò la vita (le foto scattate a Duchamp che fuma il sigaro nella sua casa paterna, per dirne una, saranno il punto di partenza di Verifica incerta: il film di montaggio, realizzato due anni dopo con Alberto Grifi, vero atto di nascita della videoarte italiana).   Gianfranco Baruchello, Greenhouse installation view 1, ph Roberto Marossi, courtesy Massimo De Carlo.   E fu proprio Duchamp a dire – a Pierre Cabanne – la cosa più importante, riguardo alla pittura del discepolo: «fa dei grandi quadri bianchi, con delle cose piccole piccole che bisogna guardare da vicino». Se fare de visu l’esperienza dell’arte serve in genere ad apprezzarne lo spessore materiale, non è tanto questo (con qualche significativa eccezione) il caso di Baruchello. Andarci di persona significa invece poter avvicinarsi quanto serve, a quelle sue superfici, fino a sfiorarle col naso; e...

O è un riassunto o è un commento / Poche chiacchiere!

Gli studenti universitari non sanno scrivere in italiano. Così dicono i 600 professori che hanno redatto un appello pubblico. Ne è seguito un dibattito di cui ci siamo occupati su doppiozero con gli interventi di Andrea Giardina e Alessandro Banda; Nunzio La Fauci; Mario Barenghi; e l’intervista di Enrico Manera a Marco Rossi Doria. Come si insegna davvero a scrivere nelle scuole italiane a partire dalle classi elementari? Ci siamo occupati del dettato e ora presentiamo qui un testo di Italo Calvino sul riassunto.   Sull’“Espresso” del 10–17 ottobre, Umberto Eco fa l’Elogio del riassunto e dodici scrittori riassumono dodici libri famosi (15 righe dattiloscritte era il limite fissato dal giornale). Mi pare un discorso da non lasciar cadere, che può avere implicazioni sostanziose sia come proposta d’un modello stilistico (esercizi di concisione, d’economia della parola, di pregnanza concreta sono quanto mai necessari a ogni scrivente o aspirante allo scrivere che voglia difendersi dalla peste verbale che ci circonda), sia come metodo pedagogico. Pedagogico per chi fa il riassunto, più che per chi lo legge, come opportunamente ha precisato Eco, che rivendica l’utilità...

Un poeta in lotta con la materia / Con Ariosto, senza Calvino

Chi è Ludovico Ariosto, del cui capolavoro, l’Orlando furioso, si è celebrato quest’anno il cinquecentenario con un’incredibile serie di eventi, convegni, spettacoli e mostre? Per molti Ariosto, o ‘l’Ariosto’, come preferiscono alcuni che così ne hanno imparato il nome sui manuali di scuola, è quasi uno pseudonimo di Italo Calvino. Sì, perché Calvino è il filtro attraverso cui ancora molti, intellettuali o semplici curiosi, leggono il poema ariostesco, che Calvino raccontò a un pubblico medio-colto con una mirabile operazione letteraria ed editoriale in apertura degli anni Settanta. Prendersela con Calvino sembra che sia diventato uno sport letterario, dopo una generazione cresciuta alla sua ombra: ‘se l’ha detto Calvino’, era il mantra di professori e studenti tra gli anni Ottanta e Novanta. A chi ha avuto maestri soffocanti capita di sbarazzarsene con la stessa facilità con cui li aveva un tempo adorati.    Eppure, nel caso di Ariosto, Calvino è responsabile di una tale calvinizzazione che non si può restare indifferenti. Ariosto è per la maggior parte dei lettori, chi ne ha letto un po’ e chi ne ha letto tanto, il poeta della fantasia senza briglie, dell’inesauribile...

Tendo al mio fine / Giulio Paolini all’inseguimento di sé stesso

A Milano in novembre può far buio alle quattro, «come alle Svalbard» (© Francesco Targhetta). E poi Pero, amministrativamente, non è neppure Milano. Tocca arrivare al capolinea della metro e poi fare più d’un chilometro a piedi, nella bruma, con questa «solitudine in giro […] / sull’umido asfalto», come ritraeva Ungaretti questa città. Facilissimo infatti è «tentennare», fra i capannoni industriali ed ex-tali: la scritta «Galleria Christian Stein», al cancello di uno di loro, è pressoché impercettibile.   Giulio Paolini, Fine, galleria Christian Stein, sede di Pero. Courtesy artista e galleria Christian Stein, Milano. Foto Agostino Osio.   È un bel contrappasso aver allestito la nuova mostra di Giulio Paolini – il più immateriale, il più incorporeo degli artisti – in due sedi distinte, le due sedi della storica Galleria già torinese. Un raccourci retrospettivo del suo percorso, dagli anni Sessanta sino ad oggi, qui a Pero; e l’opera nuova, che dà il titolo alla mostra nel suo complesso (a cura di Bettina Della Casa, sino al 29 aprile 2017) – un’unica parola, in tutti i sensi lapidaria, Fine –, nello spazio storico, in centro, di Palazzo Cicogna (lo stesso che ospitava...

Progetto Jazzi / Che cos’è il paesaggio fragile?

  Paesaggio perduto, paesaggio fragile. I villaggi travolti dalle cascate d’acqua delle dighe o dai fiumi di parole di tanti romanzi che li raccontano (il più celebre, La pioggia gialla dello spagnolo Julio Llamazares) disegnano emblematicamente le figure limite del paesaggio fragile, quando non perduto appunto, come orizzonte estremo di un’esperienza contemporanea dello spazio colto nel suo spingersi sempre faustianamente oltre: in un al di là, apparentemente senza fine. Lasciando indietro, nella fuga, i paesaggi del tempo, con le loro forme esplose sotto la pressione di acque di dighe incontinenti, o più prosaicamente, spopolati, sfatti, invasi dai labirinti vegetali dei tanti borghi che si van perdendo. Quasi a ricalcare i giochi fantasmagorici del Marcovaldo di Italo Calvino.   [...] il caseggiato davanti al quale passava tutti i giorni gli si rivelava essere in realtà una pietraia di grigia arenaria porosa: la staccionata d’un cantiere era d’assi di pino ancora fresco con nodi che parevano gemme; sull’insegna del grande negozio di tessuti riposava una schiera di farfalline, di tarme addormentate. Si sarebbe detto che appena disertata dagli uomini, la città fosse...

Jazzi. Secondo natura / Stelle

  Jazzi è un programma di valorizzazione del patrimonio ambientale dell'area di Licusati (Camerota) a ovest dell pendici del Monte Bulgheria nel Parco Nazionale del Cilento e dell Vallo di Diano, per abitare la relazione con la natura. Il concorso termina l'11 ottobre.   La serie dei testi Secondo Natura vuole evidenziare il medesimo ritorno alle esperienze sensoriali riferendosi a quegli elementi che incontriamo ogni giorno nel mondo intorno a noi: acqua, vento, onde, nuvole, sabbia, polvere, pietre, stelle, eccetera. Un viaggio sensibile e intellegibile che auspichiamo, sulla scorta degli antichi poeti e filosofi, sia davvero secondo natura.   Guardare le stelle è un’attività che sembra piacere a tutti, in particolare ai poeti e agli scrittori. Gli artisti, musicisti compresi, sono attratti dal cielo stellato. Tra i tanti possibili accompagnatori in questa visita al cielo sopra di noi – come viatico al senso morale dentro di noi, per citare l’intramontabile Immanuel Kant –, ci possiamo rivolgere al signor Palomar. Tra le molte attività visive del personaggio di Italo Calvino c’è anche l’osservazione del cielo.  Di giorno fissa la Luna, che gli appare...

Sulla questione scolastico-alimentare / Voglio il panino libero!

La battaglia per il panino libero, com’è stata battezzata dai giornali la recente questione scolastico-alimentare ipertorinese presto sfociata in complesse beghe giuridico-amministrative a valenza nazionale, solleva una serie di questioni di varia natura: etiche, politiche, economiche, ma anche letterarie e gastronomiche. Da una parte sembra roba da faits divers, atta a riempire le pagine dei quotidiani talvolta sguarnite di news più allettanti. Dall’altra è faccenda che non può non toccare chi a vario titolo s’occupa di scuola o di alimentazione, di pubblica amministrazione, di salute collettiva, come anche di filosofia morale o di controversie politiche. Per non parlare del fatto che, ovviamente, chi ha figli in età scolare si sente subito investito dall’antinomia shakespeariana tra panino e non panino, mensa e non mensa. “Mamma, la minestra della scuola fa schifo! Voglio il tuo panino con wurstel rosolato e tanto ketchup!”; “papi, mi compri la merendina al bar qua sotto? a mensa ci danno cose vomitevoli!”. Tutto un rimescolamento di istanze valoriali collettive e dover vivere quotidiano, grandi programmazioni pedagogiche e capricci dell’ultimora.    Alla fine, l’...

Jazzi. Secondo natura / Sabbia

  Jazzi è un programma di valorizzazione del patrimonio ambientale dell'area di Licusati (Camerota) a ovest dell pendici del Monte Bulgheria nel Parco Nazionale del Cilento e dell Vallo di Diano, per abitare la relazione con la natura.    La serie dei testi Secondo Natura vuole evidenziare il medesimo ritorno alle esperienze sensoriali riferendosi a quegli elementi che incontriamo ogni giorno nel mondo intorno a noi: acqua, vento, onde, nuvole, sabbia, polvere, pietre, stelle, eccetera. Un viaggio sensibile e intellegibile che auspichiamo, sulla scorta degli antichi poeti e filosofi, sia davvero secondo natura.   Tutti si sono sdraiati almeno una volta nella loro vita su un arenile a prendere il sole, e se ancora non l’hanno fatto –cosa improbabile – , lo dovrebbero fare al più presto: un’esperienza indimenticabile. Sabbia uguale a mare; ma c’è anche la sabbia di fiumi, torrenti e laghi. Inoltre ci sono tanti tipi di sabbia di mare: grigia a Cesenatico, nera nelle Eolie, bianca nell’oasi di Vendicari, rossa nelle coste del Senegal; e poi il ghiaino bianco e grigio del Caspio, i minutissimi sassolini di Maratea, le sabbie rosa dei Caraibi, e altre ancora....

Jazzi. Secondo natura / Acqua

  Jazzi è un programma di valorizzazione del patrimonio ambientale dell'area di Licusati (Camerota) a ovest dell pendici del Monte Bulgheria nel Parco Nazionale del Cilento e dell Vallo di Diano, per abitare la relazione con la natura.    La serie dei testi Secondo Natura vuole evidenziare il medesimo ritorno alle esperienze sensoriali riferendosi a quegli elementi che incontriamo ogni giorno nel mondo intorno a noi: acqua, vento, onde, nuvole, sabbia, polvere, pietre, stelle, eccetera. Un viaggio sensibile e intellegibile che auspichiamo, sulla scorta degli antichi poeti e filosofi, sia davvero secondo natura.   L’ossessione della purezza, delle acque limpide, trasparenti, accompagna le nostre estati. Che sia di acqua da bere, o con cui lavarsi, o dentro cui immergerci per nuotare, deve essere comunque acqua incontaminata. Un tempo queste tre attività – bere, lavarsi, nuotare – si compivano nel medesimo liquido: sorgenti, torrenti, fiumi. Oggi le acque che usiamo non sono solo tre e differenti, bensì quattro, perché c’è anche l’acqua rimossa, quella che defluisce attraverso i tubi di scolo dei lavandini, le griglie delle docce e i sifoni dei water closet. L...

Jazzi. Secondo natura / Pietre

  Jazzi è un programma di valorizzazione del patrimonio ambientale dell'area di Licusati (Camerota) a ovest dell pendici del Monte Bulgheria nel Parco Nazionale del Cilento e dell Vallo di Diano, per abitare la relazione con la natura.    La serie dei testi Secondo Natura vuole evidenziare il medesimo ritorno alle esperienze sensoriali riferendosi a quegli elementi che incontriamo ogni giorno nel mondo intorno a noi: acqua, vento, onde, nuvole, sabbia, polvere, pietre, stelle, eccetera. Un viaggio sensibile e intellegibile che auspichiamo, sulla scorta degli antichi poeti e filosofi, sia davvero secondo natura.   A tutti è capitato di raccogliere sassi sulla spiaggia del mare o sulle sponde di un lago, nell’alveo di un torrente o lungo un cammino di montagna, e di tornare dalle vacanze portando nelle valigie, o nello zaino, diversi “oggetti” destinati a fare bella mostra di sé su un tavolo, una scrivania o un davanzale.   Perché le pietre ci attirano? Cosa vediamo in esse? Cosa ci seduce e cattura della natura minerale? Nel mondo antico esisteva un vero e proprio culto per le pietre (lìthos e lapis). I corpi solidi, fissati al suolo, sia di piccole come...

Amicizia / Luigi Ghirri e Gianni Celati

Nel 1981 Luigi Ghirri telefona a Gianni Celati. Ha letto i suoi libri e vuole incontrarlo. Ha anche sentito parlare di lui da amici comuni al Dams di Bologna. Intorno al fotografo modenese si raduna da qualche tempo una generazione di fotografi interessata al nuovo paesaggio italiano. Si propone di rappresentarlo facendo a meno degli stereotipi tradizionali: l’Italia delle cartoline Alinari, quelle “unte di colombi”, come dirà Arturo Carlo Quintavalle. Sono periferie urbane, campagne, luoghi del lavoro, strade, distributori di benzina, case abbandonate, giardini. Celati è contentissimo di questo invito; si entusiasma subito. Seguono lunghe discussioni nella casa di Ghirri, che si protraggono sino a notte fonda. Una sera, poi, il fotografo telefona allo scrittore per chiedere di spiegargli un testo di Wittgenstein, autore che stanno leggendo in quel periodo. Ghirri vuole che Celati partecipi con un suo testo al lavoro fotografico in corso. Diventerà un libro e una mostra: Viaggio in Italia (1984).   Luigi Ghirri, Gianni Celati, 1984-86.   Un capitolo decisivo della storia della fotografia italiana dopo la lunghissima stagione neorealista, almeno come impresa di gruppo,...