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Jean Clair

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Virgilio Sieni: Cena Pasolini, la vita brulicante

È come guardare una distesa di erba alta battuta dal vento ricordandosi che davvero il vento «soffia dove vuole». Viene con il respiro della voce che da un punto absidale dello spazio del Salone del Podestà, dove la Corale Savani di Carpi forma a una lunetta con al centro il suo direttore, entra nella navata e scompiglia le figure, le solleva, le incurva, le abbatte: Cena Pasolini di Virgilio Sieni (la conclusione del progetto Nelle pieghe del corpo, un mese di spettacoli a Bologna) all’inizio si presenta proprio così, con un uomo che è già salito su uno dei tavoli, e una fila di donne al lato opposto del rettangolo che stese a terra alzano lentamente un braccio disegnando nell’aria un semicerchio, con quell’aspetto “rituale e quasi ginnico” che il coreografo fiorentino nei suoi appunti riprende da Roberto Longhi intento a studiare La morte di Adamo di Piero della Francesca. Con lo spettatore che, varcata la porta, si ritrova nel mezzo della sala tagliata dai cinque tavoli, lungo foglio di pentagramma sul quale i corpi dei bambini, delle donne, dei giovani, degli adulti, degli anziani imprimono note...

Un libro esplora il rapporto tra immagine e scrittura / Immagini, immaginari, immaginazioni

È uscito da Donzelli Nell’occhio di chi guarda. Scrittori e registi di fronte all’immagine, a cura di Clotilde Bertoni, Massimo Fusillo e Gianluigi Simonetti. Pubblichiamo la postfazione di Stefano Chiodi.     I felt as if I had been plunged into a sea of wine of thought, and must drink to drowning. But the first distinct impression which fixed itself on one was that of the entire superiority of Painting to Literature as a test, expression and record of human intellect, and of the enormously greater quantity of Intellect which might be forced into a picture – and read there – compared with what might be expressed in words. John Ruskin, Diary, 8 September 1849   Cosa può aggiungere il critico d’arte a chiusura di un libro che esplora in vivo la distanza, la competizione, l’alleanza, tra parola e immagine? Cosa, a parte confessare la sua impenitente iconofilia, il tempo, il debito, l’esaltazione, lo spreco che le immagini hanno sempre preteso dalla sua esperienza di spettatore? E ammettere senza ipocrisie l’innamoramento colpevole per il flusso inarrestabile di immagini digitali, per la vertiginosa espansione inflazionaria del web, per il suo potere di...

Castellucci: tra il sacro e la descralizzazione

Caro Castellucci, ogni volta che qualcuno mi parla di un tuo spettacolo – ti do del tu perché qualche giorno fa Silvia Rampelli ci ha presentati a Roma – usa l’aggettivo “potente”, e se io gliene oppongo un altro – ad esempio “dolente” – non passerà molto che il mio interlocutore (che spesso non è un appassionato di teatro, fatta eccezione per i tuoi lavori di cui è un cultore) ribadirà la sua prima definizione: potente. Potente, e cioè sublime come gli elementi della natura nella catastrofe romantica, il mare in tempesta che Schiller immaginava di guardare dall’alto: non sono molti, di questi tempi, a pensare che il teatro possa ancora essere il centro di una manifestazione sovrumana o, come avrebbe detto Lyotard, inumana. Non sono in molti a mettere in scena l’orlo dei vulcani.   Non sono in molti gli artisti, e questa è la considerazione più mondana, sui quali il giudizio dei detrattori e quello dei cultori finiscano col convergere nella constatazione dell’inevitabilità del loro lavoro. Con il tuo teatro e con quello della Societas, ormai...