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Jimmie Durham

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La presa del Palazzo / Artisti contemporanei al Quirinale

Mi colpisce che i pezzi che vado scrivendo sugli artisti, su Alias, inizino con la menzione della città visitata: come fossi un inviato speciale in terra straniera. Perché tale sono, per costituzione, a scrivere del “mondo dell’arte”: con la speranza – o l’illusione – di recarvi lo sguardo impregiudicato, da outsider, del Persiano di Montesquieu. Imperdibile, allora, la mostra curata da Anna Mattirolo (Da io a noi. La città senza confini, fino al 17 dicembre) al Quirinale, per la Direzione generale arte e architettura contemporanee e Periferie urbane del MIBACT. Per almeno due ragioni: la prima, che vale per tutti, è che in assoluto è la prima volta, questa, che uno spazio così istituzionale si “apre” a quello che i francesi chiamano extrême contemporain (cioè ad artisti di una generazione non ancora canonizzata, o sull’orlo di esserlo: si va da Alfredo Jaar, del ’56, ai gemelli De Serio, del ’78, più due o tre fuori quota come Jimmie Durham e Alberto Garutti).   Luca Vitone (Genova 1964), «Panorama (Roma)», 2006, tre cannocchiali con diapositiva, pedana in legno Non è un’esperienza banale vedere gli interni del Quirinale (io per esempio non l’avevo mai fatta), e com’è...

Fenomenologia del postumano

“Sono femminista, credo che il soggetto sia in continua compenetrazione con altro, i cosiddetti soggetti sono anche oggetti”, ha recentemente dichiarato la curatrice di dOCUMENTA (13) Carolyn Christov-Bakargiev in un’intervista rilasciata alla Süddeutsche Zeitung. “Non il calciatore è il soggetto –il pallone decide la direzione in cui vola. La filosofia occidentale mi interessa solo fino a un certo punto. Non so se sono un soggetto”. Definisce il pomodoro il “prodotto culturale” della pianta di pomodoro, e si propone di indagare il potenziale politico della fragola. Seduce e provoca l’opinione pubblica, promuovendo un’eccentricità dell’umano. Ma Christov-Bakargiev non è l’unica nota curatrice a schierarsi: ne sono emerse svariate, di posizioni postumaniste, in questa prima metà del 2012. Influenzate da nozioni dell’etnografia francese, innestate sulla scia di pubblicazioni recenti di Bruno Latour o Philippe Descola, relativizzano l’antropocentrismo occidentale in favore di un’ibridazione con l’alterità non-umana e sottraggono terreno alle...