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Johann Wolfgang Goethe

(11 risultati)

Karman / Giorgio Agamben. Innocenza radicale

Sebbene Giorgio Agamben abbia dichiarato chiuso, nel 2014, il suo progetto ventennale di un’archeologia della politica e del diritto, che ha preso il nome di Homo sacer, con la pubblicazione del volume l’Uso dei corpi, la sua produttività non è affatto diminuita, e il nuovo testo dell’autore romano, Karman. Breve trattato sull’azione, la colpa e il gesto, uscito recentemente per i tipi Bollati Boringhieri, ne è – non lo fossero stati abbastanza i testi usciti in precedenza, dedicati, tra gli altri, a Majorana, a Pulcinella, e alle proprie vicende biografiche – l’ulteriore riprova.    Se si volesse speculare, si potrebbe addirittura arrivare a sostenere che questo volume potrebbe occupare il posto vuoto lasciato enigmaticamente da Agamben nella posizione II.4 del suo progetto. In Karman Agamben presenta al contempo una summa dei motivi portanti del suo pensiero e una loro evoluzione in una direzione inedita. Come il sottotitolo indica, l’azione, la colpa e il gesto sono le tre grandi categorie oggetto dell’analisi agambeniana. Queste vengono analizzate tramite gli strumenti teorici che hanno reso famoso il filosofo (e spesso gli hanno attirato critiche anche feroci): la...

Alchimia / La materia immaginata: terra

“In principio è la rêverie”, scrive Gaston Bachelard (1884-1962) ne L’aria e i sogni (1943). Se volessimo tradurre il termine francese, dove si conserva il richiamo al sogno (rêve), potremmo ricorrere a “fantasticheria sognante”, l’abbandonarsi del nostro animo alle seduzioni dalle immagini. L’ammissione di Bachelard è l’esito di un percorso filosofico che dall’iniziale rifiuto dell’universo dell’immaginario sfocia nel riconoscimento della rêverie come dimensione originaria dell’essere dell’uomo al mondo. Da storico delle scienze ed epistemologo, Bachelard aveva condannato nell’immaginazione la facoltà che mantiene l’uomo immerso nella natura, legato alle pulsioni dell’inconscio in cui si manifesta il caos emozionale. Le immagini e le metafore a cui fa costante ricorso la pre-scienza rappresentano nella psiche tendenze istintive che sorgono dall’interiorità corporea.   Sono dunque espressioni delle forze biologiche; il ricercatore che si affida ai dati immediati dei sensi proietta sulle cose germi onirici, le incrosta con le passioni che agitano il suo animo. L’immaginazione semina nuclei d’inconscio nella percezione degli oggetti; procede per analogia, accosta per...

I nomi dei colori / Che colori vedevano i greci?

Tra le varie lingue non vi è precisa corrispondenza nei termini di colore: prendo qui in esame l'esempio del greco antico. I greci avevano un diverso sistema cromatico rispetto al nostro: lo dimostra uno scritto molto particolare e interessante, il Perì chromáton, che il Medioevo attribuiva ad Aristotele. L'autore, forse Teofrasto o Stratone di Lampsaco, raccoglie una miriade di osservazioni empiriche sui colori e proprio per questo suscitò l'interesse di Goethe che lo tradusse in tedesco per la parte storica della sua Teoria dei colori. In italiano abbiamo la traduzione di Maria Fernanda Ferrini in [Aristotele], I colori e i suoni (Bompiani, 2008; la stessa autrice aveva anche approntato l'edizione critica, pubblicata dalle Edizioni ETS nel 1999).   L'opera è breve e complessa, prima di tutto per l'uso dei termini di colore che ci disorienta. Prende avvio con la connessione tra i colori semplici e i quattro elementi che gli antichi consideravano le radici di tutte le cose: «l'aria e l'acqua – scrive lo Pseudo Aristotele – sono di per sé bianche per natura, il fuoco e il sole sono gialli. Anche la terra è bianca di natura, ma appare di vari colori perché viene tinta» (p. 71...

Mark Dion, The Pursuit of Sir William Hamilton

Tra la passione dell’amante e la lucida mania del collezionista, i due (opposti ?) poli attorno ai quali Susan Sontag ha costruito il suo The volcano lover: a romance, un fortunato e generoso racconto delle avventure di amore e di scienza di Lord William Hamilton, Mark Dion non ha voluto scegliere.   Stanza del collezionismo - 2013 veduta dell'installazione   Accolta con ragione nelle stanze neoclassiche della napoletana Villa Pignatelli, residenza di raffinati lussi e di colte conversazioni donata nel 1955 allo stato dalla principessa Rosina Pignatelli, casa museo incantevole ma soprattutto grato intervallo di verde e di impossibile silenzio su una Riviera di Chiaia da troppo tempo ormai devastata dai cantieri e dalla rabbia di un traffico che non trova riscatto neppure nell’indisciplina, la mostra The pursuit of Sir William Hamilton lavora infatti proprio sulla tensione che unisce l’amante e il collezionista, sul desiderio, sulla curiosità, sull’ansia del possesso che sempre li accomunano, dando vita ad un progetto seducente, erudito e assieme ironico, in grado di piegare le cronologie e di inquietare, svelandole, le...

Verde. Storia di un colore

Vi piace il verde? Così ci interpella uno studioso francese di colore, ma anche di araldica, Michel Pastoureau, nella prima pagina del suo Verde. Storia di un colore (Ponte alle Grazie). La risposta non può essere certo univoca per un colore così discusso come il verde. Secondo una ricerca recente, in Europa sarebbe proprio il verde il colore preferito da una persona su sei; ma c’è anche chi lo detesta e chi ritiene porti sfortuna. Difficilissimo da indossare, sia da donne sia da uomini; eppure è il colore più diffuso in natura. Se chiedessimo a un fisico: perché si vede il verde? Ci risponderebbe: perché in un prato, nelle foglie degli alberi, nelle “cose” della natura, tutti i colori sono assorbiti, mentre il verde è respinto. Per questo il nostro occhio lo vede. Dice Manlio Brusatin, architetto, saggista, che “il colore è molto più ciò che si pensa che ciò che si vede”. Lo scrive in un libro elegante e prezioso, Verde. Storie di un colore (Marsilio), pubblicato quest’anno.   Installation de pièges à l’orée de la...

Andrea Dei Castaldi. Finistère

Goethe non era un neoclassicista frustrato. Giona Domizi avrebbe voluto urlarlo in faccia a quel grasso professore con i capelli unti appiccicati alla fronte. Avrebbe voluto urlare che l'università non è un luogo dove acquisire coscienza della propria individualità, ma solo dove parcheggiarsi per un po', illudendosi di essere speciali, fino a quando una pergamena dall'aria antiquata non suggella la fine degli anni in cui ci si può legittimamente sentire grandi in potenza. Ma Giona Domizi avrebbe voluto urlare più forte molte altre cose, che invece si teneva dentro, con il rischio di rimanerne soffocato. Davide, il fratello gemello, era morto durante l'inverno in un incidente stradale e a lui, il sopravvissuto, restava tutta la fatica di quelle cocciute funzioni vitali che proprio non volevano cessare di avanzare le loro quotidiane, onerose richieste. Finistère di Andrea Dei Castaldi è un libro che fa percepire la gravosità di essere vivi, ma anche la bellezza dei momenti in cui l'essere al mondo sembra la cosa giusta al momento giusto.     La sola cosa possibile. Momenti in cui,...

Senza un momento di esitazione

Nessun libro è antico. Ovvero: storie su come i libri sopravvivano a chi li ha scritti, a chi li ha letti e a chi li ha posseduti (anche senza leggerli).     Senza un momento di esitazione, come sempre capita quando aspetto il corriere per una consegna, gli prendo il pacco dalle mani e vado verso la scrivania tentando prima di aprirlo con le dita, infilandole tra il nastro adesivo e il cartone, poi, e anche questa è un’immagine che lui ormai conosce, apro il cassetto dove metto le forbici e taglio tutto un po’ a caso, finché i libri che ho ordinato non si spogliano davanti ai miei occhi e, finalmente, posso firmare la ricevuta che il ragazzo ha in mano da quando è entrato. Non ci parliamo molto, di solito. Eppure è lui questa volta a cominciare il discorso, gettando un’occhiata un po’ furtiva ai libri che sto mettendo in fila sul piano della scrivania, taglio contro dorso. È un peccato però, dice il fattorino DHL guardando fuori dalla vetrina verso il suo furgone, che la pioggia improvvisa di inizio estate sta bagnando fin dentro l’abitacolo attraverso lo spiraglio di un finestrino...

Il glamour degli dèi e degli eroi

L’aspetto eroico e mitologico delle figure nella pubblicità di moda in bianco e nero deriva da una visione grafica della scultura antica, dalla furiosa lotta tra divinità e Titani, tra Centauri e Lapiti illuminata dalla luce delle fiaccole, che “rende più nette le ombre [e] fa apparire più chiare le parti illuminate”. La consuetudine di visitare i musei romani di notte, con l’ausilio delle torce, è testimoniata da Goethe, grande estimatore dell’opera grafica di Heinrich Meyer, apprezzato soprattutto per le sue riproduzioni a seppia dei busti antichi. Questo interesse grafico e chiaroscurale di Goethe per la scultura emerge nel contesto di alcune sue osservazioni sulla raccolta di volumi e illustrazioni che hanno il pregio di far “rivivere” il tempo in cui “l’antichità era studiata seriamente”. Sia le riproduzioni a puntasecca per contorni che illustrano i libri di Winckelmann, sia le riproduzioni ad acquaforte che circolano in Europa, hanno contribuito a diffondere un’immagine grafica della scultura antica, formando un modo di vedere, un “gusto”.   I...

Speciale ’77. Il passo del Gorilla

Lunghe discussioni in venti, in una stretta stanza d’albergo, fino alle tre del mattino. Teatro in bar minuscoli o in grigie palestre scolastiche. Incontri nelle case, davanti a un bicchiere di vino. Scalate a montagne con violini, flauti, bandiere e un gigante dall’abito azzurro svolazzante, il Gorilla Quadrùmano.     Era il 1974. Un anno abbastanza lontano ormai dal 1968 e vicino al 1977. Le città erano state percorse da cortei e lo sarebbero state ancora, fino agli omicidi delle Brigate Rosse, fino al rapimento di Aldo Moro e all’uccisione della sua scorta, il pieno degli anni di piombo, l’inizio del “riflusso”. A quei tempi la politica guidava le nostre vite di studenti universitari: una “politica” che provava a fuggire dalla burocrazia e sognava e tentava di realizzare parole come partecipazione, comunicazione, gestione dal basso. In quei mesi l’Italia introdusse, con un vittorioso referendum, il divorzio; di lì a poco la sinistra sarebbe andata al governo nelle più importanti città italiane e si sarebbero aperti nuovi scenari di speranza e anche nuovi conflitti,...

Genova / Paesi e città

Beati coloro che hanno un’identità. Che è come credere in Dio o giurare viscerale fedeltà al luogo in cui nascono, con forza ne avvertono il senso di appartenenza. Figli di una terra precisa, si sentono immigrati, emigranti, diversi, in un qualunque altro luogo che non sia quello di nascita identificandovi il punto del loro equilibrio psico-fisico. Perché il punto d’equilibrio, per loro, è riconoscersi in un dato punto geografico. Beato chi se ne va e poi torna, come insegnano le antiche narrazioni, secondo una circolarità di percorso, di disegno immaginario di una spirale. Certo che chi torna non si troverà mai allo stesso punto di partenza, lui e il luogo sono cambiati insieme. È l’andamento circolare del tempo, che vediamo inciso nei tronchi degli alberi.   Qualcuno ha definito il momento del ritorno come un “salto di ottava” (musicalmente parlando). E qualcuno, alludendo a questo salto, allude addirittura a un’altra dimensione, estrema – come quella traversata dal revenant che, se torna a raccontare, sa che mai potrà essere inteso. O finirà pazzo, come il...

Intervista a Ingo Schulze

È uscito per Feltrinelli il nuovo libro di Ingo Schulze, Arance e angeli. Bozzetti italiani, con fotografie di Matthias Hoch. Sono racconti ambientati nel nostro paese, scritti da Schulze dopo un soggiorno presso l’Accademia tedesca di Villa Massimo a Roma. Pubblichiamo un’intervista di Stefano Zangrando, traduttore di Schulze, sul rapporto di quest’ultimo con l’Italia.   Non dev’essere stato facile confrontarsi da scrittore tedesco con una materia italiana, considerata l’imponente tradizione che hai alle spalle – Goethe, Seume... Sì, naturalmente vi è in questo una certa temerarietà. Ma quando nel 2007 mi trovavo a Villa Massimo invidiavo i miei colleghi che giravano per la città con il blocco da disegno o la macchina fotografica. Volevo fare anch’io qualcosa di simile. E quando si prova a scrivere su un certo argomento, si è più precisi e si ha la sensazione di essere più vicini alle cose. Per questo ho voluto cimentarmi anch’io con degli schizzi, con dei bozzetti italiani.   Com’è nata l’idea di combinare i racconti con le foto...