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Josif Brodskij

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I died for Beauty / La bellezza è una domanda

Quando Josif Brodskij, in occasione del conferimento del premio Nobel per la poesia e la letteratura, sostenne che uno dei principali problemi del nostro tempo è la volgarità, e che solo la bellezza avrebbe potuto salvarci, non avevamo forse compreso fino in fondo quanto fosse nel giusto. Ma si sa, è dei poeti vivere al di sopra delle proprie possibilità, come diceva sempre Luigi Pagliarani. Brodskij poi aggiunse che l’estetica è la madre dell’etica, perché la contiene, completando una diagnosi e un progetto per cambiare la nostra vita. Non l’abbiamo ascoltato. La volgarità, e non la bruttezza, si propone nel nostro tempo come il contrario della bellezza; così come l’indifferenza, e non l’odio, è il contrario dell’amore. Se il bello è passione e distacco; se è perfino un certo livello di disinteresse che separa il bello da altre forme di passione, anche il brutto è passione e richiede di essere capito e giustificato, come ha sostenuto Umberto Eco in un testo sul brutto, ora contenuto in Sulle spalle dei giganti, La nave di Teseo, Milano 2017. Ci rendiamo subito conto che siamo sulla soglia di noi stessi, al margine generativo del possibile, dove si profilano le condizioni per...

Seamus Heaney, poesia ed esperienza

“Preservare l’esperienza”, ecco una ragione per scrivere, diceva Philip Larkin, poeta ammirato da Seamus Heaney, della generazione subito prima della sua. E Heaney lo citava ancora recentemente. La sua poesia infatti è sempre stata strettamente legata alla sua esperienza: l’infanzia rurale, il cattolicesimo profondo e vissuto conflittualmente dell’Irlanda del Nord, gli studi classici, le letture dei maestri del moderno, lo stato di assedio, gli amori, il senso del passato, gli amici, i compagni di strada, gli inarrivabili esempi: Yeats, Joyce, Eliot, Beckett... Heaney divenne amico dei suoi confratelli Ted Hughes, Josif Brodskij, Derek Walcott, Czeslaw Milosz e del più anziano Robert Lowell alla fine della vita disordinata dell’americano. Nella poesia Ostriche ricorda un pranzo memorabile con Lowell sulla costa irlandese, quando “preparano un bell’evento da ricordare”. E intanto le ostriche fanno pensare ai romani che le facevano arrivare dall’Atlantico, alla “sazietà del privilegio”. E mangiare quello iodio significa divenire “verbo, puro verbo”.     In...