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Kevin Kelly

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Design, controllo e creatività

“Invention, it must be humbly admitted,  does not consist in creating out of void but out of chaos.” Mary Shelley     Come muta il controllo del processo che coinvolge le discipline creative all’affermarsi dei paradigmi della complessità? Questo tema richiede un approfondimento di alcuni meccanismi legati al funzionamento biologico delle relazioni tra gli elementi parte di un sistema e le conseguenze in termini cognitivi, epistemologici e tecnologici che ne derivano.   Partendo dall’osservazione di uno stormo di uccelli in volo, Craig Reynolds mise a punto nel 1986 un programma in grado di simulare il movimento di uno sciame (swarm intelligence). Modellando semplici regole di comportamento definite algoritmicamente e uguali per ogni individuo, Reynolds ha ottenuto un sistema le cui proprietà a livello globale - il movimento in stormo - non erano comprese nelle regole da lui inizialmente programmate, dimostrando quanto le proprietà di un sistema non siano riducibili a quelle delle sue parti costituenti ma emergano invece come risultato di un’interazione globale. Questo assunto porta alla luce...

#Advancity

“Facts, not opinions” è l’iscrizione incisa sul timpano d’ingresso di un eccentrico museo nel centro di Londra che apre una volta al mese. Il museo ospita i macchinari utilizzati nei suoi esperimenti da David Kirkaldy, il primo scienziato che nel 1865 si occupò di testare l’acciaio industriale per farne poi materiale per ponti, navi e ferrovie. La frase rappresenta una precisa dichiarazione di intenti che descrive il cambio paradigmatico di cui fu protagonista il pensiero e il metodo scientifico nella seconda metà dell’800. Un periodo che segnò il cambiamento in cui la scienza dei materiali passava dall’essere un terreno di studio in cui convergevano diversi ambiti disciplinari, all’essere caratterizzata da pratiche di indagine esclusive. Gli scienziati dell’epoca per la prima volta erano in grado di analizzare composizioni e strutture dei materiali, connettendo i dati esaminati con le proprietà intrinseche della materia. Queste competenze producevano nuove metodologie e ruoli, allargando le distanze tra il mondo della scienza e quello dell’arte, un tempo parte dello stesso sapere...

Le idee non valgono niente

Le idee non valgono niente. Letteralmente. Eppure la retorica delle buone idee prolifera: avere idee sarebbe l’unica strada possibile verso l’innovazione, e quindi per l’uscita dalla crisi sociale ed economica che non sembra volersene andare più. Capita sempre più spesso di sentire frasi come: “Mi alleno ad avere almeno una buona idea a settimana”. Tutti vogliono essere speciali, tutti vogliono avere idee speciali ed una chance di essere un genio, anche solo per 15 minuti. Questo grande quadro naif della creatività ha come figure centrali i guru-imprenditori della tecnologia: è grazie alle idee che le nuove popstar Steve Jobs, Bill Gates e Mark Zuckerberg sarebbero diventate gli artefici del mondo in cui viviamo.   Quello che sembra sfuggire a molti è il fatto che le buone idee oggi si trovano dappertutto: strabordano dai gruppi di discussione su Facebook; vengono sparate al ritmo di 140 caratteri su Twitter; vengono prodotte e rilanciate dai blog di decine di migliaia di media guru, opinionisti ed esperti. Secondo Kevin Kelly, fondatore di Wired e tra gli osservatori più autorevoli dei mondi digitali...