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Lo Straniero

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Un ricordo e una storia / L'omissis di Alessandro Leogrande

Ci sono la vita e la morte, e non c’è nient’altro. Questa è l’unica verità, ma è una verità inutile, è impossibile aggrapparsi a lei perché non è vera: ci sono l’amore e l’odio, l’amicizia e i fallimenti, la contentezza e la disperazione, scrivere e cadere, sfiorarsi e perdersi o il contrario di tutto questo. Siamo niente più che una parola in un aforisma di Gesualdo Bufalino: “Biografia: nacque, omissis, morì”; ecco, per raccontare l’omissis di Alessandro Leogrande non basteranno mille scrittori e cento vite. Dal giorno dopo la sua morte parenti, colleghi, amici hanno cominciato a parlare di lui, di quel modo preciso, gentile, forte e integro che aveva di stare al mondo. Alessandro Leogrande era un intellettuale, lui l’avrebbe messo tra virgolette, come Sciascia, per schermirsi, ma noi possiamo fare a meno dell’ironia: il suo nome discende da Gaetano Salvemini, Alexander Langer, Carlo Levi. Loro riempivano le giornate di Alessandro, che intanto si dava da fare per buttare giù le frontiere e i naufragi, il caporalato e l’ignoranza, la malafede e le ingiustizie.   Alessandro Leogrande aveva quarant’anni, li aveva compiuti a maggio al Salone del libro di Torino dove era...

Genealogia di un sentimento / Speranza

La speranza è una condizione mediana e «interstiziale». È uno stato «in between», come l'intercapedine o la fessura tra le piastrelle di un pavimento, o il canale che separa (e unisce) due terre, perché la speranza si trova situata tra un momento negativo dal quale si vorrebbe uscire e uno positivo nel quale si vorrebbe entrare. La speranza, aspettativa di una condizione migliore, connessa quindi al tempo e al desiderio, condivide con l'attesa la proiezione verso il futuro. Si differenzia però dall'attesa perché il futuro cui si rivolge è (sperato) migliore, ma è anche vago e incerto e poggiante su vari gradi e sfumature di insicurezza. L'attesa è invece legata a un fenomeno del quale sappiamo che accadrà.  Si pensi alla figura della speranza (spes) scolpita su una delle formelle del battistero di Firenze da Andrea Pisano: una figura alata dalla veste drappeggiata, una sottile benda sulla fronte, le braccia protese verso una specie di coroncina pendente, quindi verso qualcosa di incerto e indefinito, ricordata anche da Ernst Bloch nella sua opera-capolavoro, Il principio speranza. Gli eventi sicuri si aspettano (e magari non accadono neanche quelli); gli incerti, li si...