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Luca Vitone

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La presa del Palazzo / Artisti contemporanei al Quirinale

Mi colpisce che i pezzi che vado scrivendo sugli artisti, su Alias, inizino con la menzione della città visitata: come fossi un inviato speciale in terra straniera. Perché tale sono, per costituzione, a scrivere del “mondo dell’arte”: con la speranza – o l’illusione – di recarvi lo sguardo impregiudicato, da outsider, del Persiano di Montesquieu. Imperdibile, allora, la mostra curata da Anna Mattirolo (Da io a noi. La città senza confini, fino al 17 dicembre) al Quirinale, per la Direzione generale arte e architettura contemporanee e Periferie urbane del MIBACT. Per almeno due ragioni: la prima, che vale per tutti, è che in assoluto è la prima volta, questa, che uno spazio così istituzionale si “apre” a quello che i francesi chiamano extrême contemporain (cioè ad artisti di una generazione non ancora canonizzata, o sull’orlo di esserlo: si va da Alfredo Jaar, del ’56, ai gemelli De Serio, del ’78, più due o tre fuori quota come Jimmie Durham e Alberto Garutti).   Luca Vitone (Genova 1964), «Panorama (Roma)», 2006, tre cannocchiali con diapositiva, pedana in legno Non è un’esperienza banale vedere gli interni del Quirinale (io per esempio non l’avevo mai fatta), e com’è...

Vice Versa

Nel Padiglione italiano alla Biennale di Venezia attraversiamo luoghi individuati con precisione: una vecchia piazza di paese che si specchia senza mescolarsi in un anonimo spazio urbano; un ambiente interamente in laterizio che ha il volume monumentale e l’umidità antica di un pezzo di archeologia industriale; le macerie di un terremoto o di un enorme crollo su cui ci arrampichiamo guardinghi. Ci sono anche un barbiere di quelli di una volta e un paese intero, Casale Monferrato. Vice Versa, la mostra curata da Bartolomeo Pietromarchi, è un omaggio all’antinomia, uno dei tratti distintivi (e positivi) dell’antropologia e della cultura italiane. Ispirandosi alle Categorie Italiane di Giorgio Agamben (1996), il curatore ha individuato sette coppie di concetti e quattordici artisti che li rappresentano, interpretano, evocano. Dopo l’orgia additiva e claustrofobica del Palazzo Enciclopedico di Massimiliano Gioni, Vice Versa – che troviamo alla fine delle infinite Corderie – è uno spazio arioso, dove le opere finalmente respirano. Il cambio di passo è netto: gli artisti di Vice Versa creano spazi che attivano altri sensi...

Camminare come scultura

Il camminare è una pratica quotidiana che ognuno di noi affronta, sia che si trovi in casa per spostarsi da una stanza all’altra, sia che esca per le faccende di tutti i giorni attraversando spazi aperti o chiusi a secondo dell’occasione. Camminare non è correre perché uno dei due piedi è sempre in contatto col suolo e come dice la metafora “avere i piedi per terra” ciò implica una relazione più rilassata nei confronti dello spazio circostante che ci ospita. Camminando si ha il tempo di osservare quello che ci circonda e a secondo della nostra formazione culturale, attenzione e curiosità possiamo valutare i dettagli del paesaggio che attraversiamo. Qui non vorremmo scomodare letterati come Balzac, Thoreau o Walser, ci basta ricordare quanto è stata importante questa pratica nelle loro riflessioni che hanno insegnato a generazioni successive il significato del camminare.   Liberi tutti! (Basilea), 1996, itinerario nei luoghi del pensiero libertario, bandiera cm 180x130, courtesy L. Vitone   Ma l’oggetto della scultura col susseguirsi dei decenni si è...

Italia tra parentesi

L’Italia come argomento. Che cosa rende questo paese così particolare tanto da divenire oggetto o soggetto di un’opera d’arte? Nessun paese al mondo è stato tanto ritratto quanto lo è stato nei secoli l’Italia. Non certo soltanto per i paesaggi, la storia o l’arte, ma anche e soprattutto per una materia costituita da una umanità che sfugge ad ogni definizione o categoria. Una materia umana creata dalla stratificazione e ibridazione di culture ed etnie diverse, risultato di scontri e integrazioni secolari, forzata alla coabitazione su un piccolo e vario territorio e che solo di recente ha cercato di immaginare una storia comune, alla ricerca di una possibile identità condivisa.   Laboratorio permanente dove si testano sino al limite le pulsioni più profonde dell’animo umano, tra tragedia e commedia, per gli artisti l’Italia rappresenta un principio di realtà, un territorio da cui nascono e si mettono alla prova etiche, poetiche ed estetiche. Un territorio in cui la realtà offre una infinità di trame, di storie, di situazioni, di personaggi tali da rappresentare gi...

Isole recluse

Isola è un termine che incarna talmente tanti significati e metafore, anche contraddittori, che il solo pronunciarla fa desiderare di chiudere gli occhi e lanciarsi in immagini lontane. Chi ci guarda forse capisce, dalle nostre espressioni, se le visioni che si proiettano all’interno delle nostre palpebre siano positive o negative. Tutto sommato tutti ogni tanto abbiamo il desiderio di isolarci, ma nessuno vuole rimanere isolato.     Isola è autonomia, "identità", similitudine e diversità. Le coste possono essere sabbiose o pietrose, ma tutte sono bagnate dall’acqua.   Tutti noi siamo isole. Isole che compongono un arcipelago immenso. Dalla nostra consapevolezza di esserlo dipende la floridezza del nostro stato.   L’isola è una meta utopica, segnata sulle antiche carte, ma sempre sfuggente all’orizzonte.   È il luogo dell’immaginario che incarna l’idea romantica della fuga. Verso l’isola, versus isola. Luogo esotico del desiderio, luogo crudele della coercizione.     Il progetto Isole recluse. Ottologia della villeggiatura...