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Manuel Castells

(11 risultati)

Il capitalismo nello spazio immateriale / Rete: autonomia illusoria

Il modello della rete ha una lunga storia alle spalle. Per parecchi secoli l’impiego di reti sociali e culturali è stato riservato alle necessità amministrative dei grandi imperi e a quelle commerciali di pochi mercanti. Ma nell’Ottocento, grazie alle notevoli innovazioni introdotte nell’ambito dei trasporti e in quello dei mezzi di comunicazione, il modello della rete ha cominciato a introdurre dei profondi cambiamenti anche nella vita quotidiana delle persone comuni. Sono in particolare tre le principali innovazioni che si sono imposte in tale secolo: la rete elettrica, quella telegrafica e quella telefonica. Queste, agendo in maniera contemporanea e complementare, hanno reso possibile liberare per la prima volta l’informazione dalla necessità di ricorrere a un trasporto di tipo fisico.    La rete rappresenta un’efficiente forma organizzativa e di funzionamento non soltanto dei processi comunicativi, ma anche di quelli economici e sociali. Si è visto infatti che grazie alla disponibilità di una rete i sistemi complessi, anche se molto estesi, non necessitano di un controllo centralizzato e sono in grado di far emergere spontaneamente un’organizzazione funzionante in...

La fotografia ai tempi della rete

Ho incontrato Linda Ferrari a Brescia in occasione del suo workshop La fotografia ai tempi della rete, presso l'associazione culturale NESSUNO[press]. Alla fine di questa esperienza abbiamo deciso di approfondire alcuni aspetti del suo lavoro e dei rapporti tra fotografia e social network.  Linda Ferrari, Kalofer. Monument of Hristo Botev. Botev was a bulgarian poet and national revolutionary and is widely considered by Bulgarians to be a symbolic historical figure and national hero Linda, incarni una figura complessa e variegata, indice di un cambiamento antropologico: sei stata fotografa, blogger, formatrice. Raccontaci la tua esperienza e come ti sei avvicinata alla fotografia.Sono nata a Mantova e mi sono laureata in Psicologia del Lavoro presso l’Università di Padova. Dopo la laurea ho lavorato per un paio d’anni nella Formazione Continua (FSE e ECM), lasciata nel 2005 quando ho incontrato la fotografia: ho iniziato come producer per un fotografo di pubblicità, poi come photo-editor e fotografa di cronaca per un’agenzia fotogiornalistica nazionale, assistente di un fotoreporter, ricercatrice iconografica per un mensile e, infine, come fotografa di reportage per...

L’identità tra rete e “realtà”: I used to be Pamela

Prendiamo due situazioni qualunque della mia vita quotidiana: in una ci sono io che scambio due parole di circostanza col mio vicino di posto (già, ero in tribuna) aspettando il concerto dei Queens of the Stone Age; nell’altra ci sono sempre io, ma stavolta sto commentando una foto postata sulla pagina Facebook ufficiale della medesima band. Quale dei due contesti è più “reale”? Dove la mia identità è più “virtuale”? Sono domande che hanno segnato lo studio di Internet almeno dal 1984, l’anno in cui “The Second Self” di Sherry Turkle finiva sugli scaffali delle librerie. Ora che i pomeriggi passati a far finta di chiamarsi Pamela sulle chat anonime sono esclusiva di pochi nostalgici, i tempi sono maturi per un cambio d’approccio. Il “dualismo digitale”, ossia l’idea che vi sia una netta discontinuità tra il mondo sociale offline e quello online, ha finora dominato gran parte del discorso pubblico e accademico intorno ai social media. Peccato che, mentre veniva alternativamente dipinto o come un cyber-spazio egualitario capace di garantire libere sperimentazioni...

Il lato oscuro di twitter

Tutto ha inizio quando il clima un plumbeo seguito al crollo del Nasdaq del 2001 comincia a diradarsi. In Rete c'è una società, Google, che fa parlare molto di sé. Fornisce un motore di ricerca che aiuta navigare in Internet. Fa molti profitti, vendendo a milioni di piccoli inserzionisti spazi pubblicitari a pochi centesimi di dollaro. I suoi fondatori, Larry Page e Sergeij Brin, sostengono che mai e poi mai faranno come la Microsoft, ormai sorvegliata speciale da giudici e dal dipartimento della giustizia statunitense che l'accusano di pratiche monopoliste. Google fornisce i suoi servizi gratuitamente, usa programmi informatici open source e i suoi fondatori criticano apertamente le leggi sulla proprietà intellettuale, omettendo però il fatto che l'algoritmo alla base del suo motore di ricerca è coperto da un brevetto e che è stato sviluppato all'interno di un progetto di ricerca finanziato anche da soldi soldi pubblici.     Nel frattempo, un giovane di nome Mark Zuckeberg ha lanciato un servizio per condividere con amici e conoscenti impressioni, pensieri, immagini. Si chiama Facebook, ed è...

La cultura delle Start Up

Negli anni Novanta Manuel Castells, l’autore della Nascita della società in rete, osservò come Joseph Schumpeter e Max Weber stavano iniziando a collidere nello pazio dei network di imprese: “la cultura della distruzione creativa accelerata alla velocità dei circuiti optoelettronici che processano i suoi segnali”. All'epoca si trattava di un  fenomeno tipicamente statunitense, che nel corso di quasi due decenni ha dato vita ad un contesto economico, tecnologico e culturale nuovo la cui influenza si è estesa a molti aspetti della nostra vita quotidiana, digitale e non.   I punti di riferimento della cultura delle start up si distribuiscono lungo un arco ampio, che include ad un estremo i grandi capitalisti tecnologici Steve Jobs, Jeff Bezos di Amazon e Mark Zuckerberg di Facebook e dall'altro i nuovi paladini delle libertà digitali, come Julian Assange di Wikileaks, Chelsea Manning (il soldato statunitense condannato per aver passato 750.000 documenti riservati a Wikileaks), Edward Snowden (protagonista dello scandalo Prism) e Aaron Swartz (programmatore e imprenditore, morto suicida a 27 anni sotto la...

Dispositivi digitali oltre la rete

Giovedì 23 maggio alle 19.00 presentazione del volume di Adam Arvidsson e Alessandro Delfanti, Introduzione ai media digitali (il Mulino) presso il Piano Terra a Milano in via Confalonieri 3 con Nicola Bruno e Paolo Ferri     La manualistica universitaria sui media non gode in generale di grande fama. Aprendo un libro intitolato “Introduzione ai media digitali”, ci si aspetterebbe di leggere spiegazioni su cosa sia un blog o un social network, e l'ennesima, ammirata analisi del fenomeno nuovissimo del web-due-punto-zero. Stiracchiate abbastanza da riuscire a riempirci centocinquanta pagine.     Il libro di Arvidsson e Delfanti appena pubblicato dal il Mulino, invece, è di tutt'altra specie. I “media digitali” del titolo sono presi sul serio, proprio come mezzi che trasmettono informazione in formato digitale. Dispositivi che fanno questo lavoro non si trovano solo in rete o nell'iPhone: praticamente ogni macchina con cui interagiamo contiene sensori e processori che producono, elaborano e scambiano dati, dalla lavatrice al treno dei pendolari. Perciò, la trasformazione che ci ha...

La network society secondo Manuel Castells

Alle elezioni politiche dello scorso 25 febbraio il Movimento 5 Stelle aveva raccolto in Friuli il 27 per cento dei consensi, alle regionali del 22 aprile solo il 13 per cento. Giuseppina De Santis, sul sito del Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi, a caldo sottolineava come questo fatto dia «un’idea, da un lato, della velocità con cui l’elettorato italiano in questo momento è pronto a consumare proposte e partiti; dall’altra, di quanto sia esile il filo che lega rappresentanti e rappresentati».   Certamente i risultati elettorali vanno interpretati più analiticamente e nel contesto delle dinamiche politiche locali, ma un dato appare evidente, soprattutto in riferimento all’impatto che i nuovi mezzi di comunicazione orizzontale stanno avendo sulle dinamiche politiche italiane: cioè che rappresentano in luogo di discussione e di deliberazione che, con buona pace di Grillo, non può essere così facilmente regimentato.     Manuel Castells, Professore in Comunicazione presso l’Annenberg Center della University of Southern California (USC), è uno degli...

Gli agnostici dell’utopia digitale

Gli hacker stanno ridisegnando il volto delle società liberali contemporanee. Non solo perché sono protagonisti dell’evoluzione delle tecnologie digitali e della rete, che hanno un ruolo cruciale nell’economia e nelle vite di miliardi di individui. Ma anche perché le azioni degli hacker sono in grado di portare una critica fondamentale all’interno della struttura politica delle nostre società basate sulla conoscenza e sull’informazione: una critica che, seppur basata su di un pilastro del pensiero liberale, come la libertà di parola, è diretta ad altri fondamenti di questo stesso pensiero, come il diritto di proprietà intellettuale.   Lo scontro tra questi due diritti è visibile in decine di avvenimenti della storia più recente, ed è uno dei sintomi più evidenti delle contraddizioni insite in un modello di società in cui il diritto relativo alla proprietà privata si è espanso a tal punto da condizionare le nostre possibilità di leggere, scambiarci una canzone o produrre e condividere cultura. È quello che sostiene Gabriella Coleman,...

Piattaforme

A utilizzare per primo il termine “piattaforma” sembra sia stato il matematico italiano Nicolò Tartaglia nel 1546, per indicare una superficie piana di varia estensione. È lo stesso matematico che ha creato il celebre “triangolo” che da lui prende il nome. A osservarlo bene, con i suoi coefficienti binomiali e il suo sviluppo numerico, sembra una perfetta rappresentazione della crescita della rete così com’è avvenuta negli ultimi anni: la piattaforma digitale. Secondo l’Ericsson Mobility Report, entro la fine del 2012 gli abbonamenti mobili per l’accesso al web (cellulari, tablet e chiavette per pc) raggiungeranno nel mondo la quota di 6,6 miliardi. Piattaforme digitali che realizzano il sogno di fornire una connessione a ogni persona.   Nel suo ultimo libro tradotto in italiano, Reti di indignazione e speranza. Movimenti sociali nell’era di Internet (Università Bocconi Editore), Manuel Castells utilizza varie volte questo termine, ma con un significato ambivalente. Da un lato, indica, infatti, l’“autocomunicazione di massa”, ovvero le reti orizzontali (“l’...

"Politiche dell’irrealtà" di Arturo Mazzarella

Pubblichiamo in anteprima un estratto del libro Politiche dell'irrealtà di Arturo Mazzarella, in uscita presso l'editore Bollati Boringhieri il 19 maggio, qui commentato in esclusiva per doppiozero da Andrea Cortellessa.   L’opera del fantasma Questo libro si presenta uno e bino. Il libro numero Uno – che contrappone la poetica di Roberto Saviano (la poetica, si badi, più che l’effettivo esito testuale di Gomorra) a quella di altri autori di non-fiction di lui meno condizionati dalle retoriche della testimonialità (dal prototipo di Capote, A sangue freddo, ai più recenti esempi del Franchini dell’Abusivo e del Balestrini di Sandokan, passando per un’innovativa lettura di Sciascia – giustamente indicato quale archetipo italiano del genere) – animerà senza dubbio le discussioni più virulente e, c’è da scommettere, meno interessate alla prospettiva teorica che spinge l’autore, invece, almeno quanto la sua vis polemica e il suo gusto per la provocazione intellettuale (entrambi indubbi). Il libro numero Due, che si annida all’ombra del pamphlet con...

Tweet per la rivoluzione

Di ciò che sta accadendo nei paesi del Maghreb continua a sfuggirci il senso profondo: il significato degli eventi, ma soprattutto la loro direzione. Si va avanti o indietro? Chiusure filo-islamiche regressive o aperture all’occidente democratico? Destra o sinistra? Leader storici che cadono, venti di ribellione, ma a che pro? Non si capisce. Da cui innumerevoli opinioni e interviste, interventi e interpretazioni, dibattiti, appelli d’ogni tipo. Una cosa su cui tutti sembrano comunque essere d’accordo è che a fomentare queste rivolte, a coinvolgervi migliaia e migliaia di persone, soprattutto giovani, a diffondere entusiasmo e voglia di fare hanno molto contribuito i social network. Laddove i vecchi leader usano la solita televisione per diffondere proclami di rito o, più che altro, per segnalare la loro ostinata presenza in loco (sono un beduino, ha ribadito Gheddafi dinnanzi alle telecamere di regime), internet e i nuovi media che vi pullulano vengono usati dai rivoltosi per scambiarsi sempre e comunque informazioni sulle iniziative più o meno estemporanee di protesta. E, così facendo, per fare rete, edificare gruppi...