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Michel Houellebecq

(13 risultati)

Le particelle elementari a Roma / Distopico e sentimentale: Houellebecq in scena

“Questo spettacolo è innanzitutto la storia di un uomo, di un uomo che passò la maggior parte della propria vita in Europa occidentale nella seconda metà del Ventesimo secolo. Perlopiù solo, egli intrattenne tuttavia saltuari rapporti con altri uomini. Visse in un’epoca infelice e travagliata”. A pronunciare queste parole in apertura delle Particelle elementari (Si vous pouviez lecher mon coeur) che Julien Gosselin ha tratto dal romanzo di Michel Houellebecq è Denis Eyrley,  un attore biondiccio lievemente incurvato che indossa un eskimo sopra una camicia jeans, e, in dispregio a tutte le regole, morali e amministrative, fuma tenendo la sigaretta tra il medio e l’anulare, ed è proprio questa gestualità da tabagista, goffa e indisponente, a sigillare con una smorfia il ritratto dello scrittore francese che sul proprio corpo porta sfrontatamente i segni della miseria umana raccontata nei suoi libri.   Ma, anche se è già accaduto – nella Carta e il territorio – che Michel Houellebecq facesse di sé stesso un personaggio, non c’è il tempo di chiedersi il perché di questa ulteriore mise en abime del giovane regista di Lille, dove, come spesso accade a teatro, è la...

Dall’immateriale del web al materiale della carta / Almanacco doppiozero

  Da Abramović a Zargani sono sessantadue irregolari. Forse non tutti irregolari veri e propri, ma forse irregolare è anche il tentativo di mappare il mondo a partire da sguardi singolari, da un pensare, o un fare, incarnato in una figura. Ecco perché dei ritratti. Molti di questi portano in primo piano l’attenzione che abbiamo posto in questi sei anni ai personaggi della società e della cultura, italiana e internazionale, non facilmente omologabili, eccentrici. Sono artisti, filosofi, scrittori, pensatrici, cantanti, poeti, fotografe, cineasti, psichiatri, psicologi, attrici, designer, politici, e altro ancora. Sono solo una piccola parte: abbiamo dovuto escludere da questo Almanacco, il numero 1 che segue il precedente numero 0, una gran parte dei ritratti che la redazione e i collaboratori di doppiozero hanno scritto in questi anni. Solo questi sessantadue testi, composti in caratteri e corpo per un eventuale libro, ammonterebbero a oltre 500 pagine. Questo per dire del patrimonio che contiene il sito, la ricchezza di contenuti e di letture dedicate a tantissimi autori, contemporanei e non. Contemporaneo vuol dire di questo tempo: con-tempo.   Non c’è un intento...

Conformismo

“Il vero pericolo è nella vita ordinaria”, dice Michel Houellebecq in un’intervista in cui parla della mostra “Rester Vivant”, presentata al Palais de Tokio di Parigi. Nei nostri comportamenti e nelle nostre vite la consuetudine e la forza dell’abitudine prevalgono non solo in virtù della propria forza, ma anche grazie alle nostre paure di innovatori riluttanti o mancati. Finiamo così per colludere più o meno consciamente con le ansie di chi teme il cambiamento o con gli scopi di chi presidia la conservazione. Quante volte ci capita di voler mettere in discussione l’ordine che prende una certa situazione e di non riuscirci, in quanto l’attrazione ad adeguarsi all’altro o agli altri prevale sulla nostra tentazione a trascendere quell’ordine e a sopraelevarci. Allo stesso tempo accade di aspettarci che qualcun altro nel nostro gruppo ci venga incontro quando prendiamo una posizione pionieristica, o originale e discontinua, ma guardandoci intorno non vediamo nessuno, o meglio vediamo occhi bassi, atteggiamenti indifferenti e silenzi tenaci, ritrovandoci così in solitudine.   In queste circostanze abbiamo la tentazione e la tendenza a metterci “fuori di un determinato gioco”,...

Verranno con me

L’estate, mi sono sempre chiesta, è il tempo dei recuperi dei classici (quei libri che non hanno mai finito di dire eccetera) o degli aggiornamenti (specie sul midcult, che chi ne ha tempo e voglia, durante l’anno). Quando le vacanze duravano due mesi se non tre, quando cioè tra l’una e l’altra si distendeva un anno di scuola ovvero di studio ad ampio spettro dal sistema solare alla perifrastica passiva, ci si poteva consentire il piacere o il lusso, sospese le costrizioni solite, di immergersi o reimmergersi in Guerra o pace, i Karamazov, la Recherche integrale (Alessandro Piperno aveva stimato il tempo necessario a leggerne tutti i volumi mi pare in 8-9 settimane). Ora che il tempo dello svago si dilata o restringe a seconda degli impegni contingenti non necessariamente stagionali e, soprattutto, che quello da devolvere alla lettura disimpegnata tipicamente da spiaggia si è ulteriormente ridimensionato per via dei pensili elettronici attivi senza soluzione, propenderei piuttosto per la seconda via: niente classici, meglio gli aggiornamenti. Quindi al mare, ove mi ci recassi per scongiurare le iatture di quelli che quanto sei bianca e...

Ri-letture e neo-letture

Superata la soglia dei sessanta, non potendo più pensare il “mio” tempo come indeterminato, è giunta l’ora di dividerlo salomonicamente tra ri-letture e neo-letture, tra ansia di novità (che persiste) e bisogno di pagine consolidate, patrimonio – da anni – di orecchie, cuore e memoria. Sempre più mi accorgo che rilettura è in verità lettura al quadrato: leggere un libro che rimanda agli incontri già avvenuti con lo stesso testo più o meno distanti nel tempo (e alle condizioni mentali, fisiche, anagrafiche, categoriali di allora), con il risultato di leggere le proprie differenze inscritte – più o meno piacevolmente – nel Testo-Tempo.   Libri freschi o antichi, eviterò in ogni caso gli instant books o le letture attualizzanti del passato, che non ho mai amato, frutto della passione sfrenata – propria del nostro Occidente– per tutto ciò che è territorio di Cronaca, Moda, Attualità. Anzi, per spirito di contraddizione (unico tratto giovanile che mi sia restato), mi dedicherò ai libri più inattuali che possa concepire...

Umberto Eco. Come ho scritto i miei libri

Nevica quando vado a trovare Umberto Eco nella sua casa milanese. Siamo a febbraio e Numero zero suo ultimo romanzo edito da Bompiani è uscito da qualche tempo. Subito è salito ai primi posti delle classifiche di vendita. Sono state pubblicate varie recensioni e Eco ha rilasciato molte interviste, più del solito, da quello che ricordo. E allora cosa ho ancora da chiedergli? Ho letto il libro prima dell’uscita, in bozze. Non siamo riusciti ad accordarci per vederci prima e parlarne. Perciò lo faccio ora. Ho molte curiosità al riguardo: un autore notissimo non solo in Italia, ma nel mondo, forse lo scrittore italiano vivente più famoso, su cui sono stati scritti saggi, articoli, libri. Eppure ci sono molte cose che di lui sfuggono, a partire dalla sua doppia natura di saggista e narratore, ma anche riguardo il modo in cui lavora. Poi un romanzo scritto a ottantadue anni. Beh, un bel traguardo, non c’è che dire. Insomma parto da qui. Seduti nel suo salotto comincio a fargli domande su Numero zero.     Come ti è venuto in mente di scrivere questo nuovo romanzo?   Dagli anni Sessanta ho scritto...

Houellebecq lercio misantropo

Michel Houellebecq ha sempre giocato sullo scandalo, salvo a volte inciampare nella pietra che lui stesso ha posato, sia sul piano personale delle ripercussioni che le sue prese di posizione hanno provocato nella sua vita privata, sia nella ricezione delle opere. Riscontri delle vendite a parte. Sottomissione non ha fatto eccezione; semmai ha accentuato gli effetti. Certo questo è stato causato anche da tragici eventi imprevisti, almeno nei tempi e nei modi, ma non certo imprevedibili in assoluto, di cui lo scrittore non ha nessunissima colpa. Sta di fatto che la coincidenza ha proiettato sull’argomento del libro una luce diversa da quella preventivata, e che le letture e il dibattito si siano spostati sull'asse socio-politico, lasciando in secondo piano, o addirittura oscurando tutto il resto.   Se è vero infatti che le vicende narrate sono ambientate in un prossimo futuro che vede un cambiamento di rotta della politica e della società francese sotto la guida di un visionario leader islamico moderato, con tutto ciò che ne deriva in merito all’interpretazione del presente transalpino e per estensione dell’Europa occidentale...

La realtà disturbata da Cartongesso

Cartongesso di Francesco Maino (Einaudi 2014) è come uscire dall’acqua dopo una lunga non voluta immersione e tirare il fiato tutto d’un colpo e riconquistare l’ossigeno. Una salutare esplosione nervosa, un urlo totale. Io credo che non si possa dire di meglio di un romanzo. Maino ha saputo costruire una drammaturgia speciale, giocata su un solo personaggio, un’unica corda tesa attorno a cui si disgrega una realtà che negli ultimi trent’anni era andata assumendo le mostruose proporzioni di una impresa colossale e folle che ha rischiato di risucchiare in sé le molte energie del Veneto, cioè di una parte cospicua della popolazione italiana. Ecco, già dopo poche righe la mia narrazione se ne esce dal contesto finzionale di un romanzo e si caccia immediatamente nella chiacchiera “contenutistica” che riguarda tutt’altro. Io vorrei parlare di Cartongesso come romanzo, non del Veneto e delle sue recenti vicende storiche. Io vorrei provare a dire come “l’inesorabile potenza” (dalla quarta di copertina) di questa storia stia nel come l’autore ha saputo affrontare il tema e non nel...

L'età dell'eccesso

L’Imam vive in una villetta alla periferia di Parigi, dove ogni giorno s’inginocchia in preghiera accompagnato dai suoi fedeli. Ha mani nodose, un volto di pietra, siede granitico sulla sua sedia dall’alto schienale. Occhi vitrei, labbra immobili, barba lunga. Incarna la pura forza elementare che si muove senza movimento, agisce senza azioni, parla senza pronunciare parole. Dice l’Imam: “Noi faremo la rivoluzione, che sarà la rivolta non solo contro una tirannia, ma contro la storia”. Il suo narratore aggiunge: “La Storia è ciò che ubriaca, è la creatura e il territorio del diavolo, del grande Shaitan, è la più grande delle menzogne – progresso, scienza, diritti – alle quali l’Imam ha deciso di opporsi”. Siamo al centro della narrazione di Versi satanici, il romanzo pubblicato alla fine degli anni Ottanta da Salman Rushdie che gli è costato la fatwa, ovvero la condanna a morte da parte dell’ayatollah Khomeini, leader politico e capo religioso, vincitore della prima rivoluzione contro la Storia nell’età postmoderna. Di lui parla Rushdie nel suo...

Dopo l'attacco a Charlie Hebdo / Distopia

L’uccisione, ieri mattina a Parigi, di dodici collaboratori del settimanale satirico “Charlie Hebdo”, è molto più di un’ennesima, tragica impresa di terroristi islamici intenzionati a punire la Francia e l’intero Occidente per la sua empietà. Nelle ore convulse in cui in molte città francesi manifestazioni spontanee portavano in piazza migliaia di cittadini dietro lo slogan “Je suis Charlie”, non ha smesso di infittirsi il senso di angoscia per un evento, temuto e in qualche modo anche pronosticato, che segna l’irruzione violenta sulla scena politica europea non tanto di un avversario già noto, ma di una nuova e più sinistra distopia, di fronte alla quale lo scontato richiamo alla difesa della libertà di espressione, e della libertà tout-court, suona retorico e inefficace come le immancabili, “belle” immagini di passanti con cartelli e candele accese che hanno invaso le prime pagine dei giornali.Non ci troviamo in effetti solo in presenza della triste ripetizione di un copione già visto – l’attentato sanguinario, la strage di vite innocenti –, non della “semplice”, erratica recrudescenza di una logica della vendetta, o di qualsiasi altra motivazione gli assassini abbiano voluto...

Mai perdere la curiosità!

Pubblichiamo in occasione della nuova edizione de L’uomo e la morte di Edgar Morin, curata da Riccardo Mazzeo in uscita da Erickson,  la conversazione con il pensatore e filosofo francese che apre il volume.     Riccardo Mazzeo: Ci troviamo con Edgar Morin, nella sua casa di Parigi, per la nuova prefazione del suo libro L’uomo e la morte. Si tratta di un’opera che, quantunque abbia più di sessant’anni, è assolutamente giovane. In essa si parla dell’uomo di fronte al fenomeno della morte. Questo capolavoro non ha perso un briciolo della potenza che aveva quando venne pubblicato per la prima volta. Ha dell’incredibile che un’opera di tale ricchezza sia stata scritta da un giovanotto. In questo libro c’è qualcosa di cui si sente ogni giorno di più la mancanza adesso, ovvero la messa in gioco degli elementi costitutivi della molteplicità che rendono un essere umano veramente umano. Nel mostro mondo mondializzato e formattato si è vissuta, in un certo senso, una vera e propria perdita. Il mondo attuale non può essere esclusivamente razionale. A mio avviso, sebbene...

Letteratura e scienze della mente

Le forme della natura sono forme umane. È nel nostro cervello che si formano i triangoli, gli orditi e le ramature. Noi li riconosciamo, li apprezziamo; ci viviamo in mezzo. In mezzo alle nostre creazioni, creazioni umane, comunicabili all’uomo, noi ci sviluppiamo e moriamo. In mezzo allo spazio, allo spazio umano, noi creiamo misure; tramite tali misure noi creiamo lo spazio, lo spazio tra i nostri strumenti. L’uomo poco istruito è terrorizzato dall’idea dello spazio; egli se lo figura immenso, notturno e vorace. Egli immagina gli esseri sotto la forma elementare di una sfera, isolata nello spazio, raggomitolata nello spazio, schiacciata dall’eterna presenza delle tre dimensioni. Terrorizzati dall’idea dello spazio, gli esseri umani si raggomitolano; hanno freddo, hanno paura. Nel migliore dei casi essi attraversano lo spazio, essi si salutano con tristezza in mezzo allo spazio. Eppure tale spazio è in loro stessi, non si tratta d’altro che della loro stessa creazione mentale. Michel Houellebecq, Le particelle elementari     1. Le particelle elementari della critica   Appena prima di scoccare, nel 1899...

Ho creato un incubo. Un caso studio di teoria letteraria applicata

“Ho creato un incubo”, lamentava il dottor Frankenstein sui ghiacciai di Chamonix, osservando la rivolta della sua creatura, “e morirò della sua mano.” “Ho creato un incubo”, piangeva fra i fumi di crack il Bret Easton Ellis di Lunar Park, perseguitato dal protagonista di un suo romanzo precedente, “e morirò della sua mano.” Anche io ho creato un incubo, mi sono reso conto l’altro ieri, leggendo Il Buon Inverno, il primo romanzo tradotto in Italia dello scrittore portoghese João Tordo – e della sua mano muoio. Questo testo – che è a metà strada fra l’autobiografia e la teoria letteraria, e si chiude con un sondaggio – è la storia del mio mostro di Frankenstein, che, curiosamente, è una classe narratologica nota come autofiction.   Una premessa teorica   L’autofiction è una categoria letteraria sviluppata negli anni settanta da Serge Doubrovsky, in polemica con la “morte dell’autore” sbandierata, negli anni precedenti, da una famosa e agguerrita coorte di pensatori capitanati – nella fama e nell...