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Michelangelo Antonioni

(18 risultati)

L’autonomia della fotografia / Tempo e memoria nelle immagini di Roberto Toja

  Cos’è lo scorrere del tempo? Nella Berlino riunificata, a ormai quasi trent’anni dalla caduta del muro, ciò che attrae il visitatore non è la parte occidentale il cui aspetto commerciale la rende omologata alle altre metropoli europee. Ad affascinare è quella parte orientale che per lungo tempo è rimasta immersa in un’atmosfera immobile dalla quale emerge una storia che ha toccato molti e che porta ancora i segni della Guerra fredda e della dominazione sovietica.   Questa parte della città è oggi inequivocabilmente il segno distintivo di Berlino. Rappresenta la rivincita di un luogo a lungo confinato dietro un muro culturale e politico oltre che fisico. Chi oggi visita Berlino rimane affascinato proprio dalla zona est, a dimostrazione di quanto la memoria sia un elemento persistente, tanto da far scattare il desiderio di voler essere testimoni di ciò che è accaduto. Questo aspetto introduce le motivazioni che hanno spinto Roberto Toja a recarsi a Berlino e che traspaiono molto chiaramente dalle fotografie raccolte nel libro Warum die zeit? (MFD Edizioni, 2017). Non la semplice volontà di documentare con un reportage l’attualità della vita, certamente più complessa...

A dieci anni dalla scomparsa del regista / Le donne di Antonioni

Non sono molti i registi italiani che hanno voluto esplorare il cambiamento della donna all’interno della società. Menzionarne i nomi è riduttivo oltre che avvilente per scarsità di numero. Se uno spettatore di oggi volesse cercare l’angoscia di una Cate Blanchett (Blue Jasmine di Allen), una Julianne Moore (Maps to the Stars di Cronenberg), una Anne Dorval (Mommy di Dolan) o di una Juliette Binoche (Sils Maria di Assayas) in un personaggio femminile del recente cinema italiano potrebbe trovarsi di fronte a tre opzioni: tentare di appassionarsi ai ciclici problemi di Margherita Buy; puntare su donne certamente lacerate dalla vita ma rese innocue da un’etichetta patologica che le rende buffe e dunque accettabili (Valeria Bruni Tedeschi in La pazza gioia di Virzì); accontentarsi di brevi funzioni narrative (Sabrina Ferilli ne La grande bellezza di Sorrentino) dove ogni eventuale approfondimento è del tutto casuale.   Eppure c’è stato un regista italiano noto in tutto il mondo – scomparso dieci anni fa, il 30 luglio 2007 – che ha fatto della donna il perno della sua indagine filmica: Michelangelo Antonioni. Nato a Ferrara nel 1912, dopo essersi inizialmente dedicato ad alcuni...

Viktor Stoichita, Effetto Sherlock / Voyeur in lotta

“Siamo diventati una razza di guardoni”, dice con buon senso da “Reader’s Digest” l’infermiera Stella a Jeff, fotografo à la page immobilizzato da settimane a casa per un brutto incidente stradale. “La gente farebbe meglio a guardare un po’ dentro casa propria”, insiste caparbia. Ma Jeff, apparentemente, non la sta a sentire. Del resto, il suo ostinato voyeurismo non funziona poi così bene, zeppo com’è di ostacoli d’ogni sorta, schermi, muri, lampade che si spengono, tende che si chiudono, perfino specchi che riflettono oltre misura. Riuscirà, come sanno i fortunati che hanno visto e rivisto La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock, a risolvere l’inaspettato caso di omicidio coniugale che si svolge dinnanzi al suo teleobiettivo perennemente puntato sulle finestre di fronte. Ma con quanti intralci! E tutti, per giunta, di natura eminentemente visiva. Se siamo, forse, un popolo di impenitenti spie pruriginose, come sostiene Stella, non abbiamo per nulla vita facile. La cosiddetta civiltà delle immagini non la passa così liscia come si dice: ogni visione ha filo da torcere.   Hitchcock, Rear window (1954).  Il fatto è che, come spiega lo storico dell’arte Viktor...

Dagli anni ’30 a oggi / Il paesaggio italiano al cinema

Per ricostruire le trasformazioni del nostro paesaggio il cinema è uno strumento formidabile fino ad ora poco utilizzato. Ho preso in considerazione il cinema italiano dagli anni ’30 a oggi, conoscendo troppo poco il cinema muto che, secondo una vecchia classificazione, si divide tra gli eredi di Lumière, il cinema documentario, e di Méliès, il cinema fantastico, di invenzione. E in particolare mi riferisco al cinema di finzione, non al documentario, per la ragione principale che è uno specchio inconsapevole, quindi tanto più ricco di segni che entrano nell’inquadratura, della nostra società. Dal Romanticismo, quando cioè l’idea attuale di paesaggio arriva nella nostra Penisola, fino ai primi del Novecento, gli italiani hanno guardato al nostro paesaggio attraverso la storia dell’arte. Da Giotto fino alle piazze di De Chirico e alle periferie di Sironi, è stata la pittura a insegnarci a guardare le trasformazioni del nostro territorio. A un certo punto del Novecento il cinema sostituisce la pittura, anche perché questa vira verso l'astratto, seppur, come ha fatto qualcuno, accostare un taglio di Fontana a una foto aerea dell'Autosole che attraversa la pianura padana è certamente...

Trattato di antropologia scritto per immagini / Antonio Zambardino nelle terre estreme

L’immagine del fotografo raccontata dall’industria culturale è spesso quella d’un emissario della società dello spettacolo per cui tutto ciò che esiste va reso visibile e messo a disposizione di un pubblico possibilmente vasto. Più che servomeccanismo della macchina, il fotografo è servomeccanismo di un sistema spettacolare che trasforma il visibile in spettacolo, performance, ma che modifica la sua stessa immagine per renderla funzionale al sistema che lo governa. Sia che si tratti della variante “fashion” che di quella più artistica o d’inchiesta, nessuno sfugge alla drammatica legge del disvelamento spettacolare. A un estremo c’è la metafora di Thomas, protagonista nervoso, scontroso e compulsato di Blow-up (Antonioni, 1966), che incarna lo spirito modernista della Swinging London e di un’intera generazione messa in vetrina.  Dall’altro quello, ben più recente, del serafico e ascetico Sean O’Connell, fotogiornalista di The Secret Life of Walter Mitty (Ben Stiller, 2009), capace di attendere per ore in silenzio un leopardo delle nevi sull’Himalaya e di rinunciare alla fine allo scatto, proprio perché “Beautiful things don't ask for attention”. Seppur agli antipodi di un...

Per una breve storia della fotografia contemporanea cinese

Sembrano appartenere a un passato ormai remoto le immagini del documentario, Chung Kuo, che il regista Michelangelo Antonioni realizzò in Cina nei primi anni '70, invitato dal Primo Ministro Zhou Enlai, favorevole alla rottura dell'isolamento internazionale e all'avvicinamento agli USA, nonché esperto di propaganda. Scegliere Antonioni per divulgare al mondo gli esiti della straordinaria rivoluzione della “prospera Cina socialista” parve essere del tutto naturale, in quanto regista di fama mondiale, iscritto, inoltre, al Partito Comunista Italiano. Benché Antonioni fu costretto a riprendere delle scene programmate appositamente per lui, come le operaie che dopo il lavoro rimanevano a studiare il Libretto Rosso del Presidente Mao o i bambini che giocavano all'asilo, al cineasta italiano non sfuggirono povertà e arretratezza; riuscì, infatti, a catturare molte immagini autentiche, ad esempio la scarsità di merci nei mercati agricoli, Piazza Tienanmen attraversata da qualche bicicletta e nessuna automobile. Le intenzioni di Antonioni, lungi dall'essere malevole – di fatti il regista rimase positivamente...

Imm'

Imm’ è una collana che intende occuparsi di cultura dell’immagine perché si basa sull’assunto di partenza che l’immagine non è solo un oggetto di studio, ma influisce sugli strumenti e i modi con cui si fa cultura. Quando Lazslo Moholy-Nagy lanciò, ormai novant’anni fa, il famoso monito secondo cui l’analfabeta di domani – per noi dunque di oggi – non sarà chi non sa leggere la scrittura ma chi non sa decifrare le immagini, profetizzava la società dell’immagine, come oggi la chiamiamo abitualmente, ma anche la necessità di un’altra “lettura”. Da qualche parte la chiamano “svolta iconica”, da altre parti “cultura visuale”, secondo approcci e intenti diversi. Per noi è un modo di guardare, di vedere e di pensare.   L’immagine è infatti un fenomeno complesso, viene trattata come un documento, come se questo fosse un fatto scontato, ma al tempo stesso l’immagine non rappresenta, non sta al posto di altro, non testimonia, ma indica, lascia intravedere, deforma, porta al limite, introduce pensiero, svela lo...

Snap Shooters: ricerca gestuale e posturale

Ricerca posturale   Vorrei affrontare le due tendenze appena identificate con ordine, cominciando dalla ricerca posturale. L’elemento di maggiore novità che caratterizza l’attuale orizzonte di osservazione mi sembra essere l’avvento dei display che hanno progressivamente sostituito il mirino fino alla sua completa eliminazione, avvenuta ad esempio in alcuni dispositivi digitali, come gli smartphone, che non hanno la funzione precipua di fotografare. Nella macchina fotografica tradizionale (tralascio per ovvi motivi le prime macchine fotografiche su cavalletto) l’esigenza di guardare nel mirino riduceva di molto le possibilità di movimento anche per l’abitudine di chiudere l’altro occhio, quello non impegnato dal sistema ottico.   La scelta della posizione da assumere era dunque quasi sempre precedente rispetto ad una successiva fase di regolazioni dell’apparecchio (il gioco con l’apparecchio fotografico al centro delle riflessioni di Flusser) che tuttavia non comportava l’esigenza di nuovi spostamenti. In sostanza, una volta assunta una posizione, la relazione con l’oggetto fotografico mediata...

Lovely! The Glamour of Italian Fashion

“Lovely !, How nice !”. L’aggettivazione è sobria, ma l’entusiasmo è alle stelle. Non sono al centrale di Wimbledon, ma nella seconda stanza della mostra di primavera del Victoria and Albert Museum: The Glory of Italian Fashion Since 1945 e donne inglesi di tutte le età apprezzano, quasi a bocca aperta, tutto quel ben di dio di estro, creatività, eleganza. I non pochi italiani presenti gonfiano il petto d’orgoglio. L’occasione è succulenta: mai in Italia si è riusciti a fare una mostra storica sulla nostra moda, vanto del sistema Italia, inaugurata dal Presidente del Consiglio che ha subito provveduto a farci avere un selfie in compagnia di Dolce & Gabbana e Franca Sozzani.     Secondo molti osservatori la nostra moda è in declino, seguendo il destino del paese, e allora tornare alle origini, scoprire il segreto di una parte ormai costitutiva della nostra identità, può essere una buona occasione per riflettere. E in effetti le prime due grandi stanze della mostra sono bellissime: c’è un introibo sull’autarchia, la nascita del “marchio di...

L'uomo che visse due volte

– “Tutti i giorni sparisce qualcuno” – “Ogni volta che uno esce da una stanza” (da Michelangelo Antonioni, Professione Reporter) 8 Ottobre 2013. Queste righe trattano di una mostra che ha già chiuso i battenti. E’ una pratica poco corretta, lo so. Il lettore deve essere nelle condizioni di metter alla prova quanto scrive un critico: non è questo uno dei lasciti fondamentali, quanto poco rivendicati, del modernismo? Almeno da quando Clement Greenberg, alla metà degli anni quaranta, invitava i lettori di “The Nation” a verificare di persona quanto scriveva sulle primissime mostre di un pittore sconosciuto, Jackson Pollock.   Ma il caso presente è singolare. Perché la mostra in questione ha chiuso non da qualche giorno bensì da quasi dieci anni. Eppure solo adesso mi sembra giunto il momento propizio per parlarne – o forse solo il più intempestivo per un blog.   2004, Maison de la Photographie di Parigi. Visito Un état des lieux, mostra del fotografo Bruno Rosier. Chissà cosa avevo in mente di così importante da...

Alec Soth: la vita è molto seriale

Viviamo un buon momento per la fotografia; il mondo dell’arte - sebbene con qualche fraintendimento, soprattutto in Italia, di derivazione tardivamente pittorialista - la accoglie come mai prima d’ora; i fotografi considerano la galleria o il libro come luogo naturale per il loro lavoro. In tutta la storia della fotografia ci sono sempre stati fautori del mezzo come opera d’arte e veicolo di idee insieme a pittura e scultura.     Le fotografie di Alec Soth - autore nato e cresciuto a Minneapolis - coniugano i generi del paesaggio, del ritratto e della natura morta. Soth ha esordito con Sleeping by the Mississippi (Steidl, 2004), un lavoro lungo il grande fiume americano, omaggio e prosecuzione dell’eredità di William Eggleston. All’opera di Soth è dedicato un libro molto utile per comprendere il modo di lavorare degli autori contemporanei di qualità: Conversazioni intorno a un tavolo (Contrasto). È un libro intervista, che fa parte della serie Lezioni di Fotografia, nella collana Logos. Dove per tavolo, si intende anche “il modo in cui nello studio di Minneapolis trascorrevamo le...

Milano nello sguardo del cinema

La conversazione qui pubblicata è estratta dal libro Una scelta per Milano. Scali Ferroviari e trasformazione della città (Quodlibet), a cura di Laura Montedoro: un corposo studio corale dedicato ai sette scali ferroviari milanesi dismessi che rappresentano un’occasione eccezionale e irripetibile di trasformazione urbana e di messa a punto di un’idea di città.   Il volume raccoglie pertanto numerosi contributi secondo uno schema tripartito: una prima parte contiene i saggi d’indirizzo volti a delineare strumenti e obiettivi del progetto urbano contemporaneo. La seconda parte presenta le esplorazioni progettuali per il riordino degli scali e una raccolta di casi studio. La terza, infine, propone una sorta di verifica a più voci delle ipotesi sviluppate nelle prime due, interrogando sia architetti e urbanisti, come Emilio Battisti, Pierluigi Nicolin e Luigi Mazza, sia personalità extradisciplinari di assoluto rilievo, come Ermanno Olmi, partendo dall’assunto che per capire una città sono necessari molti punti di vista, compreso quello del cinema, spesso trascurati dal mondo accademico ma forse gli unici in...

Novant’anni Pasolini

Novanta anni fa nasceva Pier Paolo Pasolini. Lo vogliamo ricordare con questo testo di Claudio Franzoni dedicato al tema dei gesti.     Pasolini: la memoria corporale     “‘E annamoce’, fece con la bocca storta e alzando le spalle il Riccetto”. Qualsiasi movimento dei “ragazzi di vita” di Pasolini è sempre accordato con le frasi secche e con le imprecazioni rituali che fanno da cerniera tra una scorribanda e l’altra nei quartieri delle periferie romane. Dove c’è quella frase, si sincronizza anche quel gesto, in una ritmata corrispondenza di predicati verbali e di predicati gestuali. Come si accompagna la parlata ad alta voce, se non con le mani accanto alla bocca? Ci sono più varianti: “‘E statte zitta’ gridò sardonico il Riccetto con le mani a imbuto”; ma si strilla anche “con la mano sull’angolo sinistro della bocca”. E l’allusione erotica? Alvaro a Nadia: “‘Tu me sa che oggi ancora non hai ricevuto’, disse, facendo il gesto di calcare qualcosa col palmo della mano”.   Che alcuni di...

Videoclip

Rivendicarne la paternità italiana sarebbe scorretto, eppure quando si parla di video musicale è difficile non pensare alla cosiddetta Musica cromatica del futurista Bruno Corra. Anno 1912, così Corra definiva il suo disegno diretto su pellicola, ispirato alla musica di Mendelssohn e Chopin. È trascorso un secolo e il minimo che si posa affermare è che il videoclip è divenuto una forma d’arte ormai a sé stante. L’idea di sviluppare un filmato accoppiato a una musica è in pratica coeva del cinema sonoro. Cosicché il jazz, che alla fine degli anni 20 nel secolo passato andava per la maggiore, cominciò a essere accompagnato dalle immagini. Da Minnie the Moocher di Cab Calloway (il primo vero clip della storia, secondo gli storiografi) a Duke Ellington, dai Beatles a Bohemian Rhapsody dei Queen (il primo videoclip della storia, sostiene a torto la massa di appassionati di musica rock), l’evoluzione di questa “ristretta” forma di linguaggio ha trovato proprio negli anni ’80 il suo massimo amplificatore.     Con lo sviluppo della discografia su scala...

Vedere la scuola. Conversazione con Giampiero Frasca

La scuola sta finendo, con lo strascico dell’esame di maturità o terza media per alcune classi e docenti, per tutti con l’ennesimo psicodramma degli scrutini, delle bocciature, dei debiti formativi, dei recuperi coatti. E poi, dopo, ancora una volta inizierà un periodo di riposo, convalescenza, rimozione e distacco da un mondo amato e odiato sempre più con ambivalenza quanto meno bipolare. Mentre i ragazzi potranno tirare il fiato e piombare in uno stato di standby rispetto alla cultura lettoscritturale tradizionale (per alcuni l’anticamera stagionale della vita adulta) gli insegnanti potranno dedicarsi a letture, studi e passatempi preferiti, alle famiglie, a viaggi più o meno istruttivi, alle segrete passioni di sempre. Molti riusciranno a ricordarsi perché gli piace il loro lavoro e potranno ripartire con l’energia necessaria per fronteggiare il summer-lag cognitivo settembrino che colpisce la maggioranza degli studenti tornati sui banchi. Tra parentesi: i tre mesi di vacanza sono un mito antistatalista che alimenta il livore dei dipendenti del settore privato; al limite è vero che, chi nella scuola ha un...

Ugo Mulas

Pubblichiamo un estratto del libro Ugo Mulas di Elio Grazioli, edito da Bruno Mondadori, qui commentato da Antonello Frongia e Luigi Grazioli.   Il saggio viene presentato oggi 26 maggio, alle 18.30, allo Fondazione Forma di Milano.     –––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– Antonello Frongia   Senza le Verifiche realizzate da Ugo Mulas tra il 1968 e il 1972 la fotografia italiana contemporanea sarebbe nata con un decennio di ritardo. Queste quattordici medita zioni in testo/immagine sulle varia bili del linguaggio fotografico – dal negativo al tempo, dall’ingrandi mento...

Celati e il cinema

Quando ha cominciato a trafficare col cinema Gianni Celati? A parte la passione di cinefilo, spettatore indefesso, di cui restano vistose tracce nei suoi libri, nei testi come nelle copertine, è negli anni Settanta, quando Memé Perlini gli scrive perché pensa di trarre un lungometraggio dal suo libro d’esordio, Comiche (1971), vera e propria sarabanda slapstik. Poi dopo aver consegnato Lunario del paradiso, alla fine di quel decennio, libro germinale del romanzo giovanile degli anni Ottanta, lo scrittore emiliano se ne va in America per darsi al cinema, come annuncia ai suoi interlocutori dell’Einaudi. Di quel viaggio a Los Angeles resta una vaga traccia in Storia di un apprendistato, racconto che è compreso in Narratori delle pianure (1985). Poi c’è ancora una sceneggiatura, con l’amico Alberto Sironi, dedicata a Coppi. Quindi un silenzio fino al 1991. L’idea di far passare dietro la macchina da presa Celati è di Angelo Guglielmi. Nel frattempo è uscito il reportage di Verso la foce nel 1988. Il direttore di Rai3 gli chiede di girare un film su quei luoghi: un po’ viaggio e un po’...

Gianni Celati / Tempo della visione, tempo della erosione

L’inquadratura indugia sulla facciata di un vecchio casale abbandonato nel paesaggio vuoto e quasi metafisico della pianura padana. Si sofferma sulla facciata, o su un particolare dell’edificio. Una crepa. Una fenditura. Un muro scrostato. Un infisso divelto. Un buco trasformato in un nido di piante e di erbe selvatiche. La macchina da presa non è mai troppo vicina. Mai troppo invasiva. Si mantiene a una certa distanza. Alla giusta distanza. Abbastanza vicina per vedere, ma anche abbastanza lontana per evitare un eccesso di intimità. Non si muove, la macchina da presa. Sta lì, e guarda. Poi, all’improvviso, in primissimo piano, nello spazio vuoto che c’è fra l’occhio che osserva e l’architettura che è osservata, accade qualcosa. Qualcosa di minimo, ma di decisivo. Un’auto, un camion o un motorino sfrecciano via veloci sulla strada e occupano per un istante il campo visivo. Non sufficientemente veloci da impedire a noi di percepire il loro passaggio, ma – con ogni probabilità – sufficientemente veloci per impedire a chi è a bordo di percepire ciò che non stiamo...