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natale

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Auguri! / La ripetizione dei Natali

All’epoca di quando si entrava nei cinema senza aspettare che finisse lo spettacolo, si usciva non appena la proiezione era giunta ai fotogrammi del momento in cui si era entrati.  A quell’epoca tutti potevano ben comprendere i corsi e i ricorsi della storia di Giovan Battista Vico, o, peggio ancora, l’eterno ritorno di Federico Nietzsche.  Il più bel Natale della mia vita, e anche l’unico, a dire il vero, cadde nel lugubre 1943 e rallegrò qualche bambino del Collegio dei Salesiani nel paesino di Cavaglià, in Piemonte.   Quando fu Natale, i bambini contadini se ne tornarono con le loro guancione rosse nelle pingui cascine dalle quali provenivano – la guerra rese ricchi i contadini che non uccise – e restammo noi, una ventina in tutto: i bambini bombardati, i bambini deficienti, i bambini orfani, i bambini figli di nessuno e i bambini ebrei clandestini.  E su di noi si riversò l’amore cristiano e natalizio: niente messa alle sei del mattino, tutti con i Preti, al caldo, riso e latte a pranzo e a cena, il terribile Maestro di quinta elementare con la lanterna magica che proiettava le figurine del giornalista pasticcione Pio Percopo su un lenzuolo, abbagliante dei...

Regalare storie / Fiaba di Natale

Caro Bubi, cara Schnuppi, da quando ho sentito che la mamma ha preso, di tanto in tanto, l’abitudine di restarsene seduta in mezzo ai vostri due lettini, dopo che vi siete coricati, a leggervi qualche storia, non ho più pace se non vi racconto anch’io qualcosa, e cioè quello che mi è capitato ieri, ultima domenica d’Avvento, alle quattro passate. Ero scesa in città, dalla nostra collina, a comperare candele per l’albero di Natale. Giù non v’era affatto tutto quel trambusto di vetture, cavalli e gente affannata che si nota, alla vigilia delle feste, da voi nella capitale. In cambio però, in queste stradine silenziose e nella tortuosa piazza del mercato, accanto al municipio, la cui fioca illuminazione viene ora solo scarsamente migliorata dalla luminaria dei tanti alberi di Natale che fanno capolino dietro le vetrine, ci si potrebbe immaginare più facilmente un prodigio: di veder sbucare di nascosto, tra i bambini presenti, un servo Ruprecht intento ad annotarsi i loro desideri, che riesca anche a sottrarre qua e là qualcosa dalle vetrine, per ficcarlo nel suo sacco capace e scomparire poi di nuovo, dietro le bancarelle di abeti, senza che nessuno, nemmeno stavolta, se ne accorga....

Cristalli liquidi / Il salto nel vuoto, tre secondi dopo

I primi anni novanta sono un succedersi di cadute: il Muro e la Cortina di ferro, i monumenti dei leader politici assieme alle speranze alimentate dall’utopia socialista. Un crollo di icone, che si sfracellano a terra senza protezione, perdendo letteralmente la faccia. In tale frangente storico è cresciuta una generazione di artisti rumeni che oggi conoscono un successo internazionale: Adrian Ghenie, Mihai Pop, Victor Man, Cristian Rusu, Serban Savu, Mircea Cantor, Ciprian Mureșan. Da adolescenti, il giorno di Natale, vivono la brutale esecuzione di Ceausescu e consorte; osservano impotenti il passaggio repentino dal regime comunista all’economia capitalista; rimettono in questione l’«oblio del fascismo» (Alexandra Laignel-Lavastine) di alcuni celebri espatriati rumeni degli anni trenta quali Emil Cioran, Mircea Eliade e Eugène Ionesco; s’interrogano lucidamente sulla specificità del comunismo rumeno, nelle parole di Mureșan «una manifestazione idiosincratica dell’ideologia rivoluzionaria: contraddittoria, paradossale, brutale, resistente a ogni definizione».    Cipriam Muresan, Leap Into the Void - After Three Seconds   Da anni Cantor raccoglie materiale...