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Osama Bin Laden

(14 risultati)

Vedovamazzei / “Unexpected landscapes". Decontestualizzare e disorientare

La storica Galleria de’ Foscherari apre la mostra di Vedovamazzei con un bancale in vetrina, un pallet diviso nella versione funzionale, di legno, e nel suo doppio, fuso in bronzo (Two Half Pallets, 2011). Si tratta di un’opera che dà ai visitatori una prima indicazione sulla mostra, intitolata Unexpected Landscapes, dove il mondo e le cose che lo abitano appaiono rovesciate, messe a soqquadro e riorganizzate con intento sovversivo, problematizzando il reale.   La mostra raccoglie opere eterogenee selezionate in un arco di tempo che va dal 2015 al 2018, un lasso temporale relativamente breve ma che dà un’idea efficace della poetica dei due artisti. Simeone Crispino e Stella Scala formano un sodalizio dal 1991, con una produzione che si potrebbe definire ipertrofica, se non si rischiasse così di attribuirgli un’accezione negativa. Affacciarsi all’universo di Vedovamazzei significa abdicare ai pregiudizi e abbandonarsi a un viaggio sorprendente che ha spesso il ritmo di un film slapstick, con gag e trovate che ricordano il migliore cinema comico delle origini. Dietro il guizzo, il gesto irriverente di matrice postmoderna, si delinea però il desiderio di mettere in luce le...

Goethe Institut Turin / Il Grande Vecchio ovvero La guerra delle immagini

  Il 15/16 marzo a Torino due giorni di incontri sul tema delle immagini e della violenza: come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un contributo di Oliviero Ponte di Pino per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Si spara e si muore, tra le colline, nei deserti, nelle foreste. Si muore nelle città e nei villaggi. Si muore sulle mine e sotto il mirino dei droni. Si muore davanti alle telecamere, sgozzati da un ragazzino. Si muore falciati da un kalashnikov su una spiaggia. Sono sofferenze indicibili. Una violenza insensata, disgustosa, inaccettabile. Sta togliendo vita e dignità a decine di migliaia di esseri umani. È impossibile trovare le parole per questo dolore, per queste sofferenze.   Ma le guerre, oggi più che mai, non si combattono solo con le armi. Una delle guerre più lunghe e profonde, in atto da millenni, vede fronteggiarsi parole e immagini. Parole...

Chi ha paura del lupo cattivo/Is?

Uno spettro si aggira per la Giordania: lo spettro dell’Is, il movimento jihadista che controlla ormai gran parte della Siria nordorientale e dell’Iraq nordoccidentale.   Circolari delle Nazioni Unite si susseguono incessantemente, le ONG internazionali riflettono seriamente sulla possibilità di alzare i loro livelli di sicurezza, molti commentatori politici dipingono scenari a dir poco catastrofici, la paranoia imperversa sul web. Ci si dice di stare attenti, occorre fare attenzione e correre ai ripari. L’Is (acronimo di Stato Islamico), o Da’ash in arabo, è alle porte e bussa violentemente. Secondo le agenzie di sicurezza internazionali, l’Is non è radicato sul territorio giordano. Tuttavia, si consiglia cautela e prudenza in Giordania. Alla luce della netta presa di posizione del governo giordano, membro della coalizione anti-Is capeggiata dagli Stati Uniti, l’agenzia ONU per la sicurezza, UNDSS, avverte di evitare i luoghi pubblici come centri commerciali, teatri e musei. Sconsiglia anche di fare passeggiate in montagna, trekking e, in generale, di passare del tempo all’aperto.   Ma non è tutto: articoli a dir poco allarmisti circolano sui social media e su internet...

Chi è davvero Barack Obama?

Chi è davvero Barack Obama? La questione dello spionaggio ai danni degli alleati europei, dei capi di stato, ma non solo loro, da parte della agenzia di sicurezza americana, Nsa, fa emergere un problema: chi è davvero il Premio Nobel per la pace? Prima di tutto Obama è un capo di governo e come tale fa gli interessi del proprio paese, com’è ovvio che sia, che si tratti di garantirne la sicurezza contro gli attacchi terroristici o che invece voglia mantenerne inalterato il suo primato militare ed economico.   Su questo piano sono semmai gli europei a essere ingenui nei confronti del capo di un paese che ha la leadership politica attuale e utilizza il suo potenziale tecnologico per restare tale. L’America non ha nessuna intenzione di cedere questo primato. In politica, come disse una volta il leader cinese Den Xiaoping, “Non importa se il gatto è bianco o nero, basta che prenda i topi”.   La Realpolitik in tempi di globalizzazione non è dunque calata, anzi, se si guarda bene, è pure aumentata. Una cosa è evidente in questo Datagate, com’è stato chiamato: gli Stati Uniti...

Kathryn Bigelow. Zero Dark Thirty

È possibile che una caccia ai fantasmi si trasformi in un’evocazione, che la pretesa razionalità di un dispositivo rivolto alla cattura di un nemico evanescente diventi una trappola che inghiotte chi l’ha progettato. L’oscurità che emana da Zero Dark Thirty è forse il risultato di un simile rovesciamento, e andrebbe considerata al contempo come una riuscita e un fallimento: evitando di fornire un quadro sufficientemente articolato dello scenario storico e politico affrontato (ovvero il “post-undici settembre”) e delle parti coinvolte così come di sintetizzarlo in un discorso assimilabile da una di esse (dunque senza essere né autenticamente critico né smaccatamente propagandistico), il film riesce tuttavia a dire qualcosa su tale scenario, o forse qualcosa, dal profondo, arriva a parlare attraverso di esso, facendo breccia nella sua impassibile superficie.     Nella nube di questioni sollevata da un’opera che tocca punti cruciali riservandosi un ampio margine di ambiguità, l’unico dato apparentemente solido e condiviso è che Zero Dark Thirty sia un prodotto...

Invernomuto

Vernasca è un paese in provincia di Piacenza. Probabilmente non è mai comparso così tante volte, come in quest’ultimo periodo, sui quotidiani emiliani e sul web. Da quando, cioè, il duo Invernomuto, che da lì proviene, non ha cominciato a parlarne, con tenacia e un certo grado di visceralità, nel proprio lavoro. Ecco un minuscolo punto sulla mappa geografica del nord Italia. Partiamo da qui, da Vernasca e dal genius loci, espressione latina riapparsa in epoca contemporanea, declinata in vario modo nelle agende progressiste, come nell’agenda culturale della Lega Nord, nel linguaggio del marketing territoriale, come nelle campagne pubblicitarie focalizzate sul territorio.     Genius loci è espressione che, nel caso di Simone - titolo della mostra personale, a cura di Xing, degli Invernomuto al PAC di Ferrara - conserva quel quid poetico ed ancestrale a cui si accorpa, al tempo stesso, un tratto di fragilità e vulnerabilità. Di “luogo” parliamo e naturalmente anche di “genio”. La grotta di cera bianca (Wax, Relax) che rappresenta la visione di apertura della mostra...

Il raid come iniziazione e contenimento

Il carbonaro Giuseppe Mazzini, intuendo ormai con chiarezza i limiti delle vecchie sette, stende nel 1831 la prima versione della Istruzione generale per gli affratellati nella Giovane Italia in cui si vanno organizzando una struttura centrale e delle congregazioni provinciali. Tenendo fede al proprio nome vengono ammessi nella associazione solo membri con meno di quarant’anni e la si definisce, secondo la nota filosofia mazziniana ma pure mostrando ancora la centralità della giovinezza, “non setta, o partito ma credenza e apostolato”. L’educazione e l’adesione giovanili sono le premesse per creare un corpo omogeneo di affiliati necessario per un’ulteriore diffusione delle idee e, giunti al dunque, per l’insurrezione a cui doveva fare seguito una guerra per bande che conducesse fino alla definitiva rivoluzione nazionale. Mazzini risale agli esempi dei Paesi Bassi contro Filippo II, degli Americani contro l’Inghilterra, dei Greci contro l’Impero Ottomano fino a Spagna, Germania, Russia contro Napoleone. In particolare si sofferma sul 2 maggio 1808 quando, a seguito di alcune fucilazioni francesi a Madrid, l’...

Foto d'altri tempi

  Succede, vagabondando per la rete, di uscire fuori dal rumore giornalistico generale, dal borbottio sul/del presente, e finire a riposare lo sguardo in un progetto vero. Un’idea. Niente notizie, niente opinioni, niente social network, niente fracasso starnutito a raggiera, solo il tepore di un’idea unica ma forte. E così accade che finisci in un posto dove l’unica cosa che fanno, ogni giorno, è collezionare la stessa immagine, la stessa foto, la stessa idea, in un unica pubblicazione (chiamiamoli così i siti quando sono belli: come si faceva coi libri). Una dietro l’altra,  dearphotograph mette in fila foto di una collezione collaborativa di scatti (doppi) senza tempo. Un’immagine nell’altra. Fuori la cornice del nostro tempo: quel luogo, oggi, fermato lì. E dentro un piccolo tunnel retrivo, lo stesso luogo fermato lì, molto tempo fa. Una specie di cortocircuito visivo, alimentato da tutti. Vengono in mente gli esperimenti concettuali della fotografia anni ‘70 (Boetti, Vaccari), vengono in mente i collage Dada, o vengono in mente i fotomontaggi fake giornalistici (su tutti, Bin Laden...

Elogio del dubbio

Mi sono sempre chiesto la ragione per cui i filosofi cosiddetti realisti, di ieri ma soprattutto di oggi, per dimostrare l’evidenza delle loro adorate concretezza e oggettività facciano ricorso a esempi sfigati: il vaso che cade sulla testa, l’ostacolo in cui si inciampa, il muro contro cui si va a sbattere, la cartella delle tasse che giunge inaspettata, giù giù sino a eventi sempre più truci come il massacro di Nanchino e, gettonatissimo, l’Olocausto. Se non sei realista, ripetono corrucciati, allora sei uno sporco nazista negazionista! L’argomento a sfiga, definiamolo in latino, ha un che di intimidatorio: come dire che se non accetti il mio punto di vista, che poi è quello del senso comune, finisci per attirarti tutte le disgrazie del mondo – tanto non esistono! O mangi questa minestra… (e così a Bruno Latour, che stava spiegando i nessi fra teoria secentesca del potere e legge della caduta dei gravi, una volta un dotto sorboniano ha proposto di gettarsi dal sesto piano). Ma dall’intimidazione discende, per contrappasso, un certo buonumore: se la realtà è quel genere di cose l...

Per sconfiggere l’entropia

Sostiene la simpatica Bice Curiger, curatrice della cinquantaquattresima Esposizione Internazionale d’Arte, che la divisione in padiglioni nazionali è la specificità e l’unicità della Biennale di Venezia; ed è tutt’altro che anacronistica. Conseguentemente ha costruito sull’idea di nazionalità e storia la sua mostra, intitolandola ILLUMInazioni. La novità è che la curatrice ha creato quattro nuovi “para-padiglioni”: strutture architettoniche create da quattro artisti (Son Dong, Monika Sosnowska, Oscar Tuazon e Franz West) che ospitano le opere di altri artisti, dando vita a delle “opere-ambiente” a metà tra scultura e architettura che presentano delle altre opere più o meno omogenee. Un’idea interessante che però funziona soltanto nei primi due casi: lo stridore e l’incoerenza non sempre sono un valore, e queste purtroppo sono le caratteristiche di molte parti della Biennale, soprattutto all’Arsenale.   Giardini. Da qui conviene quindi partire, senza un itinerario preciso, annotando soltanto quello che è interessante. È...

"Politiche dell’irrealtà" di Arturo Mazzarella

Pubblichiamo in anteprima un estratto del libro Politiche dell'irrealtà di Arturo Mazzarella, in uscita presso l'editore Bollati Boringhieri il 19 maggio, qui commentato in esclusiva per doppiozero da Andrea Cortellessa.   L’opera del fantasma Questo libro si presenta uno e bino. Il libro numero Uno – che contrappone la poetica di Roberto Saviano (la poetica, si badi, più che l’effettivo esito testuale di Gomorra) a quella di altri autori di non-fiction di lui meno condizionati dalle retoriche della testimonialità (dal prototipo di Capote, A sangue freddo, ai più recenti esempi del Franchini dell’Abusivo e del Balestrini di Sandokan, passando per un’innovativa lettura di Sciascia – giustamente indicato quale archetipo italiano del genere) – animerà senza dubbio le discussioni più virulente e, c’è da scommettere, meno interessate alla prospettiva teorica che spinge l’autore, invece, almeno quanto la sua vis polemica e il suo gusto per la provocazione intellettuale (entrambi indubbi). Il libro numero Due, che si annida all’ombra del pamphlet con...

Sony segreto

Il 20 aprile di quest’anno il deposito informatico della Sony è stato violato. Visitatori non identificati sono entrati nel centro dati, situato a San Diego in California, e hanno portato via – ovvero copiato, come si dice oggi per il “furto” – i dati personali di tutti i clienti della Sony: settanta milioni di abbonati che scaricano musica, filmati e altri prodotti della casa giapponese. Sono stati sottratti referti personali, password, numeri di carte di credito, insomma tutto quello che serve per ottenere dalla casa madre “forme” che soddisfano il piacere auditivo e visivo (almeno per il momento) dei singoli consumatori.   I dati sono stati messi in vendita, così si trova scritto sui giornali dell’altro giorno, al mercato nero: informazioni “sensibili” sugli abbonati della Sony. Si vendono al miglior offerente indirizzi email, numeri delle carte, date di nascita, id e password. Il tutto alla spicciolata, per singoli pezzi, oppure per blocchi. Pare che nel mercato parallelo le informazioni della carta di credito (con data di scadenza e codice di sicurezza) valgano 70 dollari; mentre senza codici...

Il corpo assente

Quello di Bin Laden più che un corpo è stato, in questo lungo decennio seguito all’attentato alle Torri gemelle, un volto: l’ovale del viso incorniciato dal turbante e dalla lunga barba nera e grigia. Così appariva nei filmati, nelle foto, nei siti web: un’icona osannata da molti, maledetta da tanti. Il volto prevaleva sul corpo anche nelle scarse testimonianze visive di repertorio, dove il capo di al-Qaeda appariva con tronco e gambe ricoperte dalla lunga tunica bianca. Un uomo senza corpo, in definitiva; una voce che proclamava le proprie invettive, che parlava in videomessaggi e negli interventi sonori trasmessi di tanto in tanto. Lontano da tutti, eppure onnipresente. A questa invisibilità i militari e i politici americani hanno replicato con l'inesistenza della sepoltura del corpo medesimo: crivellato di colpi, calato in mare dopo averlo lavato, asciugato e avvolto nel bianco lenzuolo, secondo il rituale islamico (così è stato riferito dalle fonti). Nella tradizione classica, e poi medievale, perpetuata sino a noi - si pensi a Piazzale Loreto - il corpo del tiranno deposto o cacciato veniva sottoposto a...

Codice Bin Laden

Dunque hanno ucciso Bin Laden, e buttato via il corpo. Non ci sono fotografie – anzi hanno commesso il lapsus di esibirne una falsa – sostituite dalla prova del dna. Sembra l’illustrazione di un testo di Baudrillard: il “delitto perfetto”? Niente più documentazione fotografica, bisogna anzi mettere anche il cadavere al riparo da future verifiche, da future immagini. Sparito il corpo del capo. Per non esibirlo al ludibrio delle folle? Per non farlo diventare oggetto di culto? Per farlo entrare nell’immaginario, invece che nel simbolico? O viceversa? O forse perché è finalmente finito – dichiarato finito – il culto del corpo del capo? Gettato in mare aperto, perché non ci sia neppure un luogo che diventi di culto. Morte liquida: sarà Bauman a commentare questo aspetto.   Invece della fotografia è stato prelevato un campione di dna. Baudrillardianamente, cioè, si è dichiarata chiusa l’era della rappresentazione e sancita quella del codice: niente più esseri umani personali, ma solo macchine di decodifica di catene di amminoacidi. E la verifica del...