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Papa Francesco

(20 risultati)

Le immagini raccontano il terrore / Nagasaki, Papa Francesco, Yamahata

Pochi giorni fa sull’aeroplano che lo conduceva in Cile Papa Francesco ha fatto distribuire un’immagine scattata da un fotografo americano, Joseph Roger O’Donnell a Nagasaki nel 1945. Raffigura un ragazzo che porta sulla schiena il fratellino legato con corde. Il bambino è morto a causa del bombardamento atomico sulla città giapponese e il giovane lo sta portando a far cremare; così almeno le didascalie sui quotidiani del 16 gennaio. Insieme all’immagine ci sono delle frasi scritte da Francesco: “Il frutto della guerra”. E ancora: “La tristezza del bambino solo si esprime nel suo gesto di mordersi le labbra che trasudano sangue”. Poi: “Commuove più di mille parole”.  Tra le foto scattate da Yosuke Yamahata, il primo fotografo che si recò a Nagasaki il giorno successivo allo sganciamento della bomba su incarico del governo giapponese, c’è un’immagine analoga. Si tratta del ritratto di Inoue Nirimichi e del fratello Masaki. Il più grande ha 18 anni, il piccolo 6; questi si regge con una doppia cinta alla schiena del grande. La medesima postura della foto dell’americano. Il loro viso è sporco di sangue; quello del bambino è ricoperto del sangue della madre, che aveva cercato di...

Chiesa e storytelling / Il racconto di Papa Francesco

Chi ha orecchi per intendere, intenda. Detta così, ha l’aria un po’ losca, quasi intimidatoria. Eppure la frase in questione ha tutt’altro senso e tutt’altro valore. Si ricorderà che sta nel Vangelo di Marco (4, 9), e chiude la celebre parabola del Seminatore: una delle più note, e delle più complesse, nella pur variegata, ed estremamente efficace, predicazione di Gesù raccontata nel Secondo Testamento. Chi è il buon seminatore? È, diciamo, una figura al quadrato, un personaggio che rappresenta chi lo rappresenta, se si vuole una specie di meta-immagine, ossia la metafora di cosa significa predicare la Parola di Dio.   Come il buon seminatore deve sapere trovare il buon terreno dove gettare i suoi semi, analogamente un buon predicatore deve preventivamente selezionare il suo pubblico; e come il primo deve arare il terreno prima di seminarlo, allo stesso modo il secondo deve predisporre il suo uditorio a comprendere ciò che andrà a dirgli. Che è proprio quello che fa la parabola in quesitone. Se difatti Gesù, in un primo momento, racconta la storiella alla moltitudine raccolta sulle rive del lago per ascoltarlo, subito dopo spiega agli apostoli il modo di interpretare la...

Quei libri da custodire / Papa Francesco a la biblioteca di Esther

L'elezione al soglio pontificio del cardinale argentino Jorge Bergoglio, gesuita, è stata accolta con entusiasmo dalla maggior parte dei cattolici, ma non da tutti. Infatti, già poche ore dopo la sua uscita sul balcone di san Pietro per il primo saluto alla folla, gli organi di stampa e il network diffondevano, di rimbalzo dall'Argentina, una notizia che, se vera, avrebbe potuto distruggere la reputazione del nuovo pontefice. Se falsa, anche a causa dello straordinario tempismo con cui comparve, avrebbe mostrato quanto odio nutrissero certi ambienti politici per l'ex provinciale dei gesuiti. Si trattava di una vecchia e pesante accusa mossagli da elementi di estrema sinistra e di estrema destra - a entrambi dei quali il cardinale era inviso per opposte ragioni - di essere stato connivente se non addirittura complice, della sanguinaria giunta militare che aveva governato il paese dal 1976 al 1983, il periodo più buio della storia argentina del Novecento.   Nello specifico, si accusava Bergoglio di avere avuto un ruolo nell'arresto di due suoi confratelli imputati di sovversione e arrestati durante una retata nella baraccopoli di Belén nel Bajo Flores, a Buenos Aires, in cui...

Reportage n. 31 / Bergoglio. La scalata ai vertici

  È l'ora dell'inizio della liturgia nel Colegio Máximo di San José nella zona di San Miguel, ovest della Gran Buenos Aires, il gigantesco cordone operaio urbano che circonda la capitale argentina. L'edificio principale è classico, sobrio. Non ha lussi o decorazioni artificiose, però è bello e imponente. Si erge nel mezzo di un enorme parco di 50mila metri quadrati. Tra i grandi alberi, il prato curato e il rumore sommesso dell'acqua si sentono voci che cantano: "Un solo Signore, una sola fede, un solo spirito", un canto corale che va in crescendo. A guidare la cerimonia c'è il Rettore ed ex capo della Provincia argentina della Compagnia di Gesù, a cui piace moltissimo quel canto. Per molti di coloro che si trovano lì, il rettore è molto più di un semplice rettore. È il leader. Alcuni pensano sia addirittura un santo. E un giorno, non a caso, quest'uomo sarà il primo papa americano della Chiesa Cattolica. “In questa casa c'è un solo Signore”, aveva l'abitudine di dire. Tutti sapevano che non si riferiva a Cristo.   “Lo conobbi quando avevo circa dieci anni, all'inizio degli anni Ottanta, e lui era Rettore e parroco della chiesa locale. Più tardi, feci parte della prima...

Dall’immateriale del web al materiale della carta / Almanacco doppiozero

  Da Abramović a Zargani sono sessantadue irregolari. Forse non tutti irregolari veri e propri, ma forse irregolare è anche il tentativo di mappare il mondo a partire da sguardi singolari, da un pensare, o un fare, incarnato in una figura. Ecco perché dei ritratti. Molti di questi portano in primo piano l’attenzione che abbiamo posto in questi sei anni ai personaggi della società e della cultura, italiana e internazionale, non facilmente omologabili, eccentrici. Sono artisti, filosofi, scrittori, pensatrici, cantanti, poeti, fotografe, cineasti, psichiatri, psicologi, attrici, designer, politici, e altro ancora. Sono solo una piccola parte: abbiamo dovuto escludere da questo Almanacco, il numero 1 che segue il precedente numero 0, una gran parte dei ritratti che la redazione e i collaboratori di doppiozero hanno scritto in questi anni. Solo questi sessantadue testi, composti in caratteri e corpo per un eventuale libro, ammonterebbero a oltre 500 pagine. Questo per dire del patrimonio che contiene il sito, la ricchezza di contenuti e di letture dedicate a tantissimi autori, contemporanei e non. Contemporaneo vuol dire di questo tempo: con-tempo.   Non c’è un intento...

Mostar, 7 ottobre 1932 – Zagabria, 2 febbraio 2017 / Predrag Matvejević. Un battitore libero attraversato dalle frontiere

Un’isola del Quarnero, un’estate torrida come quella del 1991. La casa è affollata di amici e parenti, così Predrag Matvejević scende da basso e mostra con orgoglio lo studio che si è ricavato nell’ombra del garage: un seggiolino e una macchina da scrivere, due mollette che tengono le pagine a mo’ dì leggio. È l’anno del successo planetario di Breviario mediterraneo, e sta già pensando a quello che, molti anni dopo, diventerà Pane nostro (2010). A pochi chilometri è terminata da poco la cosiddetta breve guerra slovena, ma in agosto viene interrotta l’autostrada tra Zagabria e Belgrado, a fine mese inizia l’assedio di Vukovar. L’anno successivo Predrag non può più tornare sulla sua isola, insieme a molti intellettuali del paese diventato ex, inizia la sua avventura tra asilo ed esilio (così suona anche il titolo di un suo “romanzo epistolare” del 1998). Da quel momento il domicilio è temporaneo, il ritorno provvisorio, la “nostra patria” diventa una condizione momentanea che può materializzarsi ovunque. Perché a Zagabria, nella fase della trance nazionalistica, nella guerra tra “noi” e “loro”, non c’è spazio per chi ha storie miste o si sente ancora jugoslavo. Così accade alla...

Papa Francesco, Anna Maria Ortese e gli animali / Cani e gatti in paradiso

«Quante volte vediamo gente tanto attaccata ai cani e ai gatti e poi lasciano senza aiuto la fame del vicino della vicina, no no»: queste parole pronunciate venerdì scorso da papa Francesco durante l’udienza giubilare a San Pietro e rilanciate dalla stampa con titoli ad effetto possono sorprendere, o suonare stonate rispetto al testo dell’enciclica Laudato si’ del 24 maggio 2015. Potrebbero essere ricondotte al luogo comune che spesso sentiamo ripetere a chi mostra nei confronti degli animali sensibilità e affetto ritenuti eccessivi: «vi preoccupate tanto della condizione animale quando c’è gente che muore di stenti». È un’asserzione che – diceva Anna Maria Ortese – procede da un ricatto morale proprio di chi isola i problemi dell’uomo da quelli del suo ambiente. Semmai, si potrebbe forse aggiungere che il discrimine non è tanto tra l’essere attaccati ai propri animali e il non essere attenti al proprio simile in difficoltà, ma tra chi si cura dei propri cari, siano essi animali o umani, ed è indifferente alle sofferenze altrui, animali o uomini che siano. E, certo, è più probabile che a provare compassione per le sofferenze del proprio simile sia chi la prova per gli animali, che...

Sposarsi non conviene

Non è un problema d’ordine, tanto meno di ordine pubblico. Il percorso che per oltre un anno, attraverso lo strumento del Sinodo, ha impegnato la Chiesa cattolica nella riflessione su matrimonio e famiglia non può essere ridotto a una questione di norme ed eccezioni. Sarebbe fare torto allo spirito con cui il Sinodo è stato convocato, ma sarebbe più che altro un modo per travisare grossolanamente il significato che l’esperienza dell’amore sponsale assume nella vita quotidiana dei credenti. Che poi questa consapevolezza sia spesso appannata perfino in coloro che per primi dovrebbero testimoniarla; che la dimensione della corporeità – in tutta la sua grandezza, con tutti i suoi limiti – sia poco avvertita e tematizzata nell’ambito di quella che si è soliti definire “pastorale ordinaria”; che fra la teologia del matrimonio e l’immagine corrente del matrimonio cristiano la continuità, quando c’è, risulti non di rado accidentata e contraddittoria: bene, questi non sono affatto elementi marginali. Quando papa Francesco invita a concepire la Chiesa come «un ospedale...

Papartheid?

Mi chiedo se la notizia sia arrivata via fax. Gentili anime del Limbo, vi comunichiamo che la vostra dimora sarà evacuata definitivamente. Tutti coloro che vi risiedono dovranno pertanto trasferirsi in un nuovo alloggio, la cui ubicazione vi verrà indicata a breve. Si prega di mantenere la calma e di prepararsi ordinatamente al trasferimento. Immagino la commistione di euforia e panico che si è diffusa tra le anime coinvolte. E poi, l’abolizione del Limbo, decretata da Papa Benedetto XVI nel 2007, non ha significato solo un cambio di residenza per miliardi di anime, ma anche la cancellazione di un’intera dimensione spazio temporale. Cosa c’è ora al posto del Limbo? Un deserto? Un buco nero? Per un sistema ideologico che si basa sui dogmi, cioè principi non soggetti a discussione, è stata sicuramente una mossa audace. A questo punto, mi sorge spontanea una domanda. Se è possibile mettere mano sulla conformazione dell’Al di là, ristrutturando nei fatti un progetto originale firmato dal sommo architetto, Dio l’Onnipotente, come mai è così difficile per la Chiesa Cattolica cambiare...

Ambiente ed economia circolare

English Version     All’inizio di agosto 2015, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha lanciato un’iniziativa per ridurre le emissioni di gas serra negli USA e, per estensione, ridurre l’impatto del Paese sui cambiamenti climatici. Qualcuno ha accolto questa decisione come il segnale che finalmente anche gli Stati Uniti abbiano iniziato a fare qualcosa in proposito. Altri hanno l’hanno contestata, commentando che i provvedimenti presi non sono sufficienti ma sono solo un tentativo da parte del Presidente di consolidare la sua eredità politica. Al di là delle ragioni di merito, ci sono dei motivi effettivi per cui questo dibattito dovrebbe interessare l’Europa? L’ambiente e la tutela ambientale sono realmente così importanti? Quanto incidono sui singoli individui? Su ognuno di noi? E tutte queste storie sui cambiamenti climatici sono davvero reali?       Economia circolare e Unione Europea   Nel corso degli ultimi decenni c’è stata una crescente consapevolezza rispetto alla necessità di conservare le risorse. In Europa, questo dato si è manifestato...

Papa Francesco e il pesce Nemo

Con questo articolo di Michela Dall'Aglio proseguiamo la discussione, avviata con l’articolo di Francesca Rigotti e proseguita con gli interventi di Alessandro Zaccuri e Gianfranco Marrone sulla recente enciclica papale Laudato si'.     Associare Papa Francesco a Nemo, il pesciolino protagonista dell'omonimo film della Walt Disney, può sembrare irriverente, ma non lo è. Il messaggio del Papa, esplicito e franco, mi ha fatto pensare al pesciolino Nemo e, in particolare, a una scena del film che può riassumere il succo del messaggio dell'enciclica Laudato Si'. Sulla cura della casa comune. La scena è quella in cui il pesciolino Nemo, finalmente fuggito dalla vasca da pesce rosso del dentista di Sidney in cui era finito, si ritrova in mare alla ricerca della via di casa. A questo punto, viene pescato in una grandissima rete insieme a centinaia di altri pesci di ogni tipo che, terrorizzati, nuotano in tutte le direzioni mentre i pescatori li stanno inesorabilmente sollevando, con un argano, sulla barca. Allora, Nemo lancia un grido-avvertimento-esortazione a tutti i suoi compagni di sventura: nuotiamo tutti nella...

L’enciclica papale bestseller

Con questo articolo di Gianfranco Marrone proseguiamo la discussione, avviata con l’articolo di Francesca Rigotti e proseguita con l'intervento di Alessandro Zaccuri, sulla recente enciclica papale Laudato si'.   Quanto meno un merito, apparentemente di dettaglio, questo libro senz’altro ce l’ha: è un testo, anzi un Testo, senz’ombra di dubbio, e tutto d’un pezzo. In un’epoca in cui – si ribadisce fino all’esaurimento – la testualità tradizionale ha sconsolatamente perduto autorità e autorevolezza, se non esistenza ontologica e spessore sociale, e in cui le grandi narrazioni si son sciolte in milioni di cinguettii più o meno social che ci investono a fiumi per dileguarsi ancor più rapidamente, e in cui, fra l’altro, ogni canone letterario s’è dissolto nelle valanghe di enunciazioni minori e variamente queer, ecco un testo-testo come non se ne vedevano da tantissimo, un testo canonico per definizione, di quelli che, per statuto comunicativo e disposizione culturale, sono e saranno soggetti a decine e decine di interpretazioni possibili e impossibili, di...

La radicalità di un pensiero semplice

Con questo articolo di Alessandro Zaccuri proseguiamo la discussione, avviata con l’articolo di Francesca Rigotti, sulla recente enciclica papale Laudato si’ con interventi di credenti e non credenti, filosofi, teologi e saggisti.     «Abbiamo suonato il flauto e non avete danzato, abbiamo cantato il lamento e non avete pianto»: riportato sia da Matteo (11,17) sia da Luca (7,32), questo detto di Gesù può tornare utile nella sua magistrale ironia – chi ironizza è infatti il Maestro – per valutare alcune delle reazioni che l’enciclica Laudato si’ sta suscitando. Troppo incline ad assumere le posizioni del movimento ecologista secondo una parte del mondo cattolico, troppo sospettosa nei confronti del «paradigma tecnocratico» (n. 106) secondo una parte della comunità scientifica. In una lettera aperta apparsa il 15 luglio sul quotidiano “Avvenire”, per esempio, un gruppo di accademici illustri – tra cui Giulio Giorello, Telmo Pievani ed Edoardo Boncinelli – si domandava se l’insistenza di papa Francesco sul predominio della «tecnoscienza» (n...

Risposta alla Lettera enciclica Laudato si'

Con questo articolo di Francesca Rigotti apriamo una discussione sulla recente enciclica papale con interventi di credenti e non credenti, filosofi, teologi e saggisti.     La lettera encliclica in generale non si rivolge soltanto ai membri della Chiesa Cattolica Romana ma a ogni persona che abiti questo pianeta quindi anche a me, che mi sento di conseguenza autorizzata a reagire e a esprimermi, come filosofa e come donna.   Nell’enciclica del 24 maggio 2015, Laudato si’, il primo e più importante punto sul quale reagisco concerne le varie osservazioni qui contenute secondo le quali le ferite inflitte all'ambiente sociale deriverebbero dall'idea che «non esistono verità indiscutibili che guidino la nostra vita», motivo per cui chi non le ha ritiene automaticamente che la libertà umana non abbia limiti (p. 7 e passim). La tematica viene più e più volte ripresa, affermata ma mai dimostrata né tanto meno argomentata quanto esposta in maniera perentoria: chi non riconosce il ruolo del Dio creatore si accosta alla natura con atteggiamenti da dominatore, consumatore e sfruttatore di risorse (...

La chiesa dei poveri

Dopo avere occupato per secoli il pensiero di economisti e riformatori sociali di varia scuola, la questione della povertà, sembrava essere stata definitivamente superata nei Paesi Occidentali grazie ai successi economici senza precedenti raggiunti dal secondo dopoguerra in poi. La crisi economica che sta scuotendo l'Europa, e l'immigrazione massiccia di gente che fugge da situazioni disperate in diverse parti dell'Africa e del Medio Oriente cercando scampo nel Vecchio Continente, hanno ridato centralità al tema della povertà e dei poveri. Da sempre la Chiesa li assiste e li soccorre, da quando non esisteva neppure l'idea di stato sociale, e lo fa ancora oggi mentre lo Stato, divenuto nel frattempo stato sociale, sembra non averne più le risorse o la capacità.   L'altra faccia della povertà, è la ricchezza. Nel mondo cristiano è stata percepita sempre in modo ambivalente: da un lato l'amore per i poveri non è stato mai privo di una certa diffidenza, dall'altro quello per i ricchi ha sempre nascosto una buona dose d'invidia e lo stesso tipo di diffidenza nutrita verso i poveri, ma...

Dario Fo. La figlia del papa

Che si ricordi, nessun premio Nobel per la letteratura aveva mai esordito nella narrativa a 88 anni. Ci voleva Dario Fo, che esordisce nel genere con una biografia romanzata di Lucrezia Borgia (La figlia del papa, Milano, Chiarelettere, 2014. Pagg. 190, 13,90 euro).   In una fra le mille e mille interviste concesse durante il lancio dell’opera, il drammaturgo luinese ha confessato: “Quando ho iniziato a scrivere, non pensavo a Franca Rame. Pagina dopo pagina, però, mi sono accorto che Franca era lì accanto. Allora, sì, la mia Lucrezia è anche Franca. Le due donne hanno in comune la discrezione e il pudore con cui hanno combattuto tante battaglie al fianco dei più deboli”.   Nella ricostruzione di Dario Fo, Lucrezia Borgia è proprio questa. Non già l’avvelenatrice impietosa, la donna dissoluta, quella che, secondo l’autore, è protagonista del secentesco Tis pity she’s a whore, di John Ford. No, qui si racconta di una donna ricca e sfortunata, moglie sì di più mariti, è vero, e tuttavia dedita a opere di bene, capace di opporsi alla corruzione e propriamente...

Il tocco della folla

Un tempo le mamme alzavano i figli perché il Papa, o il leader politico, potesse toccarlo, quasi possedesse il tocco magico che un tempo s’attribuiva ai reali di Francia. Tutto avveniva in piazza, nel corso di una cerimonia, di un’inaugurazione o di un raduno. Da Mussolini a Stalin il bimbo in braccio, o il tocco della folla, erano d’obbligo e segnano il XX secolo, l’età della massa, come ha detto Elias Canetti, per cui la sua forza appare superiore alla somma delle singole parti, gli individui, che alla fin fine contano davvero poco. Il XXI secolo è probabilmente cominciato quando Andy Warhol ha detto o scritto – dove non si sa con certezza – che ciascuno poteva aspirare a quindici minuti di celebrità: l’età degli individui. Tutto è cominciato con la televisione, dove bastava apparire per “essere”.   I leader politici sono stati veloci a capirlo, e poiché a loro non bastano quei quindici minuti, ma aspirano a tempi ben più lunghi, hanno cominciato a studiare strategie differenti per apparire dopo il tramonto dei capi taumaturghi. Il nuovo maestro nel campo...

Oltre i bastioni di Schengen

È davvero difficile prendere la parola in questo momento di dolore, di fronte a una sciagura come quella appena abbattutasi sull'ennesimo barcone di migranti a largo di Lampedusa. Ogni riflessione in merito non può che partire dall’ordinarietà della morte nelle acque del Mediterraneo e dalla speculare assuefazione che essa ha, più o meno consapevolmente, generato, rotta stavolta dall’enormità del numero di caduti.   Il nostro scenario così interconnesso, allora, lungi dall’assomigliare al tanto decantato villaggio globale, in cui ognuno si interessa di ognuno, si rivela arida metropoli posturbana. In cui non ci si riconosce nemmeno fra vicini di casa. Globalizzazione dell’indifferenza, l’ha chiamata, recentemente, papa Francesco.   A questo senso di estraneità (e in alcuni casi di disprezzo) diffuso corrisponde un impegno rinnovato di leader e politici verso l’accoglienza e la fratellanza nei confronti di chi arriva senza niente, affrontando nel viaggio il rischio così alto di morire.   A margine di questa disputa generale sul senso di umanità e su cosa davvero significhi nel profondo essere umani, c’è una questione culturale e riguarda il grande mare di mezzo, il...

I leopardi di San Pietro

I leopardi di San Pietro sono magistrali nel loro camouflage. Si nascondono dietro un cespuglio a caccia di prede, trasformano rapidamente il ruggito dell’ira in un belato di remissioni. Sono abili in qualsiasi imitazione sonora: sono l’eco del mondo. Ora, dopo gli scandali a ripetizione, e le dimissioni inaudite del pontefice trascorso, ecco a voi il modello brand new, prêt-à-porter e tuttifrutti. Il nuovo si presenta come un articolo utile per i tempi di crisi: ama il look casual, predilige le scarpe consunte, frequenta con un certo trasporto Madonna Povertà. Un bel mutamento di rotta dopo la fashion icon precedente, sempre attenta allo spasimo a ogni singolo e minimo dettaglio del suo abbigliamento firmatissimo.   All’ultimo conclave, quando è stato eletto Ratzinger, Bergoglio ha chiesto platealmente ai suoi seguaci argentini di non dare a lui i soldi raccolti per il suo viaggio, ma piuttosto di distribuirli ai poveri. Perfetto: come un Giovanni XXIII per un’epoca cinica e postmoderna. E poi quel nome, beh, è una trovata. Francesco non l’aveva mai scelto nessuno: la linea minoritaria della storia della...

Buenos Aires. Papa argentino

Da più di un’ora sul taxi, sono ormai stramazzato. Ma la mia testa appoggia contro un altoparlante della radio, che i tassisti qui tengono sempre accesa per svicolare tra picchetti e imbottigliamenti.     Così, sono il primo a sentirlo: “Habemus papam!” E grido a mia volta: “El papa es argentino!”.  Il tassista, cui è permesso di stramazzare solo a metà e che, chiacchierone come tutti, si è reso conto di avere un italiano in macchina: “Si, si”. Non ascolta e gli sembra che quel che dico sia una ribollitura dello solito “Dio è argentino”, a sua volta sottospecie delle battute sull’orgoglio locale lanciate nel resto del Sudamerica (“Come si suicida un argentino? Si arrampica sul suo Io e si butta giù”). “No - gli grido - il papa vero, quello di Roma: B E R G O G L I O!” (in spagnolo anche la seconda G suona come in “ghiaccio”: in Piazza San Pietro l’hanno pronunciato all’italiana e anche per questo gli argentini stentano a capire).   Il tassista si scusa e riafferra il cellulare. Smette di dare...