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Richard Serra

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Cosa resta di Caravan? / Michael Asher e i ladri di roulotte

Una roulotte sospetta   Estate 1977, una roulotte parcheggiata in una strada di Münster davanti al Landesmuseum. Si tratta di una Hymer-Eriba Familia modello BS di quattro metri con le tende tirate, la porta chiusa e senza traino. Niente di memorabile.  Estate 1987, la stessa roulotte ricompare nelle strade di Münster, nello stesso punto. Qualcuno ricorderà vagamente la coincidenza, qualcun altro noterà che, malgrado nessuno viva al suo interno, la roulotte non sembra abbandonata. Infatti a intervalli regolari, ogni lunedì, giorno di chiusura dello Skulptur Projekte, spunta fuori in un angolo diverso della città. Estate 1997, la coincidenza si ripete, così come nell’estate 2007. A quel punto tutti conoscono Caravan, il progetto dell’artista losangelino Michael Asher, l’unico ad aver partecipato a tutte le edizioni dello Skulptur Projekte, e questo sebbene non vi fosse alcuna indicazione che quella roulotte fosse una scultura.   Michael Asher è scomparso nel 2012 e l’ultima edizione della mostra gli ha reso omaggio con un prezioso focus installato sul mezzanino del LWL-Museum für Kunst und Kultur (Double Check), che ripercorre la sua collaborazione quarantennale con...

Palazzo Enciclopedico

Le due sezioni della mostra centrale della Biennale, ai Giardini e all'Arsenale, sono percorribili in due modalità differenti: da un lato la circolarità della fruizione, che induce a un movimento melmoso, come nella pancia di una balena. Dall’altra la verticalità dell’Arsenale, che al contempo costringe un’andatura faticosa, una gimkana di zig zag sofferti, come un audace videogioco, pieno di ostacoli e imprevisti.   Carl Gustav Jung   Dove comincia la mostra? Da Auriti col Palazzo Enciclopedico, dal libro rosso di Jung, da Richard Serra e il suo omaggio a Pasolini, da Oliver Croy e Oliver Elser, con l’esposizione di un villaggio di cartone composto da Peter Fritz. Un architetto, uno psicoanalista, un artista, un assicuratore. Ogni direzione, stanza, percorso suggerisce connessioni e riflessioni diverse, a partire da un’opera inserita fra più opere, che contribuisce a costruire un susseguirsi di immaginari interiori. Sono percorsi alternati,  che generano modi di vedere e percepire distorti anche se riconducibili tutti a un unico topos: fare della mostra una mappa di orientamento della...

Giuseppe Panza di Biumo, Varese, 1983

Mi portava in giro tra i neon di Dan Flavin, i Baumann, i ferri di Richard Serra come un castellano che ti facesse vedere la sala d’armi dei suoi antenati.

Brian O’Doherty. Inside the White Cube

È uscito in libreria il libro di Brian O’Doherty, Inside the White Cube. L’ideologia dello spazio espositivo (traduzione italiana di I. Inserra e M. Mancini, Johan and Levi editore, Milano 2012, pp. 146, € 20). Il volume raccoglie e traduce per la prima volta in italiano i saggi pubblicati dall’artista irlandese sulla rivista Artforum a partire dal 1976. Presentiamo qui il testo attraverso due contributi di Alessandra Sarchi e Riccardo Venturi e ne anticipiamo la postfazione.       Lo spazio dell’arte   “Una scena ricorrente dei film di fantascienza mostra la Terra che si allontana dall’astronave fino a diventare un orizzonte, un pallone, un pompelmo, una pallina da golf, una stella. Questo cambiamento di scala si accompagna a un passaggio dal particolare al generale. All’individuo si sostituisce la razza, rispetto al quale noi siamo un’inezia, un brulicare di bipedi mortali ammassati quaggiù come un tappeto steso per terra. Vista da una certa altezza, generalmente la gente appare buona. La distanza verticale favorisce questa generosità, mentre l’orizzontalit...

Rosalind Krauss. Under Blue Cup

Quello che sto per scrivere non suonerà come un’indiscrezione, perlomeno tenendo conto di quello che i lettori più affezionati di Rosalind E. Krauss – la più brillante storica e critica d’arte contemporanea americana, con un nutrito seguito anche in Italia – si raccontano a mezza bocca da dieci anni. Ma soprattutto non suonerà come un’indiscrezione per una ragione più sostanziale, che è l’oggetto principale dell’ultimissimo libro di Krauss. Procediamo per ordine: fine 1999 a Manhattan, in uno dei migliaia di taxi che sciamano a zig zag sfidando la griglia urbanistica della città, Rosalind Krauss vive un’esperienza quasi letale: la rottura di un aneurisma. Raggiunto l’Ospedale di New York a bordo dello stesso taxi viene ricoverata d’urgenza e si salva per un pelo. L’emorragia cerebrale ha pertanto delle conseguenze devastanti sulla sua memoria. Il XX secolo si chiude per Krauss con un vero e proprio azzeramento, un reset dei suoi ricordi.   In tanti consideravamo The Optical Unconscious (tr. it. L'inconscio ottico, Bruno Mondadori 2008) – uno dei...

The Space Between. Gordon Matta-Clark e le Twin Towers

Una foto in bianco e nero, di piccolo formato (25,4 x 20,3 cm), stampata in venti copie, intitolata Anarchitecture: The Space Between o anche Untitled (Anarchitecture). La foto è anonima, ma non vi è alcun bisogno di didascalie: si tratta delle Twin Towers prima dell’11 settembre 2001. La foto risale al 1974 – appena un anno dopo l’inaugurazione del World Trade Center – quando viene esposta a 112 Green Street, uno spazio alternativo di SoHo, in occasione della mostra inaugurale del gruppo Anarchitecture. In opposizione alla politica autorale delle grandi opere architettoniche che ridisegnavano all’epoca l’orizzonte di Manhattan, come il World Trade Center di Minoru Yamasaki, Anarchitecture promuoveva l’anonimato della fotografia. Sappiamo pertanto che dietro all’obiettivo vi era l’animatore delle loro pratiche artistiche sperimentali e non strutturate, ovvero Gordon Matta-Clark.   Guardare oggi questa foto vuol dire leggerla attraverso l’11 settembre – impossibile resistere al richiamo dell’azione differita o dell’après-coup. Questo cortocircuito tra passato e presente rende...

Cavalli e altri erbivori

Una popolazione insolitamente numerosa di cavalli, asini, zebre ha attraversato nell’ultimo quindicennio le praterie dell’arte italiana, in coincidenza con una riflessione diffusa (e perplessa) su caratteri e specificità dell’arte nazionale: per più versi, questa la tesi del presente saggio, la popolazione di erbivori corrisponde al dibattito su “attualità o inattualità” del modello avanguardistico e costituisce un caustico traslato del dibattito giornalistico sul “declino” italiano, ampiamente trattato dalle maggiori testate nazionali. Esemplifichiamo. In anni recenti, Paola Pivi ha spinto una coppia di zebre a dislocarsi sulle nevi del Gran Sasso e un asino a smarrirsi nelle acque di Alicudi (figure 1, 2). Inoccasione della prestigiosa personale dedicatale nel 2006 dalla Fondazione Nicola Trussardi, a Milano, ha raccolto nei grandi spazi abbandonati dei magazzini della Stazione di Porta Genova un insieme eterogeneo di animali dal manto (o dal piumaggio) candido (fig. 4). Tra questi cavalli e lama. In entrambi i casi l’artista sembra essersi proposta interventi che pongano enfasi sull’assenza...