Categorie

Elenco articoli con tag:

Roberta Ferraresi

(5 risultati)

Una stagione teatrale a più voci / Spettacolo dell'anno

L’anno scorso ci avevamo provato. Quest’anno ci abbiamo preso gusto e il gioco si è allargato. Raccontiamo la stagione teatrale trascorsa a più voci, quelle di chi abitualmente scrive sulla rubrica di teatro di Doppiozero, quelle di alcuni osservatori ospiti e di artisti che stimiamo e amiamo. Confondiamo le acque, tra chi il teatro lo fa e chi lo guarda e lo analizza, convinti che di un’unica ecosfera del possibile, dell’utopia, dello sguardo di traverso, al mondo delle ombre, al germinare in ombra, oggi si tratti.  Abbiamo chiesto di eleggere o di raccontare lo spettacolo o il tema teatrale dell’anno. Ne è venuto fuori un caleidoscopio di visioni, una piccola enciclopedia del 2017 teatrale, delle creazioni e degli umori di una stagione, da gustare poco alla volta, da centellinare. Buona avventura (e buon 2018) anche ai nostri lettori con (in disordine di apparizione): Massimo Marino, Massimiliano Civica, Roberta Ferraresi, Graziano Graziani, Ermanna Montanari e Marco Martinelli, Matteo Brighenti, Enrico Piergiacomi, Francesca Saturnino, Daria Deflorian, Maddalena Giovannelli, Roberto Latini, Lorenzo Donati, Lorenzo Pavolini, Attilio Scarpellini, Piergiorgio Giacchè,...

Il Macbeth di Chiara Guidi

“Non si tratta di sopprimere la parola articolata, ma di dare alle parole all’incirca l’importanza che hanno nei sogni”. Forse questa indicazione di Artaud non è indispensabile per capire Macbeth su Macbeth su Macbeth, lo “studio per la mano sinistra” di Chiara Guidi, andato in scena a Vie (dopo essere stato presentato in anteprima al festival Orizzonti di Chiusi).   Non è indispensabile, ma aiuta molto, non appena si riesca a precisare che questa importanza sta nell’ordine, a un tempo vago e distinto, ma comunque sensibile, della fascinazione. Fin dall’inizio dello spettacolo, quando, le luci ormai abbassate, in quel brusio ancora sottostante, che per lo più serve a placare l’angoscia che qualcosa stia per accadere, si insinua il segnale di un gorgheggio, un gorgoglio, un liquido arabesco vocale che risucchia l’attenzione dello spettatore: da quel momento in poi, il vento ubiquo della voce (non si sa dove vengano, in effetti, le voci che parlano nei sogni) non smetterà di soffiare, di respirare, di tintinnare sui vetri invisibili di una scena che si forma e si riforma in continuazione...

Krypton, il teatro e la critica

La critica teatrale è la ricerca di una presenza che si riverbera dalla scena al suo racconto. Devi uscire dalla casa sicura delle certezze, sfidare il viaggio in un luogo altro, entrare in comunicazione con l’ascolto. Gli occhi diventano lo specchio della memoria. “È una continua, viva illusione, di fermare qualcosa che ti sta scappando via – racconta Simone Nebbia – la materia continua a evolversi. In quanto tale, però, si poggia solo sulla testimonianza, fa le persone responsabili di ciò che passa nel loro tempo. Siamo ambasciatori di esperienze”.   Il tempo e il vissuto Un passo da storico del presente, dunque, “attraverso” fermate temporali e artistiche, non solo geografiche, come quello tenuto da Nebbia per scrivere Teatro Studio Krypton – Trent’anni di solitudine (edito da Titivillus). Krypton, gruppo di ricerca teatrale multimedia fondato dal regista e attore Giancarlo Cauteruccio con Pina Izzi, è approdato quest’anno al terzo decennio di residenza creativa nella sua città d’elezione, Scandicci, in provincia di Firenze. Di formazione interamente...

La regia, i sofisti, la città

La filosofia si addice al teatro. Claudio Longhi fonde vari dialoghi di Platone in uno spettacolo vivacissimo, Il sofista, che inizia provocatoriamente con immagini di talk show, con un Marco Travaglio sfinge e un Giuliano Ferrara profeta cinico a dividersi lo schermo, intervistati da un ammiccante Enrico Mentana. Sofisti, opinionisti, intellettuali (TUI: Tellekt-Ual-In, li ribattezzava Brecht nelle sue cineserie metaforiche):spacciatori di false verità?   Il regista quarantenne, allievo di Luca Ronconi, salito agli onori della cronaca per una rilettura di grande intelligenza e divertimento dell’Arturo Ui di Brecht con Umberto Orsini, dimostra che i dialoghi di Platone possono essere materia pulsante per le scene, per ricercare i fondamenti della nostra etica e smascherare i meccanismi della nostra comunicazione. E soprattutto si interroga - con un gruppo di attori giovani, fedeli, entusiasti, bravi, pronti a cimentarsi con leggerezza calviniana in imprese ardue - su un teatro nuovo, che abbandoni le sicurezze di ieri e si misuri con le domande di una società che sembra poter fare a meno del teatro (dell’arte, della cultura).  ...

Taranto. Veleni e un Apecar

Per anni ci sono tornato solo d’estate. Prima di arrivare al mare, venti chilometri a sud della città, Taranto si annunciava con i chilometri di odore acre dell’Ilva e con gli sbuffi di fumi di diversi colori che emanavano dalle ciminiere non del tutto occultate dagli alberi che cercano, pateticamente, di non far percepire il più grande stabilimento siderurgico d’Europa.   Da adolescente, quando studiavo in un liceo della città, ci portarono a visitare l’altoforno e i laminatoi (allora la fabbrica si chiamava ancora Italsider e era un’industria di stato). Mi sembrò di precipitare nell’Inferno di Dante, con la lava incandescente delle colate, le scintille, il caldo, il frastuono. L’unico pensiero che ricordo: come si può sopravvivere tutti i giorni, per anni, a fare un lavoro del genere?     L’anno scorso una delle delizie dell’estate tarantina ci fu negata. Le cozze, quelle prodotte nel primo seno di quel mare interno salmastro che si chiama Mar Piccolo, furono dichiarate contaminate da diossina e ne fu vietata la vendita. Già, ma chi si azzardava a...