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Roman Jakobson

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Scrittore pubblicitario / Copywriter Majakovskj

E per favore, niente pettegolezzi, il defunto non li sopportava, lasciò scritto Majakovskji prima di spararsi al cuore. È il passaggio più celebre del suo biglietto d'addio.    Ne lasciò tuttavia anche un secondo e meno noto, di biglietto, indirizzato ai compagni della RAPP – l'associazione degli scrittori proletari – nel quale saldava il conto nientemeno che con un suo slogan. Dite a Ermilov che è stato uno sbaglio togliere quello slogan: avremmo dovuto bisticciare fino in fondo. Si trattava di una sua headline – oggi sarebbe tale – affissa tra i manifesti di una sua piece e poi ritirata su pressione proprio della RAPP. Attaccava il critico Ermilov, definendolo burocrate.       Sì, Majakovskji fu – anche e massicciamente – uno scrittore pubblicitario. Si tratta di creazioni tanto trascurate dalla critica, assenti per esempio dalle Opere pubblicate in otto volumi da Editori Riuniti (1980), quanto cruciali nella sua biografia artistica. Soprattutto perché nella sua opera nulla appare secondario. Roman Jakobson stesso, il quale dopo il suicidio dedicò al poeta un notissimo saggio, affermò "Tutto ciò che è stato scritto da Majakovskij è unitario,...

Una generazione che ha dissipato i suoi poeti / Simone Carella, regista e poeta

Alla morte di Vladimir Majakovskij, nel 1930, un suo amico, il grande linguista Roman Jakobson – dismesso per qualche pagina l’abituale rigore dottrinario – scrisse un epicedio, un apologo memorabile al quale diede il titolo Una generazione che ha dissipato i suoi poeti. Elenca i nomi dei poeti fucilati (Gumilëv), suicidati (Esenin, oltre allo stesso Majakovskij), morti di stenti (Blok, Chlebnikov). Tutti spariti fra i trenta e i quarant’anni: «in ognuno di essi v’è la coscienza dell’ineluttabile condanna». Non aveva né trenta né quarant’anni, ne aveva settanta Simone Carella quando è morto dopo lunga malattia, ieri, in una clinica romana. Ma è tristemente vero quanto scriveva qualche anno fa (in Declino del teatro di regia) l’amico e lungamente complice Franco Cordelli: «A un certo punto mi sono guardato attorno e mi sono chiesto: perché i registi che ho amato sono già morti? Morti dal punto di vista teatrale o anche, purtroppo, in senso letterale. I grandi sperimentatori degli anni Settanta – Simone Carella, Ugo Margio, Bruno Mazzali, Giancarlo Nanni, Memè Perlini, Mario Ricci, Gianfranco Varetto, Giuliano Vasilicò – si sono tutti consumati, fisicamente consumati, nella ricerca...

Alle donne piaccio soltanto quando sono in scena

Il suicidio è inammissibile lì dove solo lo Stato ha licenza di eliminare i propri sudditi. Equivale a disubbidienza, ammutinamento, diserzione. Serena Vitale, Il defunto odiava i pettegolezzi   Il 24 maggio 2015 a San Pietroburgo si è formata una coda di persone che sono rimaste in fila, come ai vecchi tempi sovietici, fino a sei ore prima di raggiungere la destinazione. La meta non erano le arance appena consegnate da chissà dove o le scarpe polacche, né le camicie cecoslovacche arrivate nella notte. La meta era la “stanza e mezza” in cui il poeta Iosif Brodskij aveva vissuto con i genitori prima che le vicende legate al suo “parassitismo” lo portassero, negli anni Sessanta, al noto processo, al confino e poi all’esilio. Fino al premio Nobel. In occasione di quello che sarebbe stato il suo settantacinquesimo compleanno, la camera dell’appartamento in coabitazione che egli stesso evocò in Fuga da Bisanzio è stata aperta per una sola giornata al pubblico. E Pietroburgo si è messa in fila, non ha dimenticato né dissipato il suo poeta e lo ha celebrato rendendo omaggio a...

Una voce nel tempo

Non accetto però lo faccio. Però non accetto. (Valeria Parrella, Tempo di imparare) Persona, spazio, tempo. Una voce senza nome, la voce di una donna, parla da una città che pure non è nominata. È Napoli: continuamente allusa, descritta per dettagli, parti per il tutto, scorci; additata da qualche riferimento esplicito, ma sporadico (a Posillipo, per esempio); proclamata, di fatto, dall'espressione della voce, che ha giri di frase napoletani soprattutto nel riportare dialoghi ma – a tratti e più lievemente – anche nel suo monologare («E stavamo tutte donne sul bagnasciuga»). È il caso di parlare di una voce, prima che di una scrittura, perché si tratta di un romanzo tanto scritto quanto trascritto. La scrittura è di Parrella, della narratrice è la voce, o meglio la narratrice è la voce stessa, senza che ciò consenta minimamente di parlare di monologo interiore: non c'è flusso di coscienza, bensì narrazione controllata e strutturata. Tempo di imparare è un romanzo su come ci raccontiamo le cose che ci capitano: su come la cognizione e la...

Tavoli | Umberto Eco

In occasione dell'uscita del nuovo libro di Umberto Eco, Storie delle terre e dei luoghi leggendari, Bompiani (nelle librerie da mercoledì 9 ottobre) proponiamo una versione ampliata di Tavoli, sempre a cura di Giovanna Silva.     Ci sono almeno due modi di vivere la scrivania. Il primo è quello di usarla come piano di lavoro, alla stregua di un falegname o di un sarto con i rispettivi banconi per piallare o cucire. Sopra vengono distribuite le cose che servono per scrivere; non solo la penna e il calamaio, o del computer, ma anche i documenti che si stanno consultando: libri, articoli e quant’altro si tengono sott’occhio al momento della redazione della propria opera.     Il secondo è invece quello di frequentarla come una mappa, più o meno intenzionalmente progettata, dei lavori compresenti nel medesimo periodo e soprattutto prossimi futuri, suddivisa per colonnine o gruppi di vario tipo, comprese le stratificazioni geologiche più o meno in disordine. Ci sono leggende su chi possiede più scrivanie (Pascoli, poeta e professore al contempo e anche i tre tavoli di Calvino).  ...

Speciale Gianni Celati | La liberazione di Baratto

Prima di tutto, devo dire una cosa poco letteraria ma semplicemente umana. Io amo i libri di Gianni Celati perché mi fanno stare bene. Fin da quando lessi il primo, negli anni ottanta. E’ uno “stare bene” che ha a che fare con una migliore comprensione del mondo: il senso che, leggendo, uno capisce meglio cosa ci sta a fare qui. Per essere più precisi, come stiamo qui, giorno per giorno, incontro dopo incontro. A questo sentimento di fondo si è aggiunta negli anni la fortuna di una conoscenza diretta dell’uomo; e anche quella di aver lavorato insieme.   Credo che noi registi abbiamo un modo particolare di manifestare la soddisfazione per la lettura di un libro. E’  l’immediata formulazione di un pensiero: “Voglio farne un film”. Con i lavori di Gianni Celati questo pensiero mi è venuto spesso. Ma la prima, e più convinta, occasione fu dopo aver letto l’ultima riga del racconto Baratto in Quattro novelle sulle apparenze. La storia dell’insegnante di educazione fisica che un giorno smette di parlare perché, semplicemente, si stufa dell’inutile cicaleccio di...