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Russia

(18 risultati)

I molteplici corpi del compagno Presidente / Putin il Terribile

Penseremo al futuro della nostra grande patria, al futuro dei nostri figli e agendo così senza dubbio siamo condannati al successo (V. Putin, Commento alla vittoria, 18 marzo 2018).   Quella che segue non è un’analisi politica del recente risultato elettorale russo. Non ho le competenze e non dispongo degli strumenti per procedere in quella direzione. Molte sono le interpretazioni e i commenti disponibili sulla stampa e in rete per chi fosse interessato a documentarsi. Privilegio invece il tentativo di comprendere il successo del neo-rieletto Presidente, eventuali brogli e corruzioni comprese, attraverso un’indagine dell’immagine che ha creato di sé e che lo ha progressivamente portato a crescere nel gradimento della maggioranza della popolazione russa fino al plebiscito dei giorni scorsi. Cominciamo dal fondo, dal passato remoto della Russia, rivisitato nel 1944 da Sergej Ejzenštejn su mandato di Stalin. In un’Unione Sovietica invasa dai nazisti, e governata da un leader solo apparentemente forte e sicuro, era necessario ripercorrere le tappe fondamentali dei gloriosi trascorsi del Paese per ribadirne la grandezza, riaffermarne la credibilità e, soprattutto, attestare ancora...

Spettatori nei musei / Mulas prima di Ghirri e Struth

Ugo Mulas, tra il 1959 e il 1961, rivolge la sua attenzione sull’avvento di un pubblico di massa dedito alla fruizione dell’arte negli spazi museali. D’istinto coglie i dipinti nei musei e nelle gallerie come fossero fotografie, e fotografandoli innesca un parallelismo concettuale fra i due medium. Coglie i visitatori mentre guardano le opere esposte, e intuisce una nuova variante del ritratto di gruppo: da un lato persone in carne e ossa, dall'altro ritratti pittorici e sculture.   Ugo Mulas, Russia (1960), Courtesy Galleria Lia Rumma.   Le figure dipinte e i loro spettatori vengono fissate nell’unità di un collegamento significativo e significante. Mulas dà visibilità al momento esatto in cui si esprime un modello di fruizione estetica. In Russia (1960) ritrae un gruppo di persone di spalle, colto mentre è in relazione col grande telero esposto in una sala del museo. I due piani, quello degli spettatori e quello del soggetto nel dipinto, sembrato diventati tutt’uno, fusi in una nuova immagine, formidabile, tanto che d’acchito pare un collage concettuale. In questa intuizione sembra realizzarsi “il miracolo delle immagini che creano se stesse” (A.C....

Alla Tate Modern fino al 28 gennaio 2018 / Ilya and Emilia Kabakov. Not Everyone Will Be Taken Into the Future

A cento anni dalla Rivoluzione Russa, la mostra di Ilya ed Emilia Kabakov invita a riflettere sui concetti di storia, di autorialità, sulle speranze così come sul fallimento e chiede: può l’arte con le sue potenzialità evocare un cambiamento e un miglioramento della società in cui viviamo? Dalla realtà dell’Unione Sovietica, dalle asperità, dalle oppressioni del regime dittatoriale, l’opera dei Kabakov si permea di una dimensione poetica, a tratti malinconica, a tratti fantastica, capace di comunicare significati condivisi e universali. Juliet Bingham, curatore di Arte Internazionale alla Tate Modern, nel catalogo della mostra, riporta le parole di Emilia Kabakov: “Il mondo e il lavoro di Ilya sono costruiti sulla fantasia e sulla storia dell’arte. Io, d’altro canto, molto presto nella mia vita, ho imparato a combinare realtà e fantasia e a vivere entrambe. La nostra vita si basa molto su questa combinazione (…) La nostra vita consiste del nostro lavoro, sogni e discussioni. Siamo fortunati: siamo riusciti a trasformare la realtà in fantasia e a risiedervi in modo permanente”. La mostra alla Tate Modern, visitabile fino al 28 gennaio 2018, si dispiega in dieci sale che...

“Signori Deputati, non azzardatevi a toccare il 7 novembre!!!” / 7 novembre. Rosso

Den’ sed’mogo nojabrja / krasnyj den’ kalendarja. / Pogljadi v svoe okno, / vse na ulice krasno!   Prima di tradurre e commentare la poesiola che fa da incipit a questa pagine è necessaria una breve precisazione per chi non abbia familiarità con la lingua russa. L’aggettivo krasnyj, che oggi significa rosso, aveva come accezione primigenia il concetto di bello. I versi del poeta Samuil Maršak, presenti su ogni libro di lettura per le scuole elementari e noti a ogni bambino o ex bambino sovietico, giocano su questo doppio valore semantico. La giornata del 7 novembre, è una data “rossa” del calendario. Guarda dalla tua finestra, fuori tutto è “rosso”.   Giornata di un rosso politico comunista, certo, ma anche bella e festosa, come la lingua russa permette di intuire a chi la conosca. Perfetto per celebrare una delle feste più importanti, sentite e gradite per i cittadini sovietici, almeno fino a un certo punto della loro storia.    Il 7 novembre è un giorno rosso del calendario. In assenza di posta elettronica e internet, con le comunicazioni telefoniche non scontatamente garantite, il ricorso a biglietti e cartoline era grande (come nell’arcaica Italia del...

Il disgelo / Il Festival della Gioventù

Il 28 luglio 1957 a Mosca ebbero inizio le due settimane più intense, inaspettate, innovative che la storia culturale dell’Unione Sovietica avesse mai conosciuto. Per il VI Festival mondiale della gioventù e degli studenti confluirono nella capitale 34.000 persone da 131 paesi stranieri. Rappresentanti di tanti popoli e razze che, sulle ali del colombo della pace, simbolo dell’evento disegnato da Picasso, sarebbero volati a Mosca con fiori e chitarre in mano, molto prima della summer of love sanfranciscana, e con principi e intenti un po’ diversi ma neppure troppo.   Manifesto. Andiamo al Festival mondiale della gioventù e degli studenti. Stalin era morto da quattro anni, il disgelo chruščëviano imperversava, con le altalenanti vicende che ne avrebbero caratterizzato la natura fino all’apogeo del 1961: aperture improvvise, che illudevano e facevano sperare, seguite da altrettanto repentine e punitive marce indietro. Segnali dell’insicurezza e dell’impreparazione del leader, ma anche di una sua caparbia quanto stravagante volontà di innovazione. In parallelo al rapporto segreto anti staliniano, ufficializzato nel corso del XX Congresso del Partito nel febbraio del 1956, che...

1917 - 2017 / Quattro letture intorno alla Rivoluzione d'Ottobre

Se ha ancora una storia di questo genere, vorremmo ascoltarla. Mi piacciono assai storie parallele. Una accenna all'altra e ne dichiara il senso meglio di molte aride parole. (J.W. Goethe, Conversazioni di emigrati tedeschi – 1795)   All'approssimarsi della scadenza del secolo quasi trascorso dalla Rivoluzione di Ottobre, vorrei condividere alcune letture sull'argomento che mi hanno accompagnato durante i primi mesi di questo centenario del 1917, non tanto per disegnare un quadro in termini di conoscenze storiche o letterarie da me acquisite nel corso delle suddette letture, quanto per porre sui piatti di una bilancia quel po' di libbre di eroismo e di tragedia, di utopia e di farsa che mi sembrano concernere il drammatico avvenimento storico e cercare in questo modo di mantenere in equilibrio un punto di vista originale rispetto ad esso. Si tratta di un percorso di lettura sostanzialmente omogeneo, anche se il criterio da me adottato nella scelta dei testi può senza dubbio definirsi arbitrario; prima di prender nota delle mie mancanze nell'aver trascurato Lenin oppure Majakovskij, si tenga tuttavia presente che questo criterio è stato dettato per massima parte dal caso, la...

Festival Contemporanea Prato / Milo Rau e gli altri

Racconti nella Terra dei Feaci   Nel romanzo di Vladimir Makanin, Underground. Un eroe del nostro tempo, Petrovic è uno scrittore che ha attraversato la stagione della letteratura sovietica non ufficiale ed è approdato nella Russia post-comunista in veste di custode di appartamenti: ha smesso di scrivere (ma il suo unico bagaglio è una macchina da scrivere di fabbricazione jugoslava che si porta appresso legata alle spalle a mo’ di zaino), tutta la sua attività letteraria consiste nell’invitare gli amici nelle cucine delle case che occupa occasionalmente e lì scambiarsi con loro confessioni e racconti. Anche in Empire di Milo Rau, il terzo capitolo della trilogia europea del regista svizzero presentato in prima nazionale al Festival Contemporanea di Prato, tutto si svolge in una cucina; all’inizio, a dire il vero, gli spettatori del Fabbricone si trovano davanti a un’altra ingombrante scenografia, è la riproduzione di una casa diroccata immersa nella penombra – la porta a vetri illuminata le dà un bagliore da Presepe – ma gli attori la girano e, aperta verso il pubblico, appare la sezione di una cucina, piccola, ristretta, concentrata, arredata con una scrupolosità...

Terrore/euforia / “Vivere è diventato più allegro, compagni!”

Per affrontare il binomio terrore / euforia propongo due serie di immagini altamente simboliche per entrambe le categorie. Iniziamo con una fotografia scattata nell’aprile del 1937 all’inaugurazione del canale Mosca-Volga che collegava la capitale con le leggendarie acque del più grande fiume russo e trasformava mitologicamente Mosca in città dai cinque mari. Il canale artificiale l’avrebbe collegata con i mari Bianco, Nero, Baltico, Caspio e di Azov. Peccato che anche questo “cantiere socialista” altro non fosse stato che uno dei tanti campi di lavoro forzato (gulag) di cui era colmo il Paese e che più di 20.000 prigionieri fossero morti di stenti e fatica durante i cinque anni di lavoro coatto. Questi siti venivano promossi dalla propaganda come luogo di alfabetizzazione e iniziazione allo stacanovismo per gli operai e di riabilitazione per i pochi delinquenti comuni ancora esistenti che, grazie al lavoro fianco a fianco con i migliori tecnici del Paese, venivano “riforgiati” per essere riammessi nella società. Stalin visitò il cantiere pochi mesi prima dell’inaugurazione ufficiale accompagnato da Vorošilov, Molotov e Ežov.   La visita di alcuni membri del politbjuro al...

Poeti si nasce / Evgenij Evtušenko

Poeti si nasce, e lui lo nacque. Tribuni del popolo si diventa, e lui lo diventò. Suo è uno dei versi più veritieri della storia culturale russa, “un poeta in Russia è più che un poeta”, poi banalmente inflazionato dalla troppa fama, proprio un po’ come colui che lo aveva scritto. L’impegno sociale e civile che non poteva escludere quello politico portò Evtušenko a diventare, al fianco di alcuni colleghi, la rock star che l’Unione Sovietica degli anni Sessanta ancora non aveva conosciuto. È stato indiscutibilmente stato un personaggio, oltre che un poeta, e parlare di lui significa restituire quell’atmosfera e quel partecipato entusiasmo per la poesia che, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, aveva infiammato i ragazzi sovietici, fatto rinascere speranze e dato il nome a una generazione, šestidesjatniki (quelli degli anni Sessanta), epoca che, proprio con la morte di Evtušenko, va considerata chiusa per sempre. Erano gli anni del cosiddetto disgelo chruščëviano, successivi alla denuncia dei crimini di Stalin pronunciata al XX Congresso del Partito Comunista nel fatidico 1956.   Anni in cui gli anziani si ritrovavano spaesati per un ennesimo cambio di...

Solitudine / Gli strani gesti negli ultimi ritratti di Malevič

Nei ritratti eseguiti negli ultimi anni della sua vita, Kazimir Malevič mette in scena un linguaggio gestuale, per trasmettere messaggi in codice al suo popolo. Riprende il repertorio dei gesti utilizzati dai pittori del XV e XVI secolo. Nel ritratto di una operaia russa del 1933, Malevič raffigura la giovane mentre compie gesti delle mani che balzano all’occhio per la loro apparente incoerenza. Sono gesti che non sembrano avere a che fare con il suo lavoro in fabbrica o essere connessi con la produzione.   Robert Fludd, Il nulla che è stato prima dell'universo in Utriusque Cosmi, 1617.   E nemmeno paiono legati a una naturale gesticolazione nel quotidiano. Lo sguardo della donna è assorto, fisso nel vuoto, è altrove. Malevič ha sottratto qualcosa dal suo quadro. E questa assenza rimarca il non marcato. La sottrazione ha un valore concettuale, dello stesso peso rispetto alla scelta di lasciare spazio alla sensazione pura nell’arte, tradotta in una figura geometrica monocroma (quadrato, cerchio, rettangolo) su sfondo bianco. Il ritratto, con l’inserimento di questi gesti, diventa un’immagine altrettanto profonda, evoca qualcosa che nel quadro è stato escluso.  ...

Russian Art 1917-1932 / La Rivoluzione d’Ottobre a Londra

You say you want a revolution Well, you know We all want to change the world. You tell me that it’s evolution Well, you know We all want to change the world. The Beatles, Revolution, 1968     Ebbene, è già tra i tormentoni dell’anno. La Rivoluzione Socialista d’Ottobre scoppiò in Russia cento anni fa e il mondo, nel bene e nel male, ne celebra l’anniversario. Questa volta tocca a Londra. La Royal Academy of Arts ospita una grande mostra dal sintetico quanto significativo titolo: Revolution. Il sottotitolo specifica: Russian Art 1917-1932. Periodo che copre i momenti dell’intrattenibile entusiasmo, delle atroci difficoltà della guerra civile, del tentativo di salvare la disastrata economia sovietica con il ricorso alla privatizzazione del commercio (la famigerata NEP, nuova politica economica), della sua messa fuori legge con il passaggio al primo piano quinquennale (1928) e conseguente ascesa irrefrenabile di Stalin. Si ferma alle soglie dello stalinismo trionfante, del realismo socialista imperante, delle purghe più efferate. Ma c’è posto per quindici intensissimi anni di dibattiti, utopie, illusioni, delusioni, sperimentazioni, censure e tanto altro ancora. Le...

Cent'anni sono passati dall'ottobre 1917 / Jurij Bondi. L'agitator

Cent'anni sono passati dall'ottobre 1917, anniversario dei fatidici giorni che "sconvolsero il mondo" e non soltanto la Russia: la Rivoluzione Socialista d'ottobre. Il suo effetto, tra splendori e miserie, si è protratto per una settantina d'anni nel corso dei quali molteplici testi culturali, a fianco di eventi politici e rivolgimenti sociali, sono stati prodotti. Esamineremo ogni mese un'immagine particolarmente significativa per quel percorso commentandola, analizzandola, sistemandola nel tempo e nel discorso da cui era emersa. Questo sarà il nostro omaggio ai cent'anni di una delle utopie più grandi della terra e, inevitabilmente, al suo crollo.    La prima immagine della serie dedicata alla rivoluzione d’ottobre del 1917, la Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, per dirla con la retorica sovietica, è un manifesto che appartiene alla categoria dell’agitazione sociale. L’agitator era una figura diversa da quella del propagandist. Propagandare all’epoca significava diffondere, divulgare, portare a conoscenza ed era assente la connotazione negativa di lavaggio del cervello o ossessivo proselitismo. Agitare significava invece coinvolgere, entusiasmare, rendere...

Un romanzo come seconda Bibbia / Bulgakov. Il Maestro e Margherita

Furono i miei genitori a mostrarmi emozionati, nel 1967, una copia della prima edizione italiana de Il Maestro e Margherita, pubblicata da Einaudi con l’introduzione di Vittorio Strada e la traduzione di Vera Dridso. L’edizione einaudiana fu preceduta di poco da quella della De Donato di Bari, approntata in fretta e furia nella primavera del 1967, con molti refusi (tra i quali il più divertente: “…la luna tramontava sul conte Calvo”). L’edizione barese, a cura di Maria Olsufieva e Saverio Vertone, venne in un tempo ritirata per un ricorso della casa editrice torinese e poi, tornò in circolazione, dopo un accordo sui diritti d’autore, vendendo quindicimila copie. Molti critici apprezzarono di più la traduzione della De Donato: tra questi Eugenio Montale che ne scrisse un’entusiastica recensione su “Il Corriere della Sera”.   Vera Levin Dridso era un’ebrea russa scampata miracolosamente, assieme alla sorella Rimma, all’Olocausto (grazie all’aiuto del tenente Federico Strobino). Lavorò come segretaria di redazione dell’Einaudi traducendo molti classici della letteratura russa ed era molto amica di Primo Levi.  Il volume degli Struzzi, aveva nella sovracopertina l’immagine...

Artisti russi in mostra a Parigi / Mosca sulla Senna

A rammentarmi che Parigi è (stata) anche russa ci ha pensato la vetrata policroma che dal 2009 orna uno dei mezzanini della stazione metropolitana Madeleine.       È un’opera dell’artista Ivan Lubennikov che effigia stilizzazioni coloratissime ispirate alla mitologica metropolitana di Mosca, alle cupole a cipolla della vecchia città e racconta la storia della gallina Rjaba, quella che in una fiaba popolare deponeva uova d’oro. Questo primo impatto con citazioni della cultura russa a Parigi, casuale ma non privo di significato fatale, ha aperto la strada alla visita della mostra di cui tratterò in queste pagine ma anche a evocazioni di decenni passati in cui, ai tempi della Russia sovietica, la capitale francese con le strutture culturali cresciute intorno alla diaspora degli emigrés costituiva una preziosa integrazione per chi come me studiava letteratura e cultura russa. Librerie, filo e anti-sovietiche, proponevano quei testi che le edizioni patrie non stampavano o facevano circolare in tirature limitatissime.   La storica Bibliothèque russe Tourgueneff (Turgenev) accoglieva gli studiosi con un ritratto di Nicola II illuminato da candele e, assieme alla ben...

Non tutte le strade sono aperte / Sulla Transiberiana

«Non cercavamo l'avventura, ma soltanto un attimo di respiro, in paesi nei quali le leggi della nostra civiltà non valevano ancora». Tra 1939 e il 1940 due donne di trentuno e trentasei anni partono dalla Svizzera con una Ford. Si lasciano alle spalle un'Europa che sta implodendo e guidano, guidano verso Est, attraversando l'Anatolia, l'Iran, l'Afghanistan fino all'Hindu Kush, a un passo dalla Cina. Una delle due, Ella Maillart, proseguirà fino in India. L'altra, Annemarie Schwarzenbach, si sentirà in dovere di tornare indietro, di raggiungere i fratelli Mann e affrontare di petto la Storia.  Annemarie ed Ella son fatte di sostanze diverse e son spinte al viaggio da opposte urgenze. La prima, come la definì Thomas Mann, era un angelo inconsolabile, devastato, viva e leggera come l'aria e insieme imprigionata in un denso abisso interiore fatto di crisi di panico e morfina; la seconda era una donna libera, sana. Entrambe scrivevano: Ella «scriveva per viaggiare» – Annemarie «viaggiava per scrivere».  Leggendo Tutte le strade sono aperte, diario di viaggio della Schwarzenbach riedito dal Saggiatore nel 2015, l'impressione di quest'instancabile perdersi a levante si fa...

Cosa succede in Russia? / Putin e la grande parata a Mosca

Prendiamo le mosse da alcune settimane fa, precisamente dal 14 ottobre quando nella città di Orël è stato inaugurato il primo monumento mai innalzato in Russia (e forse nel mondo) allo zar Ivan IV, il Terribile. La popolazione della cittadina si era schierata quasi all’unanimità contro questa decisione. Una prima inaugurazione, pensata per il 4 agosto (450° anniversario della fondazione della città), era slittata a causa delle resistenze pubbliche ma il volere delle autorità locali ha portato comunque all’erezione della statua il mese scorso in occasione della festa ortodossa dell’Intercessione della Madre di Dio. La motivazione ufficiale sta nella leggenda che vuole Orël fondata proprio da Ivan, quella meno esplicita rientra invece in una serie di riabilitazioni di personaggi storici discutibili, la cui grandezza starebbe nell’aver fatto grande e nell’aver tenuto unita la Russia, prescindendo dalle modalità applicate nella gestione del potere. Reazioni e proteste si sono susseguite, e sono ancora in atto, mentre lo stesso ministro della cultura, Vladimir Medinskij (la cui tesi di dottorato era stata dedicata proprio alla ricostruzione di fatti storici “mistificati”), è...

Il poeta onnipresente / Puškin nella vita quotidiana russa

Parco Gor’kij di sera. «Per me il sublime è Puškin». Segue breve precisazione su cosa ognuno di noi intende per sublime. Appuriamo che per il mio interlocutore russo è un sentimento generato dal contatto con il sommamente bello, in grado di suscitare reazioni non sempre prevedibili. Per me, influenzata dalla concezione romantica, il sublime ha a che fare piuttosto con il soverchiante stato d’animo che si prova di fronte alla natura sconfinata. Eppure, sentire da un russo che Puškin è il sublime non mi stupisce.  Qualche tempo dopo, in una tiepida giornata di sole che annuncia l’imminente primavera, sono seduta su una panchina nella piazza delle Arti, di fronte al Museo Russo di San Pietroburgo. Guardo la statua di Puškin al centro della piazza, sorridendo della sua posa un po’ televisiva, da presentatore di varietà. Tra le mani stringo due libri proprio su Puškin, presi poco prima su una panchina lì vicino: “libri gratis” si leggeva su un rettangolo di cartoncino posto sopra una trentina di bei libri d’epoca. Due bambini si rincorrono intorno alla statua. Poi uno si avvicina alla madre, seduta sulla panchina accanto alla mia, e grida felice: «ASPuskinu!», ripetendo ciò che ha...

Fine lines. Vladimir Nabokov’Scientific Art / Le farfalle di Nabokov

“Fine lines” significa linee sottili, ma anche belle: si allude in questa raccolta alla grafica raffinata dei disegni che Nabokov ha dedicato alle farfalle. L’autore di Lolita, Pale Fire, Ada – scrittore, poeta, drammaturgo – era anche un entomologo appassionato. Nato a San Pietroburgo, dopo la rivoluzione lascia la Russia per la Gran Bretagna, la Germania, la Francia. Quando nel 1940 si trasferisce negli Stati Uniti è un romanziere dallo stile ibrido, sospeso tra la letteratura russa e la narrativa europea, ma la sua lingua è ormai l’inglese. All’università di Harvard riorganizza la collezione di farfalle; in particolare si interessa alla famiglia dei Licenidi, al gruppo chiamato comunemente Blues per il celeste pallido delle ali. Posate sull’erba ad ali chiuse sono mimetiche, ali dai colori spenti punteggiate di macchioline, come si vede nella copertina del volume, ma quando si alzano in volo mostrano l’azzurro della pagina interna delle ali, più acceso nei maschi, un richiamo sessuale.   In copertina, la pagina esterna delle due ali di una farfalla Licenide. Quando la farfalla si posa, ad ali chiuse i colori sono spenti, ravvivati da piccole macchie nere, bianche e...