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Shoa

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Nuovi volumi sullo scrittore torinese / Il sorriso di Primo Levi

1. Tre giovani su una panchina sorridono all’obiettivo in una foto in bianco e nero. A sinistra, c’è una ragazza mora seduta accanto a un uomo in maniche corte, che tiene il mento sollevato, la testa inclinata e le spalle un po’ curve. In primo piano, a destra, le gambe accavallate di un’altra ragazza, abito leggero e capelli raccolti in un’acconciatura d’epoca. L’uomo al centro è Primo Levi, la figura sulla destra è la sorella Anna Maria, quella a sinistra è la futura moglie Lucia Morpurgo.      La fotografia ci guarda da una delle prime pagine dell’Album Primo Levi, da poco uscito per Einaudi, a cura di Roberta Mori e Domenico Scarpa. Pubblicato nella collana dei «Saggi», la stessa in cui nel ’58 fu accolto Se questo è un uomo, il volume ha però il formato di un atlante, e non a caso: oltre a raccogliere le immagini, il libro disegna infatti anche una mappa, una topografia di Levi e dei suoi mondi concreti e immaginari. Proprio «I mondi di Primo Levi. Una strenua chiarezza» è il titolo della mostra dedicata allo scrittore, allestita al Palazzo Madama di Torino dal gennaio all’aprile del 2015 e in seguito portata in luoghi emblematici (come il campo di...

Liliana Picciotto, Salvarsi / Gli ebrei d'Italia sfuggiti alla Shoah

«Nell'Europa occidentale da secoli ormai l'umanità non aveva più sperimentato, antropologicamente, una caccia all'uomo nel vero senso del termine. In quel biennio 1943-45 si tornò, per salvarsi, alla pura fisicità: al correre come lepri, al fuggire in punta di piedi, al nascondersi sotto un letto, al trattenere il respiro dentro un armadio». In queste poche parole si condensa forse il senso di un lavoro ciclopico e al medesimo tempo enciclopedico quale quello che Liliana Picciotto, studiosa, autrice di numerose opere, responsabile delle ricerche storiche del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, consegna ora all’attenzione del pubblico italiano con il volume Salvarsi. Gli ebrei d'Italia sfuggiti alla Shoah. 1943-1945 (Einaudi, Torino 2017, pp. 565, euro 38). Poiché si tratta di un’importante opera dedicata alle traiettorie di quegli ebrei che nel nostro Paese si salvarono dalla cattura e dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti, necessita di una pluralità di approcci per essere adeguatamente inteso. Non di sola storia si parla, chiamando in causa, attraverso il prisma delle persecuzioni e delle deportazioni, la questione del comportamento umano in...

Digerire vetro / La deportazione raccontata ai bambini

Libri recenti e incontri nelle scuole con insegnanti e studenti sono l'occasione per ragionare su come parlare ai bambini e alle bambine di qualcosa di enormemente doloroso come persecuzione, deportazione e genocidio, tanto più smisurato quando si abbatte su soggetti come i bambini.    La violenza nei loro confronti distrugge anche la fiducia e la cura che ogni piccola esistenza chiede a quella adulta; e così la dimensione di futuro potenziale che ogni bambino o bambina ha in sé. Per i bambini, prendere atto di questo è di particolare impatto. Per gli educatori significa anche rischiare di minare la fiducia nel mondo, negli adulti, nel futuro appunto. La memoria della Shoah nella sua interezza è qualcosa che non può essere rovesciata addosso ai bambini ma che deve essere affrontata con estrema sensibilità, anche al fine di evitare reazioni difensive di rifiuto, di smarrimento o perfino di oscura colpevolizzazione.    Il problema non è nuovo e sono in diversi a essersene occupati. Nel 2004 a Torino un convegno promosso dall'Istoreto ha proposto una grande riflessione su tempi, strumenti e metodi per parlare di questo tema, individuando gli elementi...

P. M. A. Cywiński, Non c’è una fine. / Trasmettere la memoria di Auschwitz

A oltre quindici anni dalla legge istitutiva del Giorno della memoria la nostra conoscenza di cosa diciamo quando diciamo Auschwitz si fa sempre più ampia, anche per il grande numero di ricerche, pubblicazioni e riflessioni sul tema; allo stesso tempo più aumenta la conoscenza della galassia che ruota attorno ad esso – per profondità, vastità, dettagli – più si staglia nitida dallo sfondo la domanda che, in qualche modo, il libro di Piotr Cywiński pone con pacata urgenza. Che significato ha questa memoria, quando ci attraversa, e soprattutto, come la usiamo? Non c’è una fine è stato scritto del direttore del Memoriale e Museo di Auschwitz-Birkenau (in carica dal 2006), edito nel 2012 in polacco e inglese con il titolo Epitafium / Epitaph, ora in italiano per i tipi di Bollati Boringhieri, con cura, postfazione e traduzione di Carlo Greppi (dall'inglese e riscontri dal polacco). Ed è la meditazione, sempre aperta e a tratti dolente, di un quarantenne, che da dieci anni dirige il museo più difficile del mondo.   Delle tanti antifrasi che Auschwitz porta in sé, con il rovesciamento dei significati della vita e dell'umanità nei suoi opposti, c'è anche questo: un museo che non...

Frapper sans colère / Due postille su Primo Levi

Si avvicina il 2017. Il prossimo aprile saranno trent’ anni dalla morte di Levi, scrittore di cui molto si è occupato e si occupa Doppiozero. Non sono stati tre decenni facili, per chi ricorda la solitudine dello scrittore fino a che fu in vita. Sono sempre tormentato dal dubbio – mi auguro di sbagliare – che la sua fortuna si sia intrecciata, dopo quell’aprile del 1987, con la tragica conclusione della sua esistenza e con crudo, ma sano realismo ogni tanto non posso fare a meno di domandarmi se la sua fortuna sarebbe stata la stessa senza “quella” morte, ovvero mi chiedo se i numerosissimi interpreti della sua opera dialogherebbero davanti a lui come davanti a un Classico nel caso in cui Levi potesse rispondere ai lor quesiti dalla quiete della sua casa di corso Re Umberto. Del resto non sono mancati momenti di vera malinconia.   Uno degli argomenti più dibattuti è stato il cherchez la femme, la sua difficoltà nei rapporti sentimentali. Aveva cominciato, con dubbie cadute di gusto, Francesco Rosi nella infausta trasposizione cinematografica de La tregua, si è proseguito poi con il caso-Wanda Maestro costruito ad arte, invece che restituito al pudore e al silenzio che...