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Thomas Mann

(23 risultati)

Un esorcismo della pressione del tempo storico / Il romanzo saggio: crisi della modernità

Due anni dopo Il romanzo massimalista (Bompiani 2015), dedicato alla narrativa contemporanea (il sottotitolo della versione inglese suona From Thomas Pynchon’s Gravity’s Rainbow to Roberto Bolaño’s 2666), ecco un’altra prova del giovane e valente comparatista Stefano Ercolino, attualmente in forza alla Yonsei University di Seoul, sul quale aveva fatto in tempo a intervenire il compianto Remo Ceserani (La generazione Telemaco e la critica letteraria, «Alias», 13 luglio 2014). Il romanzo-saggio 1884-1947 (Bompiani 2017, pp. 300, € 13), scritto originariamente in inglese e tradotto in italiano da Lorenzo Marchese, sostiene una tesi molto chiara e accuratamente definita: dall’esaurimento dell’estetica naturalista si sviluppa in Europa tra la fine dell’800 e la metà del ’900 un nuovo genere, risultante appunto dalla fusione di romanzo e saggio. Gli estremi cronologici coincidono con la pubblicazione di À rebours (Controcorrente) di Joris-Karl Huysmans e del Doktor Faustus di Thomas Mann. Le pietre miliari del novel-essay – accanto ad altri due titoli degli stessi autori, Là-bas e La montagna magica – sono due trilogie, Inferno di August Strindberg e I sonnambuli di...

Bisogna bruciare Siti?

«“Mettermelo in culo”, disse, con tranquilla innocenza, Ernesto»: così risponde un ragazzino sedicenne, nella Trieste del 1880, a un uomo adulto che gli ha fatto capire le sue intenzioni erotiche e gli ha dichiarato, in dialetto, e usando un rispettosissimo pronome di terza persona, «non sa cosa mi piacerebbe tanto farle?». La forza eversiva, scandalosa, della battuta, circondata da un’aura che si percepisce ancora oggi, composta dalla magica rarefazione del dialogo, della situazione imbarazzante, della differenza di classe (Ernesto è colto, di famiglia medio borghese, il bracciante è povero, usa quasi sempre la lingua del popolo), non sta certo nel termine usato e nell’atto che presuppone. Nell’Italia del 1975, quando esce il romanzetto di iniziazione scritto da Umberto Saba durante un soggiorno in clinica più di vent’anni prima, e mai pubblicato, il termine e il verbo hanno di sicuro perso forza e peso. E qualcuno potrebbe sempre rifarsi allo stesso atto che Lawrence mette in scena tra la consueta e ormai desueta Connie Chatterley e il guardiacaccia, oppure contare quanta frequenza ha lo stesso atto in una pagina di Sade, dove, come insegna Barthes, il coito anale ha uno...

In conversazione con Riccardo Giacconi / Il teatro dei sonnambuli

Riccardo Giacconi: La mattina del 30 ottobre 1911, mentre si trova nel cortile della caserma Cialdini di Bologna in attesa della partenza per la guerra di Libia, il soldato Augusto Masetti spara un colpo di fucile contro il tenente colonnello Stroppa, ferendolo a una spalla. Una volta interrogato, Masetti dirà di non ricordarsi di nulla, e che per questo motivo non può pentirsi. Vorrei iniziare parlando del tuo libro Suggestione (Bollati Boringhieri, Torino 2011) e, in particolare, di questo episodio, legato ai temi del libro, ma che hai deciso di non includere.   Andrea Cavalletti: È questa, in effetti, l’epoca delle amnesie, delle depersonalizzazioni, della suggestione. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento si moltiplicano i casi di doppia personalità, o di donne e uomini che spariscono e, dimentichi di sé, iniziano altrove una vita nuova. La vicenda dell’anarchico Masetti rientra in questo panorama, e ha perciò radici lontane. Come la parola ‘suggestione’ nominava allora ciò che alla fine Settecento si chiamava ‘mesmerismo’ o ‘magnetismo animale’, così nella perdita e nello sdoppiamento della personalità si rinnovava l’antica storia delle possessioni. Detto...

Non tutte le strade sono aperte / Sulla Transiberiana

«Non cercavamo l'avventura, ma soltanto un attimo di respiro, in paesi nei quali le leggi della nostra civiltà non valevano ancora». Tra 1939 e il 1940 due donne di trentuno e trentasei anni partono dalla Svizzera con una Ford. Si lasciano alle spalle un'Europa che sta implodendo e guidano, guidano verso Est, attraversando l'Anatolia, l'Iran, l'Afghanistan fino all'Hindu Kush, a un passo dalla Cina. Una delle due, Ella Maillart, proseguirà fino in India. L'altra, Annemarie Schwarzenbach, si sentirà in dovere di tornare indietro, di raggiungere i fratelli Mann e affrontare di petto la Storia.  Annemarie ed Ella son fatte di sostanze diverse e son spinte al viaggio da opposte urgenze. La prima, come la definì Thomas Mann, era un angelo inconsolabile, devastato, viva e leggera come l'aria e insieme imprigionata in un denso abisso interiore fatto di crisi di panico e morfina; la seconda era una donna libera, sana. Entrambe scrivevano: Ella «scriveva per viaggiare» – Annemarie «viaggiava per scrivere».  Leggendo Tutte le strade sono aperte, diario di viaggio della Schwarzenbach riedito dal Saggiatore nel 2015, l'impressione di quest'instancabile perdersi a levante si fa...

Metafore dell’oblio / Delete, l’arte di dimenticare

Prologo: B.I.   Inizierò con un prologo. Nell'aprile del 1995 comparve sulla rivista «Iride. Filosofia e discussione pubblica» un mio saggio dal titolo: Il velo e il fiume. Riflessioni sulle metafore dell'oblio. Quando l'articolo uscì non sapevo ancora che il mondo sarebbe cambiato di lì a pochissimo per me e per molte altre persone comuni (per gli addetti ai lavori ovviamente già prima); proprio due mesi dopo mi recai negli USA con una fellowship e lì, nella biblioteca dell'Università di Princeton, assistetti per la prima volta alle prestazioni di Internet; mi fecero infatti vedere come era possibile collegarsi a siti di altre università e entrare in relazione col mondo. Nel 1996, prendendo servizio all'università a Lugano, ebbi il mio primo indirizzo elettronico e la possibilità di mettermi in contatto con la posta elettronica con chiunque sulla terra avesse un analogo indirizzo. Di quel momento alla Firestone Library ho il ricordo vivissimo di un'esperienza sconvolgente, mentre di altri momenti trascorsi a Princeton conservo un ricordo sbiadito. In questo prologo, intitolato b.I., before Internet, ho usato alcune metafore della memoria e dell'oblio per poter raccontare...

L’uomo che cade. Un’eredità di Calvino

Trent’anni dopo la sua morte, va riconosciuta a Calvino un’identità netta, fra le altre possibili, di scrittore razionalista messo di fronte all’irrazionalità profonda di un mondo che si sviluppa verso la sua estinzione senza la possibilità di trovare un appiglio. A rileggere le sue opere cercando di scansare la lettura di un Calvino mercuriale, limpidamente sereno, persino olimpico nel suo equilibrio continuamente aggiornato, continua a sorprendere quanto lo scrittore ligure abbia raccontato, più o meno nel corso di tutta la sua produzione, l’avventura di una mente rigorosa fino all’estremo, capace però, a ogni passo, di specchiarsi nel suo rovescio radicalmente negativo. C’è dietro una personalità autoriale che si mostra soprattutto quando viene meno quasi del tutto, con gli anni Sessanta, la diretta vocazione civile e politica della sua scrittura, dopo il congedo provvisorio della Giornata di uno scrutatore (1963); trova la sua piena realizzazione nel Calvino più “francese”, immaginifico e combinatorio che affiorerà con più decisione dagli anni Settanta in poi...

Lo spirito universale della narrazione

Il titolo di questa comunicazione suona forse troppo enfatico. È quasi una citazione rubata a Thomas Mann. Lo "spirito della narrazione" è suo, ma confesso che l'aggiunta, così perentoria da risultare sfacciata, dell'aggettivo "universale", è mia. Tuttavia, prima di arrivare ad affrontare i termini "spirito" e "universale", vorrei dire qualcosa sulla parola "narrazione". Utilizzerò, non tanto per seguire la sua definizione di narrazione, ma per indicare il tema sul quale fare qualche variazione, un bel libro di un amico, Paolo Jedlowski, Storie comuni (Bruno Mondadori 2000), tutto dedicato alle narrazioni che si fanno nella vita quotidiana. Nonostante si tratti di un campo leggermente diverso, tuttavia mi interessa ritornare a questa prima dimensione dell'universalità della narrazione, a quel narrare che prende tutti, per vedere come si possa tentare di ascoltare lo spirito, che forse respira dentro le parole che diciamo e dalle quali siamo raccontati.   Per Jedlowski "narrazione" significa "mettere storie in comune". Le storie sarebbero...

Se il cardellino diventa un tacchino

Italo Calvino, nelle sue Lezioni Americane (Garzanti 1988) ci indicava nel 1985 sei valori per il nuovo millennio: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, coerenza. Il nuovo millennio è cominciato da quattordici anni e quindi si può cominciare a vedere se ha portato, nella propria bombaiola bisaccia, qualcuna di questa virtù.   I miei sono poco più che malumori ma se una cosa mi sembra di rilevare, sotto molteplici versioni, è una generale ridondanza, petulante e fine a se stessa, che nulla ha a che fare con la ridondanza di cui pure Calvino parla, quella delle fiabe raccontate ai bambini, quella della triplicazione delle prove in Propp, quella dei ritmi ciclici dell’etnoletteratura. Il nuovo millennio sembra aver portato con sé una ridondanza che è più dell’ordine dell’ottimizzazione (e già la parola è brutta) della buona trovata, dello sfruttamento intensivo dell’occasione espressiva, dell’estensione della performance oltre i ragionevoli limiti, nell’ottica di spremerne il succo dell’idea creativa fino all’ultima...

A colpi d’ascia

Scrivere questo pezzo è difficile come preparare le valigie per le vacanze. A parte l’iBook, che contiene parecchie opere, di diverso genere, scegliere cosa leggere d’estate è un processo lungo e tormentato. Prima della partenza formo vari mucchi di libri. Poi, più volte, ne cambio la composizione: alcuni li smantello, ad altri muto lentamente fisionomia, tanto da renderli alla fine irriconoscibili. Sottraggo, aggiungo, scarto, integro.   Ci saranno libri da sdraio, da sole, magari fatti di racconti, sì da poterne interrompere la lettura per un bagno, una chiacchiera, un giro in canoa (tra questi, sicuramente Carver e Cechov); le raccolte di saggi saranno invece da leggere o rileggere sull’amaca, in certi pomeriggi: penso al recente lavoro di un giovane critico, Matteo Marchesini, Da Pascoli a Busi, il suo Novecento letterario italiano per pungenti ritratti, ma anche allo Zibaldone di Leopardi, perché questi sono tempi per recuperare la profondità e il disappunto.   Ma il nucleo “duro” delle letture, il seguito di ricognizioni in corso o la traccia per viaggi futuri, è quello più...

Dove e quando ho imparato a leggere

Fino a quarant'anni le letture erano sistematiche, dall'inizio alla fine. Oppure, quando il libro era proprio illeggibile, mi fermavo a un certo punto e abbandonavo. Perché ci sono libri illeggibili che sono insostenibili in un sistema di lettura completo, benché straordinari. Libri di genere e libri degenerati. La lettura per me non è stata esperienza lineare, ho faticato, combattuto col testo.   Lessi Cent'anni di solitudine sdraiato sul mio letto, senza dormire, nel corso di due giornate, cominciai un pomeriggio, finii il giorno successivo. Avrò avuto diciotto anni, con le pulsioni dell'età, agitato da questo infinito succedersi di amori esplosivi, di corpi conturbanti, di generazioni. Mi muovevo convulsivamente. Descriverei quell'esperienza come un'incubazione, il processo di trasformazione per i pellegrini di Epidauro presso il tempio di Asclepio. Li immagino immersi in una battaglia interiore tra Eros e Thanatos. A diciotto anni prevale Eros, lenzuola da lavare.   Gli anni di Márquez furono anche quelli di Thomas Mann, La montagna incantata, la tetralogia di Giuseppe e i suoi fratelli. Anche i...

Romanzo di un giovane povero

Simone Carella (1946) è pugliese d’origine ma romano d’adozione. È stato uno degli animatori del teatro di ricerca, ma non solo, a Roma dalla fine degli anni ’60 ad oggi. Dalle prime esperienze al teatro Dioniso di Giancarlo Celli al movimento studentesco, dall’amicizia con Gino De Dominicis all’ideazione del mitico Festival di Poesia di Castelporziano, Simone non ha mai smesso di inventare spettacoli, festival ed eventi che hanno contraddistinto un’epoca.           Simone Carella    È stato l’animatore del Beat 72 di Roma, un teatro off che è stata una vera e propria fucina dell’avanguardia culturale italiana della seconda metà del Novecento. Regista teatrale, autore, impresario, factotum, perfomer, Simone Carella ha fatto tutto e di più e ancora oggi continua a lavorare guardando avanti senza nostalgia del passato. Per chi – come chi scrive – quegli anni li ha vissuti solo a parole, l’esperienza umana e professionale di Simone è preziosa. È un invito a non dimenticare i protagonisti di quell’avanguardia romana la cui storia è ancora tutta da scrivere, nella speranza che le nuove generazioni possano contribuire a...

Aquilegia o Amor nascosto

Eleganti e leggere (eleganti perché leggere), le aquilegie sono le farfalle boschive dei giardini, specie se oscillanti tra alti fili d’erba. Le doppie corolle – una di sepali l’altra di petali – monocrome o bicolori, con o senza speroni (arcuati o diritti, le orientano verso l’alto o verso il basso), fanno capolino su steli rigidi ma contornati da frastagliate foglie glauche, ariose e leggiadre quanto il fiore.   Facili e rustiche, quest’erbacee montane e perenni prediligono gli angoli umidi ma si propagano e ibridano spontaneamente, spuntando là dove meno te le aspetti con le tonalità più disparate e insolite rispetto ai capostipiti: azzurre o blu, lilla o viola, bianche o rosa, giallo oro o limone, arancio, porpora quasi nero (perso, come direbbe Dante), fin anco verdi e bronzo (Viridiflora).     Dai pochi centimetri della varietà Alpina al metro della Chrysantha, possono essere accolte in giardini ombreggiati e lussureggianti o essenziali e selettivi, anche per il pregio di una prolungata fioritura da aprile a giugno che, con la cura di recidere i fiori secchi, può protrarsi...

Serata di magia al Forte

Sono diretto, in una giornata d'inverno, verso Forte dei Marmi. L'occasione è uno spettacolo di magia organizzato da cari amici nel loro bel ristorante sulla spiaggia. Per rendere meno futile l'occasione, rimedio ai rimbrotti di Goffredo Fofi quando gli confessai di non aver mai letto Mario e il mago, uno dei più bei racconti di Thomas Mann, che ha per tema una serata di magia finita in tragedia. Protagonista è il mago Cipolla, a metà tra il demiurgo e il ciarlatano, personaggio in cui alcuni hanno rintracciato un'allusione a Mussolini, altri a d'Annunzio.   Non che in Italia siano mai mancati gli apprenti sorcier, ma la finezza psicologica con cui Mann ritrae l'azione del mago e le reazioni del pubblico è davvero magistrale, così come perfetta è la ricostruzione di Torre di Venere alias Forte dei Marmi nei suoi riti di fine estate negli anni Venti. Quando arrivo ha smesso di piovere da poco, la temperatura è mite, e così,  accompagnato da un vago senso di noia, faccio due passi nella cittadina semideserta che ha l’aria di un campo di minigolf in abbandono.   Tra i...

Cesare Cases. Scegliendo e scartando

In settembre avrei dovuto presentare a Trento, assieme a Giuliano Geri e al curatore Michele Sisto, il libro Scegliendo e scartando (Nino Aragno Editore, Torino 2013) che raccoglie duecentocinquanta pareri di lettura redatti da Cesare Cases per la casa editrice Einaudi fra il 1953 e il 1973. In quell’occasione avrei potuto trarre informazioni preziose non tanto dal curatore del volume, che ha già dato il meglio nel ricco saggio introduttivo e nella perizia filologica dell’antologia, quanto da quella tormentata forza della natura e della cultura che è Giuliano Geri, di cui un giorno qualcuno, se non lo fa lui stesso, dovrà pur raccontare la romanzesca parabola nel mondo dell’editoria, dalla promettente gavetta in un’importante casa milanese a fianco di un noto slavista, passando per l’inspiegabile trasferimento ai piedi delle Dolomiti e le prime delusioni da mobbato nei sotterranei di un grande impresario di libri pseudoscientifici, fino agli anni gloriosi e fetenti presso il piccolo editore di provincia con grandi pretese culturali e però costretto troppo presto a confrontarsi con le difficoltà del mercato librario...

Milo De Angelis. Millimetri

Sono passati trent’anni dalla pubblicazione di Millimetri, il secondo libro di Milo De Angelis, nella collana di poesia dell’Einaudi. Una nuova edizione celebra degnamente l’anniversario arricchendo quel capolavoro, esile e definitivo, con la riproduzione di alcuni dattiloscritti originali e una postfazione firmata a quattro mani da Giuseppe Genna e Aldo Nove (Il Saggiatore).   All’epoca, i due scrittori milanesi avevano più meno sedici anni, e leggevano Millimetri sull’autobus che li portava a scuola. Era ancora un tempo, quello, nel quale chissà come, chissà perché, i libri di poesia trovavano il modo di finire nelle mani dei lettori più intensi, inaffidabili, e difficili da conquistare: ragazzini di periferia insaccati nei loro giubbotti, con tutti i desideri affilati come lame, a scintillare nell’anomimato dell’inverno.     Genna e Nove in fondo scrivono una variazione sul famoso tema di Stendhal: «Ariosto ha formato il mio carattere». Con la differenza che qui siamo in pieno Novecento, si potrebbe dire che il secolo trasuda ancora da tutte le cose. E i...

Alla mano

C’è ancora qualcuno che crede che la televisione non sia poi così importante nell’orientare le scelte politiche dei cittadini. Sta di fatto che anche in questa campagna elettorale vediamo leader di partito presenziare per ore in televisione, in qualunque programma e in qualunque stazione nazionale o locale. Tranne Beppe Grillo, che (finora) ha optato per uno spazio immateriale (la Rete) e per uno più che mai concreto (le piazze), tutti gli altri non rinunciano a passare per gli studi televisivi, lasciando una parte marginale ai vecchi manifesti da strada, compresi quelli 6 per 3.   Insomma, ecco ancora una volta davanti a noi il politico seduto in poltrona; ha davanti a sé un giornalista oppure discute con altri politici seduti come lui, ed è seduto anche il pubblico di contorno. Poi, dopo le trasmissioni, ci si lamenta che si è parlato di tutto meno che dei “programmi”, dei “contenuti”, dei “problemi”. Eppure sappiamo da tempo che le apparizioni televisive dei politici non servono tanto a descrivere “programmi”, “contenuti” o a spiegare come si...

Thomas Mann e la morte. Non a Venezia

Ho un’ampia biblioteca (non ampia quanto vorrei, ma lo dicono tutti i possessori di ampie biblioteche) e sono un lettore assiduo (non assiduo quanto vorrei, ma lo dicono tutti i lettori assidui). Patisco una lieve forma di ipocondria, a dire il vero molto circoscritta: temo di scordarmi le cose che leggo. Certo, sono consapevole che non tutto resta, che la memoria è selettiva, come insegna Nietzsche. Ma quando non solo si compra, bensì si rilegge con pieno gusto, senza che alcun dubbio sorga, per la seconda volta lo stesso libro, e non a distanza di vent’anni, allora il timore mi pare giustificato.   Ora, per evitare questi disguidi c’è chi redige schede, chi si appunta citazioni, chi riapre regolarmente i libri letti in precedenza. Io, facendo di necessità virtù, tento di scriverne, e pubblicamente. Perciò ogni libro finisce come da sé in una certa casella - anzi, è fisicamente un ripiano di una specifica libreria nel mio studio - afferente a una rubrica, a una rivista, insomma al periodico su cui sarà pubblicata la recensione, segnalazione, riflessione legata a quel testo.   Se...

Norman Manea. Il rifugio magico

Il nuovo romanzo di Norman Manea, Il rifugio magico (Il Saggiatore) offre al lettore una vertigine di stupore e intelligenza e al recensore regala anche la scelta della chiave di lettura da individuare. Si tratta infatti di un libro dalla complessa stratificazione tematica, in cui la biografia dell’autore e la sua profonda sensibilità si intrecciano con la storia contemporanea e con una vasta cultura letteraria; fin dall’esordio si entra al cospetto di un’opera di grande respiro che ha tutte le caratteristiche di un capolavoro.   L’autore, rumeno di origine ebraica nato nel 1936, è stato internato da bambino in un lager per poi essere perseguitato come dissidente dal regime di Ceauşescu. Nel 1986 la via dell’esilio lo porta negli Stati Uniti, dove, dopo una trafila di disagi, ottiene una cattedra di letteratura al Bard College di New York (in cui oggi è Professor of European Culture). Tutto questo gli ha inferto profonde ferite e al tempo stesso dato grande lucidità nell’analisi politica dei fenomeni totalitari, di cui ha offerto un ottimo saggio con la raccolta Clown. Il dittatore e l’artista (1999...

Direzione Vatnajökull

Direzione Vatnajökull. Questa parola impronunciabile è il nome del più grande ghiacciaio d’Europa. La rinascita dell’Islanda, dopo il default del 2008, parte (anche) da qui, da uno dei luoghi naturali più belli di quest’isola. E da qui comincia anche il nostro viaggio alla scoperta di una terra unica.   I suoni elettrici invadono l’abitacolo dell’auto come una nenia meditativa, mentre fuori sfila un paesaggio lunare di steppe e di lava. Sono le note dei Sigur Ròs, la traduzione musicale dell’essenza islandese. Rumori, piano, flauto, tromba e ritmi lenti cullano il silenzio delle nostre voci. Ancora pochi chilometri ci separano dal gigante di ghiaccio. Non c’è traffico sulla Ring Road, la strada principale dell’Islanda, l’unica interamente asfaltata, che percorre ad anello l’intera isola. Lo sguardo si perde lontano, cosa che succede spesso, perché qui il metro di misura è l’infinito. Non c’è nemmeno un albero, solo linee essenziali con geometrie senza angoli che salgono e scendono dolcemente. Qua e là in mezzo al niente gruppi di...

Pasolini e il mito

Fra gli scrittori italiani prima di Pasolini forse solo Pavese ha affrontato con intenzioni cognitive forti il discorso sul mito, ma se Pasolini sembra sfiorare temi pavesiani, manifesta anche verso di lui un disaccordo e un fastidio non conciliabili.   Per trovare una spiegazione dobbiamo ripercorrere le tracce del discorso sul mito, prima ancora delle realizzazioni di opere che hanno esplicitamente un argomento mitico. In Empirismo eretico, quando Pasolini parla del cinema e propone l’idea del cinema come codice della realtà, usa due volte il rimando al mito. La prima volta (nel saggio del ’65, Il “cinema di poesia”) quando spiega che un film è sempre composto di due livelli diversi, un livello narrativo, logico – razionale, e un livello inconscio, onirico, infantile e mitico (“sotto-film mitico e infantile, che, per la natura stessa del cinema, corre sotto ogni film commerciale”): è questo livello inconscio che secondo Pasolini affiora nella “soggettiva libera indiretta”, quando cioè lo sguardo dell’autore si cala completamente in un altro sguardo (“egli si immerge in un...

C’erano una volta le biblioteche scolastiche

  Proprio mentre si svolgono gli esami di maturità, l’Invalsi, dopo aver visionato insieme all’Accademia della Crusca un campione di circa 500 temi svolti durante l’esame di stato del 2008/9, ci informa che sostanzialmente la maggior parte dei nostri studenti adolescenti sono semianalfabeti e che molti hanno nulle o scarse capacità ortografiche, logiche, argomentative. Scelgo deliberatamente di non approfondire la questione per non dover sentire i soliti professionisti di scuola e di cultura giovanile parlare di cose che non conoscono, ricordando a tutti dati altrettanto preoccupanti sulla popolazione adulta di questo paese: scrive De Mauro commentando dati Ocse che “il 38% della popolazione italiana in età di lavoro ricade in condizioni di analfabetismo, il 33% è a rischio e solo il 19% conserva i livelli minimi di competenze necessarie in società moderne” (da Internazionale, 24 giugno 2011). Se non bastasse ricordo a tutti qual è il rapporto con la cultura di chi ci governa e cosa sta facendo in questi giorni con la nuova manovra economica alla scuola pubblica, non contento di averla gi...

Antologia / Pier Paolo Pasolini

Con la passeggiata di Pier Paolo Pasolini sulla spiaggia di Cinquale si apre l’antologia di Camminare Durante l’estate del 1959 Pier Paolo Pasolini compie un viaggio sulle coste italiane. Il reportage apparirà in tre puntate sula rivista "Successo". Due le domande che si pone Pasolini, “ridenti o foschi?” e “sapete che vedo?” Alla prima il poeta non sa dare risposta, ma alimenta una memoria velata di malinconia, alla seconda risponde con un elenco di povera gente e di poveri oggetti. Il camminare è nel mezzo, è la risposta unica contenuta tra le due domande: quello che si sente e quello che si vede. Cinquale, giugno     I monti della Versilia... ridenti o foschi? Ecco una cosa che non si può mai capire. Un poco folli, di forma, e inchiostrati sempre con tinte da fine del mondo, con quei rosa, quelle vampate secche del marmo che trapelano come per caso. Ma così dolci, mitici.     Qui c’è la spiaggia del Cinquale. Un mare di memorie, alimentate soprattutto dal mio amico poeta Bertolucci, che viene a villeggiare qui, coi più squisiti dei...

I maestri della destra

“Ma come, davvero esistono ancora la destra e la sinistra? Non era stato tutto archiviato, passato in giudicato, chiuso e sepolto?”. La voce di Massimo Cacciari tradisce uno stupore genuino. Sembra passato un secolo da quando, ed era soltanto una decina d’anni fa, i suoi interventi ai convegni della “nuova destra” accendevano discussioni furibonde tra gli intellettuali di sinistra. Eppure è bastato che Garzanti riproponesse a quattordici anni di distanza un testo come Cultura di destra dello scomparso germanista Furio Jesi per suscitare una reazione furibonda tra gli esponenti italiani di quell’area un tempo definita appunto “nuova destra”. Si tratta di una bieca “operazione commerciale”, tuona dalle colonne dell’Italia settimanale Gianfranco de Turris, un tentativo dei “residui dell’intellighenzia marxista di mettere ancora alla sbarra gli antichi nemici” e di “far compiere alla cultura italiana un balzo indietro di tre lustri, ricreando un clima di caccia alle streghe”. Insomma, una vera e propria demonizzazione, attuata “nonostante crolli e controcrolli” e...