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Veneto

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Alessandra Saugo / È per delicatezza che ho perduto la mia vita

Ho riletto alcune pagine del suo primo libro, Bella pugnalata, al quale sono particolarmente legato perché Alessandra me lo aveva mandato manoscritto quando ancora non la conoscevo. Ricordo che mi aveva colpito, mi aveva sbalordito per come era impietoso e crudele, ma anche per la sua fragilità, delicatezza ferita e dolore. La sua mi era sembrata la voce femminile più contundente che mi fosse arrivata da una scrittrice italiana contemporanea. Anche oggi mi è successo questo, nonostante abbia già letto e riletto altre volte questo libro. Perché ovunque si posino gli occhi c’è qualcosa che colpisce, che ferisce, che spiazza, che riempie di meraviglia e dolore, un modo di dire le cose che diventano la cosa stessa.    Fin da subito mi avevano colpito soprattutto due cose.    La prima è che si tratta del libro di una vera scrittrice, perché qui si sente una voce. Non solo un io, ma anche una voce, che è una cosa che viene prima, prima ancora dell’io, di quella intercapedine che percepiamo come “io” nel mare chimico della materia in creazione e in pensiero e delle sue terminazioni luminose e nervose che si muovono nel silenzio e nel buio cosmico, una voce che viene...

Chi fa da sé, fa per tre. Cioè per tre like. / Neanche Nessuno si salva da solo

La Catalogna si stacca. Il Veneto ci prova ad allontanarsi: rivendica lo statuto speciale. E perché non il Lazio allora? Perché la Calabria no? O anche perché non Roma? Città a statuto speciale. Perché il proprio paese di 40.000 abitanti no? In fondo la capitale succhia tutto… Vogliamo 20 regioni a statuto speciale. Vogliamo l’Italia nazione a statuto speciale in Europa. Bramiamo l’Italia dei Comuni, l’Italia spezzatino del 1250 col capitalismo istallato di default. Come riporta Bauman nel suo ultimo saggio Retrotopia (Laterza), in un articolo del 2016 sul “Boston Review” Ronald Aronson scrive:   Ci fu un momento in cui i lavoratori capirono che facendosi valere collettivamente potevano migliorare le proprie condizioni; ora, invece, gli stessi lavoratori si rendono conto che la scelta migliore che possano fare è proteggersi da soli. Per chi pensa solo a sé stesso, le esperienze di classe e la solidarietà sono impossibili e irrilevanti. Come dice [Steve] Fraser, quando l’unico possibile ambito di miglioramento è l’io, quando agire collettivamente non offre alcun vantaggio, la coscienza collettiva appare «stolta, ingenua, svampita o, al contrario, immorale e sediziosa». E non...