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Véréna Paravel

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Imm, settembre 2017 / Live. Intensità, intermittenza, registrazione

Abitualmente pensiamo che le parole non soltanto creino una separazione tra ciò che ci accade e la possibilità di farne esperienza, di trattenerne il ricordo, ma che nella vita parlante dell’uomo il puro vissuto nemmeno esista. Eppure se prendiamo alcuni testi, per esempio autobiografici, capita che ci restituiscano una trama che non si esaurisce in una serie di fatti e di episodi, in una struttura che si risolve nella propria consistenza fattuale, ma siamo di fronte a un gesto che rimane come attraversato da una corrente viva che trova improvvise condensazioni visive, interruzioni, intermittenze in cui la vita che si vive e la vita per cui viviamo coincidono e come in un sogno diventano un dato da vedere. È come se questa tensione tra il puro vissuto e il suo prendere forma trovasse uno spazio in cui l’occhio si fa specchio dello sguardo e la visione aumenta d’intensità.   È la certezza che un puro vissuto esiste, che le parole lo dimenticano, ma che le immagini vi si fissano con tutte se stesse. Non si tratta di contrapporre le immagini alle parole, ma di cogliere, o di essere colti, in diretta, live, da come le nostre parole si sgranano nell’incontro con il reale e il...

La volta dell'uomo e del lavoro

Difficile è la rappresentazione dell'uomo al lavoro, soprattutto ora che il lavoro sembra avvenire per la maggior parte di noi davanti a uno schermo. Ma anche se oggi molti di noi vivono la rete e il lavoro come una protesi della propria vita, è forse ancora troppo presto per ricostruirla in un immaginario che faccia contenti tutti: forse sembra ancora troppo poco romantico, troppo poco démodé rappresentarci al lavoro davanti a un computer. Her ci provava solo nella misura in cui lo faceva retroattivamente, appiccicandoci quella forse un po' molesta patina retrò tutta pantaloni a vita alta e interni Mad Men riciclati a touchscreen... Ma è infatti adesso che acquista nuovo fascino l'immagine dell'uomo al lavoro, dell'uomo che si rimbocca le maniche e mette mano a macchinari pesanti, rumorosi e pure pericolosi. In questi primi mesi del 2014 sono stata sorpresa di apprezzare tre film proprio dedicati a questo: all'uomo e al suo rapporto con il lavoro, inteso come insieme di oggetti concreti, da produrre o già prodotti, attraverso il lavoro manuale e l'aiuto indispensabile della macchina. Il primo film...

People’s Park

È stato bello veder passare da Milano, all’ultima edizione di Docucity, un film come People’s Park di John Paul Sniadecki e Libbie Dina Cohn: non solo perché è un’opera che offre un’affascinante sezione della vita quotidiana nella Cina di oggi, ma perché ci concede di penetrarvi evitando i didascalismi e gli psicologismi che spesso ammorbano la produzione documentaria, scegliendo una forma particolare per rendere con profondità e spessore sensoriale l’esperienza di un ambiente. People’s Park è infatti costituito da un’unica ripresa video di un’ora e un quarto in un parco pubblico di Chengdu, capitale del Sichuan. Un movimento di macchina lento e fluido scorre attraverso le diverse aree, le persone che le popolano e le svariate attività che si possono incontrare in un parco cittadino cinese al sabato pomeriggio: si passeggia, si chiacchiera sulle panchine, si siede a un tavolo della casa da tè o si fanno esercizi fisici, ci si dedica al karaoke, all’argilla, alla calligrafia, e soprattutto si danza. Aprendosi in mezzo a una pista da ballo, il film si chiude,...

I film dell’anno di doppiozero | Parte II

Dicembre, si sa, è il mese delle classifiche: i migliori dischi, i migliori libri, i gol più belli, il Pallone d’oro, i personaggio dell’anno. E ovviamente anche i film della stagione, che poi in realtà non si mai quali siano, se quelli usciti nelle sale, se quelli visti ai festival, se quelli recuperati su internet, se quelli che film veri e propri non sono, come le serie tv, ma che ormai hanno spettatori, ammiratori e imitatori più dei film stessi. Presi ovviamente dalla serietà del gioco, abbiamo deciso di raccogliere le nostre preferenze e di stilare una lista il più possibile esaustiva di quello che il 2012 ha detto al cinema: nelle sale, nei festival, magari anche in tv, con la speranza di presentare una serie ovviamente parziale, ovviamente contestabile, di consigli per la visione. Trovate i primi otto a questo link. Di seguito altri otto.     Amour, di Michael Haneke La Palma d’oro di Cannes, la seconda in pochi anni per Haneke, è il film che non ti aspetti, un’elegia algida come sempre, ma potente come un pugno nello stomaco, sull’amore e la vecchiaia. Nella storia di...