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Antropologia

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Due mostre a Berlino / Lo spirito dell’alveare

A Berlino, in contemporanea, due mostre si misurano con due questioni cruciali per la cultura della nostra epoca. La prima riguarda l’eredità storica dell’arte moderna e la sua rivendicazione di autonomia estetica, tradizionali capisaldi i cui presupposti sociali e culturali e le cui pretese di universalità appaiono assediati sia dall’affermarsi di una visione policentrica, multiculturale, del mondo attuale sia dalla crescente erosione della stessa categoria di “arte” a vantaggio di quella ben più elastica e accogliente di cultura visiva. La seconda tocca invece le istituzioni-simbolo del “mondo dell’arte”: il museo e la mostra. In che modo aprire – “rendere inclusivi”, come si dice – questi luoghi a pubblici eterogenei, portatori di istanze culturali, di identità spesso mutuamente conflittuali?   Nonostante le differenze – la prima è un allestimento tematico di una grande collezione di arte del XX e XXI secolo, la seconda una stratigrafia multidisciplinare di un singolo momento della vicenda novecentesca – sia Hello World (Hamburger Bahnhof – Museum für Gegenwart, fino al 26 agosto), che Neolithische Kindheit. Kunst in einer falschen Gegenwart, ca. 1930 (“Infanzia neolitica...

Paradisi artificiali / Erbe, piante, funghi

Che cosa è una droga? “Una sostanza che invece di essere vinta dal corpo (o assimilata come semplice alimento) è capace di vincerlo, provocando, seppur in dosi insignificanti se paragonate a quelle di altri alimenti, grandi cambiamenti organici, psichici o di entrambi i tipi”. Così scrive Antonio Escohotado autore di una monumentale Historia general de las drogas (1999). Non la vedevano certamente così gli sciamani dell’antichità, gli estensori di trattati farmacologici, greci romani e arabi, o Ippocrate, Galeno e Avicenna. Per loro era ancora qualcosa d’altro. Cosa? Per capirlo bisogna partire dalle erbe. Quando Colombo e i suoi successori sbarcano nel Nuovo Mondo sono colpiti dal fatto che gli indigeni usino vegetali a loro sconosciuti per ottenere energia, oltre che celebrare i loro misteriosi e sanguinari riti. I loro nomi sono: cohaba, coca, peyote, stramonio, ololiuqui, caapi, tabacco, e altri ancora. A quel tempo in Europa la maggior parte di queste piante sono sconosciute. L’unica che fornisce risorse simili, ed effetti quasi analoghi, è la vite, o meglio il suo frutto, l’uva, debitamente lavorato e trasformato in vino, oppure i cereali fermentati, da cui si ottiene la...

Il ’68 di Sergio Benvenuto / Imperfetto passato

C’è una crudele ironia nella coincidenza tra il mezzo secolo dal Sessantotto e un’attualità che si colloca al nadir della tensione alla palingenesi personale e collettiva, della radicale espansione della sfera delle libertà e delle possibilità che dell’annus mirabilis fissarono la costellazione simbolica e politica. Risentimento, insicurezza, paura: sono questi all’opposto i segni della nostra attualità, con le sue forme intrattabili di diseguaglianza ed esclusione, i conflitti interminabili, il vuoto di alternative, di fronte ai quali le soluzioni bugiarde dei populismi, con la loro subdola e in apparenza irresistibile manipolazione del discorso pubblico, si presentano come paradossale risposta alla crisi dell’ordine neoliberista e al suo mantra There is no alternative.   Il presente insomma sembra davvero offrire davvero poche giustificazioni a una commemorazione irrimediabilmente sfasata rispetto alle urgenze che la incalzano. Proprio per questo, anziché giudicare con la fosca e disillusa misura dell’attualità le idee di un anno che si è venuto sempre più trasformando, mano a mano che i decenni si accumulavano, in un evento sbiadito o in un’eredità imbarazzante, potremmo...

Razzismo contemporaneo e sovranismo / Sovrano senza scettro

  Afferma l’enciclopedia Larousse che il sovranismo è «la dottrina dei difensori dell’esercizio della sovranità nazionale in Europa». La sua radice sarebbe essenzialmente difensiva (quindi negativa, perché derivata per sottrazione), intendendo impedire il trasferimento di poteri, funzioni, saperi e competenze dallo Stato nazionale ad un organismo ad esso sovraordinato, federale o internazionale. In tale processo, infatti, il sovranismo identifica l’indebolimento e la disintegrazione dell’identità storica di una collettività, insieme allo svuotamento progressivo del principio democratico, soprattutto laddove esso invece istituisce e vivifica un nesso di rappresentanza diretta tra cittadini e decisori politici. La risposta alla globalizzazione senza confini, quand’essa si fa spazio totale di relazioni e di scambio, al medesimo tempo assolutista e autosufficiente, riposerebbe pertanto nella ricostruzione di saldi confini nazionali, a presidio di un territorio che è descritto come altrimenti assediato ed espropriato. Assediato dal più potente esercito che ci sia, quello della merce, ed espropriato non solo di capacità decisionale ma anche delle funzioni di rappresentanza degli...

Cristian Marazzi, domani alle OGR a Torino / Breve storia della carta di credito

La prima era di cartone, come in un gioco per bambini. E con la firma, esibita da Frank X. McNamara in un ristorante di New York, il Majors Cabin Grill, dove non aveva potuto pagare il conto tempo prima, poiché s’era dimenticato il portafoglio a casa. Pagò la moglie, secondo la leggenda. Era il 1949 e la Seconda guerra mondiale era terminata da quattro anni, l’economia americana andava a gonfie vele e la Cortina di ferro si stendeva in Europa a separare l’Ovest filoamericano dall’Est a egemonia sovietica. La carta di credito, invenzione del capitalismo americano, suo coronamento nell’epoca dei consumi allargati, comincia così, con un debito e un’idea fulminante. McNamara è un imprenditore e subito ne discute a tavola con il suo avvocato e futuro socio: creare una carta che sostituisca il denaro e che sia portatile, semplice da usare.   L’8 febbraio 1950 nasce la Diners Club. Il club della cena, dato che serve per pagare senza denaro in 27 tra ristoranti e alberghi di New York. McNamara ci investe 1,5 milioni di dollari. I membri iniziali sono 200. Ma perché l’idea del circolo riservato diventi un fatto di massa serve una banca. Nel 1960, dopo dieci anni di espansione, ma...

Guidati dallo sguardo di Lévi-Strauss / Cartolina dalla British Columbia

Da qualche giorno mi sento accompagnato dallo sguardo di Lévi-Strauss. Può sembrare strano, ma io non lo avevo mai sentito familiare: adesso sì. Perché ho capito cosa deve essere stato per lui scoprire le culture indiane della British Columbia. Qui lo ha portato il suo maestro, Franz Boas, piccolo, robusto, infaticabile tedesco che nel corso della sua vita ha raccolto una quantità immensa di materiale, miti, oggetti, parole, mappe, arte, economia, vita delle numerosissime tribù di questa parte di mondo. Che stavano quasi sparendo, spazzate via dall’ingordigia dei coloni e della corona inglese. Se uno pensa alla perdita che abbiamo tutti subito (anche se spariti non sono gli indiani, anzi sono adesso in piena ripresa, ma dopo centocinquant’anni di tentativi di cancellarli). La perdita di un’altra maniera di stare al mondo, sperimentata nel corso di 14mila anni, in una relazione di reciprocità con la natura circostante che sembra ineguagliabile, se non da altre culture indigene. Qui aveva dato vita a una ricchezza incredibile di risorse, a una cultura della ridistribuzione e del dono circolare. Se uno pensa al fatto che al posto di questa varietà di lingue (più di 50 nella sola...

L'uomo dietro lo studioso / Claude Lévi-Strauss, lettere ai genitori

C’è un passaggio del capitolo “Come si diventa etnologi” in Tristi tropici (1955), che quando l’ho letto mi è rimasto molto impresso (perché mi sembrava riguardasse anche me). Scrive Lévi-Strauss che nel 1928, quando lui aveva vent’anni, esistevano due razze di studenti universitari: quelli di medicina e diritto da una parte, e quelli delle discipline letterarie e scientifiche dall’altra. I primi, spesso di destra, vivevano pienamente la giovinezza in modo “chiassoso, a volte aggressivo”, vitalistico e tutto votato al divertimento (la goliardia identifica molto bene questa categoria di studenti), consapevoli com’erano che grazie ai loro studi, di lì a poco, sarebbero entrati nella società con una precisa funzione. Gli altri, viceversa, spesso di sinistra, erano “adolescenti prematuramente invecchiati, discreti, riservati”, che tentavano invece di imitare gli adulti; ma questo era paradossalmente legato al fatto che scegliendo quegli studi “non dicevano addio all’universo infantile: si applicavano piuttosto a rimanerci”; essendo l’insegnamento e la ricerca le sole possibilità di restare a scuola, continuare a studiare, e così protrarre la condizione di studente. Dunque, da una...

Innati oppure appresi? / Gesti

Il termine latino gestus ha un doppio significato. Da un lato, indica i movimenti di tutto il corpo e dall’altro, solo quelli delle mani. Nel corso del medioevo i gesti erano tenuti in grande sospetto, in particolare nel mondo monastico. Gli eretici erano identificati dal fatto che gesticolavano in modo eccessivo, ma già i predicatori francescani studiavano la mimica per rendere più efficace la loro predicazione. Che cos’è dunque un gesto?, si chiede una giovane studiosa Emanuela Campisi (Che cos’è la gestualità, Carocci, pp. 124, € 12). L’argomento ha una sua attualità se, sulla scia di un libretto di Bruno Munari del 1958, Supplemento al dizionario d’italiano (Corraini), continuamente ristampato, Lilia Angela Cavallo, architetto e fotografa, ha realizzato Il dizionario dei gesti (Iacobelli editore, pp. 509, € 18) composto di 243 gesti censiti nel corso degli anni fotografando amici e conoscenti.   Noi italiani, come si sa, non solo gesticoliamo molto, e per questo siamo oggetto da molti anni di studi di semiologi e linguisti di tutto il mondo, ma vantiamo anche un libro anticipatore redatto da Andrea de Jorio nel 1832, studioso napoletano (ripubblicato da Forni nel 2002),...

Quando la teoria critica non era solo un lamento / Edgar Morin. L’etica del Loisir

Torna finalmente in libreria Lo spirito del tempo di Edgar Morin, un classico della sociologia dei media che mancava in Italia dal 2005. Nella nota introduttiva, Andrea Rabbito, il curatore del volume, spiega che questa nuova edizione vuole colmare un vuoto editoriale e soprattutto intende restituire agli studiosi contemporanei un testo che preserva ancora inalterata la capacità di cogliere “lo spirito del tempo attuale” (p. 9). È proprio questo il punto di avvio preferenziale per comprendere l’opera di Morin, l’idea di uno “spirito del tempo”, vale a dire quella di un clima nuovo che fotografa l’uomo “a un certo stadio della tecnica, dell’industria, del capitalismo, della democrazia e dei consumi” (p. 235).   Un problema di fondo, quindi, che, come scrive Ruggero Eugeni nella bella introduzione al volume, è allo stesso tempo lo sfondo su cui si staglia la vita dell’Occidente, descritto da Morin portando alla luce i più significativi dettagli dell’impronta che la cultura di massa deposita sul mondo. Lo spirito del tempo studiato da Morin è “l’etica del loisir”, una delle intuizioni più felici dello studioso francese – rielaborata e attualizzata oggi, nel modo più diretto,...

Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / Memoria Festival

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore.   In compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo, il Festival invita il suo pubblico ad arrestare il tempo frenetico dell’immediatezza, della quotidianità, per riscoprire il piacere di concentrarsi e lasciarsi coinvolgere in riflessioni, dibattiti, proiezioni, giochi e attività diverse.   Quando si parla di memoria si fa riferimento al fondamento stesso della conoscenza e dell’azione individuale e collettiva. La memoria plasma come un demiurgo il carattere degli individui e dei popoli: conservandone esperienze e informazioni, crea i presupposti essenziali di qualsiasi comportamento e progresso. La cultura del cambiamento e l’innovazione, infatti, trovano vie privilegiate e terreni fecondi solo su percorsi di crescita sviluppati nel passato e fondati, cresciuti, sulla ricchezza della memoria.

Tu chiamale se vuoi emozioni / L'empatia e il processo invisibile

Nei momenti di grande trasformazione come l'attuale sembra che le urgenze strangolino e soffochino ogni spazio. I "saperi sul mondo" si evolvono drasticamente creando difficoltà serie alla conoscenza, i paradigmi consueti si fratturano di fronte a impreviste ‘scintille’, la vita individuale e le relazioni collettive sono sottoposte a stressanti torsioni.  Permangono però negli anni alcune invarianti, talora in auge e talora depresse, talora accettate e talora rifiutate, talora dimenticate e talora approfondite. Lo “stato affettivo” è tra queste: la sua presenza è millenaria, la fortuna oscillante a causa della 'narrazione convenzionale' spesso antagonistica alla ragione, il credito filosofico passato scarso mentre quello presente alto, l’attenzione letteraria-editoriale sensibilizzata, quella psicologica preziosa, quella scientifica innovativa, quella giuridica controversa. Un po’ tutti, nelle varie discipline, se ne sono occupati ma, ci si chiede: perché questi stati continuano ad interessare? È la domanda che si pone Martha Nussbaum, ormai da decenni impegnata su questi temi sia sul versante individuale che in quello collettivo, e da ultimo con Rabbia e perdono (Il Mulino,...

Il Dio degli animali / Gli animali hanno una religione?

“Il gatto non ha come il cane una concezione religiosa dell'uomo, e quindi un'inquietudine di coscienza nei suoi riguardi: per esempio, se il cane fa una lunga e arbitraria assenza torna con il pentimento negli occhi e il timore nelle orecchie; ma il gatto rientra da avventure cavalleresche di settimane, non d'altro curandosi che di trovare un cuscino.”   Questo testo intitolato Micceide è raccolto nel libro Nonsense e altro del grande teologo Paolo De Benedetti. De Benedetti fu autore di una lunga riflessione intellettuale che tentava di eliminare l'approccio antropocentrico alla divinità, parlando della spiritualità degli animali e ricordando ciò che è possibile trovare in diversi passaggi dei testi sacri: la salvezza non è appannaggio esclusivo degli uomini. Il cane raccontato da De Benedetti ha una concezione religiosa dell'uomo, espressa nei termini del pentimento e della punizione dei peccati. Ma esistono prove dell'esistenza di pratiche religiose nelle comunità animali? L'antropologo Antonino Buttitta disse in una intervista che “la vera differenza fra l'uomo e gli altri esseri viventi è che l'uomo si nutre di simboli.” Questa affermazione, basata sull'esperienza di...

Il bene degli stranieri / Lampedusa. L’isola del non arrivo

Forse a Lampedusa non ci sono eroi. Ci sono molte persone per bene. Di questo avremmo tanto bisogno. Queste sono le ultime righe di un libro che parla di Lampedusa, che fa parlare gli abitanti di Lampedusa. Il titolo è: L’isola del non arrivo. L’editore Bollati Boringhieri. L’autore è l’antropologo Marco Aime. Leggendo questo libro a me è venuto un grande senso di tristezza. Eppure è un resoconto onesto e appassionato. La tristezza viene da questa storia incredibile di cui non ci rendiamo conto: è mostruoso pensare che un territorio sia di qualcuno. L’autismo corale e la miseria spirituale non conoscono deroghe. Sono la patria di ognuno di noi. Anche dei più sensibili. E non prendiamoci in giro. Non ha senso nessuno dei discorsi che si fanno sugli stranieri. Semplicemente perché non si dovrebbe parlare di stranieri. La terra è una e appartiene a tutti. Fuori da questa verità tutto il resto è menzogna. Chi abita in un posto è sempre un abitante provvisorio e prima di lui in quel posto c’è stato qualcun altro e così dopo di lui.  Marco Aime raccoglie le voci di un’isola lontana e si capisce che il problema non è a Lampedusa, ma nelle capitali europee. Basta girare nei grandi...

Emile Durkheim / Il ruolo dei grandi uomini nella storia

A cento anni dalla morte di Emile Durkheim, pubblichiamo un inedito in Italia del grande sociologo francese. La breve prolusione di congedo che, agli inizi della sua carriera di insegnamento, nella veste di professore di filosofia, egli tenne nel 1883 ai ragazzi dell’ultimo anno di liceo, nel comune di Sens. Durkheim parla del ruolo dei grandi uomini nella storia e del significato che deve assumere la celebrazione e la valorizzazione delle eccellenze nel contesto di una società egualitaria e democratica. Tutto il discorso culmina nell’indicare ai futuri cittadini la cifra dell’ethos repubblicano in un “individualismo” morale e responsabile, che sappia conciliare la difesa a oltranza dell’autonomia personale con il riconoscimento e l’emulazione del valore altrui. Un discorso vigoroso, pur senza cedere mai alla retorica, e ancora attuale.  Francesco Bellusci   Giovani studenti,   per quanto possa costare al nostro amor proprio, bisogna riconoscere che Dio ha fatto due specie di uomini ben distinti: i grandi e i piccoli. Non si è mai discusso molto per determinare quale sia quaggiù il ruolo dei piccoli e degli umili. Ebbene! Lo sappiamo anche troppo: in genere la...

L’uguaglianza dei diritti trascende qualsiasi diversità / L'antirazzismo scientifico e la Costituzione

È del 2016 l’appello al presidente della Repubblica Italiana per l’abolizione del termine razza nell’articolo 3 della Costituzione Italiana (Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali…”). L’appello è stato di recente appoggiato dalla senatrice a vita Liliana Segre (sopravvissuta ad Auschwitz); e in piena campagna elettorale si sono detti favorevoli anche Silvio Berlusconi e Matteo Renzi. Nel 2013, l’allora presidente della Repubblica Francese Nicolas Sarkozy, aveva annunciato con enfasi trionfale lo stesso provvedimento in Francia, sostenendo che l’eliminazione della parola “razza” dalla Costituzione francese era un passo fondamentale nella lotta al razzismo (il che non ha impedito a una deputata del suo partito, Nadine Morano, di dichiarare nel 2015 che la Francia è un paese “giudaico-cristiano di razza bianca”).    Sul termine razza grava il ricordo delle leggi razziali e dei crimini nazisti, e questo potrebbe di per sé essere un motivo per eliminarlo dalla Costituzione (basta che non si creda di eliminare così...

Intolleranza e potere / Le razze non esistono

Lo sviluppo della scienza costituisce una continua smentita delle percezioni immediate. Le apparenze di superficie, si tratti del moto del Sole rispetto alla Terra o del colore della pelle come tratto distintivo degli umani, si consolidano in pre-giudizi resi forti dalla loro comoda semplicità. Le ombre che appaiono sul fondo della caverna platonica offrono un falso sapere più rassicurante della verità, come ben sapeva Galileo in lotta contro i sostenitori dell’universo tolemaico. Il che spiega perché il concetto di “razze umane”, dato per morto da tempo dalla cultura scientifica, non smetta di resuscitare e far sentire con prepotenza la sua voce. Le dottrine razziste intendono per razza umana un gruppo fisso, geneticamente distinto e omogeneo, nel quale tratti fisici, attitudini intellettuali e disposizioni morali si trasmettono per via ereditaria. Il razzismo scatta quando si ritiene che gli atteggiamenti di un gruppo umano siano determinati da specifiche caratteristiche biologiche, per cui mentalità e carattere non sarebbero modificabili dall’educazione. Uno dei massimi studiosi dell’evoluzionismo, Stephen J. Gould, ha ricordato in Intelligenza e pregiudizio (Il Saggiatore...

Uguali e diversi / L'invenzione delle razze

Jax e Roddy sono due bambini di cinque anni, amici per la pelle, e vivono negli Stati Uniti. Un giorno Jax ha chiesto alla sua mamma di accompagnarli dal barbiere perché avevano deciso di fare uno scherzo alla maestra: volevano lo stesso taglio di capelli, così lei non sarebbe riuscita a distinguerli l'uno dall'altro. Al solo parlarne, morivano dal ridere immaginandosi il gran divertimento di tutta la classe. La cosa curiosa, in questa storia, è che i due bambini sono uno bianco e uno nero: un dettaglio talmente irrilevante per loro da non pensare neppure che potesse distinguerli l'uno dall'altro, non certo come un taglio di capelli. Quello sì che si nota, eccome! Ma cosa ci rende veramente diversi gli uni dagli altri – perché indubbiamente lo siamo – e cosa invece crediamo ci renda diversi? E il razzismo è negli occhi (ovvero nella mente e nel cuore) di chi guarda o invece nomina una realtà resa evidente dalle nostre differenze?    Il razzismo, cioè la volontà di suddividere gli esseri umani in classi biologiche distinte in base a determinati criteri, e la xenofobia, ovvero l'odio misto a paura per gli stranieri – quelli cioè che ci paiono strani per qualsiasi motivo –...

La scrittura orale di Marco Aime / Narrare per proverbi e immagini

Se fare poesia non è andare a capo spesso, Marco Aime è un poeta del nostro tempo. Ci ha offerto nel tempo così tante prove di dialogo tra mondi e della complessità di quegli incontri tra differenze culturali ed esistenziali da istituire una vera e propria tenzone col nostro mondo interno. Sia che si tratti di un racconto dal campo del suo liceo di provincia, che della transumanza in un luogo alpino, o di una sfida dell’antropologia che fa i conti col proprio sguardo come nella ri-narrazione dei Dogon del Mali dopo Griaule, oppure degli eccessi di culture, o ancora dei costumi ancestrali e contemporanei nella decorazione del corpo, Aime racconta poeticamente la varietà dei mondi che mette a tema della sua osservazione.   Il fatto è che egli si lascia osservare, più che osservare e poi traduce e descrive a suo modo i suggerimenti che lo raggiungono. E le sue descrizioni sono dense e leggere allo stesso tempo, come se avesse inventato una nuova forma narrativa: la scrittura orale. Sì, perché quando Aime si siede a proporre un suo racconto dal campo, così come quando leggiamo un suo libro, l’atmosfera è quella di un contesto garbato, gradevole, accogliente, in cui viene voglia...

Dall’epifania del divino alla favola mediatica / Verso il post-simbolico

Che cosa accade al simbolico nelle attuali società ipermoderne? Questa dimensione fondante delle civiltà umane tende a sparire o comunque a indebolirsi in un mondo sociale che si presenta come sempre più dominato dalle narrazioni e dalle rappresentazioni mediatiche? Il filosofo Fulvio Carmagnola ha tentato di dare una risposta a questa rilevante questione con il denso volume Il mito profanato. Dall’epifania del divino alla favola mediatica (Meltemi). Entrando in profondità all’interno delle analisi sviluppate dai più importanti studiosi dell’area antropologica, è arrivato in sintesi a sostenere che oggi è in atto un progressivo indebolimento del simbolico, al punto che si può parlare dell’ingresso delle società odierne in una condizione «post-simbolica».   Vale a dire che il simbolico, cioè una particolare dimensione della società che facendo uso del mito, della magia e dell’irrazionale tende a produrre una separazione tra la cultura umana e la natura, sembra perdere la sua sfida rispetto all’enorme potere di fascinazione posseduto oggi dall’immaginario mediatico. Ne consegue che il mito vede progressivamente dissolversi quei legami con la dimensione del sacro che lo...

15 novembre 1917. Perché leggere ancora Durkheim? / Non finiremo di ammalarci d’infinito

Émile Durkheim, il padre nobile e fondatore della sociologia come scienza e disciplina accademica, meglio noto come l’autore de Il suicidio, moriva cento anni fa, nel novembre 1917, quando, da alcuni mesi, era sbarcata la prima divisione americana in Francia e, da una settimana, i bolscevichi avevano assaltato il Palazzo d’Inverno. Una guerra maledetta, la Grande Guerra, perché gli aveva strappato l’affetto più caro, nel dicembre 1915: il figlio André, promettente studente di filosofia alla Normale di Parigi. E, a causa del dolore, Durkheim, in preda ormai alla depressione, non gli sopravvivrà oltre un paio di anni. Sono molte le grandi correnti culturali nel Novecento nelle quali è facile rinvenire un debito o un’ispirazione nei confronti del suo imponente lascito teorico e concettuale, al di là del solco positivista in cui esso è maturato: la sociologia funzionalista di Merton e Parsons, la linguistica di Saussure, la psicoanalisi di Lacan, l’antropologia culturale di Mauss e di Lévi-Strauss. Perché leggere ancora Durkheim, allora? Per almeno due ragioni.    In primo luogo, ci fa capire la natura fondamentalmente sociale di tante angosce, ansie, apatie o stati di...

La forza di un'intesa / Uomini che corrono coi lupi

Chiedersi perché i neandertaliani si sono estinti e i primi uomini moderni no, potrebbe non sembrare un tema d'attualità. Invece, non è soltanto intrigante, come tutti i misteri, ma ci svela qualcosa di importante che riguarda il nostro presente e ancor più il nostro futuro. Ce lo spiega l'antropologa americana Pat Shipman, ex-docente alla Penn State University, stimata tra i maggiori esperti mondiali di fossili, nel suo saggio Invasori. Come gli umani e i loro cani hanno portato i Neanderthal all'estinzione (Carrocci editore). Un motivo importante per cui i neandertaliani e il loro destino meritano un'attenzione particolare è che, grazie a loro, abbiamo scoperto di non essere gli unici appartenenti al genere homo mai comparsi sulla Terra. Né, ovviamente, i primi. Al contrario, siamo gli ultimi. Un fatto inquietante, dalle molte implicazioni.   Gli uomini di Neanderthal, che hanno vissuto per centinaia di migliaia di anni in un territorio che spazia dalla Spagna alla Russia e al Kazakhstan, dal Galles al Medio Oriente, sino a trentamila anni fa (millennio più millennio meno), avevano un genoma quasi identico al nostro. Le popolazioni moderne, esclusi gli africani (che se...

Sergei Eisenstein and the Anthropology of Rhythm

The exhibition Sergei Eisenstein: The Anthropology of Rhythm on September 19, 2017. Numerous documents from Eisenstein’s archives – The Russian State Archive of Literature and Arts (RGALI) and The National Film Foundation of Russian Federation (Gosfilmofond) – will be exhibited for the first time, including notebooks, drawings, film footage and photographs. Curated by art and film historians Marie Rebecchi and Elena Vogman, in collaboration with the artist and typographer Till Gathmann, the exhibition will continue through January 19, 2018.  Here below is an excerpt from the introduction of the book Sergei Eisenstein: The Anthropology of Rhythm, published by NERO, Roma.      Out of poverty, poetry; out of suffering, song.” This is how the anthropologist and writer Anita Brenner describes the unfolding of a corrido, a Mexican ballad. Literally “event of the time,” the corrido is an anonymous poetic genre that musically voices the lament of the day. Whether recounting a political or personal event, a catastrophe or a bad dream, corridos lend rhythm to the sorrows of life, equally “for the servants, who wail them while...

Fino al 19 gennaio alla Fondazione Nomas di Roma / Sergej Ėjzenštejn e l’antropologia del ritmo

Il 19 settembre si è inaugurata presso la Fondazione Nomas di Roma la mostra Sergei Eisenstein: The Anthropology of Rhythm | Sergej Ėjzenštejn: l’antropologia del ritmo. Numerosi documenti provenienti dagli archivi di Ėjzenštejn – Archivio di Stato Russo di Letteratura e Arti (RGALI) e Fondazione Nazionale Cinematografica della Federazione Russa (Gosfilmofond) –, inclusi diari, disegni, film e fotografie, vi sono esposti per la prima volta. L’esposizione, curata dalle storiche dell’arte e del cinema Marie Rebecchi ed Elena Vogman, in collaborazione con l’artista e grafico Till Gathmann, sarà visitabile fino al 19 gennaio 2018.   Pubblichiamo di seguito la traduzione di un estratto dall’introduzione al volume Sergei Eisenstein and the Anthropology of Rhythm, pubblicato da NERO, Roma. Ringraziamo l’editore per la gentile concessione.     “Dalla povertà, la poesia; dalla sofferenza, la canzone”. Questo è il modo in cui l’antropologa e scrittrice Anita Brenner descrive le origini del corrido, la ballata messicana. Letteralmente “evento del tempo”, il corrido è un genere poetico anonimo che mette in musica la lamentazione del giorno....

Sentimenti negativi / Invidia

  Mercoledì 18 ottobre alle ore 18 al Circolo dei Lettori di Torino, Nicole Janigro parlerà dell'invidia. Qui una breve antologia con alcuni dei testi che verranno presentati durante l'incontro.   «In questo caso ci troviamo di fronte a un sistema fantastico evidente: si tratta della sottile questione sempre aperta se la leggendaria figura di Giuda sia stata o no dannata. In sé la leggenda di Giuda è un motivo tipico, quello cioè del perfido tradimento nei riguardi dell’eroe. Si pensi a Sigfrido e a Hagen, a Balder e a Loki. Sigfrido e Balder sono assassinati da un perfido traditore proveniente dalle file dei loro compagni più vicini... Questo mito è commovente e tragico per il fatto che il nobile eroe non cade in combattimento leale, ma a seguito di tradimento. Al tempo stesso si tratta di un evento che ricorre più volte nella storia, per esempio Cesare e Bruto. Il mito di un atto siffatto è antichissimo, ma è sempre materia di rifacimenti. Ciò è espressione del fatto che l’invidia toglie il sonno agli uomini. Questa regola può essere applicata alla tradizione mitica in generale: non sono i racconti di avvenimenti trascorsi ordinari a perpetuarsi, ma unicamente quelli...